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  1. vincenzo gallo Rispondi

    Sarebbe importante aggiornare queste tabelle, inserendo i fondi per i disabili. Al riguardo segnalo che in base ad informazioni fornite da Carlo Giacobini direttore di www.HandyLex.org ed esperto della Fish (Federazione Italiana Superamento Handicap – www.fish.it) "la manovra di luglio prevedeva di ricavare dalla riforma assistenziale e fiscale 4+12+20 miliardi di euro nei tre anni successivi al 2012. La manovra bis (quella in via di approvazione) aumenta la soglia a 4+16+20 miliardi e ne anticipa di un anno l'applicazione. La stessa manovra, in sede di decreto legge, prevedeva che l'aumento dell'IVA compensasse l'impatto della riforma assistenziale e fiscale; nella sostanza il Governo poteva aumentare l'IVA per poter diminuire quegli importi. Nel maxi emendamento l'aumento dell'IVA si è già usato per altro; pertanto non avremmo più quel salvagente. La spesa per provvidenze economiche agli invalidi civili (pensioni, assegni, indennità) ammonta a circa 17 miliardi di euro.

  2. Michele Citarella Rispondi

    E' improponible che questo Governo non abbia il coraggio di cambiare il sistema fiscale in Italia, nel ricercare gli evasori fiscali che arrecano un serio danno alla collettività, distruggendo dapprima le buste paga, la scarsa assistenza sanitaria, scolastica, familiare, e quella sociale. Occorre prendere esempio dagli Stati Uniti d' America, per gli evasori non ci vanno tanto per il sottile, mentre noi abbiamo approvato lo scudo fiscale, ma i profeti, in ordine di arrivo, "Nunzia Penelope" con il suo ultimo libro, I soldi rubati, delinea con dettaglio l'ammanco generale tra sprechi, corruzione, il nero, l'evasione fiscale di 400 miliardi circa che potrebbero determinare la risalita, giusta e democratica in equo ripartizione per dare dviluppo e sicurezza sociale al Paese. Un discorso da fare sia a sinistra che alla destra.

  3. Porcu Silvana Rispondi

    Insieme alle pensioni per i falsi invalidi, ha creato un enorme consenso ed ha rappresentato una pezza alle falle di un welfare molto carente. In ogni caso io penso che, data a chi ne ha diritto, sia molto meglio di qualsiasi offerta di servizi poichè può essere gestito in modo più corretto e soddisfacente per tutti. D'altra parte in Italia i servizi, anche dove ci sono, vengono spesso tagliati o sospesi per cui non sono affidabili. Faccio una terapia domiciliare per la quale mi viene riconosciuto il rimborso delle spese elettriche. La terapia costa quanto il mio stipendio ma, poichè la faccio da me, la Sanità risparmia almeno la spesa di un addetto ed io non mi devo recare all'ospedale a giorni alterni. Fra l'altro, così facendo posso anche lavorare che, per me, non è poco. Il grosso problema è sempre la grave carenza di asili per l'infanzia che sono la prima causa dei problemi lavorativi delle donne. Atro che quote rosa!

  4. Antonino Russo Rispondi

    Da tempo le associazioni del mondo della disabilità come la Fish - Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap - denunciano la deriva di disimpegno del governo sulle politiche sociali. Ma il "grido" degli "ugualmente incazzatti" del 7 luglio 2010 a Roma davanti al palazzo Montecitorio, le manifestazioni regionali (ero a Mestre in prima fila alla manifestazione dell Cgil con 40 carrozzine e nè la tv pubblica nè quelle private se ne sono accorte) degli ultimi mesi non hanno avuto l'attenzione dovuta nè dai media nè, tanto meno, dalla politica. Professor Pasquinelli la sua analisi è condivisibile, ma la soluzione che prospetta a mio avviso non è accettabile e dimostra quanto sia vero che il rumore dei disabili non si vuol sentire. Lei suggerisce di riformare uno strumento solidaristico di integrazione economica pensato e nato per i disabili in età attiva (compensazione di servizi assolutamente inadeguati alla mobilità per esempio) perché utilizzato per pagare le rette delle IPAB o le badanti agli anziani non auto sufficienti. Sono d'accordo ma, diversamente da lei, nel senso che debba essere esclusa l'assegnazione ad anziani, i quali meritano una politica di welfare loro dedicata.

  5. Dina Buratto Rispondi

    Ho letto con grande interesse il suo articolo e condivido pienamente la sua visione del problema. La preoccupazione è grande, sopratutto nei piccoli comuni dove già da quest'anno non sarà più possibile sostenere le famiglie con problemi economici che portano i figli al nido, non pervenendo più fondi, e un domani potrà essere difficile sostenere le famiglie con disabili o anziani a carico. Quello che mi stupisce sono alcuni commenti che seguono l'articolo, in cui si ribadisce il grande valore dell'assegno di accompagnamento. Forse queste persone non sanno che per ottenerlo è necessario scontrarsi con una burocrazia lenta e parziale e che ad ottenere l'assegno non sono tutti coloro che ne hanno dirtitto, ma solo coloro che posso dimostrare di averne diritto.Quelli che hanno la capacità di chiedere. Cordialmente.

  6. myriam Rispondi

    La solita dimostrazione di ignoranza. I grandi capi non si rendono conto del danno che stanno causando. Purtroppo è poi la gente piu' fragile e piu' impotente che ci rimette... senza poi contare i professionisti che nel giro di 24 ore si sono sentiti dire "da domani rimani a casa" ...e l' utenza? E la correttezza professionale? Non importa, l'importante e' foraggiare chi sta sopra e se ne frega.

  7. giorgio ponzetto Rispondi

    Trovo ingiustificate le critiche al welfare che si realizza con interventi monetari, presunto meno efficiente di quello dei servizi. Quest’ultimo presenta molto più elevato il rischio che parte delle risorse vada a finanziare non gli interventi, ma l’apparato che li gestisce. L’indennità di accompagnamento non gode di buona fama essendo stata concessa con eccessiva disinvoltura, ma ora i requisiti e le procedure per ottenerla e mantenerla sono diventati rigorosi. Se all’indennità, che il destinatario può utilizzare come ritiene più opportuno per recuperare un po’ di autonomia, si sostituisse per alcune ore del mese la messa a disposizione di una persona pagata dall’ente locale o da una cooperativa (che sarebbe la soluzione coerente con l’impostazione dell’autore dell’articolo), non si renderebbe più felice il non autosufficiente e non si farebbe risparmiare il sistema. Sono le prestazioni monetarie, se correttamente concesse, ad essere, per molti interventi di welfare, le più efficienti e quelle capaci di raggiungere tutti gli aventi diritto in ogni luogo, mentre l’offerta di servizi varia molto a seconda di dove si risiede.

  8. marina monaco Rispondi

    Sono gratificata dalla sua analisi lucida ed articolata sul gravoso ed imponente problema dello svuotamento del "sociale" , ma perchè non fare di questo tema così ben illustrato dal suo articolo, un oggetto di trasmissione dedicata? Nella insipiente, a dir poco, offerta di salotti televisivi di questa ed altra parte, ci vuole così tanto coraggio per intavolare seriamente codesto dramma? E ancora, in epoca pre elettorale, non può stuzzicare la prospettiva di candidati onesti e volenterosi a raccogliere la sfida? Marina Monaco

  9. Cosimo Benini Rispondi

    ...in effetti, l'insipienza dell'opposizione su questi temi è la cifra del successo berlusconiano degli ultimi vent'anni. Non si fa opposizione dicendo a chiare lettere che, nonostante maggioranze bulgare, quella parte politica che oggi è al governo non si è minimamente posta il problema di "fare", di incidere sulla società, di tradurre idee in norme e azione politica, optando per il chiacchiericcio e il presenzialismo televisivo e lasciando il lavoro sporco a Tremonti.

  10. Laura Benigni Rispondi

    Se la povertà imparasse a fare rumore, la qualità del discorso pubblico migliorerebbe? In questi giorni sono particolarmente colpita dalla chiassosità e dalla vistosità del nulla, dalla ripetitività demenziale delle non notizie che affollano anche i miei quotidiani preferiti e dal silenzio sui grandi temi e sui problemi quotidiani miei, delle persone che conosco, ma anche di tragedie grandi e piccole, di cui vengo a sapere dalla stampa nazionale e da quella locale. E' veramente ora che si crei un anticatalogo dei problemi nazionali, a cominciare dal giornalismo facile, basato sul bello scrivere e sulle battute e non sui fatti. Il processo attraverso cui si creano "le notizie" denuncia un'attitudine ad una certa pigrizia sedentaria. Ma da chi ci aspettiamo innovazione e sviluppo? Forse il problema è il distacco di chi sa e capisce e conosce la goffaggine della politica, oppure è la rassegnazione di chi sa di avere dei diritti, ma non ha la forza di reclamarli, perchè la capacità di agire collettivamente viene ridefinita, delegata ed è stata, anche quella, tacitata. Come mai le donne, i bambini, gli anziani, la fragilità e la disabilità debbono sempre essere ultimi?

  11. Marcello Battini Rispondi

    La questione, a mio avviso, è viziata da una premessa non dichiarata e che io non condivido: "l'assistenza deve essere fornita da strutture pubbliche". Qualche anno fa, una ricerca del prof. Dell'Aringa (cito a memoria e posso sbagliare) metteva in evidenza che se fossero stati assegnati, in parti uguali, tutti i soldi spesi in attività assistenziali, direttamente agli aventi diritto, ognuno di questi avrebbe ricevuto 55 mila € annui. Ciò premesso, è da ritenere che il sistema più efficiente è quello che assegna direttamente i soldi agli aventi diritto, riserva al settore pubblico la verifica degli aventi diritto, lascia all'iniziativa individuale ed all'attività di volontariato (quello vero, finanziato se mai da soldi privati) la soluzione dei problemi pratici. Ci sarebbero tanti impiegati pubblici in meno, ma tanta più equità e responsabilità personale.

  12. raffaele principe Rispondi

    Sarebbe interessante capire perchè la lega, così pronta a dare addosso agli extra comunitari, non faccia il diavolo a quattro contro le indennità di accompagnamento, senza le quali verrebbe meno l'esercito delle e dei badanti, figura singolare esistente solo in Italia. Forse perchè poi dovrebbero amministrare per davvero e non solo fare propaganda.

  13. Ugo Pellegri Rispondi

    Così come non sono accettabili i tagli indiscriminati alla spesa sociale, non è neppure accettabile la difesa altrettanto indiscriminata di quanto si fa oggi. A titolo di esempio, mi domando quante siano le pensioni di invalidità e gli assegni di accompagnamento concessi per pura demagogia, quando la concessione non sia determinata da veri e propri reati. So per certo che alcuni anni fa, a La Spezia, dove i pensionati per silicosi erano in numero a dir poco anomalo, un Direttore dell' INAIL aveva provato a togliere le pensioni ai sedicenti invalidi, andando così incontro all'ira della classe politica ed essendo costretto a rinunciare all'incarico direzionale. Anche il legislatore ci mette del suo: basta ricordare la sconcertante operazione del Governo Prodi sulle pensioni. Sicuramente è necessaria una riforma complessiva della spesa sociale, ma prima ancora è indispensabile che la Dirigenza degli Enti applichi le leggi con onestà intellettuale e che la classe polica si astenga da qualsiasi azione populistica.

  14. Carla Rispondi

    A me è successo di chiedere all'assessore al sociale nel comune in cui vivo come pensa di sopperire a tale mancanza. La risposta è stata: "stiamo lavorando, stiamo vedendo, ci sono continui contatti ecc....". La verità è che non sanno che cosa fare e non hanno il coraggio di dire agli italiani non solo che hanno messo le mani nelle loro tasche, ma che continueranno a farlo, togliendo servizi essenziali. Ma se nemmeno ci accorgiamo che hanno messo le mani nelle nostre tasche e non siamo capaci di indignarci più di così...

  15. Vincesko Rispondi

    E’ strano ci si meravigli del silenzio dei sindacati, almeno di alcuni sindacati. Mi riferisco in particolare a CISL e UIL, i cui segretari generali Bonanni e Angeletti sembrano aver fatto una sorta di scambio tra diritti ed equità e potere personale. Vedasi proprio la manovra correttiva 2010 Tremonti-Sacconi, la più crudele ed iniqua della storia repubblicana (quella che ha scaricato il peso del risanamento dei conti pubblici, 24,9 mld, sui redditi medio-bassi e perfino su quelli a reddito zero, come i pensionandi inattivi, che perderanno migliaia di euro in un solo anno, preservando completamente, tranne i farmacisti, tutti i redditi privati, anche miliardari, come Ferrero, Del Vecchio, Berlusconi, e milionari, come Tremonti, Passera, Profumo, Montezemolo). Essa, nella stesura originaria, per fare cassa, prevedeva persino l’elevazione del tasso d’invalidità minimo dal 74 all’85%, il che avrebbe escluso ad esempio i Down, che non avrebbero più ricevuto la loro indennità di “ben” 258 € mensili, misura che poi fu cancellata in Commissione Bilancio al Senato soltanto per le corali, indignate proteste.

  16. FABIO PELLERANO Rispondi

    Quando ero ragazzino il termine macelleria sociale mi ha sempre colpito e, anche se allora non bazzicavo nel mondo del sociale, sentendolo mi rimaneva dentro un senso di amarezza e desolazione perché, istintivamente, sentivo che qualcosa non funzionava. Allora non conoscevo nulla di quel mondo e lasciavo che le scene apocalittiche annunciate si compissero senza credere che un giorno potessero diventare reali. Sono molto d’accordo sulle razionalizzazioni, sul taglio agli sprechi, sui miglioramenti che in ogni luogo di lavoro sono possibili, ma il lavoro di sei persone non può essere svolto da tre, in nessun luogo dove non si producono oggetti, ma dove si lavora alla cura e alla riabilitazione di persone cosiddette svantaggiate.Da qualche anno però assistiamo, in tutte le amministrazioni, al taglio di tutto quello che è possibile tagliare; gli unici che non tagliano sono i dipendenti pubblici, solamente perché non possono... http://ilcovodijack.blogspot.com/

  17. Dario Spreafico Rispondi

    Spett.le redazione, sono presidente dell'associazione onlus Opinio Populi e vi assicuro che abbiamo elevato la nostra voce, ma il sistema per non far udire la voce è quella di ... chiudere le orecchie! Proprio così, le istituzioni non ci ascoltano e avanzano sempre la solita nenia ... non ci sono soldi! Noi abbiamo fatto sette cause al Comune di Lecco per sostenere le ragioni di altrettanti anziani che non ce la fanno a pagare le rette. Inoltre abbiamo fatto promozione sociale della nostra causa, risultato: zero. In questo caso le orecchie le ha chiuse la gente! Ebbene sì il problema, se non investe direttamente le persone, diventa un "non problema". Quello che manca è la coscienza sociale; sarebbe necessaria una rieducazione culturale della gente che si sensibilizzi ai problemi delle fasce più deboli. Si attende, invece, che l'odierno "non problema" diventi l'attuale problema, per poi cercare l'ossigeno come fa il pesce che nuota in acque inquinate! Un altro sistema per tagliare le gambe ai "cittadini organizzati" è quell'infame operazione che tende a cancellare il 5 per mille per rendere la vita delle associazioni ancora più grava. Ora credere che non ci sia un "grande disegno" sotto ......

  18. Ettore Jorio Rispondi

    Ho apprezzato molto il taglio dell'articolo di Pasquinelli. Puntuale nella denuncia e nella rappresentazione dei dati relativi. Volevo solo aggiungere, quanto a disinteresse complessivo verso la problematica, che nessuno ha eccepito, così come invece necessitava fare, la mancata adozione del decreto attuativo del federalismo fiscale afferente la determinazione dei costi standard del sociale e dell'istruzione. Un deficit gravissimo che renderà ancora più difficile le previsioni economiche e i reali servizi per il futuro, a federalismo fiscale a regime.