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Virtuosi e lazzaroni dei tagli di bilancio

È proprio vero, come afferma il ministro Tremonti, che la manovra economica del Governo italiano è in linea con quanto fanno gli altri paesi europei? Passando in rassegna i tagli di bilancio dei paesi dell’Unione e mettendoli a confronto con un benchmark europeo, possiamo assegnare ad ognuno la patente di “virtuoso” o di “lazzarone”. E risulta evidente che l’Italia, purtroppo, si comporta peggio degli altri.

“La manovra economica è  in linea con quanto gli altri paesi europei stanno facendo… e non ci sarà affatto bisogno di misure aggiuntive…”. Così ha dichiarato nei giorni scorsi il ministro dell’’Economia, Giulio Tremonti, in diverse interviste alle principali reti televisive. Purtroppo, se guardiamo con attenzione i dati, queste affermazioni non appaiono realistiche. Un’’attenta lettura di quest’’ultimi suggerisce al contrario  che  per “essere in linea ”con gli altri paesi europei l’’Italia dovrebbe predisporre tagli aggiuntivi sostanziali, circa 2,5 punti percentuali di Pil nel periodo 2010-2015. Vediamo perché.

CHI HA TAGLIATO DAVVERO IN EUROPA

La prima colonna della Tabella 1 mostra i tagli di bilancio programmati per il periodo 2010-15 nei paesi della zona dell’’euro ed in Gran Bretagna (fonte: Cesifo). Lo sforzo complessivo di consolidamento fiscale è sostanziale (si veda l’’ultima riga), circa 4,2 punti percentuali di Pil europeo in cinque anni, e risulta per lo più concentrato nel 2011-13. Sarebbe però sbagliato attribuire la patente di “lazzarone” o “virtuoso” ad un paese semplicemente confrontandone lo sforzo di aggiustamento con quanto fatto in Europa. In questo modo saremmo portati ad attribuire erroneamente la patente di lazzarone a paesi come la Germania e l’’Olanda,  che, come vedremo, lazzaroni non sono affatto.
Per confrontare i piani di rientro dei diversi paesi dobbiamo valutare la posizione di ciascuno in merito (almeno) al saldo primario di bilancio e al debito pubblico. Prendiamo per esempio l’’Italia. Il Pil del nostro paese rappresenta il 14,2 per cento del Pil europeo (zona euro più Gran Bretagna, si veda l’’ultima colonna della tabella), mentre il debito pubblico italiano costituisce quasi il 24 percento del debito europeo in circolazione. Sembrerebbe allora ragionevole che l’’aggiustamento di bilancio che “spetta” all’’Italia debba essere più elevato del magro 1,6 percento di Pil previsto per il 2010-15 (prima colonna della tabella), già ben al di sotto di quanto fatto in Europa (4,2 per cento). D’’altro canto, l’’Italia è messa molto meglio della maggior parte dei suoi partner europei quanto ad avanzo primario: questo supera di ben 4 punti di Pil il saldo medio europeo (terza colonna nella tabella). Da questo punto di vista, dunque, l’’aggiustamento che tocca all’’Italia dovrebbe essere più basso.  Ma allora come mettere insieme tutti questi elementi, in parte contraddittori? Quello di cui abbiamo bisogno è un benchmark europeo.

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Tavola 1: Tagli di Bilancio, Debiti e Deficit in Europa
Fonte: calcoli dell’’autore su dati CESIFO, OECD Economic Outlook, EIU

Il punto è che dobbiamo paragonare la manovra di aggiustamento di bilancio del paese “A” con quella che un  paese europeo medio” avrebbe scelto se avesse avuto gli stessi fondamentali economici di A nel 2009 (e cioè, a parità di bilancio primario, debito pubblico, apprezzamento del tasso di cambio reale, saldo delle partite correnti e tasso di disoccupazione).(1)
I risultati di questo esercizio (in due versioni, la prima in cui si esclude la Grecia nel calcolo del benchmark, e la seconda in cui la si include) sono illustrati nella Figura 1. Per ciascun paese, una barretta positiva/negativa misura di quanti punti di Pil la manovra prevista è  in eccesso/difetto rispetto all’’Europa, rappresentata dall’’origine del grafico. Dalla figura emerge chiaramente l’’identità dei paesi virtuosi e dei lazzaroni. Tra i primi, il Belgio (i tagli di bilancio previsti eccedono quelli europei, a parità di fondamentali,  di 1,5 – 1,8 punti di Pil per il 2010-15),  l’’Olanda e la Germania (con tagli in eccesso compresi tra +0,4 – 1 punti di Pil), e, sorprendentemente, il Portogallo (+1-1,9 per cento), la Spagna (+0,8-1,3 per cento), e la Grecia (+ 0,7 punti di Pil). La Gran Bretagna appare in linea con la media Eu,  quando si include la Grecia nel benchmark, mentre risulta tra i virtuosi (+1,8 punti di Pil) quando la si esclude. L’’Irlanda risulta un paese lazzarone solo per il fatto che i tagli di bilancio sono avvenuti prima del 2010 e dunque non sono qui presi in considerazione.
Ci sono due piccoli lazzaroni e un grande lazzarone. I piccoli sono l’’Austria, la cui minuscola manovra di aggiustamento (inferiore di 0,9 punti di Pil a quella europea) non appare giustificata dai suoi fondamentali, e la Slovacchia (-0,8-1,4 per cento ). Il grande lazzarone  è l’’Italia: ai livelli attuali di fondamentali per essere in linea con l’’Europa il nostro paese dovrebbe metter in cantiere tagli addizionali di bilancio per 2,4-2,7 punti di Pil nel prossimo quinquennio.

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Fonte: Calcoli dell’autore

CONCLUSIONI

Le lezioni da trarre sono le seguenti: Grecia, Portogallo e Spagna, i paesi che i mercati finanziari hanno preso di mira ritenendoli i più vulnerabili, hanno programmato misure draconiane che gli altri europei, se avessero fondamentali paragonabili (ma potendo pagare spread molto inferiori!) neppure si sognerebbero. Germania e Olanda sono i paesi virtuosi,  ma con moderazione. Tra i paesi ad alto debito, il Belgio eccede in disciplina, probabilmente per tentare con tutte le sue forze di non finire nel club dei Piigs. L’’Italia,  caro ministro,  è il grande lazzarone: per il momento (speriamo che) se la cava…
1) In pratica, nonostante il limitato numero di osservazioni faccio una regressione in cui la variabile dipendente è l’’aggiustamento previsto per il 2010-15, le  variabili dipendenti sono i seguenti “fondamentali” nel 2009:  il rapporto saldo primario/PIL, il rapporto debito pubblico/PIL, l’’apprezzamento del cambio reale tra 2005 e 2009, il rapporto tra saldo delle partite correnti e PIL ed il tasso di disoccupazione. Nella prima specificazione includo una variabile dummy per la Grecia, nella seconda no. L’’eccesso di aggiustamento che compare nella figura per ogni paese è dato dalla differenza tra aggiustamento attuale e quello previsto, nelle due diverse specificazioni.

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La risposta ai commenti

15 commenti

  1. maurizio sbrana

    Ma anche Tremonti lo sa che dovrà fare altre manovre… Ma questo modo di fare (cioè ‘prendere in giro la gente’!) è la filosofia di questo nostro Governo attuale (ma solo di quello attuale ?).

    • La redazione

      Immagino che il Ministro valuti che le condizioni politiche non consentano al governo di parlare in maniera più chiara al paese annunciando impegni per ulteriori tagli impopolari

  2. Pietro

    Chiedo scusa, ma non ho capito bene come è costruito il benchmark europeo. In generale, se valuto l’aggiustamento di bilancio controllando per la differenza tra il livello di debito italiano e la media europea è normale che l’aggiustamento risulti inadeguato. Il debito di partenza (pre-crisi) era già molto elevato. Sarebbe più interessante, a mio parere, valutare l’aggiustamento controllando per il deterioramento della finanza pubblica (deficit, debito, etc) tra 2007 e 2009. In quel caso immagino che il grado di inadeguatezza sarebbe molto diverso. probabilmente ho capito male l’articolo, ma il risultato dell’analisi che parla di un aggiustamento inadeguato per circa 2 punti e mezzo di Pil mi sta dicendo in soldoni che l’aggiustamento è inadeguato a ridurre il debito italiano al livello medio europeo entro il 2015. Ma questo mi sembra un obiettivo comunque irrealistico. Grazie, Pietro

    • La redazione

      L’aggiustamento in eccesso/difetto rispetto agli altri paesi europei è calcolato controllando non solo per il rapporto debito pubblico/PIL, ma anche per il saldo primario del bilancio sul PIL, l’apprezzamento del tasso di cambio tra 2005 2009, il rapporto tra saldo di partite correnti sul PIL (variabili in cui l’Italia è messa meglio degli altri paesi europei) nonché per il tasso di disoccupazione, tutti al 2009. La nota 1 fornisce una spiegazione spero completa.

  3. sigieri

    Leggendo seriamente i numeri della manovra finanziaria originaria di T. era chiaro che la stessa era insufficente; avrebbe dovuto essere di importo almeno il doppio, tralasciando gli aspetti qualitativi correlati (dove e come tagliare). L’attuale classe politica (destra e sinistra) non è in grado di far digerire al paese e alle corporazioni che lo compongono una manovra “europea”, senza implodere. Tremonti ne ha preso atto ed ha fatto un primo intervento, sperando nella buona sorte, nel fatto che cambino le condizioni politiche o che sia altri a dover fare il resto. Ciascun politico importante pensa oggi al “proprio futuro” politico, nella lunga guerra di successione che si è aperta nel centro destra e centro sinistra. Confrontare le tabelle iniziali della manovra con quelle finali è un utile esercizio; purtroppo “la “Facoltà” ha ragione ed il malato è morto”.

  4. jorge

    L’articolo offre spunti di riflessione interessanti. A mio avviso tuttavia, per una analisi più completa, si devono considerare i seguenti aspetti: – Tremonti ha chiaramente dichiarato che non vi è la necessità di manovre aggiuntive “per il 2010”, non mi risulta abbia dichiarato che nulla sarà più necessario addirittura fino al 2015, anno fino al quale si spinge la analisi – la manovra economica italiana riguarda azioni per il 2010 ed il 2011 di circa 25 miliardi: non sembra un confronto omogeneo paragonare la dimensione di questa manovra con altre azioni decise in altri paesi europei che spesso, come in Germania, si estendono per un numero di anni ben maggiore – al fine di determinare la adeguatezza delle diverse manovre nel garantire la sostenibilità del debito pubblico a lungo termine, il dato di gran lunga più rilevante è il livello di partenza del disavanzo/avanzo primario, che nell’articolo si evidenzia essere relativamente buono nel caso italiano. Gli alti fattori citati per “normalizzare” la adeguatezza dell’aggiustamento (disoccupazione, partite correnti, evoluzione recente tassi di cambio…) appaiono molto meno rilevanti.

    • La redazione

      E’ vero, le manovre sono difficilmente comparabili tra i paesi. Ma il lettore converrà che a fronte della dimensione degli squilibri di finanza pubblica italiana, il fatto che non venga predisposto un piano a medio termine, come ad esempio in Germania, risulta per lo meno inappropriato. Il Fondo Monetario stima in circa il 5% l’aggiustamento richiesto per riportare l’Italia ai livelli di debito precedente la crisi, da qui al 2030. Il mio articolo, a differenza del rapporto FMI, non riguarda affatto la questione se la manovra italiana sia o meno adeguata a garantire la solvibilità del debito pubblico. Il mio articolo riguarda la distribuzione dei tagli tra paesi europei, e risponda alla domanda; quale paese fa di più o di meno, data la propria situazione di bilancio ed economica? Per rispondere a questa domanda le variabili considerate sono quelle appropriate.

  5. citoyenne

    Indubbiamente i tempi sono duri per tutti i paesi industrializzati: le aziende grandi e medie stanno male nei loro paesi e portano la produzione altrove; le piccole chiudono definitivamente. Avranno sbagliato qualcosa i governi? Certo! Gli unici a continuare a guadagnare con la crisi sono gli uomini politici, le assicurazioni e i banchieri. Il ministro Tremonti ha sbagliato e sbaglia più di tutti perchè tugtte le crisi le riversa sugli enti locali che, a loro volta le riversano sui cittadini, tagliando su sanità, servizi, e lasciando i cittadini ad annaspare. Se il ministro avesse, fin dall’inizio di quest’ultimo mandato, destinato il 10% del personale della guardia di finanza ad investigare, via internet e dopo sul territorio, sugli introiti dei cittadini, avrebbe potuto scoprire milioni di evasori. Se il ministro Tremonti avesse mandato in giro forze dell’ordine a vedere chi lavora nelle campagne, quali industrie si nascondono dietro capannoni industriali apparentemente in disuso, avrebbe scoperto un mare di lavoro clandestino, ecc. Ma, e non solo Tremonti, tutti i ministri del economico/finanziari non aspierano a questi grandi risultati. Ci sarà un motivo?

  6. Roberto A

    Le analisi contenute in questo articolo mi paiono salti mortali,visto che fa raffronti con manovre che riguardano archi temporali diversi. Per l’Italia, così come per tutti i paesi europei che hanno stabilito manovre per i soli anni 2011-2012 sono già previste altre manovre di aggiustamento per gli anni successivi, per avvicinare i bilanci alla parità, così come era previsto anche già prima della crisi. E naturalmente lo sa Tremonti, così come lo sanno tutti, quindi mi pare un po’ fuorvianti i risultati che si pretendono di raggiungere con questo articolo. E’ normale che nel 2012 si valuterà la situazione e si deciderà l’entità delle manovre per gli anni successivi e credo che sia più giusto così: viste le incertezze sulle previsioni, mi pare sensato cominciare ad operare su due anni e poi valutare alla fine dei due anni per decidere le azioni successive e bene ha fatto Tremonti quindi a fare questa operazione. E’ chiaro che l’Italia ne medio periodo e il prima possibile deve arrivare al pareggio di bilancio come minimo e meglio ancora ad un piccolo avanzo di bilancio, per far ridurre il rapporto debito/PIL in maniera decisa ma occorre farlo in maniera realistica in base all’andamento economico.

    • La redazione

      Lo scopo dell’articolo è semplicemente quello di paragonare l’entità delle manovre programmate nei diversi paesi europei sulla base dei dati raccolti dal Ces ifo. Da questi risulta che il governo Italiano ha preso impegni inferiori a quelli dei partner europei. Se questo sia oppurtuno o meno, soprattutto alla luce della attuale congiuntura economica e politica ciascuno è libero di giudicare.

       

  7. Vincenzo S.

    Ho trovato l’articolo molto interessante ed istruttivo. Sembra apparire chiaro che per essere in linea con i paesi Eu nel medio termine (qualora si voglia essere in linea) sarnno necessarie ulteriori manovre di entità ancora più consistente rispetto quella attuale. Tuttavia, mi sorge un dubbio. L’articolo ha infatti fornito solo un’analisi quantitativa aggregata ma non ci fornisce informazioni su cosa i governi hanno tagliato o (se le informazioni sono disponibili) intendono tagliare. Al fine di dare un giudizio più completo sui tagli di bilancio, non sarebbe opportuno considerare in che modo si è deciso di aggiustare i conti pubblici?

  8. paolo rosa

    Mi pare che siamo tutti concordi nell’affermare che da tempo stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità e quindi la manovra del 2010 non è che una anticipazione di cio’ che verrà per riportare i conti in ordine. In realtà abbiamo il più alto debito pubblico del mondo o quasi ma anche il più alto sommerso del mondo il quale ultimo, paradossalmente, ci consente di far fronte alla crisi. Ovviamente il sommerso non è la soluzione perchè penalizza molti e fa guadagnare pochi. L’Italia e gli italiani avrebbero bisogno di una guida illuminata che purtroppo non c’è a destra, ne’ a sinistra. La sinistra si augura di trovare presto un nuovo Prodi mentre la destra si apetta il rilancio di Berlusconi. In realtà l’intera classe dirigente attuale andrebbe mandata a casa per ricercare nella società civile la nuova classe dirigente più interessata al bene collettivo che all’interesse personale. Sogni d’agosto? Certamente sì.

  9. ALESSANDRO FONTANA

    Apprezzo l’idea dell’articolo di individuare un benchmark europeo per valutare le manovre adottate dai paesi europei ma la regressione non mi sembra si presti allo scopo. Le prime due variabili incluse (il rapporto saldo primario/PIL, il rapporto debito pubblico/PIL) non possono non essere considerate ma delle altre non ne sono affatto sicuro mentre potrei, "molto soggettivamente" suggerire che è rilevante includere una variabile di crescita media per paese visto che la futura tenuta dei conti dipenderà prioritariamente da questa. Per raggiungere lo scopo dell’articolo, molto più banalmente si possono rispolverare le analisi di Domar del 1944, molto usate dagli economisti pubblici per calcolare la correzione che si dovrebbe apportare dato il debito pubblico già accumulato, il saldo di bilancio registrato, il tasso di interesse atteso e il tasso di crescita dell’economia atteso. Come molti istituti hanno fatto, si calcola l’aggiustamento richiesto per paese per ridurre il debito o almeno stabilizzarlo e lo si confronta con le manovre approvate. Si tratta di relazioni statiche ma, a me sembra, più oggettive.

  10. Luca Biondi

    Sono d’accordo con l’articolo, i tagli sono certamente insufficienti, non credo però che la colpa sia tutta del Ministro. La sinistra ha contestato a lungo la manovra e la porta come esempio dell’inefficienza governativa. A mio parere Tremonti ha calcolato questo comportamento e ha fatto i conti considerando che l’impopolarità della manovra potrebbe costargli molti voti. Si sa, la classe dirigente italiana pensa prima per se e poi per se, soprattutto quando di mezzo ci sono i voti. Un’altra nota che vorrei lasciare riguarda il modus operandi: i tagli potrebbero essere sufficienti se si facesse una seria lotta all’evasione, ma evidentemente anche questi voti contano più del bene del Paese.

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