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  1. Carla Mattioli Rispondi

    Il Piano sociosanitario Regionale della precedente Regione Piemonte ha obbligato i sindaci sindaci a stendere i profili e piani di Salute per i loro territori raccogliendo dati sulle principali cause di malattia e morte nei loro territori in una concezione della salute non solo sanitaria e della responsabilizzazione amministrativa delle singole realtà su questi temi. Si è preso coscienza che si sta peggio in montagna che in città, che alcool e fumo sono peggio dell'inquinamento, che i quartieri senza traffico, con più verde e con maggior reddito allungano la vita di 5-6 anni, e che quindi auto e verde contano meno per l'inquinamento che per l'impedimento a una vita di relazioni che fa meglio del prozac o del grappino chiusi in casa. Su questo gli amministratori devono riflettere e lavorare più sulla programmazione urbanistica e non solo sul numero degli ospedali, dicendolo anche ai cittadini. Carla Mattioli, sindaco di Avigliana

  2. Marco Ferrari Rispondi

    Parlare di trasporti senza considerare gli aspetti microeconomici non ha molto senso. Gli autori scrivono: "Il potenziamento del trasporto collettivo, in questo caso, verrebbe trainato dalla maggior domanda", ma quando non si riesce a salire su un autobus o una metropolitana per quanto sono affollate, quando si aspettano 20 minuti le corse...? La domanda c'è già, ma manca l'offerta adeguata. E molta più domanda latente potrebbe emergere se l'offerta fosse attraente. Soprattutto in paese individualista come l'Italia finché il trasporto pubblico non risulti molto più vantaggioso di quello privato non si riesce a spostare la preferenza dei consumatori. Ad esempio, se anche muoversi in macchina prendesse 50 minuti e in autobus/metro 40, l'italiano preferirebbe l'auto per la "comodità" di non dover salire su mezzi sporchi e affollati. E ahimè è raro in Italia che il mezzo pubblico sia più veloce del mezzo privato. Occorre quindi fortemente agevolare il mezzo pubblico: corsie preferenziali a tappeto, e congestion charge. E poi aumentare l'offerta di mezzi pubblici. Occorre che il trasporto pubblico faccia "concorrenza sleale" a quello privato.

  3. Massimo Canali Rispondi

    La "diagnosi" da cui muove l'articolo di Boitani e Ramella sarebbero le lamentele di alcuni titoli di stampa, ma questa non è una diagnosi scientifica, sono lanci giornalistici. La "terapia sbagliata" sarebbe che tutti pensano che la soluzione sia incentivare il trasporto pubblico: se guardiamo all'Italia Boitani e Ramella possono stare tranquilli, il trasporto pubblico qua lo si è sempre incentivato poco e ultimamente non lo sta incentivando nessuno. Riguardo ai benefici "trascurabili" della metropolitana di Torino, penso che se computiamo in positivo unicamente la riduzione di polveri sottili risultante da 8.500 spostamenti in meno, come hanno fatto Boitani e Ramella sarà ben difficile che la cosa possa risultare conveniente. Nella fonte citata dagli autori sono elencati ben altri benefici che però sono stati sottaciuti. Riguardo alle opinioni dell’Accademia Francese, espresse nel 1999, mi pare che siano un po’ troppo datate per sostenere validamente delle argomentazioni. Sarebbe interessante magari capire cosa è successo negli ultimi 15 anni. Se la regione di Parigi ha mantenuto quei trend, se nel frattempo l’inquinamento da traffico è calato o aumentato e quali le conseguenze.

  4. luca Rispondi

    Si parla di alternative, ma per me chiudere il centro e applicare una congestion charge sulla corona attorno al centro dovrebbero fare parte di un'unica soluzione. Poi c'e' il discorso di reinvestire i guadagni della congestion charge (oltre che dei parcheggi che dovrebbero essere tutti a pagamento, come avviene a Parigi, Londra e immagino in molte altre citta'). Trovo interessante l'idea dello sgravo fiscale, solo che opterei per una riduzione mirata: l'idea sarebbe di rendere il trasporto pubblico cosi' economico da renderlo preferibile a quello privato inquinante (e anti-economico). Ovviamente per una soluzione di questo genere occorre anche potenziare la rete di trasporti pubblici in modo che sia accessibile a tutti e che permetta di spostarsi in modo relativamente semplice da un qualsiasi punto A ad un qualsiasi punto B della citta'. Il passaggio a questo sistema dovrebbe essere graduale ma progressivo.

  5. Luca Rispondi

    Concordo appieno con l'osservazione che una linea di metropolitana da sola puo' fare poco, un sistema di trasporti pubblici efficiente, eterogeneo e integrato, puo' cambiare la concezione stessa di spostamento. Di esempi ne sono gia' stati fatti nei commenti precedenti, direi quasi che basta essere usciti almeno una volta dall'Italia per rendersene conto. Ma sul trasporto pubblico si e' gia' detto. Nessuno invece ha ancora detto niente sul primo mezzo di trasporto rivoluzionario: la bici! So che molti staranno gia' ridendo di cio', ma vorrei invitarvi a trattenere le risa e farvi un giretto in qualche citta' olandese, danese o in generale del nord Europa (tutte realta' con climi piu' sfavorevoli dei nostri). In particolare a Gronningen, in Olanda, il 60% degli spostamenti avviene in bici! E non parliamo di un paesino, ma di una citta' di 200.000 abitanti, piu' della maggior parte delle citta' italiane.

  6. Francesco Rocchi Rispondi

    Io ho letto l'articolo sulla ripartizione modale e approfitto per rimettere qua il commento che ho aggiunto lì, in coda ad una discussione ormai conclusa. I dati che lei fornisce sui trasporti sono nazionali e riguardano anche i trasporti a lunga distanza, che, lei ci informa, pesano per il solo 3%. Includono, però, anche i trasporti urbani dei centri che non hanno servizi pubblici: in paesi di 20.000, 30.000 o anche più abitanti non ci sono autobus, ma solo auto. Considerando che si tratta della maggior parte dei centri, non si falsa il discorso? Non bisognerebbe fare un confronto diretto tra Roma o Milano e Parigi e Londra? Roma ha una rete più corta e poco integrata, Parigi e Londra invece hanno reti tentacolari, sincronizzate e frequenti. A Parigi, mi dica se sbaglio, la metro copre il 18% degli spostamenti, insieme con il 16% dei bus e il 15% di RER e Transilien. Gli spostamenti in metro intra-muros arrivano addirittura al 50%. Non è con questi dati che sarebbe utile confrontarsi?