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  1. BOLLI PASQUALE Rispondi

    Di sicuro è meglio avere una casa che niente. Ti pone al riparo dalle intemperie, ti agevola nel bilancio familiare, ma non ti risolve la vita. E' una disponibilità che ti protegge dal freddo, ma non dalla fame. E' pur vero che, se si ha casa e poco reddito per resistere alla crisi, si può andare a mangiare alla mensa della Caritas. La proprietà immobiliare va vista anche secondo altri punti: se si ha bisogno di un mutuo e non si ha un posto fisso adeguato e non si è di giovane età, le banche non ti finanziano; gli imprenditori che chiedono mutuo su immobili aziendali devono esibire bilanci equilibrati per capitale, reddito e liquidità. Come dire: è una beffa! Se si fitta una casa,con i tempi che corrono, potresti non incassare un euro; se la si vuole alienare potresti anche non riuscire a venderla. Le imposte che colpiscono il cespite, comunque non si fermeranno. Al problema si aggiunge il problema. Non prendiamo in considerazioni i ragionamenti che fa la politica, che sono di comodo. La casa non basta, è necessario il lavoro che nel nostro Paese è merce rara proprio per loro colpe. Non ci facciamo illudere! Con il Milleproroghe, in caso di calamità, ricostruzione ed oneri fiscali spettano alle vittime.

  2. angelo agostini Rispondi

    Aggiungerei al desolante panorama delineato dai commenti precedenti una considerazione secondo me centrale, ma della quale si parla pochissimo: l'assurda sopravvalutazione del patrimonio immobiliare in italia, dovuto forse in origine alla sopravvalutazione di quello fondiario, poi semplicemente prigioniero del meccanismo perverso della bolla: un certo bene è visibilmente sopravvalutato, ma le sue quotazioni continuano imperterrite a salire da decenni, ed è anche poco tassato, o affatto... per cui continua ad attirare capitali immobilizzati in attività improduttive. Comunque, a prescindere dal cosa abbia prodotto la sopravvalutazione, sta di fatto che un metro quadrato a berlino costi 1.000 €, costando, quindi, le case diciamo 1/4 rispetto alle nostre! Ognuno può certamente valutare la dimensione della bolla.

  3. Marco Nassini Rispondi

    Se la proprietà di una casa offre la garanzia per la richiesta di un prestito bancario, questo stesso può essere utilizzato per la mera sopravvivenza per qualche anno (consumi familiari) oppure per un investimento produttivo che generi lavoro e ricchezza. La forte sensazione è che valga sempre di più la prima ipotesi (mera sopravvivenza) perchè la seconda non può essere praticata per la difficoltà del rilancio produttivo della piccola impresa, l'inefficenza delle infrastrutture e la burocrazia ridondante. Non ultima, la difficoltà di identificare i settori più dinamici e strategici (incubatoi industriali) e di disporre delle competenze adeguate all'innovazione necessaria (scuola e formazione). L'Italia sembra un paese destinato alla deindustrializzazione ed al declino più generale, dopo aver consumato le risorse familiari accumulate, svalutato quelle naturali, artistiche ed umane nazionali.

  4. rousseaux Rispondi

    La casa é un bene materiale che funge semplicemente da rifugio giornaliero, una sorta di sicurezza a quattro mura; volendo convertirla in un bene liquido ( soldi), bisogna avere finito di pagarla, ma si pone subito il problema della necessita di una nuova dimora (riparo); diciamo che la casa é un bene primario, ma bisogna soddisfare altri bisogni fondamentali all'esistenza!

  5. giobattista boeri Rispondi

    La ricchezza delle famiglie che tiene in considerazione la casa di proprietà non puo esser considerata un termine stabile, vista la difficoltà di realizzazo di questo bene in un periodo di lunga crisi come l'attuale.

  6. Luigi Calabrone Rispondi

    Il comportamento degli italiani rispetto all'acquisto della casa trova una motivazione nell'esperienza storica di almeno un secolo di svalutazioni pesanti e sistematiche. Chi oggi ha trenta-quarant'anni ha sentito raccontare in casa le esperienze del padre, del nonno, del bisnonno, e del fatto che nelle tre-quattro generazioni precedenti, solo chi era riuscito a comperarsi la casa aveva potuto salvare i risparmi. La relativa stabilità dell'euro è ancora troppo recente per far dimenticare l'esperienza secolare. Di fronte a questa esperienza accumulata, valgono ben poco le considerazioni razionali degli economisti, magari giovani, che tendono, probabilmente, a guardare più verso il futuro che verso il passato - atteggiamento, quest'ultimo, tipico dei risparmiatori, la cosiddetta memoria dell'elefante. A tutto questo si aggiunge la sistematica politica di demolizione del mercato degli affitti degli ultimi cinquanta anni, che costringe a comperare anche chi, in altri paesi, prenderebbe la casa in affitto. L'acquisto, che a breve e a medio potrebbe sembrare penalizzante, sul lungo periodo ha sempre dato risultati vantaggiosi.

  7. Massimo Tosatto Rispondi

    L’enfasi che questo paese pone sulla “necessità” di possedere una casa rischia effettivamente di mettere una palla al piede dell’economia, invece di esserne un volano positivo. La casa in sé, infatti, è un investimento “a morire”, nel senso che, una volta acquistata, non dà vita a ulteriori livelli di occupazione, dovuti al fatto che il denaro investito in macchinari o attività richiede persone che lo facciano funzionare. Sarebbe interessante analizzare come si è evoluto il trade-off tra investimento produttivo e investimento in immobili nel tempo, credo che questo indicatore dia molto di più l’idea dell’evoluzione dell’economia piuttosto che una analisi dello stock di ricchezza in sé. Il valore di una casa, come si è detto, ha una sua aleatorietà e dovrebbe essere messo in relazione con il tempo necessario a venderla e la contrazione delle vendite negli ultimi anni, svalutandola come si fa di un titolo. Credo che molte case oggi sarebbero dei junk-bond dal valore molto lontano da quello di acquisto. E poi, perché in paesi avanzati le rilevazioni sulle vendite sono mensili in termini di prezzi e volumi, mentre da noi sono dei misteri dolorosi, per cui si sa che i prezzi si sono contratti di “appena” il 3% , ma non che le vendite sono a -50%(numero mio eccessivo ma detto per dare una misura, eccessiva appunto)? Insomma, in fin dei conti, quello che si dice è che stiamo consumando la nostra ricchezza e non ne stiamo creando. Questa generazione si manterrà grazie alle riserve accumulate da quella prima, ma la prossima rimarrà con i debiti da pagare di questa.

  8. Luca Tironzelli Rispondi

    Condivido in pieno il commento del Sig. Battini. Aggiungo, inoltre, che mi sembra che nel nostro paese non esista un sistema valido di valorizzazione del patrimonio immobiliare, non esiste un sistema di rilevazione veramente efficace ed indipendente dei prezzi come in altri paesi avanzati, per cui il rischio è che ci si basi su valori irrealistici, per non parlare del fatto che si tratta di patrimoni illiquidi ed estremamente costosi da liquidare. Forse, più che una ricchezza, il patrimonio immobiliare è una palla al piede per il paese, che ne limita la capacità reattiva.

  9. Marcello Battini Rispondi

    Mi piace che si parli (troppo raramente) della ricchezza fondiaria, come di un fenomeno, quanto meno ambivalente. Il valore di mercato di un immobile non è individuato con parametri economici oggettivamente comparabili. Al contrario, questo è determinato con criteri molto soggettivi, dovuti a situazioni di mercato molto particolari, che la politica, invece di contrastare, tende a rafforzare, ponendo le basi per ritardare lo scoppio naturale di una bolla immobiliare che, proprio perchè compressa, quando scoppierà farà dei danni immensi al Paese e ridimensionerà enormemente la storiella della grande e diffusa ricchezza del Paese, ma sopratutto metterà a nudo la fragilità economica di tante famiglie che si ritengono al riparo dalla povertà perchè in possesso d'immobili.