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ALLA CANNA DEL GAS

Chiave di volta del nostro sistema energetico, il gas naturale vive da un biennio una stagione nera. La crisi economica ha colpito duramente la domanda industriale e quella delle centrali elettriche. E ora i segnali di ripresa restano incerti. Un intero parco di nuove centrali a ciclo combinato è costretto a lavorare a mezzo servizio. Lo sviluppo delle rinnovabili e la progettata rinascita nucleare sollevano nuove incognite. Tenere tutto insieme sarebbe anche un problema di politica energetica. Che però latita.

 

Negli scorsi giorni il gas naturale è stato protagonista delle prime pagine dei quotidiani, come non si vedeva dai tempi delle crisi russo-ucraine. I consumi, però, continuano a segnare il passo. Il 2010 si è chiuso con una domanda totale di 83,043 miliardi di metri cubi, in recupero del 6,7 per cento sul 2009. (1) Il dato tuttavia va letto con attenzione, perché il primo fattore di incremento è il freddo: incide infatti sui consumi residenziali e dei servizi, che rappresentano più del 40 per cento della domanda totale. Restano invece ancora lontani dai livelli pre-crisi i consumi dell’industria e per la produzione di energia elettrica.

I CONSUMI INDUSTRIALI

Il gas utilizzato dalle industrie rappresenta un buon indicatore dello stato di salute del settore e un sguardo all’andamento degli ultimi otto anni è poco confortante.

Se le riduzioni dei consumi registrate a partire dal 2005 potevano essere attribuite alle efficienze conseguite nei processi produttivi, i cali osservabili a partire dalla seconda metà del 2007 e culminati nel crollo del 2008 rappresentano invece il drammatico effetto della crisi economica. La risalita sarà lenta e difficile anche perché sono numerose le industrie, anche medio grandi, che dopo la cassa integrazione hanno ridotto stabilmente i volumi produttivi trasformando la minaccia della crisi in opportunità per delocalizzare.

LE CENTRALI ELETTRICHE

Il gas naturale viene anche utilizzato per generare metà dell’energia elettrica prodotta in Italia.
Nel 2003 il sistema elettrico accusava un significativo deficit di potenza, al punto che in giugno, complici le alte temperature e “un’americanizzazione” dei consumi con un ricorso massiccio all’aria condizionata, vi furono diversi distacchi programmati. (2) Da allora il gap è stato colmato quasi esclusivamente con nuove centrali a cicli combinati a gas (Ccgt), caratterizzate da basso costo unitario di investimento, dimensioni contenute e ridotti tempi di realizzazione. (3) Oggi sono la principale tecnologia del parco nazionale.
La corsa peraltro non si è ancora arrestata: nel 2008, quando i consumi di energia elettrica hanno raggiunto il massimo storico, il gas è arrivato a contribuire per il 54 per cento alla produzione elettrica. Da allora, la sovracapacità degli impianti Ccgt è andata ancora aumentando e si è ridotto in parallelo il tasso di utilizzo delle nuove centrali: nel 2009 neppure 3mila ore/anno, la metà delle condizioni ottimali di esercizio.
Nel frattempo, il gas si è trovato esposto a una crescente competizione con le altre fonti. Il 2009 ha visto un attività record per le centrali idroelettriche. (4) L’exploit, dovuto a eccezionali condizioni di idraulicità, si può leggere anche come un segno di quel che sarà il futuro. Con l’atteso aumento della capacità da fonti rinnovabili, infatti, aumenteranno anche i MWh prodotti con tecnologie verdi, che godono di un “diritto di precedenza” sulle fonti fossili per l’immissione al consumo.
Ora, se ai cicli combinati in esercizio si sommassero i soli nuovi impianti a gas già autorizzati arriveremmo a disporre nel 2013 di oltre 45mila MW, a fronte di una potenza massima richiesta sulla rete elettrica italiana di 56.822 MW. (5) Se si pensa poi che aquesti bisognerà aggiungere gli impianti di rinnovabili e le quattro centrali nucleari che il governo vuole realizzare entro il 2020, pare evidente che qualcosa non va.

C’È QUALCUNO AL TIMONE?

Una situazione simile richiede risposte anche a livello di politica energetica. A cominciare da un’analisi dell’attuale contesto di mercato del gas, dove da due anni si registrano una ridotta domanda e un’accresciuta offerta di Gnl e gas non convenzionale.
La maggiore disponibilità di materia prima e i prezzi sempre meno legati al petrolio, di cui oggi l’Italia beneficia solo in piccola parte per la rigidità del suo sistema, potrebbero trasformare la ricchezza italiana di cicli combinati in un vantaggio competitivo. (6)
Inoltre,andrebbe chiarito in che misura e quando si arriverebbe alla nuova potenza da fonte nucleare, alla quale il governo non sembra voler rinunciare.
Secondo l’Aie, infine, il gas naturale è l’unica tra le fonti fossili a mantenere l’attuale quota nel mix energetico nei paesi Ocse, anche in uno scenario di calo della domanda elettrica e ulteriore sviluppo di rinnovabili e nucleare. (7)Come declinare questa previsione nel contesto italiano?
Una risposta il governo si era impegnato a darla. L’articolo 7 della legge n. 133/2008, prevede, infatti, la stesura di una Strategia energetica nazionale, che dovrebbe definire la strada verso il mix energetico futuro. La scadenza era fissata per il 26 dicembre del 2008. Un nuovo Natale è passato ma la Strategia ancora non c’è. Eppure, non si tratta di un regalo.

(1) Dati preconsuntivi tratti da Staffetta Quotidiana Online del 3 gennaio 2011.
(2) Diversamente dal vero e proprio black out che si sarebbe verificato poche settimane dopo, il 28 settembre 2003.
(3) Zorzoli G.B., Il sistema elettrico e le nuove sfide tecnologiche,Editori Riuniti, Roma, 1997, p. 69.
(4) “L’idroelettrico – Rapporto statistico 2009”, pubblicato il 29 novembre sul sito internet del Gse.
(5) Registrata martedì 18 dicembre 2007 alle ore 17, in una giornata caratterizzata da temperature particolarmente rigide.
(6)Il presidente dell’Autorità per l’energia, Alessandro Ortis, ha ricordato la rigidità del sistema anche di recente, alla XXI Tavola rotonda con il governo italiano, il 9 novembre 2009.
(7) World Energy Outlook 2009.

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QUANTO SOTTRAGGONO AL FISCO LE ESENZIONI PER GLI ENTI ECCLESIASTICI?

13 commenti

  1. Paolo Furlani

    Sarebbe interessante capire l’influenza del prezzo spot sui consumi. Mentre le importazioni italiane via pipeline hanno un prezzo ancorato al valore calorico dell’olio combustibile, con contratti di take or pay, il mercato spot non ha questo vincolo e, grazie allo sviluppo della produzione di shale gas, sul mercato US Gulf si hanno prezzi spot del 60% inferiori al suddetto valore calorico locale. Per beneficiarne dovremmo avere impianti di rigassificazione, per ora ne abbiamo uno solo.

  2. Dario Predonzan

    In verità gli impianti di rigassificazione in funzione sono due: Panigaglia (SP) da 3,5 miliardi di mc e Porto Levante (RO) da 8 miliardi. Bisognerebbe magari che la politica energetica si ponesse anche il problema di intervenire sul lato della domanda, promuovendo l’efficienza (specie negli usi civili, ma non solo, dove i margini di intervento sono enormi) per ridurre i consumi, e non solo da quello dell’offerta. Meriterebbero, per esempio, un’adeguata attenzione le indicazioni del "Libro verde dell’efficienza energetica" (2005) della Commissione Europea.

  3. alberto filippi

    Il calo della domanda di gas naturale dovrebbe essere considerato in modo positivo, alla luce della penuria delle fonti fossili. Le rinnovabili hanno un senso solo se si riduce la produzione di energia fossile. Non vedo il problema

  4. Andrea

    Se migliorassimo l’efficienza …. degli elettrodomestici, caldaie, lampadine etc, se ci mettessimo tutti ad installare pannelli solari, allora quale sarebbe il risparmio in bolletta? Quale sarebbe percentualmente la riduzione delle importazioni di gas? Quale sarebbe la riduzione degli introiti per le casse dello stato? L’eni e’ una impresa pubblica, ed a fine anno porta bei dividendi nelle dissestate finanze statali. Se riducessimo le importazioni di gas e petrolio, saremmo meno dipendenti dalle importazioni di queste materie prime, avremmo l’aria piu’ pulita etc, ma quale sarebbe la conseguente riduzione del pil? Quante centrali elettriche chiuderanno? Quanti posti di lavoro andranno persi? Ecco perche’ credo che non vi sara’ mai una politica energetica volta a ridurre la nostra dipendenza dall’estero (non dimentichiamo che le centrali nucleari funzionano con l’uranio che va anch’esso importato) almeno fino a quando petrolio e gas saranno esauriti. Andrea

  5. Luca Rosselli

    Riterrei utile che nella quantificazione del potenziale sovradimensionamento dell’offerta di gas in Italia fossero considerati anche gli impianti di rigassificazione (costruiti e autorizzati) che prevedono approvvigionamenti secondo la formula take-or-pay.

  6. Giuseppe Artizzu

    Le 3.000 ore medie annue di utilizzo per il parco CCGT nazionale nascondono una realtà variegata, che denota differenti logiche di investimento nello scorso decennio. Un esempio: il parco EniPower (3,6 GW in esercizio al 2009), pur in un anno difficile come il 2009 ha visto tassi di utilizzo del 60%, intorno alle 5.000 annue. Avrà pur goduto di termini di acquisto gas vantaggiosi, ma elementi chiave sono anche l’assetto cogenerativo (con cessione del vapore ad utenze interne ed esterne al gruppo) e la capacità di impiegare gas di risulta delle raffinerie. Come evidente in altri paesi (UK) negli anni 2000, i CCGT costruiti su pura base merchant permettono margini "facili" all’inizio del ciclo di investimenti, ma soffrono quando i margini di riserva nel sistema sono stati ricostituiti. Il tutto aggravato, oggi, dalla domanda debole, dalla crescita delle rinnovabili, e contratti gas take-or-pay "rigidi". Urge politica energetica.. ed operatori lungimiranti. Sole, vento e gas a buon prezzo sono tutti punti di forza per il paese. Sta alla politica e agli operatori farne elementi di sviluppo armonico.

  7. Luca

    Quello delle politiche energetiche è un nodo cruciale per il paese. E’ infatti solo con una politica attenta e soprattutto non sbilanciata verso alcune realtà che si può ottenere una crescita armonica del sistema di generazione italiano, senza corse in avanti verso avventure, come quella nucleare, che creano più dubbi e domande che risposte certe rispetto al mix energetico.

  8. marco

    A Bolzano hanno ristrutturato l’ex palazzo delle Poste facendola diventare una casa passiva; sono passati da una spesa energetica di più di 90000 euro all’anno agli attuali quattromila e rotti-Se per legge obbligassimo a fare la stessa cosa a gran parte dei cittadini italiani gli faremmo risparmiare soldi nel medio lungo periodo, creeremmo un’occupazione incredibile e diminuiremmo tantissimo il nostro fabbisogno di energia oltre all’inquinamento-due settimane fa ero a Bolzano in fiera e stavo parlando proprio di questo; il settore oramai è veramente maturo e pronto ad esplodere-un rigassificatore da occupazione a 120 persona inquina, impoverisce noi e arrichisce gli altri; le nostre centrali a metano hanno un’efficienza del 35%: cose da paleozoico! accanto al risparmio energetico ci sono poi tutti i settori delle rinnovabili da sviluppare (in particolare il geotermico, il minieolico e il miniidroelettrico, correnti marine,biogas) e in alternativa i sistemi di cogenerazione (vedi Wolkswaghen in Germania) che permettono una produzione di calore e di energia diffusa con un’efficienza altissima (90%) e il risparmio del mancato usuale trasporto a distanza dell’energia prodotta.

  9. Anonimo

    Occorre capire che le ragioni geopolitiche vanno in contrasto con le “leggi” dell’economia. In altri termini, le variabilità dei prezzi delle risorse naturali sono funzionali al sistema economico quanto lo sono le preferenze dei consumatori e, quindi, la domanda effettiva.

  10. Oliwatt

    L’analisi è corretta, ed il problema del gas sussiste almeno per i prossimi anni, perché anche riducendone i consumi (grazie ai doverosi incrementi di efficienza e ricorso alle fonti rinnovabili e teleriscaldamento e per effetto della crisi) ce ne sarà comunque bisogno per riscaldamento e generazione di energia elettrica. Per quest’ultima il gas resta la fonte migliore per rendimento (del 55%, non del 35%!) ed emissioni. A complemento dell’analisi, occorre dare il via ai rigassificatori, come hanno scritto altri lettori, per ovvie considerazioni di calo dei prezzi a seguito della diversificazione dell’offerta, e potenziare la rete elettrica, i cui “colli di bottiglia” sono la causa prima del sottoutilizzo delle CCGT. Il nucleare è invece fuori agenda, perché in Italia non si farà mai. @Andrea: è vero che le casse dello stato guadagnano dal consumo di gas, ma i posti di lavoro persi per la sua riduzione sono molti meno di quelli creati dalle fonti rinnovabili e dall’efficienza energetica: infatti la filiera dell’energia elettrica dal gas è altamente centralizzata ed automatizzata, quindi dà poco lavoro, mentre le altre due ne danno tanto a professionisti, artigiani e piccole imprese

  11. AntiGuai

    è bastata una settimana di freddo in un inverno piuttosto mite, a Roma come in Europa per riaccendere un po’ la fiammella del dibattito energetico nel paese. Dopo anni di colpevole assenza (anche fisica) speriamo che il governo dei tecnici abbia il tempo e la voglia di occuparsi di materie tecnic(o-scientific)he

  12. markogts

    Non sono bastati due referendum? Davvero c’è qualcuno che si illude ancora che in Italia si possano fare centrali nucleari? Dai, siamo seri. Piuttosto: a quando una legge per obbligare il cappotto a tutte le case pubbliche e private? Con questa semplice misura a tecnologia zero risparmieremmo l’equivalente di diverse centrali termoelettriche di gas. Ah, certo, i soldi però non andrebbero ai soliti noti…

  13. Ricardo_D

    Cari autori, ottima analisi. Però non concordo con la vostra conclusione. Sono convinto che il tempo delle strategie sia finito. Avrebbe avuto senso 10 anni fa all’apertura dei mercati, ci sarebbe stato bisogno di qualcuno con una visione di quello sarebbe potuto succedere, in particolare per l’interdipendenza tra gas ed elettricità. Ora c’è bisogno di poche MA CHIARE regole che facilitino l’integrazione dei mercati col resto d’Europa. Su questo finora grosse delusioni anche dal governo dei tecnici. In Italia si è preferito giocare sulle bolle del gas, sui distacchi programmati, sui blackout della domenica, sulle centrali ad olio combustibile in emergenza e altro. Tutto con l’obiettivo di convincere l’opinione pubblica ad accettare le infrastrutture. In parte questa ‘strategia’ ha pagato. Ma non è un po’ deprimente? La cosa che mi fa alterare è che quando si tratta di mettere in piedi regole che abbiamo una certa parentela con il mercato non ci riusciamo. Mai. Come paese preferiamo la decretazione d’urgenza e la difesa dei campioni nazionali o meglio dei loro profitti per le casse delle stato. Manca visione, manca fiducia a volte manca anche competenza.

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