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  1. Emilio Dilorenzo Rispondi

    Riguardo a questo punto, condivido il pensiero secondo cui l'arco temporale di riferimento sia del tutto inadeguato poiché le performance dovrebbero essere misurate nel medio periodo. Di conseguenza il risultato non può ritenersi scientificamente significativo; d'altronde ritengo che un'analisi fondata su una serie storica più estesa avrebbe reso esattamente lo stesso risultato. Per cui, considerata anche la difficoltà di reperire e comparare dati storici, vi ringrazio per l'interessante chiave di lettura.

  2. Freemimma Rispondi

    Sarebbe interessante sapere se sono disponibili i medesimi dati per aziende europeee di paragonabili dimensioni, ad esempio capire com'è la distribuzione dei dati in Germania, Francia e Spagna; il tutto per avere un quadro completo del panorama in cui si muovono le nostre aziende, visto e considerato che in Europa siamo gli ultimi per media salari per addetto potremmo essere i primi per emolumenti agli AD e costo del CDA...

  3. giovanni Rispondi

    Sull'Espresso del 9.12, pag. 156, purtroppo non è stato riportato un dato molto rilevante, che fortunatamente avete sviluppato: l'incidenza del costo dell'AD e/o del CDA sul fatturato (il CDA Brembo si mangia il 2,3% del fatturato, l'AD Acea lo 0,18% e quello Interpump lo 0,41%!). Manca ancora, però, l'incidenza del costo dell'AD e del CDA sul costo totale del personale, che mi sembra il dato più significativo perché rende conto sia della dimensione dell'azienda, che del ramo di attività che del VA prodotto.

  4. Giorgio Rispondi

    Il vostro articolo e' certamente interessante. Tuttavia, credo che, senza dati aggiuntivi, sia fuori luogo avventurarsi a interpretare la (mancanza di) correlazione tra utili e remunerazioni. Tale correlazione e' viziata da un problema che gli econometrici chiamano "selection bias": puo' darsi che il minor utile di certe imprese sia dovuto a difficolta' strutturali o contingenti non osservate dagli autori della ricerca, e che proprio in risposta a tali difficolta' le imprese scelgano di assumere manager piu' quotati (e che quindi vanno pagati di piu') o semplicemente di incentivare con piu' forza i propri organismi dirigenti. In altre parole, puo' darsi che se l'ad strapagato di un'azienda in difficolta' (e quindi con scarsi utili) fosse pagato meno, gli utili di quell'azienda sarebbero ancora piu' miseri!

  5. Amedeo Rispondi

    Molto interessante l'analisi. Complimenti. I limiti sono stati anche ben evidenziati dagli autori (analisi cross-sectional), solo un anno (year effect) etc. Mi capita proprio oggi tra le mani il principale giornale finanziario australiano (Financial Review) che dedica 16 pagine ad un'analisi longidutinale dei compensi degli amministratori. Il titolo è "Greed is Good at Times". Qui gli azionisti si lamentano perchè possono permettersi di licenziare i managers (non preoccupatevi, non succede neppure qui) mentre da noi le strutture proprietarie 'chiuse' rendono i meccanismi di remnunerazione un ulteriore strumento di espropriazione delle minoranze. Zattoni- Minichilli (2009) "The Diffusion of Equity Incentive Plans in Italian Listed Companies: What is the Trigger?" in Corporate Governance: an International Review.

  6. AM Rispondi

    In Italia siamo ben lontani dagli eccessi registrati negli USA e in altri paesi, ma comunque anche da noi i compensi dei CD sono talora eccessivi sia in assoluto sia in relazione ai compensi dei Consiglieri di amminitrazione e dei Sindaci. Curiosamente, tuttavia,quando vengono applicate sanzioni ad personam da parte della CONSOB e di altre autorità di controllo non si seguono i medesimi rapporti. Se un CD guadagna ad es. 50 volte rispetto a un amministratore e 20 volte rispetto a un sindaco subisce sanzioni che sono solo il doppio o il triplo.

  7. Walter Paiano Rispondi

    Ditemi se sbaglio nel ragionamento. Un manager o un Ceo molto oneroso dovrebbero essere giustificati dal poter avere amministratori affidabili, rinomati, di cui c'è economicamente domanda. Quindi una correlazione con il loro stipendio si dovrebbe cercare nella gestione non di breve periodo (utili distribuiti, ma il discorso vale anche per gli utili generati) ma in quella di medio periodo: si dovrebbe cioè vedere se a manager pagati molto si accompagnano maggiori investimenti in nuove tecnologie, innovazioni e perfino immobilizzazioni immateriali, per il semplice fatto che le conseguenze sfavorevoli di breve periodo derivanti da tali scelte (meno utili) sarebbero compensate dalla fiducia nell'operato del manager, che si vede remunerato in modo più alto a causa della sua capacità di avere, comprendere, ottenere, informazioni più privilegiate dei suoi concorrenti: insomma, una sorta di extra perchè l'asimmetria informativa di quel manager è di qualità superiore e si paga di più. Ma appunto, se parliamo di asimmetria informativa, allora bisognerebbe guardare più agli investimenti di medio periodo che ai risultati di breve.

    • La redazione Rispondi

      Il confronto tra i costi dei Cda e le performance aziendali è cosa assai complessa da effettuare. Noi abbiamo cercato di contenerla e siamo ben consci che un aspetto critico è rappresentato dall'arco temporale di riferimento. Un anno è troppo poco. Rispetto alle grandezze da utilizzare, gli investimenti materiali o immateriali, rappresentano una variabile importante, tuttavia gli investimenti servono per ottenere qualche vantaggio. Non sarei pertanto d'accordo nel confrontare i costi del cda o dell'Ad con gli investimenti in quanto il rischio sarebbe quello di un eccesso di spesa, non sempre richiesta e necessaria.
      Alla fine le grandezze economico - finanziarie rilevanti rimangono quelle tradizionali: dividdendi, utile, patrimonializzazione. E' possibile anche integrare con Eva o altri indicatori di tale natura.
      Emilio Roncoroni

  8. Lukas Plattner Rispondi

    Ottima ricerca con risultati che hanno dell'incredibile.

  9. Piero Rispondi

    Siete un sito della Bocconi.. formate la classe dirigenziale.. molti (non tutti.. ma neanche pochi) dei vostri alunni sono già in carriera in quando godono ex-ante di vie oggettivamente preferenziali per la carriera.. eppure avete scrtitto un'analisi che di per sé è vera ma scopre l'acqua calda.. ogni corporazione (non solo impiegati ed operai.. ma anche professori universitari.. giornalisti.. manager .. imprenditori e figli.. politici e politicanti) predica flessibilità meritocrazia sacrifici ecc. per gli altri.. ma poi per sé stessa è auto-referenziale.. in ognuno prevale l'egoismo clientelare.. certo che la tendenza alla concentrazione del potere in poche mani (persone o società) è figlia della globalizzazione.. ma x lo meno qui in occidente genera maggiori discriminazioni che intaccano non solo il contratto sociale (distribuito col Corriere della Sera:) ma pure l'efficenza del sistema complessivo e la tanto a parole declamata cometitività (a carico degli altri of course)..

    • La redazione Rispondi

      Io non insegno in alcuna università né penso che Lavoce possa essere identificata con la Bocconi.
      E' vero che nell'articolo si riportano informazioni note, e come è vero che i compensi rifelttono scelte autoreferenziali, tuttavia penso che qualche sassolini lanciato nello stagno non sia opera inutile. Il suo commento potrebbe invece lasciare un po' di pessimismo circa la democrazia societaria, visto che i costi dei Cda e degli Ad sono noti a tutti gli azionisti.
      Emilio Roncoroni