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  1. Alberto Rispondi

    Se le università italiane non avessero aperto a tutti gli studenti non sarebbero conciate come sono in questo momento, e l'abbandono degli studi, da parte degli studenti, non sarebbe così alto.

  2. Alessandro Rispondi

    Non mi stupisce che ci siano differenze tra regioni. La scuola non è di competenza regionale? Per quanto riguarda l'ammontare della borsa, vorrei far notare che il costo della vita non è per niente uniforme sul territorio nazionale. Assegnare lo stesso ammontare in tutte le regioni equivale a svantaggiare le persone che vivono in regioni/città più costose. Non è anche questa una ingiustizia?

  3. AM Rispondi

    Un altro tema da affrontare sono gli aiuti pubblici alle scuole private. Ricevono aiuti pubblici in Italia anche le scuole che fanno capo ad altri paesi (scuole tedesche, americane, francesi, svizzere)? E' accettabile che queste scuole applichino una differenziazione delle tasse scolastiche che penalizza gli studenti italiani?

  4. Felice Di Maro Rispondi

    Se l'Istat ritiene che fino a 74 anni si possa cercare lavoro e assicuro che questa è non solo una tendenza in atto ma una necessità, l'autrice pur avendo fatto un ottimo lavoro spieghi il perché nell'ambito del diritto allo studio si parla solo di sbarbatelli che ingiustamente non ricevono una borsa di studio. Sia chiaro e senza equivoci, hanno ragione! Ma Federica Laudisa fa bene a indicare chi deve finanziare e come. Ma, risponda. Lei ritiene che il diritto allo studio appartiene solo ad una fascia anagrafica, quella dei giovani?

  5. Giovanni Santangelo Rispondi

    Se dovesse venire meno il Diritto allo studio, non esiterà lo sviluppo!