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LA COSTOSA EUTANASIA DI UNA METROPOLITANA INSENSATA

La metro di Parma non si farà. Dopo anni di lavoro, il Cipe ha ritirato il finanziamento a un’opera priva di senso. Tutto bene dunque? Non proprio perché nel frattempo sono stati già spesi molti soldi pubblici per progettazione, personale, acquisto o noleggio di macchinari, anticipazioni finanziarie. Altri ancora ne serviranno per l’indennizzo dell’impresa che aveva vinto l’appalto. La morale è che le amministrazioni pubbliche che gettano al vento denaro pubblico non vengono punite. Anzi, a Parma arriverà quel che resta del finanziamento statale.

La metro di Parma non si farà. Dopo anni di lavoro, il Cipe ha ritirato il finanziamento a un’opera priva di senso, e un decreto dal linguaggio mediamente oscuro ci ha messo sopra una pietra tombale. (1) Il tutto, dopo che sono stati spesi parecchi milioni di denaro pubblico – per nulla.
Non essendo una storia solo parmigiana, è giusto raccontarla e usarla per qualche riflessione.

UN PROGETTO SENZA CAPO NÉ CODA

Nel maggio del 2005 il Cipe, su spinta dell’allora ministro alle Infrastrutture Lunardi, di origini parmigiane, aveva deliberato un finanziamento di 210 milioni a fondo perduto per la metropolitana di Parma, ridente città che notoriamente si gira con ben altri mezzi. Il comune (giunta di centrodestra) aveva spinto molto per avere questi soldi, impegnandosi a metterci il resto (96 milioni, dati i preventivi di allora). La Regione (retta dal centrosinistra) ci aveva messo il timbro. Si era costituita la società Metro Parma, con amministratori e dipendenti. Erano stati fatti (e rifatti) i progetti. Si era finanche fatto l’appalto, vinto da una cordata bipartisan: l’associazione temporanea di imprese (Ati) Pizzarotti-CoopSette-Ccc.
Nel frattempo, una serie di persone aveva detto che il progetto non aveva senso, non solo perché non serviva, ma anche perché (proprio in quanto semi-inutile) non avrebbe avuto abbastanza passeggeri da coprire i costi di esercizio, figuriamoci quelli di costruzione. In una serie di incontri pubblici (a cui ha partecipato anche uno degli scriventi) si era denunciato quello che si profilava come un colossale spreco di denaro pubblico, oltre che una “pillola avvelenata”, destinata a gravare sul bilancio comunale per decenni. Ne scrivemmo anche su lavoce.info. Nulla da fare.
Poi, alle elezioni del maggio-giugno 2007 il sindaco Ubaldi, dopo due mandati, ha ceduto il testimone a un suo braccio destro, l’attuale sindaco Vignali, eletto con un programma incentrato sulla metro; d’altronde, il suo antagonista era l’assessore regionale Peri, il quale aveva controfirmato il progetto: evidentemente, le pillole avvelenate esercitano un’attrazione bipartisan. Nel frattempo, il costo era salito a 318 milioni, cui andavano sommati 15 milioni l’anno per la gestione del metrò, e le risorse statali erano scese a 172 milioni: non veniva cioè finanziato l’acquisto del materiale rotabile (37 milioni) che doveva accollarsi il comune. Il nuovo sindaco ha cercato (non sappiamo con quanta convinzione) i finanziamenti aggiuntivi per andare avanti, senza però trovarli. Risultato: non se ne fa nulla. Tutto bene quello che finisce bene, dunque? Purtroppo no.

ANCHE NON FARE HA UN COSTO (MA, TANTO, LO PAGHIAMO NOI…)

Uno dei principi fondamentali dell’economia come “triste scienza” è che non esistono pasti gratuiti: tutto ha un costo. E i costi di questa operazione (conclusasi con un assoluto “nulla”) sono effettivamente elevati.
La società Metro Parma ha operato per alcuni anni per mettere insieme il progetto. La progettazione è stata rivista diverse volte, per soddisfare i rilievi tecnici avanzati dal Cipe e per risolvere l’interferenza con le Ferrovie dello Stato. In tutto questo, dai bilanci di Metro Parma, che il comune si guarda bene dal rendere pubblici, risultano costi complessivi di circa 12 milioni (costi di progettazione e stipendi di chi ha diretto questa impresa). L’Ati, e in particolare la sua componente più vocale, la Pizzarotti, dichiara che (tra Metro Parma e questa impresa) in realtà i costi già sostenuti ammonterebbero a circa 26 milioni, tra progettazione, assunzione di personale, acquisto e/o noleggio di macchinari, anticipazioni finanziarie e altro. A questo andrà poi aggiunto l’indennizzo che chi si è aggiudicato l’appalto intende chiedere, e a cui ai sensi di legge ha diritto, anche se in misura da determinare. Vedremo quanto sarà, ma applicando parametri normali si potrebbe giungere ad altri 30 milioni.
Chi paga? Il decreto, al comma 7, sancisce che “l’indennizzo è corrisposto a valere sulla quota parte del finanziamento non ancora erogata”. Apparentemente, dunque, con soldi dello Stato. Comunque, che i fondi siano statali o locali poco cambia. Sono soldi pubblici. Dei quali nessuno, a quanto pare, sarà chiamato a sostenere responsabilità politiche e meno ancora finanziarie; paga Pantalone, cioè – in ultima analisi – i cittadini italiani. D’altronde, anche se oggi il Pd di Parma canta vittoria, le responsabilità politiche sono piuttosto diffuse tra comune e Regione.

LEZIONI DA TRARRE

La principale lezione è una amara conferma. In questo paese non è che le responsabilità politiche siano un optional: non esistono proprio. Se provate a parlarne vi guardano in modo strano. E proprio coloro che invocano soavemente la “sovranità” della politica nei processi decisionali si adontano se osate chiedere valutazioni accurate dei costi e dei benefici delle opere pubbliche da effettuare prima che la politica scelga. Ma dove è finita la regola secondo cui la “sovranità” si deve sempre accompagnare alla “responsabilità” (politica)? Decine di milioni buttati per non fare nulla. Ma non esiste una cosa che si chiama “danno erariale”? E non esiste da qualche parte una Corte dei conti?
Le amministrazioni pubbliche che gettano al vento denaro pubblico non vengono punite. Anzi: quel che resta del finanziamento statale, dopo le varie deduzioni per indennizzo, può essere devoluto integralmente, dice il decreto al comma 8, – su richiesta del comune di Parma – ad “altri investimenti pubblici”. Una manciata di milioni a quella amministrazione resta comunque garantita. Secondo quale logica? Per quali priorità nazionali, visto che di fondi nazionali si tratta? Non è dato sapere. Sembra proprio che, in un modo o nell’altro, quei soldi a Parma dovevano finire. Chissà, forse servono a garantire l’equilibrio geopolitico nel nascente federalismo zoppo…

(1) Decreto Cipe del 25 marzo 2010, n. 40.

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17 commenti

  1. Paolo Moretti

    …attendiamo fiduciosi le ‘eutanasie’ delle centrali nucleari e del Ponte sullo Stretto.

  2. Leonardo Lacaita

    Il caso segnalato nell’articolo mi rimanda immediatamente a quanto letto nelle cronache romane (v. Il Sole 24 Ore Roma di ieri) ovvero al probabile ripensamento dell’amministrazione capitolina circa la costruzione della nuova linea D della metropolitana. La relativa gara d’appalto è già stata bandita e azzerare la situazione costerebbe circa 400 milioni (tra il 10 e il 15% del valore dell’appalto). Il tutto in ragione di "difficoltà archeologiche" (si ritiene già prefigurabili prima dell’avvio dell’appalto) e soprattutto nel nome di un complessivo ripensamento della politica della mobilità, che privilegi il "raccordo tangenziale tra le nuove periferie" (quasi che i serpentoni di auto che si muovano verso il centro siano composti da gitanti e non da gente che va a lavorare che si gioverebbe della sopprimenda linea). Si sa, mettiamo l’etichetta politica a qualsiasi cosa, figurarsi se possono fare eccezione le opere pubbliche. Poi un po’ di sano "benaltrismo" non guasta e le idee di chi ci ha preceduto sono per definizione vecchie e superate. Magari chi verrà dopo cambierà ancora idea, sprecherà altro denaro pubblico in penali. Il tutto con buona pace della mobilità dei romani.

  3. Giampaolo Pagliuca

    Ve ne prego continuate ad informare su questa e centinaia di altre malefatte del nostro Paese. Grazie mille

  4. lormar

    Complimenti per l’articolo che dimostra tra l’altro che quando anche nella "civilissima Emilia" vi è da sedersi attorno a una greppia per un lavoro per di più inutile si trovano vasti accordi degni della migliore tangentopoli. Non meraviglia che il promotore sia stato l’ex ministro Lunardi che ha dato grande prova di sè nel mischiare il suo ruolo di ministro con quello di progettista di gallerie, perfetto allievo del maestro del conflitto d’intersse. Se si pensa ai tagli dolorosi alla scuola, alla sanità, alla ricerca, etc. Chi ha pensato in piena malafede (non per ignoranza certo!) un’opera della specie andrebbe chiamato a risponderne, ma questo è fuori dalle possibilità di questo paese senza speranze.

  5. bellavita

    I soldi pubblici vanno sprecati, ma finiscono a imprese bipartisan (la maggiore di Parma e 2 coop) e a professionisti-progettisti, managrer ecc. Trattandosi di una città ad alta densità massonica è facile pensare che tutte queste cose siano state trattate in una stanza (anzi in una loggia ) di compensazione.

  6. Mimmo Iuzzolino

    Purtroppo il malgoverno in questo paese non è una novità. Nel sud Italia questo modello ha generato e alimentato criminalità organizzata, contribuendo a far sì che camorra, mafia, ndrangheta, etc facessero quel salto qualitativo così come oggi noi le conosciamo, insinuandosi in ogni ganglo della pubblica amministrazione dove c’erano vacche da mungere. Non sto dicendo che Parma sia a rischio camorra o mafia, almeno non più di quanto lo sia anche senza questo spreco, voglio solo dire che a certi fenomeni bisogna prestare attenzione. Resta sicuramente l’indecenza di un paese che fa storie per passare la mensa a bambini figli di genitori morosi della retta per furberia o povertà, poco importa, poi invece regala, perchè di questo si tratta, soldi pubblici a gogò per progetti senza capo nè coda.

  7. Andrea Moro

    Non e’ vero che non cambia che la copertura delle spese sostenute sia statale o locale. Se Parma si e’ scelta amministratori incompetenti perche’ dovrebbero pagare i vicentini? Ci sono errori a tutti i livelli ma se non pagano i responsabili del misfatto, gli incentivi per gli amministratori futuri saranno completamente distorti. Io suggerisco che la gran parte dei costi sia pagata a livello locale. Ovviamente, senza federalismo fiscale non e’ nemmeno chiaro se questo sia possibile. Analoghe considerazioni sugli incentivi valgono, ovviamente, per l’assurdita’ che riportate nell’ultimo paragrafo, come dite voi.

  8. angelo cane

    Ho 63 anni, abito a Torino, vado in villeggiatura a Cesana in alta val Susa, percorrendo in auto quasi tutte le settimane tutta la valle (in statale e non in autostrada) destinata ad accogliere la nuova linea TAV/TAC Torino Lione, strada tappezzata di bandiere NO TAV da Avigliana (primo comune fuori Torino) fino a Bussoleno (ultimo paese della bassa val Susa). Leggendo di Parma ho trovato molte analogie con la Torino-Lione, compreso i nomi delle imprese e i partiti sostenitori; penso che farà la stessa fine: pagheremo per non fare nulla, solo che le cifre in ballo sono notevolmente più elevate, tanto elevate che nessuna delle parti in causa le cita, neanche per errore.

  9. Federico Savini

    La storia è interessante. Il punto principale, a mio parere, è molto semplice. Perché fare una metropolitana a Parma? Perché decidere di avviare un progetto a lungo termine così costoso quando le analisi costi/benefici non lo sostengono? Mi chiedo quale fosse l’opinione degli abitanti della città. Se ci fosse stato un minimo dialogo con coloro che sarebbero divenuti gli utenti della infrastruttura (e coloro che l’avrebbero ripagata). Soprattutto, mi chiedo come abbia fatto il sindaco Vignali ad essere eletto pur sbandierando un progetto destinato al fallimento (come dicono una ‘serie di persone’). Inoltre, il fatto che il progetto sia stato inserito tra le priorità dell’agenda politica per stimolo del parmigiano Lunardi, e non per effettivo stimolo di valutazioni urbanistiche, economiche e/o sociali, conferma il terribile fatto che troppo spesso la politica guarda la città come salvadanaio elettorale piuttosto che come spazio di vita e di produzione.

  10. Paolo Ercolani

    L’esempio di Parma è un caso grave ed eclatante di “soldi buttati al vento per non fare nulla”. Vi sono però altri casi ancor più gravi, nei quali i soldi buttati al vento sono molti di più (non dell’ordine delle centinaia di milioni, ma dell’ordine di miliardi di Euro), perché si realizzano opere del tutto inadeguate alle esigenze. Uno di questi è senz’altro il caso della Metro C di Roma, dove è stata “quasi provvidenziale” la scandalosa lievitazione dei costi, da 500 a 1.300 Milioni di Euro, della Tratta T3 (quella che, con una lunghezza di meno di tre chilometri, dovrebbe collegare la stazione di San Giovanni con quella di Colosseo). La rivelazione che il costo della metropolitana è giunto addirittura a 500 milioni di Euro per un solo chilometro (circa 1.000 Miliardi delle vecchie Lire!) ha infatti avuto il pregio di scuotere l’opinione pubblica da quel rassegnato torpore in cui si trovava e di farle assumere la consapevolezza che perseverare nella costruzione di una metropolitana antiquata comporterà solo dei danni epocali. Non resta che sperare che anche il Cipe, come i Romani, assuma la stessa consapevolezza e disponga una radicale modifica progettuale.

  11. Francesco Martella

    A parte la totale assenza di responsabilità ci sarebbe da chiedersi come mai si punti sempre su opere faraoniche e invece non ci sia un serio incentivo a rivitalizzare i tessuti urbani "tradizionali" delle città. Sembra che il modello "metropoli" sia imperante sempre e comunque. Invito i lettori de lavoce.info e gli autori di questo interessante articolo a dare un’occhiata a quanto succede in Puglia e precisamente nel basso salento, con il progetto di ammodernamento della ss.275. Ci sono molte analogie con il caso di Parma, e tanti soldi che sono e saranno gettati al vento. In una zona di campagna vogliono fare una mega strada a 4 corsie (due per senso di marcia) tipo autostrada. Non ha senso. Non ci sono volumi di traffico tali da giustificarne la realizzazione. Senza parlare poi della totale rovina del paesaggio. Eppure: 300 milioni di euro stanziati dal Cipe e un batti e ribatti di contenziosi e beghe legali. Anni di discorsi, in cui i politicanti di destra e di sinistra raccontano la stupidaggine del rilancio economico. A tale proposito ricordo sempre un articolo letto sempre qui un pò di tempo fa dal titolo: l’infrastruttura che non fa lo sviluppo.

  12. Rocco Papaleo

    All’epoca della messa in sicurezza della Torre di Pisa l’ing. Lunardi era soprannominato … Cosa aspettarsi da un Parlamento di nominati dove ci sono 20 condannati con sentenza passata in giudicato e altri 70 con processi in corso e dove il numero uno sarebbe in galera se non avesse modificato a) da 15 a 10 anni la prescrizione, b) Lodo Alfano, ecc. Ma aspettiamo con ansia Centrali Nucleari, Torino-Lione, Ponte sullo Stretto di Messina.

  13. Alessandro Condina

    Il fatto è scandaloso e del tutto annunciato. Ricordo di aver letto su queste pagine le valutazioni di Andrea Boitani al tempo della prima decisione. A me pare che il problema più serio, però, sia uno: i cittadini di Parma, che avrebbero usufruito dell’opera e ne avrebbero pagato una buona parte, che hanno da dire? Hanno parlato, in proposito, più volte quando si è trattato di votare; e hanno confermato sempre i principali sostenitori della metropolitana. Scommetto che anche la prossima volta confermeranno il sindaco Vignali, immemori del pasticcio della metro. È questo forse un assaggio di quello che avremo con il tanto decantato federalismo? Politici irresponsabili e cittadini disinteressati?

  14. paolo serra

    Non molto diversa è quella di Bologna, un tunnel di 3 km che collega Stazione e Fiera e non avrà mai i passeggeri necessari. Un altro caso da studiare. Gli attori inizialmente sono gli stessi: un ministro affezionato ai buchi, un sindaco "civico" sostenuto dal centro destra, la Regione è la stessa. Poi Bologna è tornata alla sinistra, ed ora al Commissario, ma nessuno ha avuto il coraggio di buttare nel cestino il progetto che è stato modificato in uno strano ibrido mezzo metrò mezzo tram, finanziato solo per metà. Paolo Serra.

  15. Marcello Urbani

    Concordo con Andrea Moro: se le spese le paga lo stato alla fine ai parmigiani la cosa costera’ un’inezia e non avranno grandi motivi per prendersela coi responsabili, che rischierebbero invece il linciaggio se le spese se le accollasse il comune. Aggiungo poi che le imprese coinvolte, che hanno lavorato e/o saranno risarcite, resteranno in debito verso i padrini politici dell’iniziativa, come pure il personale e i consulenti reclutati per l’occorrenza.

  16. roberto falcone

    Come tutte le spese pubbliche improduttive, servono a consolidare il potere dei partiti che hanno potere di spesa. Servono molto di più gli sprechi di denaro pubblico che le spese giustificate di danaro pubblico, perché i primi sono la contropartita del voto di scambio con i beneficiari degli sprechi, mentre le seconde non generano per chi le decide, che non fa altro che il proprio dovere, benemerenza da alcuno. Ecco perchè si decidono spese come questa. Ed ecco perchè non vi sono organi di controllo all’infuori di quelli nominati dai partiti che hanno poteri di spesa. Come mai i grandi organi di informazione non spiegano alla gente che prima di giustificare un progetto di investimento bisogna indicare i benefici attesi, che durante la realizzazione bisogna fare le spending review, e che dopo la realizzazione bisogna fare l’apprisal dei costi/benefici? Non è che anche loro partecipano allo scambio con contropartite diverse dal voto?

  17. Vincenzo

    E intanto non c’erano fondi per completare la metropolitana di Napoli che era già avviata, per non parlare delle linee 4 e 5 di Milano. Poi parlano di sprechi.

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