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  1. puglisi chiara Rispondi

    Sono una infermiera di sala operatoria a Reggio Emilia. Le sedute sono piene zeppe di interventi, i chirurghi sempre più stressati perchè devono dare liste d'attesa, seppur non lunghissime, ai pazienti che giustamente vorrebbero essere operati subito, i pazienti sono il 50% del sud, costretti a "salire" per ricevere trattamenti gratuiti e adeguati. Noi però non ce la facciamo più, non ci sono infermieri (chi vuole fare un lavoro per 1300 euro al mese con notti e festivi con rischi e responsabilità?). Molti nuovi assunti sono del sud (più del 50%9 e non appena hanno imparato qualcosa, se ne tornano (giustamente) a casa, quindi noi siamo sempre da capo. Che tristezza ascoltare i pazienti che raccontano che sono soli qui a fare la chemio perchè la famiglia è giù e a casa non li operavano. Un nostro ex collega ci ha raccontato che una volta ritornato a Locri, il primo giorno di lavoro si è presentato alle 7 (il suo orario). Fino alle 10 non è arrivato nessuno, e dopo averlo preso in giro per la puntualità, hanno fatto due degli interventi che erano in lista (erano sei) e alle 2 sono andati tutti in clinica privata, ad operare a caro prezzo i poveracci che avevano rimandato.

  2. Bruno Cipolla Rispondi

    Credo che per affrontare correttamente il tema sanità vadano tenuti presenti due fatti molto importanti: 1) La salute è per il 90% *informazione* cioè educazione alla salute, prevenzione, conoscenza. 2) l'80% della spesa sanitaria è per il 20% degli assistiti negli ultimi due anni di vita. Dicesi anche "accanimento terapeutico". Chi ha perso parenti o amici "dopo lunga malattia" sa cosa significa. Una corretta informazione ed educazione alla salute purtroppo farebbe calare vistosamente la spesa sanitaria con gravi danni per l'occupazione, l'economia ... e per la politica che divora la sanità. Basta fare due calcoli su quel 20%, 80% e quei due anni di vita per quantificare quanto influirebbe sulla spesa sanitaria il combattere (almeno un po') l'accanimento terapeutico.

  3. marco Rispondi

    Spedisco questo articolo comparso oggi, il tema è sempre l'uso "disinvolto" delle risorse pubbliche. La corte dei conti chiama l'ex giunta Illy del Friuli Venezia Giulia ad un risarcimento di 6,4 milioni di euro.

  4. BOLLI PASQUALE Rispondi

    Di chi sono le colpe se l'Italia è un paese alla deriva? Il nostro paese non è alla deriva soltanto nel campo della sanità, ma in tutti gli altri campi: nella giustizia, nella pubblica istruzione, nella ricerca, nella cultura, nei comportamenti civili, nell'etica, nella morale, nelle istituzioni e nella politica a tutti livelli. Il popolo italiano ormai è assuefatto a comportamenti scorretti e disonesti che dovrebbero essere banditi dalla nostra convivenza civile. La nostra gente è così bene affondata in questo malsano pantano che non riesce nemmeno più a valutare se un comportamento è onesto o è disonesto, se è giusto o ingiusto e se è corretto o scorretto. Questi atteggiamenti sono: assuefazione, menefreghismo, rassegnazione e scarsa convinzione di essere popolo. La responsaboilità di questa situazione sono dovute prevalentemente ai nostri politici che sono i migliori esempi di questi lati negativi. Possiamo pensare, quindi, ad una penitenza per chi manda la sanità in rosso? E quali altre penitenze dovremmo immaginare per tutto quello che non funziona? Poichè le colpe di questa condizione non sono di chi ci rappresenta, ma nostre, dobbiamo: soffrire, pentirci e finalmente cambiare.

  5. marco Rispondi

    Sono pienamente d'accordo con le proposte dell'articolo. I presidenti delle regioni e gli assessori alla sanità sono i responsabili della pianifinicazione sanitaria e quindi ne devono rispondere con il loro mandato. Le spese per la sanità nella regione incidono più del 60% nel bilancio, quindi sbagliare la strategia o rubare in sanità vuol dire sfasciare una regione. Si parla poco di sanità nelle regioni e spesso i cittadini non sanno cosa succede "dietro le quinte". Ci vuole più informazione e valutazione delle scelte di organizzazione e pianificazione delle regioni.

  6. antonio Rispondi

    Certo che bisognerebbe scegliere candidati che almeno non siano in odore di intrallazzi, questo per vie generali, la trasparenza individuale è importante per chi gestisce la cosa pubblica,cosi per la sanità che per tutti i lavori pubblici. Dato che pagano sempre gli stessi. I partiti hanno grosse responsabilità, vedi in Sicilia, Cuffaro incriminato diventa Senatore, in questo caso Casini da buon cristiano non se l è sentita e lo ha premiato a danno e beffa dei cittadini contribuenti, certo bisogna aspettare i tre gradi di giudizio. Mentre pantalone paga.

  7. ferdinando mussari Rispondi

    Il mio punto di vista parte dal primato della politica sulle decisioni in termini di sanità. Se così è la responsabilità della cattiva gestione della sanità pubblica è in capo all'assessore alla sanità e al presidente della regione. Detto questo la proposta di azzerare i compensi elettorali in caso di commissariamento della sanità regionale è un passo efficiente. Se non fosse che dovrebbe essere accompagnato da un maggior controllo del privato accreditato, che in una situazione di difficoltà per i partiti potrebbe intervenire nel sostituire il finanziamento pubblico. Ergo bisognerebbe non far ricandidare più il presidente della regione e l'assessore al ramo in modo molto più semplice.

  8. moreno Rispondi

    A conforto del mio commento precedente cito anche l'articolo in prima pagina di oggi domenica 14/2 del "Corriere della sera" a firma F.De Bortoli (ultimo paragrafo), nella parte riguardante il federalismo.

  9. nino raviotta Rispondi

    Il rimedio ai guasti nell'amministrazione della sanità sta nell'eliminare la possibilità che essa cada nelle mani dei politici (trombati). La sanità nelle regioni virtuose (mi piacerebbe sapere quali poi!) e non nelle mani dei politicanti sarà sempre destinata a fallire l'obbiettivo di un'amministrazione oculata ed efficiente. Occorrono esperti ed onesti amministratori svincolati da logiche partitiche e correttamente e rapidamente controllati dalla Corte dei Conti.

  10. Salvatore Rispondi

    Non prendiamoci in giro. Dopo aver sentito sbraitare l'On. La Russa a Ballarò di speranze non ce ne sono. Quella che ha preso il potere è una orda di sanguisughe. Qualsiasi proposta di buon senso non troverà orecchi. Quello che scrive l'autore è una cosa di buon senso ma che, proprio per questo motivo, non verrà mai presa in considerazione, è puro esercizio intellettuale. Naturalmente la responsabilità di chi mette sabbia negli ingranaggi andrebbe punita, mentre da tempo è benvenuta. Cordiali saluti

  11. Carlo Cipiciani Rispondi

    Caro Prof. Bordignon e caro Prof. Brusco, la vostra proposta non fa una piega, ma ha purtroppo un difetto temo ineliminabile nel breve, nel medio e forse anche nel lungo periodo (dove comunque, facendo i debiti scongiuri, saremo tutti morti): sarebbe perfetta in un paese normale. Ma questa è l'Italia, che si conferma, giorno dopo giorno, un paese straordinario :-). Una sola piccola osservazione: l'attuale dotazione del Fondo Sanitario Nazionale non è del tutto in linea, in un paese che non ha tutto sommato una spesa sanitaria sopra la media, con i fabbisogni (a parte i casi di cattiva gestione e di spreco). E poi le situazioni di partenza delle diverse regioni non sono omogenee. Anche questo andrebbe considerato: un periodo transitorio sarebbe forse necessario. Un caro saluto

  12. moreno Rispondi

    Credo che l'attribuzione di competenze (e fondi) alle regioni con il corollario di poteri di nomina, indirizzo e spesa, vada bilanciato fortemente con efficaci misure di responsabilizzazione. Le proposte dell'articolo precedente sono un esempio valido. E' un mito da sfatare l'idea che poteri più vicini al territorio e alle realtà locali siano in qualche modo più efficenti perchè più "controllabili dal basso". L'esperienza dice invece che il "localismo" in Italia assume contorni di maggiore vischiosità e irresponsabilità politico-amministrativa con le peggiori pratiche clientelari. Questo è, a mio avviso, uno dei motivi per cui anche il Federalismo sia fiscale che amministrativo, porta con se' rischi di degenerazione particolarista e populista della politica sul territorio. I cittadini non hanno al momento alcun strumento di controllo e punizione verso atti "raffinati" di cattiva gestione della cosa pubblica, figuriamoci domani quando gli stessi saranno anche beneficiari di "diritti" non dovuti ed elargiti... (vedi regione siciliana etc.).

  13. Antonio Aghilar Rispondi

    Ragazzi, sapete quante probabilità ci sono che venga accolta dalla Casta, vero? Tuttavia, per rendere davvero inappuantabile la vostra proposta, bisognerebbe solo stabilire in maniera oggettiva se e perchè una Regione va "in rosso" (posto che in Italia la sanità è, e spero resti, un servizio pubblico). Quello del finanziamento della Sanità e relativi deficit, è infatti un capitolo, uno dei tanti, della spesa pubblica italiana, che andrebbe analizzato a fondo. A me per esempio, a tutt'oggi non risultano chiari i parametri sulla base dei quali viene ripartito l'ammontare del FSN per Regione o, meglio, i parametri mi sarebbero pure chiari, (spesa storica, popolazione, etc...). Come però si faccia a definire "oggettivi" dei paramentri che in molti casi non fanno che sottostimare il reale fabbisogno finanziario della sanità regionale mi è molto meno chiaro...

  14. stefano monni Rispondi

    La proposta che desidero avanzare consiste nel prevedere l'impossibilità, stabilita per legge, di rielezione per la Giunta che ha causato il deficit sanitario, magari prevedendo dei paramatri che definiscano l'ammontare di deficit oltre il quale tale impossibilità si possa verificare. Inoltre, per chi si fosse macchiato di illeciti che hanno causato tale deficit basterebbe una giustizia certa ed efficace. Non penso con questo di eliminare del tutto il problema della sasnità in Italia ma credo che rafforzando il senso di responsabilità degli amministratori si possano senza dubbio contenere i danni.