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PER UN PIANO NAZIONALE CONTRO LA POVERTÀ

Le Acli hanno elaborato un Piano nazionale contro la povertà che corregge gli aspetti negativi della social card. Si tratta di una misura universale a sostegno delle famiglie in povertà assoluta, anche straniere se con residenza valida in Italia. Prevede un adeguamento dell’importo mensile, graduato in base al costo della vita del territorio. Alle erogazioni monetarie affianca servizi alla persona. Affida ai comuni un ruolo di regia e coinvolge il terzo settore. Nel primo anno bastano 300 milioni per avviare un percorso che può cambiare strutturalmente il welfare italiano.

Nel dicembre 2008 l’attuale governo ha avviato la carta acquisti – meglio nota come social card – rivolta alle famiglie in povertà assoluta con anziani di almeno 65 anni e bambini entro i 3 anni. Pure limitata, si tratta della prima misura nazionale contro la povertà introdotta in Italia. (1) Le Acli hanno condiviso la scelta della povertà assoluta come target prioritario per la riforma del welfare in un’epoca di risorse scarse e, allo stesso tempo, hanno individuato nella carta alcune criticità da superare. (2) Un gruppo di lavoro, pertanto, ha elaborato una proposta di Piano nazionale contro la povertà che ne valorizza gli aspetti positivi e ne corregge quelli negativi. (3)

ITALIA 2013

Il Piano Acli introduce gradualmente – nell’arco di tre annualità – la Nuova social card (Nsc) che sostituisce la carta attuale. La sua realizzazione è accompagnata da un accurato monitoraggio e da una dettagliata valutazione degli effetti. Alla fine del triennio, nel 2013, la Nsc costituirà la misura di base contro la povertà assoluta nel nostro paese. (4) Vediamone i tratti principali.
Innanzitutto, l’universalismo, che porta ogni famiglia in povertà assoluta – quale che sia l’età dei suoi componenti – a ricevere la Nsc. Inoltre, mentre la carta attuale è erogata esclusivamente ai cittadini italiani, la Nsc viene estesa a tutte le persone con una residenza valida in Italia rientranti nei criteri economici, coerentemente con il diritto comunitario e le disposizioni della Corte di giustizia europea. (5)
Poi, l’adeguatezza. L’importo cresce dagli attuali 40 a 129 euro mensili, producendo il più ampio incremento del reddito mai determinato dal welfare pubblico a favore delle famiglie in povertà assoluta, pari a un + 18 per cento. Le ricerche empiriche indicano che tali famiglie avrebbero bisogno di un impegno pubblico superiore, ma questo pare il massimo realizzabile nell’attuale congiuntura economica.
Oggi l’importo della carta è il medesimo nell’intero paese mentre il costo della vita risulta diverso e nel Nord è superiore rispetto al Sud, sino al 30 per cento. Si penalizza così l’area dove il costo della vita è più alto, cioè il Settentrione. Per aumentare l’equità territoriale la cifra viene graduata in base la costo della vita del territorio dove si trova il richiedente. (6)
Come negli altri paesi europei, al contributo economico si affiancano i servizi alla persona, di cura per anziani o bambini, sociali contro il disagio, per l’impiego, formativi o educativi.
La regia del welfare locale è dei comuni – aggregati nell’ambito territoriale – responsabili della presa in carico dell’utenza e del governo delle nuove politiche territoriali contro la povertà attivate grazie alla Nsc.
Il terzo settore ha un ruolo centrale perché co-progetta gli interventi insieme ai comuni e utilizza le proprie “antenne” per avvicinare l’emarginazione, informando, raggiungendo le persone in difficoltà, accompagnandole verso il sistema di welfare locale. È pure chiamato a erogare servizi di qualità, capaci di sostenere l’inserimento sociale delle famiglie coinvolte.
La Nsc rappresenta il primo livello essenziale delle prestazioni sociali introdotto nel nostro paese.
I livelli dovrebbero essere – almeno in teoria – l’architrave del nuovo sistema federale da costruire entro il 2017, ma nel sociale, a differenza della sanità, mancano; il recente dibattito, inoltre, si è concentrato sugli ospedali. L’assenza di esperienza rende urgente recuperare elementi di realtà che permettano di discutere come potrebbe concretamente realizzarsi il federalismo. L’introduzione della Nsc, dunque, costituirebbe un “laboratorio di federalismo sociale” da cui trarre indicazioni utili per la successiva attivazione degli altri livelli (anziani, disabilità, famiglia eccetera).

QUANTO COSTA?

Per costruire la proposta Acli si è partiti dall’esistente – la card – e sono stati poi introdotti cambiamenti condivisi dalla gran parte degli esperti, coerenti con il dibattito internazionale. Nella lotta alla povertà, infatti, si registra un elevato accordo tra i tecnici sui cambiamenti da realizzare. (7)
Il piano costa ogni anno 787 milioni di euro in più rispetto al precedente, pari a 2.360 milioni a regime (cioè a partire dal 2013). (8) Questa spesa rappresenta un punto di equilibrio tra le indicazioni della riflessione scientifica sulla povertà – che suggerisce un investimento maggiore – e i vincoli della finanza pubblica. Poiché il Governo dispone attualmente di 487 milioni residui sulla Social Card, per il primo anno ne servono solo 300. (9)
Vale a dire, che con 300 milioni si può avviare un percorso destinato a cambiare strutturalmente il welfare italiano.

Italia 2011
la Social card
Italia 2013
la Nuova social card
Chi sono gli utenti 
Le famiglie in povertà assoluta con adulti di almeno 65 anni o bambini entro i tre anni Tutte le famiglie in povertà assoluta
Famiglie di cittadini italiani Tutte le famiglie residenti in Italia e, se cittadini extra UE, titolari di permesso CE per soggiornanti di lungo periodo
L’importo mensile  
40 euro 129 euro (media)
Le variazioni territoriali  
Importo uguale in tutto il paese Importo graduato in base al costo della vita
Il welfare locale 
Social card: prestazione monetaria Nuova social card: prestazione monetaria + servizi alla persona
Nessun ruolo dei comuni Ai comuni la regia del welfare locale
Il welfare mix  
Non esiste un sistema di welfare mix intorno alla Carta acquisti Il terzo settore nel territorio co-progetta gli interventi, fornisce servizi e avvicina le famiglie alla Nsc
L’assetto istituzionale 
Primo livello essenziale nel sociale

 

(1) Se si escludono sperimentazioni e prestazioni una tantum.
(2) Vivono la povertà assoluta le famiglie che “non riescono a sostenere la spesa minima necessaria per acquisire i beni e servizi che, nel contesto italiano, vengono considerati essenziali per una determinata famiglia a conseguire uno standard di vita minimamente accettabile”. Nel 2009 era in povertà assoluta il 4,7 per cento delle famiglie italiane (fonte: Istat). Nell’Europa a 15, solo Grecia e Italia sono prive di una misura nazionale contro la povertà assoluta.
(3) La proposta è stata elaborata da Massimo Baldini, Emanuele Ciani, Paolo Pezzana, Stefano Sacchi, Pierangelo Spano, Ugo Trivellato e chi scrive. È contenuta nel volume “Per un piano nazionale contro la povertà” pubblicato dall’editore Carocci.
(4) Nel 2013 nell’ipotesi che il piano venga introdotto quest’anno e che le tre annualità risultino, dunque, 2011, 2012 e 2013.
(5) Se cittadini UE, in possesso dell’attestazione di iscrizione anagrafica prevista dal Dlgs 30/2007 (per permanenze oltre i tre mesi); se cittadini di un paese non UE, titolari di un permesso Ce per soggiornanti di lungo periodo (ottenuto dopo cinque anni di soggiorno legale). Il piano introduce anche una specifica strategia per raggiungere le persone senza dimora e in condizione di grave emarginazione, sinora rimaste escluse dalla Carta.
(6) L’importo viene graduato in base a due variabili: la macro area (nord/centro/sud) e la dimensione del comune di appartenenza (piccolo/grande/area metropolitana).
(7) In proposito si vedano, tra gli altri, gli interventi di Maurizio Ferrera in Il Corriere della Sera del 22 febbraio, Luca Pesenti in Il Sussidiario.net del 23 febbraio e Chiara Saraceno in La Repubblica del 18 febbraio.
(8) Complessivamente, sono 2.360 milioni di euro, di cui 2mila per le prestazioni monetarie e 360 per i servizi. Per quantificare i potenziali beneficiari sono stati utilizzati i dati dell’indagine It-Silc sui redditi delle famiglie italiane. Il reddito disponibile comprende tutte le possibili forme di entrata ricevute dalla famiglia durante l’anno precedente alla richiesta della carta, più una componente abitativa per chi vive in casa di proprietà. Il reddito da lavoro viene dedotto del 20 per cento e vengono escluse le famiglie con patrimonio mobiliare superiore a 30mila euro o con proprietà immobiliari diverse dalla prima casa. L’importo del trasferimento è determinato come: Trasferimento = 0,40 x [Soglia di povertà assoluta – (reddito monetario disponibile + componente abitativa)]. La stima della spesa per i servizi è condotta sulla base di una rassegna dei più recenti studi – italiani e internazionali – in materia. Il metodo di stima della spesa pubblica necessaria a finanziare il Piano è illustrato in dettaglio nel volume citato.
(9) Come dichiarato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, nel question time alla Camera il 2 febbraio scorso.

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UNA NEUROECONOMIA PER IL FUTURO

  1. sandro

    Nè Stato nè mercato, ma una vita centrata sulla comunità. La proposta delle ACLI muove (non per caso) nella direzione della Big Society oggi presentata a Londra. Agire glocal, associazioni di imprenditori sociali e cooperative per gestire il valore rieducativo della pena detentiva, assistenza a disoccupati e malati, nei trasporti pubblici, biblioteche. Basta che non si perdi di vista il diritto e l’eguaglianza e pari dignità della persona, in nome di un efficientismo di tipo volontario e promozionale dal basso. Nei territori o per le singole persone dove la comunità non basta o manca del tutto, deve rimanere lo Stato, non terra bruciata.

  2. sandro

    Prima proposta per uno Stato sociale più equo è di introdurre l’obbligo di una moratoria delle azioni esecutive e di nuove fatturazioni per 6 mesi consecutivi, massimo 3 volte in 10 anni, (senza sospensione del servizio, entro prefissati limiti di consumo in base al numero di persone residenti) per tutte le aziende erogatrici di servizi a utenze domestiche (acqua, energia elettrica, gas, telefono e Internet, canone televisivo) e per le rate condominiali, a favore delle persone che si trovano con ISEE sotto il reddito minimo di povertà (riferito alla pensione sociale) oppure in zone dove sono avvenuti terremoti o calamità naturali (dove è dichiarato stato di emergenza, questo tipo particolare di beneficio, una quantificazione minima dei danni alla prima casa fatta dall’ autorità pubblica come la Protezione Civile). Questa misura è già introdotta volontariamente da varie banche che, senza nessun obbligo normativo, offrono la possibilità di sospendere le rate dei mutui per tali periodi, quindi per importi ben più alti delle bollette domestiche. Aziende delle stesse dimensioni di grandi banche italiane sarebbero chiamate a una concessione per importi 10-100 volte minori.

  3. luca montefiori

    Una quota rilevante dei 300 milioni necessari potrebbe essere recuperata destinandovi parte dei risparmi delle false pensioni di invalidità, specialmente in questo triennio di controlli straordinari che mirano a verificare il 20% degli aventi diritto, false pensioni che sono riconducibili al medesimo capitolo di spesa nel bilancio dello Stato, e dunque non lasciano che tale proposta crei problemi di contabilità generale. Un secondo punto, sarebbe l’introduzione di un condono sulle false pensioni di invalidità, che, come quelli edilizi e lo scudo fiscale in passato, elimina le sanzioni di tipo penale, a patto della cessazione delle erogazioni e di una restituzione rateizzata decennale a interessi zero di quanto percepito illecitamente. Per il futuro i certificati di morte dovrebbero essere registrati dall’anagrafe direttamente nella banca dati di inps-inail, creando un unico database nazionale. E in secondo luogo nei registri comunali; in caso di disallineamenti fra le due, ai fini degli effetti legali, sarebbe prevalente la banca dati dell’ente previdenziale. Per i nuovi nati, andrebbe creata un’anagrafe informatizzata nazionale alla quale si accede da tutti comuni.

  4. Laura Benigni

    La elaborazione di un piano nazionale contro la povertà è sicuramente interessante e penso che sia indispensabile conoscere in dettaglio la proposta. Mi domando comunque perchè non si parli quasi mai dell’interessante percorso di programmazione territoriale dei servizi sociali avviato dal 2000 in poi in quasi tutte le regioni sulla base della legge 328, così come i LIVEAS sono conosciuti solo dagli addetti ai lavori. Al contrario, la valutazione di efficacia dei piani, delle pratiche, delle riforme e delle erogazioni finanziarie è materia incoerente ed estranea spesso anche per gli addetti ai lavori. E’ il caso, ad esempio, della valutazione richiesta ai centri per il volontariato e ai progetti di aiuto basati sul volontariato. Come e quanto è cambiata la lotta alla povertà dal 2000 ad oggi? Perchè mai le buone leggi, su cui si è investito già molto, vengono abbandonate o non adeguatamente seguite nei loro percorsi attuativi?

  5. giancarlo

    Per 7 anni ho svolto la progettazione sociale del Centro Servizi Volontariato di RA. Adesso sono povero: disoccupato in attesa di pensione. Da 2 anni. Di lavoro ovviamente non ne trovo, la formazione sarebbe inutile…..La casa è di mia proprietà e, senza pagare affitto, la spesa fissa che devo sostenere de minimum è intorno ai 2500 € anno. Escluso ovviamente l’alimentazione. Saluti.

  6. marco

    a) Perchè non si parla più di reddito di cittadinanza, ma di social card come principale strumento di lotta alla povertà? b) Perchè non si veicolano le pur magre risorse disponibili sull’incremento delle pensioni e/o del FNPS, anzichè sulla socialcard? c) Perchè non si concentrano gli sforzi nel garantire i diritti dei cittadini già vigenti anzichè continuarsi ad avventurare in questi interventi? (cfr limitatamente alla questione degli anziani NA, perchè non si garantiscono risorse ai comuni in modo da fermare la persistente illegittima richiesta da parte dei Comuni stessi di contributi ai cosiddetti obbligati, causa di crescente impoverimento dei nuclei familiari, come rilevato stabilmente dai rapporti del CEIS?) d) In ultimo, relativamente ai commenti di cui sopra, perchè oltre alle questione delle invalidità non si fa una bella radiografia su componenti altrettanto centrali della spesa assistenziale (seppur declinanti), quali le integrazioni al minimo?

  7. BOLLI PASQUALE

    Tutta la società italiana nelle sue articolazioni e comportamenti può essere vista nella follia o nella realtà: se si guardano i rapporti tra le Istituzioni, i folli direbbero che sono eccellenti, in realtà sono devastanti; se osserviamo il Premier che dorme nelle cerimonie ufficiali, per i folli non dorme, ma è preoccupato per la drammatica situazione del Paese. La povertà non sfugge a questi concetti perchè la si può tranquillamente fronteggiare con la social card e la mensa della Caritas secondo i folli, ma in realtà la cosa è ben diversa. La nostra società, per quanto riguarda le risorse necessarie per sopravvivere, è completamente squilibrata, ci sono pochi che hanno molto e molti che non hanno niente. Ci sono quelli passano le nottate a fare feste e regali e ci sono quelli che non possono sfamare i figli. A questi, oggi, possiamo aggiungere i senza lavoro, i giovani che non hanno futuro e padri e nonni che hanno l’onere di sostenere i nuclei familiari per la devastante assenza dello Stato. I poveri, quindi, che per i folli e per la Chiesa sono beati ma, nell’amara realtà di questo nostro Paese, sono soltanto degli emarginati sociali e nulla di più.

  8. Salvatore

    Non ci sono soldi per i poveri, ma il ministro Maroni preferisce spendere 350 milioni di euro (più di quanto considerato necessario nell’articolo per avviare un nuovo modello di welfare) per votare i referendum il 12 giugno, invece che accorparli alle amministrative del 29 maggio.

  9. rousseaux

    Se non fosse per la finanza famigliare, un fenomeno radicato nel tessuto sociale italiano e che funge da ammortizzatore naturale contro le crisi; il dato sulla povertá sarebbe molto peggiore!

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