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  1. MUSSARI FERDINANDO Rispondi

    Il dramma della sanità calabrese investe i cittadini e gli operatori del settore. Gli operatori devono aspettare oltre 2 anni per aver pagate le fatture emesse, mentre i cittadini devono aspettare mesi per prenotare esami e fare visite specialistiche. La disorganizzazione è a tutti i livelli, l'informatizzazione degli uffici è ancora scarsa. Non esistono sistemi di controllo per i servizi erogati. Ci troviamo all'anno zero. Ma è molto difficile riuscire a partecipare al miglioramento della sanità calabrese, gli accessi e i concorsi sono vergognosamente strutturati. Sono d'accordo pagasse la classe politica, ma pagasse la classe manageriale messa dalla politica, sia economicamente sia penalmente.

  2. BOLLI PASQUALE Rispondi

    Nelle anormalità gestionali di pubbliche amministrazioni,non dovute ad errori che potrebbe commettere anche il buon pater familias ma: a malefede,a comportamenti disonesti o di bottega,cioè di partito, non serve il fallimento politico dei responsabili.Sarebbe troppo comodo! Basta applicare la normativa penale che colpisce i sistemi criminali: accertate le sicure individuali o collettive responsabilità, condannare al carcerare ed espropriare gli eventuali patrimoni accumlati illegalmente. Quando il sistema politico si comporta come il sistema criminale dovrebbe subire inevitabilmente uguale condanna. Nella mia affermazione non mi riferisco a questa o quell' altra amministrazione pubblica operante nel servizio sanitario, ma a tutto ciò che riguarda le gestioni pubbliche,Stato compreso. Chi ricopre pubbliche funzioni, nel suo operato, nel suo comportamento, ha compito più oneroso, più delicato del privato titolare di azienda, in quanto amministratore di denaro non suo, ma della comunità: se l' investito di pubbliche funzioni assume decisioni" a cuor leggero " cioè senza i rigorosi canoni di condotta personale e di gestione aziendale è da condannare con aggravanti e non con attenuanti.

  3. G. Raffaele Rispondi

    Il problema è che lo schema che voi presupponete nell'articolo, in Calabria non è applicabile. Purtroppo, da noi, lo schema tipico della democrazia, Pago le tasse, vedo il comportamento di chi amministra, giudico e alla fine voto, non esiste. Da noi la regola è la seguente. Non vedo, non posso giudicare, voto dove debbo votare. Ciò accade perché la politica è pervasivamente presente in ogni dove e controlla ogni ambito della vita dei calabresi con l'unico obiettivo di autoperpetuarsi. La mission principale degli ospedali Calabresi, con le dovute eccezioni, non è la qualità dell'assistenza ai malati, ma assicurare posti di lavoro e clientele assumendo e promuovendo gente, spesso non all'altezza della situazione, come i fatti quaotidianamente evidenziano. In questa logica l'aumento prospettato per i manager servirà sicuramente a portare altri voti.

  4. giorgio ragazzi Rispondi

    Mi pare molto importante riconoscere che vi sono molti aspetti sui quali i cittadini non hanno alcuna possibilità di far sentire la loro voce col voto. Un esempio, oltre a quello del vostro articolo, è quello delle remunerazioni dei consiglieri regionali, a mio avviso esorbitanti, che vengono votate all'unanimità da tutti i partiti. Che fare? Si potrebbe introdurre un federalismo "sotto tutela", con una serie di regole imposte dallo Stato per circoscrivere la libertà di scelta delle regioni /enti locali. Ma le regioni potrebbero sollevare obiezioni di incostituzionalità. E poi, secondo la logica di "cane non mangia cane", è pensabile che i partiti a livello nazionale siano disposti a penalizzare le loro basi regionali, specie quando le regioni sono controllate dalla stessa coalizione che è maggioritaria in Parlamento? Temo si debba riconoscere che viviamo in un "regime" che non può essere corretto o limitato con il voto (vedasi il referendum sul finanziamento pubblico dei partiti). L'unica speranza è quella di una lenta maturazione culturale del paese, anche grazie ad iniziative come La Voce.

  5. Alberto Lusiani Rispondi

    Le soluzioni proposte (ineleggibilita' e sanzioni amministrative ai partiti) sono improponibili e mi chiedo se esista un solo Stato del mondo civile dove esistano e funzionino. Il vero problema e' che i politici calabresi possono spendere e spandere il denaro pubblico perche' proviene quasi tutto da contribuenti residenti in altre Regioni, e piu' sprecano piu' sono votati dai propri residenti che sopportano una piccola parte delle tasse corrispondenti agli sprechi ma ricevono complessivamente il 100% dei soldi sprecati. La soluzione e' ovvia e sperimentata in Paesi civili e progrediti: e' necessario un federalismo dove le spese locali sono alimentate primariamente da tasse locali (senza trucchi e senza giochi) e l'intervento dello Stato con i soldi dei contribuenti delle altre regioni e' minimale. Solo cosi' la democrazia locale puo' funzionare accettabilmente.

  6. Antonino Sabetta Rispondi

    Mi trovo d'accordo con le osservazioni del lettore Elio Gullo. In particolare, benché le idee proposte nell'articolo risultino sensate e in linea di principio condivisibili, ritengo sia poco credibile che esse possano mai essere attuate, dal momento che servirebbero a tutelare la comunità dagli abusi della classe politica - la stessa classe politica che dovrebbe attuarle.

  7. aris blasetti Rispondi

    Siamo in presenza di un vero scandalo, e la magistratura non interviene? Nemmeno quella contabile. L'abuso d'ufficio, il peculato, sono estinti o valevano solo, giustamente, quando il sindaco Moratti ha assunto dei consulenti a scapito del personale gia' in servizio? Gia' dimenticavo il colore della giunta. Loro sono onesti ed efficenti Per Definizione.

  8. enzo Rispondi

    Questi episodi mostrano a mio avviso la mancata percezione dell'opinone pubblica del rapporto spesa/entrate. in altri termini i soldi malspesi vengono considerati di nessuno e non correlati alle imposte pagate. Il federalismo fiscale non sanerà questo limite fin quando ci saranno enti (soprattutto le regioni) abilitati a spendere soldi che non chiedono ai propri cittadini. Infatti, le regioni continueranno a spendere soldi raccolti dallo stato centrale esattore e le classi politiche locali continueranno a farsi vanto di spendere il più possibile risorse considerate esterne e quindi dilapidabili.

  9. PDC Rispondi

    Incentivo ulteriore sarebbe in teoria il federalismo fiscale (vero). Se i cittadini calabresi sapessero che quelli che i dirigenti in questione si mettono in tasca sono i LORO soldi... e non soldi comunque sfilati di tasca ad altri.

  10. Elio Gullo Rispondi

    L’ineleggibilità per i politici locali che sfondano i bilanci oppure offrono servizi di qualità inferiore a una determinata soglia è una buona ipotesi. Ne vedo però già distintamente la difficile praticabilità (soglie che diventeranno rivedibili caso per caso, difficile nascita di agenzie che certificano la qualità dei servizi, possibili "ammutinamenti" di politici locali e relativo seguito, etc.). Temo che anche la seconda ipotesi formulata dagli autori, peraltro ampiamente condivisibile, che associ all’ineleggibilità interventi sul portafoglio dei soggetti direttamente responsabili (ovvero i partiti che scelgono i candidati), attraverso una riduzione dei finanziamenti alle formazioni politiche e degli emolumenti alla giunta nel caso una Regione, sia di difficile praticabilità. Non vedo come una classe politica che non ha sentito vergogna nell'autocondonarsi per le multe da imbrattamento continuo e senza regole dovuto alle affissioni di manifesti politico-elettorali possa scegliere di vedersi ridotto l'introito per manifesta incapacità degli eletti. Sarebbe appena sensato farlo e pretenderlo in qualità di cittadini e contribuenti. Raccogliamo le firme.