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Non tutti i bambini vanno in Costa Smeralda

In un fase difficile per le famiglie italiane come questa di alta disoccupazione e grave ristagno economico, tra gli obiettivi più importanti c’’è quello di aumentare il lavoro retribuito delle donne, tra i più bassi d’’Europa e senza il quale oggi le famiglie non riescono a far quadrare il bilancio. Abbiamo già commentato come i tagli dell’’organico della scuola abbiano avuto  un impatto negativo sull’’occupazione femminile sia direttamente che indirettamente e sulla crescente difficoltà di rientro al lavoro per le mamme. Il secondo obiettivo cruciale è investire nell’’istruzione a tutti i livelli, ma soprattutto nelle prime fasi del ciclo di vita dei bambini, periodo essenziale per gli esiti cognitivi futuri. I recenti rapporti internazionali e i dati Pisa mostrano che i bambini italiani vanno meno bene a scuola che in altri paesi avanzati (siamo al quartultimo posto per i risultati nei test di scienze e matematica PISA 2006, e al sestultimo per quelli di lettura) e che la spesa in istruzione pubblica è del 15-20 per cento più bassa rispetto alla media dei paesi Ocse. La proposta di riorganizzare la calendarizzazione scolastica che ritarda ulteriormente il tempo di scuola rispetto ad altri paesi Europei (per esempio sia in Francia che in Inghilterra l’’anno scolastico inizia nei primi due giorni di settembre e finisce a luglio) mette in maggiori difficoltà le famiglie. Quanto meno vogliamo spendere per l’’istruzione dei nostri figli? Chi beneficerà dell’’incremento del tempo per gioire delle vacanze estive? Andiamo forse nella direzione di  un progetto di home schooling in cui le mamme staranno a casa ad insegnare ai loro figli? Si tratterebbe di un quadro molto coerente con il progetto di ottocentizzazione del paese che esce dalle pagine del documento congiunto del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e del ministero per le Pari opportunità intitolato “Italia 2020”.

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15 commenti

  1. Valentina C.

    Condivido pienamente e aggiungo che forse i liberi professionisti possono concedersi le vacanze a settembre, ma per la maggior parte dei lavoratori dipendenti è molto difficile poter usufruire di giorni di ferie fuori dai periodi canonici. Le fabbriche e anche molti uffici chiudono ad agosto e al massimo si può ottenere la prima settimana di settembre. Non credo quindi che modificare il calendario scolastico sia la chiave per il rilancio del turismo in Italia. Piuttosto sono i costi – talvolta davvero esagerati – l’attenzione e i servizi alla clientela che possono davvero incidere sull’attività turistica.

  2. Niccolò, Parigi

    Allungare le vacanze comporterebbe solamente un trasferimento di ricchezza da chi non opera nel settore turismo a chi vi opera. La ricchezza monetaria italiana rimarrebbe invariata… Anzi quella futura diminuirebbe. La scuola e’ quanto di piu’ bello si possa dare ai ragazzi, perche’ togliergliela? Per non arrivare al piu’ pragmatico discorso: chi ci sta con i figli se le vacanze dei genitori rimangono invariate?

  3. Elisabetta Cupaiuolo

    Sono perfettamente d’accordo. Come mamma che lavora, l’allungamento delle vacanze estive avrebbe effetti dirompenti sia sulla mia attività che sul portafoglio della famiglia. Ma chi ha queste idee non pensa che i giorni di ferie dei lavoratori sono sempre gli stessi? Chi potrà occuparsi dei bambini nei giorni di settembre? Le imprese saranno disposte a garantire una migliore programmazione delle ferie aziendali e rinunciare alle italiche due-tre-quattro settimane di chiusura che regolarmente vengono imposte nel mese di agosto? La gestione dei bambini, solitamente in carico alle mamme, diventerebbe veramente problematica. Oltre a far ricorso ai Grest delle parrocchie, ai Centri ricreativi del comune (per le famiglie fortunate che riescono ad accedere), a qualche nonno part-time, come si può fare? Forse mettendo uno zainetto sulle spalle dei nostri bambini invitandoli ad andare tutti insieme in Costa Smeralda in attesa che inizino le scuole!

  4. giovanna miani

    Condivido tutto, dalla a alla z, delle 300 parole e trovo che il termine ottocentizzazione sia perfetto; dovrebbe circolare di più, per far riflettere…

  5. anna bottasso

    Propongo di portare tutti i nostri bambini in vacanza a settembre a casa del nostro ministro.

  6. Davide Italia

    In generale come non essere d’accordo. Ma è anche vero che la scuola attuale e soprattutto la scuola primaria e secondaria di primo grado richiedono un progetto complessivo di riqualificazione. In primo luogo un piano edilizo (che potrebbe rilanciare anche l’economia) per dare strutture adeguate ai nostri figli (nella scuola primaria di mio figlio e figlia non esiste un laboratorio di scienze) e ormai qualsiasi intervento deve fare affidamento sulle casse dei comuni (ormai esangui e sempre più blindate dai patti di stabilità o da manovre finanziarie di emergenza). Poi un aggiornamento costante del corpo docente, una maggiore attenzione alla didattica (anche sperimentando nuove modalità e strumenti) e agli aspetti psicopedagogici (alquanto sottovalutati). La necessità di dare anche spazio (correttamente gestito) alle famiglie e introducendo la valutazione del corpo docente da parte delle stesse… Si potrebbe continuare a scrivere ma ciò che forse manca è una riflessione su quale scuola vogliamo che è poi una riflessione su quale futuro vogliamo costruire e visto che siamo in tema di celebrazione per l’unità d’Italia, quale Italia vogliamo costruire!

  7. Vittoria

    Concordo con le 300 parole. Aggiungo che la scusa con cui si propone di allungare le vacanze estive è pretestuosa. Vorrei capire con che coraggio si possa sostenere che, avendo una prospettiva di 3 mesi e mezzo di vacanze, le famiglie italiane si possono permettere di alimentare il turismo a settembre. La durata media delle vacanze diminuisce di anno in anno e di questi tempi a maggior ragione. Chi puo’ permettersi di fare tutti questi mesi di vacanza? Anche si andasse in vacanza a settembre, i bambini devono essere intrattenuti comunque per altri due mesi (luglio e agosto). Questo rende l’idea di quanto pretestuosa sia la proposta e di come siano ben altre le finalità rispetto a quelle dichiarate: ovvero di continuare con miopia e perseveranza a smantellare il sistema pubblico dell’istruzione.

  8. marco

    Forse non sono abbastanza sveglio. Ma non si era detto che le vacanze dovessero distribuirsi in un periodo più lungo, favorendo l’attività legata al turismo e diminuendo i costi per i vacanzieri? Qualche decennio fa la Olivetti interruppe per prima la tradizione italiana di andare in ferie soltanto in Agosto e tutti plaudirono. Non mi pare assurdo cercare di bilanciare le necessità scolastiche con lo sviluppo del turismo. Non capisco cosa voglia dire "gli italiani non possono andare in vacanza tre mesi", mi sembra scontato e non mi pare sia il senso della proposta del deputato PDL che l’ha avanzata.

  9. Francesco Botto

    Interessante leggere della preoccupazione per le mamme che lavorano, ma ormai trovo quella della donna lavoratrice una condizione indispensabile e comune a gran parte delle famiglie. Quindi cambierei "se la mamma lavora" di molti post con "se la mamma ed il papà lavorano", e ci aggiungerei "e se i nonni non possono fare da baby sitter". Credo quindi che un calendario/orario scolastico per una tale famiglia (la mia, ma di quasi tutti i miei conoscenti: lavoratori e lontani dalle famiglie di origine) sia con vacanze estive da luglio al 1° settembre, con settimana breve (lunedì-venerdì) e quanti più pomeriggi (fino alle 17). Altrimenti non riusciamo a guadagnare abbastanza per vivere …

  10. Marco

    Ottimo intervento, da approfondire nella parte sulla valutazione delle preparazione dei bimbi che frequentano la scuola primaria, e quindi sulla valutazione della stessa. Girano troppe statistiche di comodo e valutazioni cialtronesche, volte solo a smontare la scuola pubblica. Ci conto. Saluti.

  11. Vincenzo S

    Se si pensa che il turismo debba essere favorito dalle scuole chiuse allora stiamo messi davvero male. I problemi del turismo sono ben altri.

  12. tea

    Concordo pienamente con l’intervento preciso e documentato di Daniela Del Boca. In questi tempi grigi, di competizione sfrenata e di scarse possibilità di lavoro per i giovani (specie in Italia) non credo sia un buon messaggio il privilegiare le vacanze alla preparazione scolastica. Ma non ci lamentiamo tutti della scadente ed antiquata situazione della scuola?..altro che vacanze..

  13. marilena l.

    Chi può permetterselo porta in vacanza i figli anche nel periodo scolastico e chi invece non può, se ne resta comunque a casa. L’eventuale maggior reddito degli albergatori vale una maggiore spesa per gli insegnanti comunque pagati, un minor tempo scuola per gli alunni, ed un’ulteriore spesa per le famiglie che devono comunque assicurarsi che i figli non siano lasciati soli? Se gli insegnanti sono pagati anche nel periodo estivo, perchè non attivare nelle scuole attività e corsi facoltativi che evitino ai genitori di cercare all’infinito posti introvabili nei centri estivi?

  14. POTITO

    Essendo i nostri bambini risultati quintultimi nei test di matematica, andiamocene in vacanza sacrificando la scuola. Mi chiedo come mai Francia ed Inghilterra preferiscono portare a scuola i bambini per più tempo, ma al turismo in questi periodi di crisi non ci pensa nessuno in quei paesi incivili? Più vacanza meno scuola, evviva il turismo beata ignoranza. Ma poi in vacanza ci andranno davvero i figli dei cassintegrati, dei licenziati, degli inoccupati di tutte le specie? Ma, mi sa tanto che oltre all’anno scolastico dobbiamo ridurre drasticamente i programmi così da poter comprare meno libri e con i soldi risparmiati poter finalmente partire per le vacanze, noi e i nostri figli. Anzi aboliamo l’istruzione pubblica ma la vacanza ai nostri figli e per onorare il turismo che nessuno provi a toccarcela. Nel paese del mio bisnonno, un giorno passò il Re d’Italia e chiese ai cittadini. I cittadini saggiamente guidati dai notabili del posto risposero.

  15. marco facci

    Effettivamente ascoltare i ragionamenti di qualche sedicente responsabile ministeriale per le pari opportunità è angosciante. "Non servono investimenti pubblici in servizi, tanto c’è la famiglia, che è una risorsa irrinunciabile per il nostro paese". Mi domando perché stia nel suo ufficio a prendere uno stipendio sprecando i soldi dei contribuenti. Tanto se la sua ricetta è "non fare nulla", che si inizi con lei!

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