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TUTTI I VANTAGGI DEL CONTRATTO UNICO

E’ stato presentato in Senato un disegno di legge di riforma del mercato del lavoro, che riprende una nostra proposta: l’istituzione di un contratto unico a tutele progressive. E’ un modo per conciliare la flessibilità in ingresso richiesta dalle imprese con le esigenze di stabilità dei lavoratori. Si tratta di una riforma non più rinviabile. Per rendere più proficua la discussione riassumiamo qui i tratti distintivi del Ddl.

Quarantotto senatori e due deputati (1) hanno sottoscritto un disegno di legge e che raccoglie una proposta elaborata su questo sito: l’istituzione di un contratto unico a tutele progressive, un modo per conciliare la flessibilità in ingresso richiesta dalle imprese con le esigenze di stabilità dei lavoratori. Ci auguriamo che presto il Ddl sia oggetto di discussione istituzionale e che dia un contributo importante a una riforma non più rinviabile.
Nel frattempo il disegno di legge è già stato ampiamente dibattuto dai giornali, anche se raramente i suoi contenuti sono stati spiegati in modo esaustivo. E in alcuni casi si è preferito denigrarlo senza neanche preoccuparsi di fornirne una descrizione.
Per contribuire al dibattito proviamo qui sotto a illustrare i tratti distintivi del Ddl e a mettere in luce l’urgenza della riforma.

IL CUI UNIFICA

A differenza delle riforme introdotte in Italia dal 1990 e di altre proposte recenti di riforma del mercato del lavoro, il disegno di legge Nerozzi non istituisce alcuna nuova figura contrattuale da aggiungere alle quarantaquattro già esistenti. Al contrario, vuole evitare che, come oggi, i lavoratori entrino nel mercato del lavoro con un contratto temporaneo per poi dover vivere nella spasmodica attesa di una sua conversione in un contratto a tempo indeterminato. Il Cui è da subito un contratto a tempo indeterminato. Nessuna conversione è richiesta. E la protezione contro il rischio di licenziamento viene fornita fin dal primo giorno.

IL CUI NON RICHIEDE NUOVE TASSE

Da anni si cerca di contrastare il dualismo del nostro mercato del lavoro con incentivi fiscali alle assunzioni con contratti a tempo indeterminato. È la strada già intrapresa col cosiddetto bonus Sud e col bonus assunzioni del 2001. Come hanno mostrato valutazioni dell’esperienza italiana e di altri incentivi di questo tipo istituiti in Spagna, i risultati sono molto deludenti perché spesso si incentiva ad assumere con contratti atipici chi altrimenti verrebbe fin da subito assunto con contratti a tempo indeterminato, pur di beneficiare degli incentivi alla conversione. E per rendere conveniente la trasformazione, l’incentivo deve essere sostanzioso date le attuali asimmetrie fra contratti a tempo indeterminato e lavori temporanei. Questo significa costi molto elevati per le casse dello Stato, quindi nuove tasse. Il Cui non costa nulla alle casse dello Stato ed è molto più efficace perché cerca di trasformare tutte le assunzioni in contratti a tempo indeterminato fin dall’inizio.

IL CUI PROTEGGE CHI NON È PROTETTO

La contrattazione collettiva può cambiare le regole del Cui rendendole ancora più protettive nei confronti dei lavoratori. Il Cui è, infatti, uno strumento per garantire tutele minime ai lavoratori che sfuggono alle maglie della contrattazione. Non proibisce altre formule contrattuali, ma mira a un loro forte ridimensionamento scoraggiandone l’abuso.

GLI ATTUALI CONTRATTI FLESSIBILI SONO LEGITTIMI SOLO SE PAGANO DI PIÙ

Il problema del cosiddetto precariato risiede nella combinazione di bassi salari e instabilità. I lavoratori non hanno modo di assicurarsi contro il rischio di perdere il loro impiego. Il principio seguito nel Ddl è proprio quello di imporre ai datori di lavoro che volessero assumere con contratti a progetto o a tempo determinato di pagare i lavoratori al di sopra di una soglia. In particolare, un’assunzione con un contratto a tempo determinato è legittima solo se comporta un salario annuale (o equivalente in termini di orario ridotto) di almeno 25mila euro. Nel caso dei lavoratori parasubordinati, la soglia è più elevata in considerazione anche della loro maggiore esposizione al rischio di perdere il lavoro: si tratta in questo caso di 30mila euro.

ASSICURAZIONI OBBLIGATORIE E SALARIO MINIMO

Coerente con l’idea che bisogna fornire ai lavoratori la possibilità di assicurarsi contro i rischi è anche il progressivo allineamento dei contributi previdenziali fra i diversi tipi di contratto.
E sempre coerente con questa filosofia è la scelta di prevedere un minimo retributivo, un salario minimo per i lavoratori non contrattualizzati, ormai una quota maggioritaria dell’occupazione.

(1) Al Senato il primo firmatario è Paolo Nerozzi. Alla Camera gli onorevoli Bobba e Mosca hanno recentemente presentato il ddl e stanno in questi giorni raccogliendo le firme.

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Leggi anche:  Il problema è la qualità del lavoro, non il RdC

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31 commenti

  1. Roberto

    "un’assunzione con un contratto a tempo determinato è legittima solo se comporta un salario mensile (o equivalente in termini di orario ridotto) di almeno 25mila euro". Immagino siano annui e lordi. Comunque mi sembrano parecchi vista la situazione attuale. Le aziende accetteranno mai una soglia così in alto?

  2. Francesco Stolfa

    Sarebbe interessante vedere il testo di questo ddl. Io nel 2003, in piena bufera sull’art. 18, scrissi un saggio proponendo una stabilizzazione graduale del contratto di lavoro e mi attirari le critiche di mezzo mondo. Spero che a voi vada meglio. Ciao

  3. Adriano

    Finalmente si coglie e si prova a superare almeno un aspetto negativo dell’attuale legislazione. I lavoratori atipici devono ricevere uno stipendio maggiore dei lavoratori a tempo indeterminato, proprio per coprire i rischi della perdita del lavoro. C’è differenza fra chiamare un idraulico quando si ha l’acqua alla gola e chiamarlo in modo pianificato. A metà degli anni ’80 in Francia i lavoratori temporanei ricevevano uno stipendio del 20% superiore ai lavoratori a tempo indeterminato a parità di mansione. I tempi sono cambiati, ma il principio di base no. Resta almeno un altro aspetto da risolvere: la fiscalità sul lavoro. Ma cominciando dall’aspetto retributivo almeno…si comincia. Nel frattempo i sindacati continuano a dormire e a fare solo il loro interesse. Cordialità

  4. Riccardo Colombo

    L’idea di avere un contratto unico a tutele progressive e di un salario minimo per le forme contrattuali flessibili mi sembra molto valida. Non capisco perché non abbia trovato un consenso generale all’interno del PD e nella Cgil. Sarebbe interessante che la voce mettesse a confronto le diverse proposte e aprire lo spazio per un dibattito tra le diverse posizioni.

  5. Franco GIUSLAVORISTA

    Molto interessante e convincente il disegno di legge di cui all’articolo. Soprattutto, a mio parere, perchè finalmente ci si occupa di quella che considero la barriera assoluta che doveva essere appostata fin dall’inizio all’entrata nella legislazione italiana dei contratti a termine: un importo di reddito retributivo che compensasse il lavoratore della mancanza di garanzie altrimenti goduta nel contratto a tempo indeterminato. Proponevo il triplo della pensione sociale minima sull’esempio della legislazione sull’assicurazione obbligatorio della responsabilità civile per la circolazione delle autovetture, ma vanno bene anche altri criteri purchè ancorati a chiare rivalutazioni con il costo della vita. Il fatto che questo concetto venga posto poi come contratto modello unico a base della partenza e sviluppo progressivo del contratto sarà, a mio parere, il terreno di maggior scontro con il padronato, ma questa sarà una lotta che dovranno fare le parti interessate, avendo la parte dei giuslavoristi indipendenti e dei parlamentari -mi verrebbe da dire- dipendenti solo dalla sovranità del popolo indicato finalmente la via di uscita da quel dualismo a danno della forza-lavoro.

  6. Graziano Gobbi

    Molto bello, sembra, sicuramente negli intenti. Ma poi da bravi italiani sapremo trovare il modo di aggirare le regole. In aggiunta, che ne dite dei contratti di consulenza (e parlo soprattutto di quella informatica, per esperienza) che certe grandi società cliente attivano verso loro fornitori (per non avere, ipocritamente, nessun legame diretto con le persone) e queste ultime, poi, impiegano personale a P.Iva, magari per anni e sullo stesso cliente, nascondendo di fatto un rapporto che sarebbe di dipendenza? Grazie per l’attenzione. Graziano Gobbi

  7. Giorgio Trenti

    La famigerata legge cosiddetta Biagi obbliga a fingere che, nel rapporto di lavoro, ci sia un progetto. E’ bene, invece, che ogni lavoratore sia libero di regolare il proprio rapporto di lavoro come meglio crede, a tempo determinato o indeterminato, sia nel settore pubblico, sia in quello privato. Inoltre, la legge mette fra datore di lavoro e lavoratore inutili e costosi intermediari. L’incontro, fra offerta e domanda di lavoro, può avvenire senza spese, su internet. Propongo l’abolizione della legge e la reintroduzione nel codice civile di un articolo abrogato nel 1962. “Art. 2097 – Durata del contratto di lavoro. Le parti stabiliscono le regole del contratto di lavoro.” E’ opportuno, anche, riconoscere a tutte le persone fisiche, di cittadinanza italiana, il diritto alla disponibilità di un minimo vitale, sulla base del risultato della dichiarazione annuale dei redditi.

  8. bellavita

    Sarebbe la prima volta che il sindacato non agisce da forza di conservazione opponendosi a una cosa così semplice.

  9. Franco Righi

    E’ un miraggio o realtà? Riuscirà a vedere la luce quello che i sindacati non vogliono? Sì il contratto unico è esattamente quello che serve contro l’abuso della legge Biagi che ha creato una generazione di precari umiliati dall’impossibilità “di legge” di crearsi una vita da soli. Ho due figli di cui uno appena laureato e l’altro che sta terminando le scuole superiori e vivo in prima persona il loro dramma umano. Ho vissuto in America 6 anni e conosco come funziona il sistema del lavoro generalmente applicato nei paesi anglosassoni. Quello che davvero serve, ma con alcune tutele e in precisi casi, è la possibilità di licenziare e non di assumere nell’ambito di un contratto nel quale è già scritto il licenziamento. Mi riferisco ovviamente ai contratti a tempo determinato il cui abuso e illegalità è sotto gli occhi di tutti incluso quelli foderati di prosciutto dei sindacati. Ma la riforma del contratto di lavoro non è sufficiente. Le aziende hanno bisogno di maggiore e vera flessibilità e di minori oneri legati al lavoro: TFR, cuneo fiscale, 50 tipi di contratto diversi, Cigo, Cigs, mobilità etc. etc.. sono tutti pagliativi molto costosi che si pagano.

  10. PDC

    Bravi.

  11. CARMINE VACCARO

    eEgr. dott. Boeri, secondo me, bisogna far precedere al contratto unico una riflessione sul mezzogiorno, in quanto prima del contratto c’è bisogno del lavoro. Le chiedo, per il sud , può essere utile, a fronte di un cotratto a tempo indeterminato per un periodo limitato di tre o cinque anni, un salario d’ingresso più basso? Sempre in una logica di contratto unico che è la scelta inevitabile alla giungla delle tipologie di contratti in essere, soprattutto al sud dove per inseguire il sogno di un posto di lavoro si è costretti ad accettare di tutto. Auguri di buon lavoro e grazie per il contributo che fornite agli italiani.

  12. Bruno

    Finalmente si incomincia a ragionare per i contratti di lavoro in termini di equità e anche di convenienze economiche per i lavoratori dopo un lunghissimo periodo che mi appare folle, aberrante, da quarto mondo e da capitalismo primordiale (1800). Non è possibile che il lavoro precario e a termine sia pagato meno, meno coperto sul piano previdenziale rispetto a quello stabile e a tempo indeterminato. Per usare sempre un esempio calzante sarebbe come sostenere che le ore straordinarie, le ore festive o notturne dovrebbero essere pagate meno delle ordinarie con la motivazione che sono marginali. Finora la logica della precarizzazione dei lavori ha colpito i lavoratori giovani, anche laureati che stanno diventando vecchi! Incomincio a capire perchè il Pil in Italia sia in calo (buste paga sempre più leggere con il precariato ad vitam) e la distribuzione della ricchezza si stia sempre più polarizzando verso una fetta di popolazione sempre più ristretta.

  13. arcidiacono nino

    Io proporrei, che dopo tre contratti a termine di qualsiasi tipo, max totale 24 mesi, si entri obbligatoriamente nel contratto unico, così si mantiene la flessibilita per i datori di lavoro e si da garazia definitiva ai gionani neoassunti.

  14. Luciano Galbiati

    L’articolo 18 – vera tutela per i lavoratori – resta? Il circo mediadico, intorno al contratto unico, non aiuta a chiarire la questione.

  15. Stefano Testoni

    Vorrei fare alcune domande di chiarimento. Quanto può il CUI andare incontro alle esigenze di flessibilità del mercato del lavoro, soprattutto in materia di licenziamento? Non si correrebbe il rischio di introdurre nuove rigidità? Oppure si tratta di un provvedimento di tutela solo nei confronti di chi ancora non ne dispone? In tal caso, però, rimarrebbe l’eccessiva protezione di cui ancora alcune categorie godono. Ritengo che, comunque, smantellare il dualismo del mercato del lavoro italiano non sia incompatibile con un venir meno di certe restrizioni sull’interruzione del rapporto. Un ulteriore dubbio: non sarebbe opportuno distinguere in base a diverse fasce d’età il minimo salariale? Mi riferisco in particolare anche ai contratti a tempo. Grazie per le eventuali delucidazioni.

  16. Tiziano Ronchi

    Mi ha fatto molto piacere leggere l’articolo relativo al CUI perchè essendo un lavoratore "atipico" sono sensibile al problema. E’ centrale, nel problema dello sfruttamento dei contratti "a progetto" il risparmio che l’azienda ottiene, sia in termini di contributi che di retribuzione. La proposta di porre un valore minimo ai contratti co.co.pro. mi sembra molto corretta. La mia idea sarebbe però forse più agevole e consiste nello stabilire che un lavoratore co.co.pro. debba avere una retribuzione maggiorata del 30-50% rispetto a un collega con contratto a tempo indeterminato. Sparirebbero in un lampo tutti questi contratti di para-subordinazione.

  17. Federico Pani

    Cari autori, cominciate il pezzo col dire che si tratterà di un contratto a tutele progressive, ma poi non mi pare che spieghiate in cosa consista tale progressività. Quello che ho capito è semplicemente che chi entra nel mondo del lavoro, in futuro, deve farlo per forza con tale tipologia contrattuale, che è per forza a tempo indeterminato e che gode delle tutele contro il licenziamento. Ma allora qual’è la differenza con un normale contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato?

  18. michele

    Condivido la proposta, però mi pare che faccia un po’ acqua dai contesti reali. Non si tratta solo di pensare pregiudizievolemente che, fatta una legge, in Italia si trovi il modo di aggirarla, questo credo sia un malcostume non solo nazionale, anche se magari da noi più accentuato. E’ che, se penso alla legge Biagi anche riconoscendole intenti assolutamente e completamente meritevoli, le conseguenze cui ha dato luogo la sua applicazione son state devastanti. Il che dovrebbe indurci a riflettere maggiromente sui dispositivi e norme che ci andiamo invenando per controllare fenomeni complessi. Invece, per usare una metafora, mi sembra spesso che diamo l’avvio a partite di scacchi con una visione che non va oltre la seconda o terza mossa possibile fatta dai giocatori. La situazione, invece, consiglierebbe di allungare lo sguardo, poichè non sono per niente convinto che i datori di lavoro siano interessati effettivamente a fornire garanzie ai giovani assunti, e lo testimonia proprio il ricorso a contratti tesi prevalentemente a privilegiare i più redditizi per l’imprenditore e i meno garantiti per i lavoratori. Le riforme a costo zero, insomma, mi paiono chimere. Per esperienza.

  19. Luca Giammattei

    Il CUI è uno strumento interessante, peccato che sia fuori tempo massimo, magari se ne poteva parlare prima della c.d. riforma Biagi, attualmente non ha alcun motivo di essere, obtorto collo, aziende e imprenditori si sono presi la loro flessibilità ritagliandola nelle pieghe dell’ultima riforma. Oramai e’ tutto un fiorire di co.co.pro e contratti a progetto (anche nella p.a.), smontare questo mostro giuridico/economico e i suoi effetti sulla società e i suoi assetti futuri è tutt’altro che semplice.

  20. Caruccio Ruben

    Cosa significa esattamente? quali sarebbero queste tutele?

  21. ALBERTO LANZA

    Seguo da tempo con molto interesse la proposta del contratto unico di lavoro, sia nella declinazione del disegno di legge “Nerozzi” che recepisce in larga misura il modello “Boeri – Garibaldi” che in quella un po’ diversa di Ichino. Il contratto unico è l’unico progetto realmente riformatore del mercato del lavoro, capace di favorire il superamento della cosiddetta dualità del nostro sistema del lavoro, attraverso un percorso di transito dalla flessibilità alla stabilità che risulta l’opposto di quello vigente, che troppo spesso conduce dalla flessibilità alla precarietà. La diversità tra le due teorie normative (Nerozzi/Boeri/Garibaldi – Ichino) appare, a mio avviso, ancora notevole e richiede da parte di tutti coloro che con sapienza, passione e forza vi hanno fornito il loro contributo, un ulteriore sforzo di sintesi e, anche, di compromesso, indispensabile a far divenire quella del contratto unico non solo un’ipotesi dottrinaria affascinante ma anche una concreta e strategica opportunità di trasformazione, in chiave genuinamente riformista, del mercato e del diritto del lavoro del nostro Paese.

  22. stefano

    Non capisco in cosa consistano queste tutele progressive. Se il contratto è fin dall’inizio a tempo indeterminato, la flessibilità in ingresso richiesta dalle imprese scompare. Se invece è a tempo indeterminato ma con pochissime tutele, allora è un tempo indeterminato fittizio. La proposta migliore mi sembra quella di alcuni lettori che suggeriscono di ricompensare monetariamente la situazione di precariato dei lavoratori. Se tu impresa vuoi maggiore flessibilità puoi averla, ma ad un prezzo, ad esempio il 30% in più di stipendio (calcolato su una soglia minima). La percentuale dovrebbe essere inversamente proporzionale alla durata del contratto fino a scomparire per i contratti a tempo indeterminato. In Italia invece il lavoratore precario è cornuto e mazziato: precario e pagato peggio!

  23. maria

    Leggo con molto interesse questo articolo e i commenti fin qui pubblicati. Anche io mi associo nella richiesta agli autori di maggiori dettagli sul modo in cui si dovrebbero realizzare le tutele progressive. Rimango però convinta che siano gli uomini (e le donne) a decidere la sorte di un provvevdimento. Lavoro da 10 anni come co.co.co e ora co.co.pro. Non lavoro alla Nasa e il progetto che seguo non cambierà le sorti del pianeta. Non ce l’ho con il mio datore di lavoro, piuttosto mi chiedo: dove sono gli ispettori ministeriali? Se funzionassero i controlli il mio contratto ora sarebbe probabilmente a tempo indeterminato.

  24. Renato Fioretti

    I due autori sono molto abili nel giocare con le parole; ciò nonostante è evidente che il Cui rappresenta, sostanzialmente, un falso contratto di lavoro a tempo indeterminato. Infatti, se è vero che non è prevista alcuna conversione, è altrettanto vero che il lavoratore può essere licenziato in qualsiasi momento nell’arco dei 36 mesi, anche senza giusta causa. Ancora: se è vero che il lavoratore è tutelato rispetto al licenziamento c.d. "discriminatorio", è altrettanto vero che l’onere della prova (dell’eventuale discriminazione subita) è a suo carico e ciò è difficilissimo da dimostrare. In concreto, di là dalle chiacchiere, il Cui rappresenta, a tutti gli effetti, una nuova tipologia contrattuale. Si tratta di un rapporto a tempo determinato nel quale, a differenza di quanto avviene oggi, il lavoratore è meno tutelato; A) può essere licenziato senza una giusta causa; B) senza più il diritto di percepire – in caso di licenziamento illegittimo – quanto avrebbe guadagnato fino alla scadenza naturale del rapporto; C) con la consolazione di percepire una minima indennità. economica. Una cosa risponde a verità: il Cui unifica! Si, unifica – al ribasso – le garanzie e le tutele.

  25. Antonello Palazzetti

    Ritengo, come è stato peraltro già fatto presente in qualche commento precedente, difficilmente attuabile a livello giuridico/normativo, un rientro "in alveo" di tutte le diramazioni prese dalle varie forme di co.co.co. o co.co.pro. Mi sembrerebbe più efficace invece rendere più oneroso l’accesso ai contratti c.d. flessibili incrementandone il costo, non solo in termini di retribuzione, ma anche a livello di contribuzione. Nello specifico sarebbe interessante prevedere un sistema che metta in contrappeso flessibilità del contratto e costo dello stesso (come già avviene in altri paesi europei) ; ad un contratto meno flessibile, es.un tempo determinato, vanno applicate aliquote più basse, ad un contratto più flessibile e meno garante per il lavoratore dovrebbereo essere associate aliquote più alte (specialmente quelle destinate alla formazione delle risore ai fini pensionistici). Diciamo che potrebbe crearsi una specie di "selezione naturale" in cui non sia possibile per il datore di lavoro, come avviene ora, propendere per forme contrattuale che associano minori garanzie per il lavoratore a minor costo per il datore.

  26. silvia

    Ecco appunto, forse ha proprio ragione chi ha scritto che ormai in Italia il tempo è scaduto. Non so, ma mi vien da dire che se qualcuno lo avesse seriamente voluto, lo avremmo già il CUI, e che la questione della flessibilità o flex-(in)security rimmarrà una bella fiaba nordica, ma qui siamo in Italia, scusate il sarcasmo dirompente. Complimenti comunque per la testardaggine con cui perseguite l’obbiettivo. Sperare è più che legittimo! Merci beacoup

  27. francesco torcello

    Io vado oltre il CUI e prorpongo la riforma degli ammortizzatori sociali, sul modello dell’esperienza del Nord Europa. Mi spiego meglio: chiunque è disoccupato (dove per disoccupato intendo chi è disoccupato anche da 1 giorno) deve prendere 1000 euro o 1500 euro a mese finchè non trova un lavoro che gli permette di guadagnare quella cifra. Questo sistema permetterebbe di evitare che le aziende assumano a nero i lavoratori, come accade oggi, in quanto i lavoratori, attualmente, accettano anche di lavorare a nero pur di lavorare. Inoltre, permetterebbe all’economia italiana di andare avanti perchè le persone, con quei soldi, affitterebbero apprtamenti, spenderebbero per mangiare, ecc. Ciò spingerebbe la domanda interna. Inoltre, darebbe fiducia ai lavoratori italiani, in quanto creerebbe una speranza nel futuro! Mi dispiace, da cittadino, che questa riforma non sia presa in considerazione dalla destra ne’ dalla sinistra in quanto ciò mortifica i cittadini italiani, come me, che pensano che ormai l’art.1 della Costituzione non sia più valido, ma possa essere sostituito dal seguente: L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sulla presa per i fondelli.

  28. sandro

    Il disegno di legge, così come è formulato, si discosta molto dalla proposta inziale di Lavoce.Info. Non è prevista alcuna tutela progressiva, ma un semplice contratto unico di ingresso. Abbiamo un periodo di 3 anni in cui c’è libertà di licenziare senza preavviso e con la sola tutela reale da 2.5 a 6 mensilità, cui segue un’assunzione a tempo indeterminato. O sì, meglio sarebbe allora un contratto a tempo determinato convertibile in un’assunzione a tempo indeterminato, che costringerebbe il datore a pagare al lavoratore licenziato l’intero periodo fino alla scadenza del contratto a termine. Il contratto a tempo determianto offre una tutela economica maggiore della tutela reale, in caso di interruzione del rapporto di lavoro. Meglio un quadro di regole che disincentiva gli altri tipi di contratto a termine precari o ai quali si applica la sola tutela reale (co.co.co, apprendistato, ecc.), tramite una maggiore aliquota e una retribuzione più alta del 30% rispetto ai contratti a tempo indetemrinato a compensazione della flessibilità e dei minori diritti. In questo modo, si spingerebbe su assunzioni con contratti a tempo determinato, da confermare allo scadere dei 3 anni.

  29. ivana genova

    Sono d’accordo sul contratto unico e sulla necessità di introdurre gli ammortizzatori sociali. L’introduzione della meritocrazia ha fatto grandi danni negli ambienti lavorativi, purtroppo sono tutti contro tutti e questo mortifica e deprime il lavoro. E’ ora di una svolta decisiva. Il Governo continua a dividere le varie categorie: lavoratori dipendenti contro lavoratori autonomi, lavoratori privati contro lavoratori pubblici e via via con tutte le categorie professionali. E’ arrivato il momento di unire tutti i lavoratori perchè tutti i lavori hanno pari dignità e valore. Le singole proteste non servono a nulla, ci vuole una grande mobilitazione non solo italiana, ma europea, perchè non è più possibile che a pagare corruzione e malgoverno siano sempre i più deboli. Scusate lo sfogo, ma non se ne può più…

  30. Rosaria

    condivido appieno la proposta , sono stata e sono lavoratrice dai percosi lavorativi prima rigidi, poi precari e flessibili .(sto scrivendo la tesi sul mercato del lavoro in Italia e inserirò le proposte Boeri- Garibaldi che trovo giuste, necessarie e urgenti.

  31. Gianluca Gattamorta

    Penso che questo disegno di legge rappresenti un notevole passo in avanti, e mira finalmente a trasformare il mercato del lavoro in maniera costruttiva. In economia esiste una legge che prevede che a maggior rischio dovrebbe corrispondere una maggiore rendita o guadagno. Fino ad oggi per il lavoro che è parte integrante della nostra economia, non è stato così ma il contrario. Un precario corre un rischio di perdere il proprio posto di lavoro che è nove volte maggiore rispetto a chi ha un contratto a tempo indeterminato. Ciò nonostante il lavoro di un precario assunto con un contratto atipico costa molto meno che un lavoratore assunto con un contratto a tempo indeterminato. Se si vuole stabilizzare un mercato del lavoro come il nostro bisogna che il lavoro precario costi di più che un lavoro a tempo indeterminato. Se poi oltre che a una flessibilità in entrata si vuole gestire una flesssibilità in uscita, questa deve essere accompagnata da un buon ammortizzatore sociale (Modello Anglosassone o Danese) e aggiungerci una sorte di ammortizzatore obbligatorio attivo che è la fomazione continua della persona.

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