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  1. Giovanni Rispondi

    ...e quindi, piu' che attardarsi in avviluppamenti di sintomatologia cronicistica con riguardo a cause e rimedi, varrà forse la pena rimeditare la visione che Fernand Braudel aveva della storia o, per restare sulla contemporaneità, rileggere gli studi di Giovanni Arrighi su certe ciclicità del capitalismo. Il punto focale della crisi corrente, a mio avviso, si colloca nella disequazione che ha separato la crescita dal progresso. E dopo che il culto del mercato ha mandato in soffitta Stati e Sovranità temo che presto o tardi la quarta opzione prima citata, quella bellica, possa porsi davvero come unica soluzione. Il famoso lavacro di sangue che rigenera l'umanità è dietro l'angolo. Maestra Storia, evidentemente, ha alunni alquanto distratti.

  2. giobatta Rispondi

    Recentemente un militare di carriera mi ha ricordato il quarto scenario: la guerra. Da tempo immemorabile si è andati avanti così, e nel Novecento il metodo è stato grandemente perfezionato: si distrugge, si risolve il problema del debito con l'iperinflazione, si creano posti di lavoro, si ricostruisce vigorosamente, si reinstalla l'amore per la vita nella popolazione, il senso della solidarietà nazionale, ecc. Peccato che le atomiche e le armi biochimiche rischino di farci ricominciare da troppo indietro: ma che sviluppo ci attenderebbe ripartire dalla clava, magari con una umanità mutata anche geneticamente dall'uso delle armi di distruzione di massa!

  3. Michele Rispondi

    L'analisi storica e i possibili scenari paventati sono indubbiamente condivisibili. Dalla lettura dei commenti, sembra però che le misure protezionistiche siano state effettuate per debellare il male della speculazione. La speculazione di per sè non è il male in terra: speculare significa assumersi dei rischi che possono produrre grossi guadagni o enormi perdite. Chi lo fa lo sa, e contemporaneamente produce effetti benefici per la liquidità dei mercati. Il problema vero sono le regole, anche per gli speculatori: chi sbaglia deve pagare, chi sbaglia la sua speculazione deve essere in grado di far fronte ai propri impegni (il che significa avere un organismo in grado di valutare il rischio assunto e le garanzie offerte), non deve direttamente o indirettamente addossarli alla collettività.

  4. Michele Giudilli Rispondi

    Ma scusate l'autore consiglia di superare questa crisi con nuova inflazione, che significa in parole povere aumento della massa monetaria che in altre parole povere significa stampare altra carta-straccia? Qualcuno crede ancora che l'inflazione è determinata dall'aumento dei prezzi e sia un fenomeno spontaneo del mercato? Questa crisi si supera: a) semplicemente ritornando al gold standard, che è la premessa indispensabile per evitare il formarsi di nuove crisi; b) aumentando la riserva delle banche (non dico al 100% ma quasi); c) lasciando i tassi di interesse liberi di fluttuare. E' inconcepibile che il più grande mercato del mondo (i tassi di interesse) debbano essere decisi arbitrariamente da un'istituzione. Si chiama controllo dei prezzi, cari liberisti-monetaristi-keynesiani, un qualcosa che ha sempre alterato il mercato.

  5. Giovanni Rispondi
    Non si capisce in generale in cosa consiste una crisi finanziaria e i rimedi per evitarle oppure per superarle, forse perchè sono semplicemente redistribuzione di profitti e quindi i mercati si autoregolano senza alcun intervento pubblico.
  6. Giuseppe Rispondi

    Ottima analisi. Fra le tre ipotesi quella più giusta mi sembra la seconda (modello giapponese). Premia le prudenti formiche, penalizza chi sperpera e si vanta di vivere al di sopra dei propri mezzi. Speriamo che ponga un limite allo sfrenato consumismo che ha caratterizzato gli ultimi decenni,proponendo modelli di vita più parchi e sobri,soprattutto a vantaggio delle giovani generazioni, alle quali auspico di riscoprire valori umanistici e culturali, trascurati nella ricerca ossessiva di beni materiali. Per quanto riguarda il protezionismo finanziario, mi auguro che non si cada in controproducenti esagerazioni.

  7. Giulio Riggio Rispondi

    "Divieto alle vendite allo scoperto introdotto dal governo tedesco, che tutte le analisi economiche hanno dimostrato essere controproducente" ma perché? Non ditemi perchè ridurrebbe il PIL, vi prego basta informarsi un po' e si capisce che il numero di posti di lavoro in un paese come l'italia non c'entra con la crescita del PIL, e la cosa importante è il numero dei posti di lavoro. Redistribuiamo le risorse con le patrimoniali, vedete come aumentano i posti di lavoro e come cresce il PIL.

  8. adriano velli giornalista Rispondi

    Più che a vere e proprie forme di protezionismo finanziario, credo che si andrà inevitabilmente verso imposizioni fiscali ai movimenti dei capitali. Potrebbe essere perfino una scelta condivisibile se la tassazione riguardasse esclusivamente le transazioni finanziarie non assistite da fatturazione di merci o, per intenderci, dai fissati bollati che certificano l'acquisto di azioni o titoli di stato. Si dovrebbero colpire in sostanza solo le scommesse, oggi impropriamente assimilate al concetto di speculazione. Peraltro non credo sia più a lungo sostenibile che con un deposito di diecimila dollari e un semplice clic si possano acquistare a termine millecinquecento barili di petrolio oppure vendere cinquecentomila euro contro l'acquisto di mezzo milione di dollari. Ogni giorno nel mondo si fanno milioni di operazioni di questo genere:la loro concentrazione con movimenti unidirezionali ha determinato vistose anomalie sui mercati che hanno perso ogni credibilità perché, come ha rilevato giustamente Lamberto Dini, certamente non sospettabile di inclinazioni protezionistiche.