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La prima e ultima decisione

Nel giorno stesso in cui il governo ha ricevuto la fiducia alla Camera, è apparsa sul sito del ministero del Tesoro la prima Decisione di finanza pubblica. Arriva in ritardo e rischia di essere già stata superata dai fatti. Perché riflette solo decisioni già prese, rese insufficienti dalle revisioni del Patto di stabilità e dall’andamento del gettito tributario inferiore alle previsioni. Oltretutto sarà anche l’ultima.

Alla fine del 2009 è stata approvata una riforma della contabilità pubblica presentata come epocale e che in effetti si attendeva da anni.
Salutata con generale soddisfazione l’abolizione del Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) e della legge finanziaria, rimaneva una certa curiosità di vedere come avrebbero funzionato le nuove procedure di bilancio.

LE NUOVE PROCEDURE DI BILANCIO GIÀ DISATTESE

Il vecchio Dpef veniva presentato entro il 30 giugno. Troppo presto, si diceva, meglio aspettare settembre quando le previsioni economiche saranno più aggiornate. Così nella riforma si stabilì che il governo dovesse presentare, entro il 15 luglio, solo le linee guida per la ripartizione tra Stato, Regioni, comuni degli obiettivi programmatici di finanza pubblica. Entro il 10 settembre la Conferenza unificata avrebbe dovuto esprimere il suo parere sulle linee guida. Un percorso di coinvolgimento delle autonomie locali coerente con il famoso federalismo fiscale. Poi entro il 15 settembre il governo avrebbe presentato il nuovo documento programmatico, la Decisione di finanza pubblica (Dfp). La manovra di finanza pubblica sarebbe stata poi presentata un mese dopo, entro il 15 ottobre, con la legge di stabilità (in sostituzione della vecchia legge finanziaria).
Le cose sono andate diversamente. La manovra per il 2011-2013 è stata anticipata a fine maggio (per ottimi motivi, poco dopo l’esplosione della crisi greca) e approvata per decreto-legge, tra le proteste di comuni e, soprattutto, Regioni (ricordate i governatori che minacciavano di restituire le deleghe?). Ovviamente è divenuto superfluo presentare linee-guida a metà luglio e attendere pareri entro il 10 settembre. Per di più, e questo è meno comprensibile, la scadenza del 15 settembre per la presentazione della Dfp non è stata rispettata senza alcuna reazione da parte dell’opposizione che pure aveva contribuito a disegnare la riforma della contabilità (e aveva contribuito ad approvarla). La Dfp è stata alla fine pubblicata il 29 settembre, con due settimane di ritardo. Nella premessa annuncia che sarà non solo la prima, ma anche l’ultima Decisione a vedere la luce perché d’ora in poi il coordinamento delle politiche di bilancio a livello europeo imporrà un diverso titolo e calendario (speriamo rispettato) per questo documento. E la legge di stabilità, tra quindici giorni, si annuncia molto più sintetica rispetto alle vecchie leggi finanziarie. Ma questo avviene semplicemente perché era molto corposo il decreto-legge 78 di fine maggio. Insomma, più che una prima applicazione delle nuove procedure di bilancio, quest’anno si ripropone il copione dei due anni precedenti: manovra per decreto prima dell’estate e poi in autunno finanziaria leggera.

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DECISIONI GIÀ PRESE

La Dfp non aggiunge nulla a ciò che già è stato deciso. Ripropone le cifre della manovra di maggio, assumendo che essa si realizzi interamente e con piena efficacia. La tabella qui sotto riporta l’andamento delle principali grandezze di finanza pubblica. Il miglioramento del saldo primario deriverebbe nel triennio 2011-2013 da una sostanziale stabilità delle entrate (resta costante la pressione tributaria e si riducono leggermente i contributi sociali, in buona parte per il congelamento delle retribuzioni pubbliche) e da una riduzione di quasi tre punti di Pil della spesa primaria corrente. Il debito pubblico continuerà a crescere, in rapporto al Pil, nel 2010 e 2011, la diminuzione nei due anni successivi lo riporterà nel 2013 a un livello analogo a quello del 2009, nonostante una previsione di crescita reale del prodotto al 2 per cento reale l’anno nel 2012-2013, che oggi appare ottimistica.

 

Finanza pubblica (rapporti al Pil)

E’ GIÀ DA RIVEDERE?

La Dfp rischia di nascere già vecchia. Le revisioni del Patto di stabilità e crescita su cui sta maturando un consenso a livello europeo rendono, infatti, gli scenari di finanza pubblica prospettati in questa decisione del tutto inadeguati. Si prospetta infatti un aggiustamento più ampio del previsto. Inoltre rispetto alle previsioni diffuse dopo il varo della manovra, emerge un deterioramento dell’avanzo primario di 0,2 punti di Pil (circa 3 miliardi di euro) per il 2011 e 2012. Ciò è dovuto “a parità di ipotesi di crescita a una riduzione del gettito atteso (p. 19). Insomma le entrate vanno peggio di quanto si poteva prevedere a giugno. Un peggioramento che si è rimangiato un quarto della correzione effettuata con la manovra, che, ricordiamo, valeva 0,8 punti di Pil l’anno. È un dato su cui riflettere soprattutto tenendo conto che la manovra varata in primavera contava sulla possibilità di recuperare più di 8 miliardi all’evasione fiscale da qui al 2012.

 

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Niente romani, please

  1. Thor

    Ed i cds italiani salgono oltre 200 punti.. come prima dell’estate… brrrrr…. speriamo bene..

  2. Roberto A

    A parte che bisogna vedere da quando partiranno i nuovi meccanismi:non credo nel 2011, né nel 2012, vista la situazione del deficit della grande maggioranza dei paesi europei. E’ probabile che possa partire dopo il 2013, per cui, comunque, le previsioni del DFP (se si verificano completamente), potrebbero anche essere sufficienti, almeno per il 2011 e il 2012. Anche perché, è sicuramente in programma nel 2012 un ulteriore correzione per gli anni successivi: il tendenziale da un 2,2 per il 2013,basterebbe una correzione di uno 0,4 (circa 6 miliardi) per portarlo all’1,8 e vedendo come sarà il tendenziale in quel momento, fare, se necessario, correzioni per il 2014 e il 2015 tali da portare il deficit allo 0,9 e poi al pareggio. E una volta raggiunto il pareggio e mantenuto, il rapporto deficit/PIL (anche in presenza di una crescita del PIL nominale medio solo uguale alla media del 2006-2007), si avrebbe una riduzione del rapporto debito/PIL intorno ai 4 punti per anno. Il DPF certo vede una riduzione delle entrate del tendenziale, compensata però dalla riduzione degli interessi passivi (come prima,certo occorre che poi quelle stime si avverino, ma su quelle si può ragionare, ora).

  3. Diego

    I contenuti della Decisione appaiono ridicoli (previsione crescita Pil, riduzione stock di debito, presenza di avanzo primario) e secondo me appaiono ridicoli addirittura a chi li ha scritti. Le ultime previsioni di crescita del Pil erano assolutamente sovrastimate (e ciò lascia supporre che lo siano anche quelle della DFP). L’abbattimento della spesa corrente idem, dal momento che ancora nessuno è riuscito a fermarla (rectius, ad avere la volontà politica di farlo). La sussistenza di avanzo primario e roba da Visco (e mi pare ci si ricordi tutti che cosa le scelte di Visco hanno provocato): dubito che Tremonti avrà il coraggio delle stesse scelte. La spesa per interessi non può che crescere, visto l’aumentare continuo dello stock di debito e il fatto che il tasso di interesse non potrà che salire. E tutto ciò a parità di condizioni (cioè senza alcuna riforma) rende la DFP ridicola.

  4. giuseppealfano

    Il governo Berlusconi ha tutti i torti di questo mondo, ma non quello di aver creato il debito pubblico: di ciò bisogna incolapre la classe politica tutta, ad eccezione dell’allora MSI, della Prima repubblica, la quale ha fatto violenza all’art. 81 della Costituzione. Sull’argomento un mio scritto è stato pubblicato su Consulta on line. Per quanto poi riguarda lo scavalcamento del nuovo sistema di finanza pubblica, il governo Berlusconi è del tutto incolpevole tranne che, come tutti gli altri governi europei, non aver saputo, o per negligenza/incompentaza o più probabilmente per complicità sistemica, il grande crac finanziario, a seguito del quale la Germania, lasciata sola al comando dell’Europa, ha imposto a tutta la UE la sua linea di finanza pubblica. Su una cosa ha sempre avuto ragione Andreotti…sulla contrarietà alla riunificazione tedesca. Le Future generazioni europee pagheranno il conto di questa situazione storica venutasi a determinare!

  5. Giulio Cesare Taddei

    Già si sa che la perdita di gettito correlata al prelievo del 20% sugli importi dei contratti di affitto non sarà coperto dagli importi derivanti dall’emersione degli affitti in nero. E poi, con le elezioni dietro alla porta, c’è da aspettarsi una "trovata" per dire che si sono ridotte le tasse e qualche altra "perla" per accreditare la bontà della gestione del governo Berlusconi.

  6. Felice Di Maro

    L’articolo e la tabella allegata evidenziano che le revisioni del Patto di Stabilità non assicureranno un equilibrio economico tra entrate e uscite. Più che una prima applicazione delle nuove procedure di bilancio, per il 2010 si sta attuando ciò che si è fatto nei due anni precedenti: manovra per decreto prima dell’estate e poi in autunno finanziaria leggera. Naturalmente leggera per i soliti noti. Salari, stipendi e pensioni stanno progressivamente perdendo potere d’acquisto. Ma mentre il debito pubblico continuerà a crescere i servizi pubblici diminuiranno a fronte di quelli degli stessi settori che vengono privatizzati. Scuola e università ne sono un esempio eloquente. Sia chiaro e senza equivoci, in rapporto al Pil, nel 2010 e 2011, la diminuzione nei due anni successivi riporterà il debito pubblico nel 2013 a un livello analogo a quello del 2009. Ora, nonostante che si stimi una previsione di crescita reale del Pil al 2 per cento per l’anno 2012-2013 purtroppo non è per niente chiaro con quali investimenti e naturalmente con un interrogativo grande quanto un macigno. Si faranno gli investimenti? Il censimento si farà? E i dati saranno resi noti in tempo reale?

  7. Maurizio

    Anche se non ci voleva un genio per capirlo ci siamo trovati con un andamento delle entrate ben al di sotto delle previsioni. Ma anche questo nuovo dato a mio avviso non rispecchia la realtà a fronte di una enorme crisi industriale, con centinaia di migliaia di persone in cassa integrazione, di pmi che chiudono, il dato sulle entrate sembra non corretto. Sarebbe meglio analizzare questo dato a fondo per vedere se viene falsato dalla metodologia di rilevamento.

  8. giacomo

    La storia racconta che l’esplosione geometrica del debito italiano avvenne, soprattutto, con i governi Craxi, passando da 400 mila milioni a oltre un milione. Oggi il numero lo conosciamo tutti. Da un paio di anni è però ulteriormente aumentato e non diminuito.

  9. max

    Credo che solo con una vera lotta all’evasione fiscale sarà possibile risanare l’economia del ns. paese, al di là delle alchimie contabili, e delle previsioni, che tali sono (previsioni appunto). Perciò, pugno di ferro con gli evasori, previa riforma fiscale, in senso semplificativo, e non solo federalistico.

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