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Oltre il meno zero virgola tre

Nuove stime dell’Ocse indicano una crescita zero per l’Italia nel secondo semestre 2010. Le previsioni possono anche essere sbagliate, ma rimane il fatto che durante la crisi il Prodotto interno lordo trimestrale del nostro paese è sceso da 323 a 301 miliardi di euro, per poi risalire a 304 dopo un anno di “ripresa”. Di questo passo, ci vorranno cinque anni per ritornare ai livelli precedenti alla crisi.

L’’Ocse pubblica due volte l’’anno previsioni per così dire ufficiali nel suo OECD Economic Outlook, in giugno e in dicembre. Di questi tempi la fame di numeri è tale che tra aprile e dicembre, l’’Ocse ha cominciato a pubblicare previsioni intermedie in un Interim Outlook. Nella sua tabella principale l’’Interim Outlook di settembre riporta notizie spiacevoli per tutti e in particolare per l’’economia italiana.

NUVOLE ALL’’ORIZZONTE

Le cattive notizie per tutti ( i G7) sono che la ripresa internazionale perderà slancio nel secondo semestre 2010. Dopo i +3.2 e +2.5 per cento di crescita trimestrale del primo e secondo trimestre 2010 (sono dati annualizzati; vuol dire che bisogna dividere per quattro per sapere di quanto è aumentato davvero il Pil tra un trimestre e l’’altro) l’’Ocse ci dice che dobbiamo aspettarci un +1.4 nel terzo trimestre 2010 e +1.0 nel quarto trimestre 2010. Il che era più o meno atteso. Negli Stati Uniti l’’economia sta perdendo spinta per il venir meno dei piani di stimolo di Bush e Obama. In Europa gli aggiustamenti fiscali programmati e solo parzialmente attuati già nel maggio-giugno 2010 potrebbero incidere negativamente sui consumi degli europei nel secondo semestre.
La brutta notizia è che tra i paesi del G7 l’Italia potrebbe essere il paese con un segno negativo nella colonnina del suo tasso di crescita nel terzo trimestre 2010 e quella con il “segno +” più piccolo nel quarto trimestre 2010. Intendiamoci: il numero del terzo trimestre è -0.3 annualizzato, il che vuol dire meno di un decimo di punto percentuale. Vuol dire passare da 100 a 99.9. Insomma, è praticamente zero. Ed è anche praticamente zero anche il “segno +” per il quarto trimestre: una tasso annualizzato di +0.1 diviso per quattro fa praticamente zero. Insomma l’’Ocse si aspetta un’’economia italiana a crescita piatta nel secondo semestre 2010. Il dato si aggiunge ad una crescita di +0.5 per cento del secondo trimestre 2010 – marginalmente rivista al rialzo dall’’Istat – che era grosso modo la metà di quella registrata nell’’area euro.
La tabella contiene anche un’’istruzione per l’’uso, che è tecnica ma non si può dimenticare: i margini di errore che l’’Ocse attribuisce ai numeri nella tabella sono molto elevati. Lo “standard error” indicato tra parentesi è infatti di 1.5 punti percentuali. Vuol dire che la previsione su cui l’’Ocse mette la faccia – la faccia di Piercarlo Padoan, il suo capo economista – è che la crescita sarà compresa tra 1.2 e -1.8 per cento annualizzato (vuol dire +0.3 e -0.5 trimestrali). Vuol dire che i valori veri del tasso di crescita del Pil dell’’Italia potrebbero anche essere positivi o addirittura molto più negativi di -0.3 per cento. Insomma, meglio prendere la previsione Ocse con le pinze. La Bce nel suo Bollettino Economico è, per esempio, meno pessimista dell’’Ocse sul futuro dell’’economia americana ed europea.

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COSA STA SUCCEDENDO?

In un articolo di metà agosto avevo già parlato del peggioramento del superindice Ocse per l’’economia italiana (mentre i Tg e i giornali erano in vacanza). Il superindice – un riassunto dell’’andamento degli ordini industriali, della produzione attesa, delle condizioni del credito e della fiducia dei consumatori – – mostra di avere raggiunto un picco nei primi mesi del 2010 con un peggioramento nei mesi successivi. Richiamo qui le prime righe del comunicato Ocse di metà agosto relative all’’Italia: “OECD composite leading indicators (CLIs) for June 2010 point to a possible peak in expansion.(..) The CLIs for France, Italy, China and India all point to below trend growth in coming months (..)”. Per comodità, ecco il grafico dell’’indice per l’Italia (1).

La svolta c’’è stata tra febbraio e marzo 2010. Siccome l’’indice solitamente anticipa ciò che succede al Pil e alla produzione industriale dopo circa sei mesi, vuol dire che l’’indice ci segnala cattive notizie per il terzo trimestre 2010. Evidentemente le Interim projections dell’’Ocse incorporano le informazioni contenute nel superindice. In passato il superindice ha funzionato abbastanza bene. Ha previsto correttamente con sei mesi di anticipo che l’’Italia sarebbe uscita dalla recessione nel terzo trimestre 2009. Era stato invece troppo pessimista nel prevedere il timing della recessione: aveva cominciato a diminuire nel primo trimestre 2007 ma poi la recessione è arrivata solo nel secondo trimestre 2008. Potrebbe essere troppo pessimista anche in questo caso. Ma il segnale c’’è.

CINQUE ANNI SONO LUNGHI

Le previsioni statistiche indicano delle probabilità e quindi possono essere – e sono state spesso – sbagliate. Rimane il fatto che durante la crisi il Pil dell’’Italia – –il totale dei redditi e della produzione di nuova ricchezza al netto dell’’inflazione che avviene nell’’economia italiana in un trimestre – è sceso da 323 miliardi di euro del primo trimestre 2008 a 301 miliardi nel primo trimestre 2009 (nel grafico sotto, è riportato il numero indice relativo al Pil), per poi risalire a circa 304 miliardi dopo ormai un anno di “ripresa”. La parola ripresa è non casualmente tra virgolette.

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Fonte istat

Di questo passo ci vorranno altri 19 trimestri per ritornare al livello del primo trimestre 2008. Ce ne vorranno 21 se le previsioni Ocse sulla sostanziale stagnazione dell’’economia italiana dei prossimi due trimestri si riveleranno corrette. Insomma, nel 2015, in tempo per esibirlo all’’Expo, il Pil dell’’Italia sarà ritornato ai livelli del 2008. Nel frattempo troppi posti di lavoro saranno scomparsi.

(1) le aree in azzurro indicano i periodi in cui la produzione industriale è in diminuzione. La retta = 100 indica il valore medio di lungo periodo del superindice

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10 commenti

  1. Andrea Chiappini

    Credo ci sia un netto errore nel riportare dati sul PIL italiano. Fonte: Bloomberg riportava per l’Italia il valore del PIL del 2008 a 2.300 miliardi di dollari che al cambio attuale – sono circa 1.800 miliardi di euro (ben superiori dunque ai circa 300 miliardi di cui si parla nell’articolo).

    • La redazione

      Nessun errore. come è scritto nell’articolo, 300 miliardi circa è il Pil trimestrale al netto dell’inflazione (a valori concatenati, si dice così). quello a prezzi correnti è di 385 miliardi di euro circa. per fare il calcolo del Pil pro-capite bisogna prendere quello a prezzi correnti e moltiplicarlo per quattro. così si otttine il Pil prodotto nell’anno.

       

  2. Alessandro Longoni

    Come al solito, ottimo articolo. TTuttavia, suggerirei di sottolineare maggiormente il fatto che la deviazione standard di (+/- 1.5) è cinque volte il valore atteso, per cui non ci si può per nulla basare sul dato espresso.

  3. Marco Parigi

    Sì, diciamo che la previsione Ocse, al momento, sembra essere abbastanza fuori fase rispetto, tra i vari disponibili, all’elaborazione del centro studi di Confindustria sulla produzione industriale nel terzo trimestre, all’indagine qualitativa di unioncamere di inizio agosto, all’indice PMI-Markit manifatturiero (ma anche dei servizi) di luglio (dove si parla di "solid-footing") e agosto (quindi, un bel pezzo di III trimestre), alla fiducia delle imprese rilevata dall’ISAE solo dieci giorni fa: tutti sembrano indicare un sentiero di crescita, ancorchè moderata e alcuni di essi non sono previsionali, ma dati già acquisiti (leggendo che il flash Ocse si basa su indicatori hard (es. produzione industriale) e soft (es. business confidence), la cosa mi lascia un goccio perplesso). Questo non certo per negare i mali italici, ci mancherebbe. A parte ciò, resta tutto da verificare il rallentamento americano nel terzo trimestre, soprattutto dati alla mano su manifattura (luglio e agosto) e restringimento del trade deficit dopo l’anomalia di giugno (l’1,6% del II trim. va certamente interpretato alla luce del dato sul net export).

  4. Agostino De Zulian

    Qualora l’Ocse centrerà la previsione, la percentuale riportata sui grandi numeri potrebbe significare una variazione di reddito pari ad un azzeramento di reddito di tre italiani su mille con lo stesso livello sociale. La corrispondenza è solo teorica, non si riuscirebbe a dimostrarlo perfettamente nella realtà. Non vedremmo sicuramente solo tre vicini di casa "morire di fame" mentre agli altri 996 (più il sottoscritto) non accadrebbe nulla. Questi potenziali accadimenti purtroppo trovano invece la sorgente da strategie economiche volute e non definite dal mercato che dal mio punto di vista sono costruite per individuare e colpire solo nicchie di popolazione in modo tale da ridurle in povertà al fine di salvare il livello economico di altre.

  5. Marco Parigi

    Tra l’altro, sono uscite ieri le previsioni della Commissione UE, ove (anche se non viene indicato il margine di errore) per il 3 trimestre si prevede per l’Italia addirittura un’accelerazione, +0,5% trimestrale, contro il -0,3% annualizzato Ocse. quindi, insomma….. chi vivrà, vedrà!

  6. Hans Suter

    "Insomma, nel 2015, in tempo per esibirlo all’Expo, il Pil dell’Italia sarà ritornato ai livelli del 2008." Vero, ma l’Italia del 2015 sarà diversa da quella del 2008, guardando solo alla demografia, gli oltre 65 saranno il 22% anziché il 20% etc etc.

  7. roberto boschi

    In che situazione si troverebbero i conti pubblici dell’Italia a Novembre, quando ci sarà la prima lettura del Pil III°/2010, se queste previsioni OECD si avverassero anche solo parzialemente (es. un variazione zero anziché negativa)? Ricordo infatti che Tremonti ha delineato la manovra 2011/2012 con valori del Pil molto più ottimistici. Fra l’altro oggi sono usciti i dati Bankitalia sul debito Italia di luglio e, vista la diminuzione del 3,4% annua delle entrate tributaria, c’è poco da stare allegri.

  8. Giorgio Massarani

    Avendo partecipato al Convegno del 15 settembre ho apprezzato il Suo ultimo intervento a cui è mancato però per limiti del tempo la possibilità di fare commenti: eccoli ora. Ci si concentra troppo spesso sulla fase di crollo e sulla “ripresa” degli ultimi quattro trimestri, ma quello che la curva dei valori concatenati mostra è che l’Italia si è mangiata nel forte crollo tutta la debole crescita precedente del decennio. In pratica siamo un paese a crescita zero da otto o nove anni e se si considera che di crisi finanziarie ce n’è una ogni sette o otto anni è molto probabile che saremo a crescita zero anche nel prossimo decennio. Pessimismo cosmico? No, solo che dovremmo cambiare modello di società.

    • La redazione

      E’ vero, l’Italia cresce poco da ben prima della crisi. Guardando al Pil ufficiale avevamo già perso 20 punti rispetto agli altri grandi paesi europei tra il 1995 e il 2008. Ma purtroppo non so bene quale sarebbe il modello di società alternativo che ci farebbe ritornare su un sentiero di crescita più decente.

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