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  1. Lettore Rispondi

    Per lo sviluppo del Mezzogiorno occorrerebbe uno sforzo immane di carattere civico (educazione nelle scuole), legale (rinforzo della Magistratura), economico togliendo ogni tipo di sussidi, trasferimenti,ecc...e sviluppando autonomamente l'economia locale, il problema è che la classe dirigente/politica italiana in questo momento e credo nel medio periodo non è in grado di risolverlo. Ho 35 anni e sinceramente quando andro' in pensione credo che ci saranno gli stessi problemi. Penso che per molti nel sud di "problemi" non ce ne siano e se ci sono "si risolveranno...", il "popolo" non è in grado di eleggere dei rappresentanti adeguati. Grazie

  2. Condello Giuseppe Rispondi

    Il problema mezzogiorno e' stato ben evidenziato nell'analisi e certamente implica anche diversi ragionamenti. Una proposta seria pero' sarebbe quella di costituire "una rete dei confronti possibili su europa-federalismo-mezzogiorno-unita' e coesione nazionale". Purtroppo la societa' civile non e' investita su queste tematiche e tutto rimane per gli addetti ai lavori. Ad esempio: quanti giovani italiani guardano in effetti a un processo di sviluppo nazionale e non solo regionale avendo fiducia nell'Europa?

  3. Xorxi Rispondi

    L'italia del sud è nelle mani delle mafie che controllano tutta l'economia. Niente può essere fatto al sud se non passando attraverso l'autorizzazione ("protezione") di una qualche mafia. Il controllo dell'economia garantisce un' enorme influenza sui cittadini che sono indotti, attraverso la capillare rete di controllo della mafia, a votare i politici scelti dalla mafia. Così i politici eletti con il contributo sostanziale della mafia sono tenuti ad operare per la mafia e quindi a garantire che da Roma arrivino continuamente finanziamenti enormi alla pubblica amministrazione meridionale, controllata dalla mafia, garantendo e perpetuando il suo potere. Con un circolo vizioso di questo tipo non esiste nessuna possibilità che l'Italia si sollevi. Lo Stato Italiano e i cittadini del Nord verranno spremuti dalla mafia fino all'ultima goccia di sangue. Per debellare la mafia al Sud occorre togliere la linfa che la alimenta. E questa linfa sono i finanziamenti pubblici. Ma finché nel parlamento di Roma siedono parlamentari che rispondono agli ordini della mafia, nulla cambierà! Solo il fallimento dello Stato o la seccessione delle regioni del Nord possono salvare l'Italia!

  4. Tommaso Rispondi

    Invocare l'Europa dall'Italia del sud è un esercizio quasi contorsionistico. Per motivi storici e geografici, il Sud si risolleverà quando guarderà di più al Mediterraneo, cioè al Nord Africa, ai Balcani e alla Grecia. E, poi, anche all'Italia del nord.

  5. Boris Rispondi

    Senza scomodare il Belgio e rendere universali le sue insanabili beghe di quartiere, mi piacerebbe invertire l'analisi. É più facile aumentare la crescita europea migliorando le condizioni nelle regioni di convergenza (con un PIL inferiore al 75% della media europea) che in quelle di competitività, già vicine alla soglia tecnologica. Questo sta accadendo in diverse regioni europee, ma non a quelle del Sud italiano, che sono sclerotizzate nella loro situazione. Per i noti motivi. La criminalità organizzata si mantiene vivace e ciò accade perchè manca la volontà politica di dare continuità alla lotta alle mafie. "Volere è potere" funziona ancora. Inoltre temo che quando si parla di federalismo, si confonda il mezzo con l'obiettivo. Cambiare forma di amministrarsi in sé non ha alcuna connotazione. Prima di passare al federalismo e ai suoi costi su cui molti sorvolano, sarebbe il caso di - per esempio - formare gli amministratori locali, introdurre l'uso massiccio di nuove tecnologie nella pubblica amministrazione e stabilizzare a medio termine i conti pubblici a partire dal saldo primario, e anche così ci sarebbe comunque bisogno di una "Bad Italy/Bad Company" a cui accollare le rogne.

  6. marco Rispondi

    Alessandro ha scritto: "il nostro Sud non è paragonabile a nessun'altro Regione Europea: ci siamo dimenticati della presenza e del ruolo - non ancora pienamente svelato - di mafia, camorra, 'ndrangheta e sacra corona unita?" In realtà esistono altre regioni europee "paragonabili" al nostro Sud, ad esempio aree di paesi dell'est e certe regioni balcaniche occupate da mafie e amministrazioni vischiose, ma hanno un grosso vantaggio sul nostro Sud: sono almeno in grado di attirare investimenti rilevanti grazie al bassissimo costo del lavoro e alla legislazione flessibile. E sono in via di sviluppo rapido. Se il Sud fosse una "nazione" indipendente, diciamo come la Romania, avrebbe un appeal ben superiore, per il livello educativo, la realtà sociale, la posizione geografica di ponte verso i paesi mediterranei. E invece si scopre che i costi di produzione in Sicilia sono più alti che a Torino! Perché mai gli investitori dovrebbero correre i rischi propri dell'area senza averne vantaggi? Gli incentivi hanno dimostrato di non funzionare, perché non liberalizzare il mercato del lavoro?

  7. Filippo Cataldo Rispondi

    Abbiamo uno Statuto speciale che potrebbe consentirci di avere soldi a palate. Perchè 150 anni fa i Borboni anche se si fecero "fregare" dai Savoia ci hanno dato strumenti atti a gestire quest'isola in maniera ottima. Ma gli Amministratori di cotanta ricchezza dove sono? Tutti a fare gli interessi di Roma ladrona. Il Federalismo ci può salvare solo in attuazione del Nostro Statuto così la Sicilia, insieme a tutto il Sud possono diventare non un vagone carico di carbone ma una FrecciaRossa per tutta l'economia Italiana. Basta volerlo, ciò che non è accaduto in 60 di Repubblica Italiana, solo il Bastone e la carota ci hanno dato. Ora industria, energia rinnovabile e porti possono aiutarti ad uscire dalla crisi.

  8. franceso burco Rispondi

    Da trentacinquenne sento parlare di come sviluppare il sud da quando ho l'età della ragione... penso che lo stesso però lo potrebbe dire mio padre, mio nonno e forse pure il mio bisnonno...e il sud è sempre là con la sua edilizia abusiva, con le sue mafie che comandano, con la sua gente rassegnata che emigra, la gente si ammazza per strada come se la mattanza quotidiana fosse la normalità; i politici vengono assassinati ai seggi, qui siamo ai livelli dell'Afghanistan ...altro che .... proviamo con il federalismo lacrime e sangue. E' un peccato perdersi mezzo paese, con le potenzialità enormi che avrebbe, per colpa di ...boh?

  9. moreno Rispondi

    Al sud manca una vera integrazione legale ed istiuzionale con il resto d'Italia. Le mafie e la cattiva amministrazione pubblica non consentono alle energie intellettuali ed imprenditoriali di svilupparsi creando opportunità diffuse e persistenti di lavoro.Tutto ciò non può che generare continue emigrazioni e impoverimento socio economico. Se l'Europa volesse aiutare il nostro sud, dovrebbe innanzitutto garantire un quadro efficace di legalità ,una vera lotta ai potentati locali ed infine un coordinato investimento in opere e stimoli all'imprenditoria sana. Vasto programma.. (ma forse non così improponibile, se all' Europa potesse interessare). L'Italia temo non ha più nè la voglia , né le risorse per provarci.

  10. luciano schiavoni Rispondi

    Cina, India, Brasile sono i nuovi attori dello sviluppo mondiale perchè, paradossalmente, hanno un grande bacino di povertà (e quindi capacità di lavoro e di potenziali nuovi consumatori) che hanno messo in moto. Da noi il mezzogiorno invece si depaupera delle sue risorse produttive migliori e sviluppa un'economia parassitaria. Il federalismo fiscale non è una risposta al problema perchè nasce all'insegna del "ciascuno per sè e Dio per tutti" senza uno straccio di strategia e di visione di sistema. Non è il flusso di denaro europeo o dalle altre regioni che va interrotto, ma va modificata la natura dell'intervento pubblico. Se la ridistribuzione dei fondi tra le regioni premia le attività parassitarie (vedi il numero esorbitante dei dipendenti della Regione Siciliana) e alimenta l'economia sommersa o illegale, non se ne esce, mentre investimenti ad alta intensità di innovazione nell'ammodernamento dei servizi e delle infrastrutture possono stimolare e indurre qualità nelle forze di lavoro positive che nel sud esistono. Non ci sono ricette facili; bisogna contemperare programmi di lungo termine con interventi a breve ed essere capaci di gestirli senza collusioni affaristiche.

  11. icaro Rispondi

    Gentile frenda, ma quali sono questi indicatori statistici che permettono di non cadere nel paradosso di Trilussa? Siccome sono uno studente di economia e qualche volta mi piace spulciare dati Istat e grafici vorrei capire come migliorare la mia lettura degli stessi...e le volevo chiederle se esitono dei dati sull'economia "sommersa", cioè quella che esiste, ma non si vede. La ringrazio anticipatamente.

  12. Stefano Rispondi

    Aggiungerei che cio' che serve al sud è la presenza forte dello stato per garantire un quadro di sicurezza, legalità e una giustizia rapida e incisiva. Per fare un piccolo esempio, non si possono vedere posteggiatori abusivi nei parcheggi in pieno centro a Lecce la sera nonostante passi la volante della Polizia o la pattuglia della municipale. Questo è lo Stato che non va! Inoltre, evidenzierei come le istituzioni locali non facciano abbastanza per attirare imprese straniere. Addirittura fanno di tutto per cacciarle come ad esempio il rigassificatore della British Gas a Brindisi che è un'opera d'interesse nazionale ed Europea! Al sud serve il mercato dei capitali, non le tanto sbandierate Banche del Sud. Quante imprese meridionali sono quotate a Milano?...ben poche... Eppure di piccole eccellenze ci sono. Sono i piccoli imprenditori che viaggiano il lunedi' mattino con il primo aereo per Milano o Bologna o per il nord Europa per vendere i loro prodotti oppure chi denuncia il pagamento del pizzo, la vera risorsa del Meridione. Purtroppo è il sistema sud (istituzioni in primis) a non garantire un quadro di certezza. La salvezza del sud passa tramite l'Italia e l'Europa.

  13. Paolo Bizzarri Rispondi

    L'idea di uno sviluppo del sud che passi attraverso l'Europa è davvero singolare. Dell'Europa il sud sarà semplicemente frontiera, e quindi normalmente tagliata fuori dai suoi più forti processi economici. L'Italia, d'altro canto, è nel Mediterraneo molto più di quanto sia in Europa, e lo sviluppo e l'affermazione dell'Italia in generale e del sud in particolare passano necessariamente dallo sviluppo del commercio verso la sponda meridionale del Mediterraneo.

  14. LT58 Rispondi

    Ho 52 anni e da sempre sento parlare della questione meridionale e quindi assolutamente non credo piu' che aiuti esterni possano aiutare le regioni del sud. Il sud deve imparare a gestirsi autonomamente e volendo ha tutte le risorse per farlo.

  15. Nico Rispondi

    Il recupero del sud passa attraverso il federalismo fiscale, la fine totale dell'assistenzialismo di stato, la responsabilizzazione reale degli amministratori locali. Il sud deve sviluppare quei semi che già ci sono: tutte quelle iniziative che valorizzano le risorse locali (umane e territoriali). Questo può significare anche un'ulteriore temporanea accentuazione delle distanze tra nord e sud (che peraltro sono aumentate negli anni anche con profusione di risorse "a perdere"), ma è l'unica via perchè si recuperi, innanzitutto, la dignità del sud e poi la sua capacità di crescere.

  16. Luca Lisella Rispondi

    Leggendo il suo articolo non sono riuscito a comprendere attraverso quale modello debba essere garantito lo sviluppo del mezzogiorno. Nello specifico cosa si intende per "passare attraverso l'Europa"? Creare una forma di "assistenzialismo europeo" per le regioni più svantaggiate del vecchio continente (oltre al mezzogiorno italiano intendo)? Creare un disegno di integrazione europea e quindi di più ampio respiro finanziario e progettuale che possa coinvolgere tutte le regioni in questione? Non si dovrebbe tener conto di quelle che sono le potenzialità di un territorio e delle sue risorse e peculiarità (finanziarie, culturali, infrastrutturali, etc.) per stimolare uno sviluppo prima di tutto locale e autoctono prima che "impiantato"? Pregherei l'autore di delineare con maggiore chiarezza quale debba essere tale progetto di sviluppo. Si ringrazia in anticipo per la sicura disponibilità.

    • La redazione Rispondi

      Gentile Lisella,
      non faccio alcuna proposta di assistenzialismo nel pezzo. Reputo importante un processo di integrazione economica tra le regioni italiane ed europee, anche per difendersi dalle crisi finanziarie e costruire insieme il futuro. Penso che la via dello sviluppo debba tener conto delle peculiarità locali. Tra le proposte per lo sviluppo indico l'importanza di lavorare in Europa nell'articolare regolamenti e definizioni statistico-economiche che risaltino efficacemente le peculiarià italiane. Rilevo poi l'importanza di gruppi e consorzi europei, ad esempio nel settore energetico, da stimolo per lo sviluppo di una politica europea economica e non solo monetaria

  17. icaro Rispondi

    Le faccio una domanda: 1) al NORD c'è X che guadagna 100 ed Y che guadagna 0; 2) al SUD c'è Z che guadagna 40 e K che guadagna 39; ne deriva che il PIL/pro è 50 al NORD e 39,5 al SUD...chi è più povero il SUD o il NORD?

    • La redazione Rispondi

      Per non cadere nel paradosso di Trilussa ho considerato diversi indicatori statistici. Considerando più variabili, ad esempio la ricchezza, la povertà, il pil, l'occupazione, la disoccupazione (come nell'articolo che ho presentato) nelle diverse ripartizioni geografiche, mi sembra che si possa comprendere con maggiore completezza la complessità dello "sviluppo". Ogni fenomeno ha infatti delle medie, ma anche delle varianze da considerare.
      Per i dati ufficiali sull'economia sommersa, le indico il seguente link:
      http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20080618_00/

  18. alessandro piovan Rispondi
    il nostro Sud non è paragonabile a nessun'altro Regione Europea: ci siamo dimenticati della presenza e del ruolo - non ancora pienamente svelato- di mafia, camorra, 'ndrangheta e sacra corona unita?
  19. Danilo Gentilozzi Rispondi

    Pienamente condivisibili le considerazioni contenute nell'articolo. Ci aggiungerei, per completare il quadro, che le nuove forze lavoro del Sud, ossia i giovani diplomati e laureati, preferiscono sempre più emigrare al Nord per studiare e lì rimangono(si legga il recente studio di Bankitalia sulla mobilità e il lavoro); questo è un fattore da non sottovalutare perchè lo sviluppo del Mezzogiorno passa obbligatoriamente da una particolare attenzione anche al rapporto istruzione-occupazione.