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  1. antonello oliva Rispondi

    Non ho capito una cosa: sono previsti aumenti, per regioni e comuni, delle addizionali Irpef allo scopo di compensare la riduzione di trasferimenti dal centro (e mi sembra che anche qualche altra imposta abbia un'impostazione simile). Se così fosse, ciò comporterebbe una diminuizione dello stesso importo dell'Irpef erariale? Per il resto sono dell'opinione che questo federalismo abbia una valenza solo di bandiera per la Lega, ma che non sia un vero federalismo (fiscale, almeno).

  2. Gianluca Napolitano Rispondi

    Vogliamo rendere i sindaci responsabili davanti agli elettori, e se spendono male non li rieleggiamo, giusto? Una scommessa quinquennale. E se nel frattempo la tasse locali aumentano, gli sprechi rimangono e clientele corrono, grazie alla tassa di scopo e altre mirabilia? Non possiamo fare niente: i sindaci sono di fatto inamovibili. Certo, poi noi non li rieleggiamo! Vero. Intanto cinque anni se ne sono andati, e il sindaco successivo si troverà a fare i conti con i guai (veri o presunti) ereditati da quello precedente e la pressione fiscale se non aumenterà ulteriormente non diminuirà di certo. Quante mani quinquennali credete che rimangano da giocare al nostro paese sul tavolo verde dell'economia globale?

  3. renato foresto Rispondi

    Ma non avevamo votato dieci anni fa la modifica costituzionale che fra l'altro prescrive l'autonomia delle entrate e delle spese degli Enti locali? Mi piacerebbe allora sapere che cosa succederebbe al mio sindaco che democraticamente decidesse in ossequio a quella superlegge di tassarmi come meglio crede.

  4. dvd Rispondi

    Noto con amarezza che il tema delicato della riforma scade sulla domanda: "ma dovremo pagare di più o cosa"? Povera Italia! Nessuno che mette al centro della questione che si potrebbe spendere di più o meno a seconda di cosa i cittadini di quel territorio vorranno fare o meno. E non come oggi che a prescindere da quello che un territorio farebbe è obbligato a seguire il "branco" che va dove tira il vento della convenienza "nazionale" che non sempre coincide con quella locale. E questo non lo trovo in antitesi con un'idea di Nazione e con l'Unità del paese, ma viceversa trovo giusto che all'interno del contesto unitario si affermino le differenze che ci sono ed esistono perchè se così non è allora bisogna dire che la Sicilia ha la stessa efficienza (es. nella manutenzione del patrimonio boschivo) dell'Alto Adige! Sarebbe bello, ma così non è, per cui qualcosa dovrà pure cambiare o no? E qui mi riallaccio a chi dice che basterebbe copiare la Germania, si d'accordo, ma si copiano solo le parole non possiamo importare anche i funzionari e gli umani preposti al "pubblico" e temo che la differenza fondamentale tra noi e loro stia proprio in questo!

  5. bob Rispondi

    La Germania come la Francia ha una amministrazione che funziona. Cosa c'entra il funzionamento della cosa pubblica con la soluzione della "bufala federalista all'italiana"? Io quando sento parlare di Germania sento la Merkel non sento il "Formigoni tedesco" che va in giro a sputare puttanate nel mondo, giocando a fare il " Governatore". Di cosa parliamo.

  6. Vittorio Silva Rispondi

    Condivido in pieno il giudizio sul tema dell'ossessione della stabilità della pressione fiscale: la base del Federalismo (fiscale ed istituzionale) è la coincidenza tra aumentate Responsabilità ed Autonomia decisionale; il problema vero di questo c.d. federalismo fiscale è che non è stato (e non è "tout court") possibile inquadrare precisamente l'ambito di intervento di Enti locali e Stato centrale/federale, così che è impossibile realizzare un vero fisco federale. Una Riforma federale seria dovrebbe prevedere almeno due passaggi: 1) definizione positiva delle competenze degli Enti maggiori (Stato e Regioni), lasciando in via residuale le restanti a quelli minori (Province e Comuni), lasciando piena discrezionalità alle singole Regioni per "calibrare" le stesse; 2) definizione di tanti "livelli fiscali" quanti quelli istituzionali, lasciati alla discrezionalità dell'Ente rispettivo, in modo che ci sia una totale trasparenza tra tributi pagati e prestazioni che si vanno a finanziare (e.g. se ad esempio lo Stato centrale ha la competenza sulla Difesa, il cittadino saprà che le tasse pagate allo Stato serviranno a pagare la Difesa, e così via).

  7. Michele Rispondi

    Mi sembra evidente che, come si era già fatto con la riforma universitaria, anche per il federalismo si sia concretizzato un forte "spread" tra i proclami della propaganda e l' effettiva lettera della legge. Un nodo centrale come la perequazione delle risorse è passato, in pratica, in secondo piano per dare vita a una " creatura" che, almeno fino ad adesso, non ha niente a che vedere con il tanto ostentato federealismo ( la panacea di tutti i mali, secondo alcuni). Mi verrebbe da dire che questa modalità di comportamento sia propria del berlusca style, che fa leva ( continuiamo pure a chiamarlo scemo!) sullo scarso interesse della maggior parte dei connazionali di andare oltre il velo di Maya degli slogan e sull'incapacità dell' opposizione tutta di contestare nel merito le decisioni di questa maggioranza.

  8. Magotti P. Rispondi

    Abbiamo a due passi da casa uno stato federale che funziona molto molto bene, la Germania. Scopiazzare il suo modello è così difficile?

  9. bob Rispondi

    Dei "politici" ormai non ci meravigliamo più! Adesso ci meravigliamo di quelli come Lei, cara Guerra. Del mio Comune di 150 abitanti di che federalismo municipale parliamo? Me lo può spiegare? O credete che in questo Paese sono tutti analfabeti?

  10. BRUNO Rispondi

    Voi che siete degli esperti dovete parlare con i numeri e con gli esempi. Io desidero sapere col federalismo fiscale quanto si paga oggi come tasse e quanto si pagherebbe col nuovo sistema federalista. Inoltre parlano spesso di COSTI STD mi sapete dire come sono formati e come potrebbero essere applicati in ugual modo in tutte le regioni d'Italia? Un azienda che produce un prodotto A, uno B,uno C, ha un costo SRD diverso l'uno dall'altro, come faranno a conciliare gli stessi costi per tutte le province e regioni? Sarei grato per la risposta che mi darete.

  11. stefano monni Rispondi

    Non so esattamente cosa abbiano da festeggiare i deputati della Lega dall'approvazione in Consiglio dei Ministri del federalismo municipale ovvero, come sarebbe meglio definirlo, della compartecipazione municipale. Mi sarei aspettato infatti dalla riforma tanto sbandierata e voluta, oltre che considerata come passaggio cruciale per la sopravvivenza del Governo, un maggiore coraggio ovvero la fine della cd. finanza derivata a favore di un maggiore potere impositivo delle autonomie locali. Dobbiamo forse credere ad una Lega che ha venduto i suoi ideali unicamente per conservare alcune poltrone? Mah, non so e non sta a me dirlo. Unico elemento nuovo in questa specie di federalismo è senza dubbio l'imposta di soggiorno in un Paese, però, che proprio del turismo non fa (putroppo) la sua politica principale. Non sono culturalmente contro il federalismo fiscale, sono però contro le sue false alternative come quella recentemente approvata.

  12. luciano scalzo Rispondi

    Uno dei temi affrontati dal federalismo fiscale è la dimensione ottima dell'ente locale. In altre parole, ragioni di efficienza e di effiacia imporrebbero che per alcuni servizi la dimensione dell'ente locale non coincidesse con quella politica ( il confine del singolo comune). Mi chiedo se la bozza di federalismo prevede in qualche misura l'obbligo o l'incentivo per alcuni soggetti di consorziarsi , per esempio, per la gestione di alcuni servizi Non riesco,inoltre, a comprendere come la tassa sul turismo, che è pagata dai non residenti, possa contribuire a rendire più efficiente il processo di spesa locale.

  13. antonio petrina Rispondi

    Non so se gli emendamenti concordati in bicameralina con Anci fossero di qualità , ma almeno la compartecipazione irpef o iva, che dir si voglia, avrebbe consentito di portare i comuni ad approvare i loro bilanci , così garantendo risorse indispensabili per il periodo provvisorio ,come prevede la legge n 42 del 2009 :ora i rilievi del capo dello stato rimettono in dubbio la decretazione d'urgenza del governo ma non l'indilazionabile necessità di provvedere con estrema urgenza all'attuazione dell'art.119 della Costituzione.