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L’IRPEF DI BERLUSCONI PREMIA I REDDITI PIU’ ALTI

La proposta del presidente del Consiglio di portare a due le aliquote dell’Irpef è stata subito abbandonata per la situazione dei conti pubblici, che non consente oggi una riforma tale da ridurre il gettito dell’imposta di un punto e mezzo di Pil. Ma se l’ipotesi non fosse stata riposta nel cassetto chi se ne sarebbe avvantaggiato? Soprattutto i contribuenti a reddito medio-alto. Perché già ora metà dei contribuenti ricade nell’aliquota del 23 per cento. E perché il primo scaglione sarebbe troppo ampio per salvaguardare l’effetto redistributivo del nostro sistema tributario.

Pochi giorni fa il presidente del Consiglio ha indicato come priorità per il 2010 una radicale riforma del sistema fiscale, che dovrebbe seguire le indicazioni contenute nel Libro Bianco del ministro Tremonti del 1994. Ha anche avanzato l’ipotesi, non presente nel Libro Bianco, ma proposta successivamente dalla coalizione di centrodestra nella campagna elettorale del 2001, e contenuta nella legge delega approvata dal parlamento nel 2003, del passaggio a due sole aliquote, 23 e 33 per cento, per l’Irpef. Nel nostro sistema fiscale, l’Irpef è l’imposta più importante non solo in termini di gettito, è quella infatti che ne garantisce il carattere progressivo. Nei giorni successivi è arrivato il dietrofront del presidente del Consiglio, motivato con lo stato dei conti pubblici. Può comunque essere utile fare di nuovo il punto sulla riproposizione dello schema a due aliquote: quanto costerebbe? Chi avvantaggerebbe?

GLI EFFETTI REDISTRIBUTIVI

Una riforma fiscale si può giudicare sotto molti profili; i principali sono le conseguenze sull’equità, sull’efficienza e sugli oneri di adempimento. In questa sede ci occupiamo solo del primo aspetto, cioè dell’impatto redistributivo del passaggio alle due aliquote. I costi di adempimento non sarebbero toccati da questa manovra. Una riforma di questo tipo potrebbe essere motivata proprio sulla base di argomentazioni di efficienza: stimolare la produzione di reddito da parte degli individui più “produttivi”, ridurre la convenienza dell’evasione. Gli studi disponibili mostrano però che sono soprattutto i lavoratori a basso reddito a essere sensibili all’aliquota marginale di imposta; se si volesse riformare l’Irpef per aumentare l’offerta di lavoro, non è quindi scontato che si dovrebbe iniziare dai redditi alti.
Anche ragionando solo in termini di effetto redistributivo, occorre aggiungere che alla nostra analisi manca la valutazione delle conseguenze distributive della riduzione di spesa pubblica (o dell’aumento di altre imposte) che da questo taglio dell’Irpef quasi certamente conseguirebbe: certo si potrebbe trattare di spesa improduttiva, ma potrebbero anche essere coinvolti beni e servizi pubblici fruiti prioritariamente dai redditi medio-bassi.
Per valutare l’accorpamento proposto è utile ricordare che dal 2007 l’Irpef è caratterizzata da cinque aliquote marginali legali erariali, che si applicano alla base imponibile dell’imposta, data dalla differenza tra il reddito complessivo e le deduzioni: la prima è già pari al 23 per cento, mentre l’ultima arriva al 43 per cento.
Stando ai dati relativi al periodo d’imposta 2007, il 49,8 per cento dei contribuenti dichiara un reddito complessivo inferiore a 15mila euro, e sconta quindi solo l’aliquota del 23 per cento. I contribuenti che dichiarano redditi superiori a 75mila euro, soglia a partire dalla quale si applica il 43 per cento, costituiscono solo l’1,9 per cento del totale.

Tabella 1: La distribuzione dei contribuenti Irpef
per fasce di reddito complessivo – Anno 2007

Fasce di reddito complessivo Irpef (euro) Numero di contribuenti Composizione dei contribuenti
da zero a 15.000 20.306.020 49,8
da 15.000 a 29.000 14.406.178 35,3
da 29.000 a 55.000 4.576.818 11,2
da 55.000 a 75.000 709.471 1,7
oltre 75.000 762.106 1,9
Totale 40.760.593 100,0
Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze, 2009.  

 

Come cambierebbe la nuova Irpef? Le dichiarazioni del presidente Berlusconi si limitano a ipotizzare un passaggio a due scaglioni: fino a 100mila euro il reddito sarebbe sottoposto all’aliquota del 23 per cento, oltre quella cifra al 33 per cento. In mancanza di ulteriori dettagli, ci chiediamo qui quanto costerebbe e quali effetti distributivi avrebbe il solo cambiamento delle aliquote e degli scaglioni, a parità di ogni altro elemento costitutivo dell’attuale Irpef (deduzioni, detrazioni e addizionali regionali e comunali). Sappiamo bene che un’eventuale nuova Irpef non avrebbe necessariamente queste caratteristiche, ma al momento attuale è difficile fare altre ipotesi. Senza pretese di originalità, siamo interessati solo a fare il punto, per così dire a futura memoria.
I risultati che seguono sono ottenuti utilizzando un modello di microsimulazione fiscale che ha come base di dati l’Indagine della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane riferita all’anno 2006. Il modello approssima bene le distribuzioni dei redditi e delle imposte pagate dai contribuenti se confrontate con le statistiche ufficiali rese note dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Pertanto, le elaborazioni sono condotte stimando solo l’impatto sui redditi effettivamente dichiarati al Fisco. Il periodo d’imposta considerato è il 2007, primo anno di applicazione dell’attuale struttura dell’Irpef.
Il costo complessivo della riforma analizzata è stimabile in 24 miliardi di euro, pari a circa l’1,5 per cento del Pil. Il grafico 1 mette in luce l’andamento dell’aliquota media (il rapporto tra imposta netta e reddito complessivo), rispetto agli attuali scaglioni, nella situazione odierna (linea rossa) e secondo l’ipotesi di Berlusconi (linea blu). Quest’ultima consentirebbe una riduzione dell’aliquota media per tutti i contribuenti, fatta eccezione per quelli con reddito complessivo minore di 15mila euro, che però rappresentano la metà dei contribuenti. La distanza tra la linea rossa e la linea blu cresce rispetto al reddito: più aumenta il reddito, maggiore è lo sconto fiscale. È evidente il forte calo della progressività dell’imposta.
La tabella 2 mostra, per classi di reddito complessivo, quanti contribuenti otterrebbero un beneficio dalla riforma e l’ammontare medio del risparmio (calcolato sui soli contribuenti beneficiari). Tutti i contribuenti con reddito complessivo inferiore a 15mila euro non sarebbero interessati dalla riforma, mentre otterrebbero un risparmio quasi tutti quelli con reddito complessivo superiore, proprio perché oggi scontano una aliquota marginale superiore al 23 per cento. Il guadagno medio, sia in valore assoluto sia rispetto al reddito complessivo, sarebbe fortemente crescente all’aumentare del reddito.

Grafico 1: Aliquote medie per scaglioni di reddito complessivo (contribuenti Irpef)

Tabella 2: Distribuzione dei contribuenti Irpef che guadagnerebbero con la riforma 

Fasce di reddito complessivo
Irpef (euro)
% di contribuenti che guadagnerebbero % di contribuenti indifferenti Risparmio medio per chi guadagnerebbe (euro) Risparmio medio in % del reddito medio per chi guadagnerebbe
da zero a 3.000 0,0 100,0  –
da 3.000 a 10.000 0,0 100,0  –
da 10.000 a 15.000 0,0 100,0  –
da 15.000 a 20.000 93,0 7,0 92 0,5
da 20.000 a 40.000 99,9 0,1 604 2,3
da 40.000 a 60.000 100,0 0,0 3.427 7,1
da 60.000 a 100.000 100,0 0,0 7.898 10,6
oltre 100.000 100,0 0,0 21.908 11,5
Totale 48,7 51,3 1.205 4,2

 

FAMIGLIE E TASSAZIONE

Passando alla distribuzione del reddito Irpef tra famiglie, e non più tra individui, l’indice di diseguaglianza di Gini della distribuzione dei redditi al netto dell’Irpef aumenterebbe decisamente dopo la riforma, passando da 33,81 a 35,64. La riforma ridurrebbe dunque l’effetto redistributivo complessivo (la differenza tra l’indice di Gini sui redditi complessivi e l’indice di Gini sui redditi netti), che passerebbe da 5,49 a 3,66. Ciò è imputabile sia alla riduzione dell’aliquota media, dal 19,9 al 16,7 per cento, sia alla forte riduzione del grado di progressività dell’imposta.
Infine, la tabella 3 mostra, per ciascun decile di reddito disponibile equivalente familiare, quante famiglieguadagnerebbero dalla riforma. Nel primo decile (cioè il 10 per cento più povero tra le famiglie italiane) quasi nessuna sarebbe interessata, mentre nei decili superiori crescerebbe decisamente la quota di nuclei che riceverebbero uno sgravio. Si noti che a partire dal settimo decile, quasi tutte le famiglie sarebbero avvantaggiate.

Tabella 3: Percentuali di famiglie che guadagnerebbero, per decili di reddito disponibile familiare equivalente

Decili di reddito disponibile equivalente % di famiglie che guadagnerebbero % di famiglie indifferenti Totale
1 1,8 98,2 100,0
2 12,1 87,9 100,0
3 41,0 59,0 100,0
4 44,9 55,1 100,0
5 64,0 36,0 100,0
6 85,3 14,7 100,0
7 95,4 4,6 100,0
8 99,2 0,8 100,0
9 99,6 0,4 100,0
10 99,6 0,4 100,0
Totale 63,2 36,8 100,0

 

Per concludere, la proposta del presidente Berlusconi è stata subito abbandonata perché l’attuale situazione dei conti pubblici non consente oggi una riforma tale da ridurre il gettito dell’imposta di un punto e mezzo di Pil. Non si è forse posta sufficiente attenzione al fatto che avrebbe avvantaggiato soprattutto i contribuenti a reddito medio-alto. Già oggi metà dei contribuenti è sottoposta all’aliquota del 23 per cento. Il primo scaglione ipotizzato dalla proposta sembra troppo ampio (ricomprende infatti la quasi totalità dei contribuenti) per salvaguardare l’effetto redistributivo dell’Irpef in particolare e, quindi, del sistema tributario in generale.

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Leggi anche:  Giustizia, il pregio dell’imposta patrimoniale

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23 commenti

  1. Graziano Camanzi

    Testo perfetto e completamente condivisibile, ovviamente. Ma la domanda che faccio io è: perchè l’opposizione di centro sinistra, ovviamente il Partito Democratico in primis, non ha "sputtanato" (scusate la parolaccia ma, con franchezza, non se ne può più…) il premier e la sua coalizione spiegando sia la presa in giro della sparata pubblicitaria sia l’impossibilità tecnica di portarla avanti per il suo costo folle, sia, soprattutto, la penalizzazione per chi guadagna di meno? E non mi si risponda che, in qualche modo, queste cose le hanno dette! Perchè un conto è dirle una volta e un altro è costruire una strategia adeguata perchè il numero più alto possibile di persone, soprattutto votanti del centro destra, inizia ad accorgersi del livello infimo dei governanti che hanno votato!

  2. Luciano Pontiroli

    Il fatto che la proposta implichi un vantaggio per i redditi più alti non mi sembra un motivo sufficiente per respingerla. Da un punto di vista di efficienza del sistema tributario, non credo che questi vantaggi determino effetti insosteniibili, trattandosi di piccoli numeri; ma da un altro punto di vista, siamo certi che ridurre gli oneri sui redditi più elevati – che, in questo sistema, sono pur sempre redditi da lavoro, professionale o dirigenziale – non risponda ad un bisogno di giustizia? Si tratterebbe di riconoscere che certi ceti sono stati sin qui gravati in misura esorbitante, senza significativa contropartita in materia di servizi pubblici.

  3. Marcello Novelli

    Volevo solo ringraziarvi e… dire l’avevo detto prima io (vedi mio post all’articolo di Muraro). A presto.

  4. Marcello Novelli

    Non capisco perche’ in un commento si parli di piccoli numeri, 24 milardi di euro all’anno significa ridurre piu’ o meno del 12% le entrate del fisco (che ricordo servono per pagare la scuola pubblica, la sanita’ pubblica e le forze dell’ordine). Non capisco perche’ si parli di giustizia, la ridistribuzione della ricchezza e’ alla base di qualsiasi societa’ civile ed e’ fondamentale per il funzionamento dell’economia (come sostenuto tra l’altro da Krugman e Galbraith). Le riforme di Reagan negli USA hanno prodotto la distruzione della classe media americana. Il PD (del quale faccio parte) non è silenzioso, ma come si sa non e’ facile accedere ai mass media e "sputtanare". Inoltre, tra i redditi alti (non so cosa intendono gli articolisti per redditi medi, io penso a 30-35 mila euro annui) bisogna includere parlamentari, dirigenti dei ministeri e delle societa’ pubbliche di qualsiasi schieramento che hanno tutto l’interesse a che la riforma Berlusconi passi. Occorre un grande movimento dal basso che sensibilizzi l’opinione pubblica per "costringere" la classe dirigente a bloccare la riforma o operarne una di senso inverso. (www.staimanzo.com)

  5. Massimo Parisi

    Molti, molti anni fà ho studiato una materia chiamata ‘Scienza delle Finanze’. Adesso, ho la strana impressione che si voglia a tutti i costi reimpostare la matematica! Per carità, l’umanità ha sempre bisogno di tentare di superare se stessa ma, tornando alla matematica ed alle Finanze, non bisogna sportarsi in campo filosofico. Le aliquote progressive a scaglioni, al momento, penso rappresentino la soluzione migliore; forse occorrerebbe aumentarle anzicchè accorparle. Occorre forse più interrogarsi sulla produzione futura di questi benedetti redditi. Sempre molti anni fà, ho letto un romanzo di fantascienza: ‘distruggete le macchine’. Ipotizzava una società articolata in dirigenti, progettisti e …puzzo e rottami! Fuor di catastrofe; occorre che tutti paghino le tasse, magari educando con il riconoscimento sociale ad aliquote progressive.

  6. Sara Guerra

    Ma non era dimostrato da vari esempi che abbassando le aliquote aumenta il gettito? Posto che secondo me è giusto tassare i redditi alti (e i patrimoni) per equita’ sociale, mi domando come non si possa ipotizzare un pò diversamente questa proposta delle 2 aliquote al fine di incrementare il gettito…voi fate simulazioni sempre cosi’ interessanti! Magari 2 aliquote ma con maggiori sgravi per interessi mutui casa / figli / affitti potrebbero avere un ulteriore effetto ridistributivo del reddito.

  7. Alessandro

    Siete sicuri di voler considerare medio-alto un reddito annuale tra i 20000€ e i 40000€? Ricordiamoci che in questo caso si perdono tutte le agevolazioni, tipo gli asili nido, che invece si hanno per redditi inferiori anche solo per 2-3 mila euro in alcuni casi.

  8. Franco TRIBUTARISTA

    La ventilata riduzione a due aliquote fa parte della politica sondaggista di questo mondo padronale che ormai è al governo e nel modo di pensare, purtroppo, della maggioranza del popolo che lo sostiene da troppi anni. Ecco spiegata la tecnica: Effetto voluto = Tranquillizzare l’elettorato che conta (quello che ha più tempo per fare i conti in casa e in bottega, che ha una pensione o un reddito che gli permette di fare qualche risparmio in banca, quello, in definitiva, che sta bene come sta, anche se sempre più spesso viene assalito da scrupoli per il futuro delle generazioni vicine e lontane): Questo è l’elettorato che conta: perchè è quello maggiormente inserito nelle ramificazioni partitiche, sindacali e confindustriali-commerciali-professionali-artigianali-volontaristiche più o meno democratiche o legittime. E, in quanto tale, non diserterà mai le urne, abituato come è a fare bene i suoi calcoli al di là delle ideologie. Non si preoccuperà più di tanto se la riforma viene rimandata perchè lui è sempre nelle condizioni di poter aspettare, alla faccia dei proletari che non si uniscono.

  9. Martino

    Ogni volta che si parla di fisco, leggo di redistribuzione, progressività, tutela dei redditi bassi, belle parole che cozzano con la realtà italiana. L’80% delle dichiarazioni dei redditi sono inferiori a 26.000€ annui, godono di svariate detrazioni/deduzioni. Chi fa tali dichiarazioni trova posto per i figli all’asilo nido a tarifffe ridotte, paga meno tasse universitarie, ecc…. Solo l’1.9% dichiara più di 75.000€. Vedendo la realtà che mi circonda penso che il sistema di aliquote attuali sia solamente ipocrita: permette di fare bei ragionamenti su indici di Gini o quant’altro, ma si rivela spesso ingiusto vista l’enorme evasione!

  10. Francesco Burco

    Gli articolisti si sono scordati l’aliquota per i redditi più alti, quella del 5%. Il problema è che in Italia stando ai dati delle dichiarazioni dei redditi i ricchi non esistono. Il titolo dell’articolo andrebbe circoscritto aggiungendo qualche parola in più, tipo "l’Irpef di Berlusconi premia i redditi più alti di quei pochi che dichiarano il giusto", oppure se proprio vogliamo essere pessimisti ("premia i redditi più alti dei lavoratori subordinati"). Insomma qualsiasi ragionamento sull’equità e la redistribuzione ma anche sull’efficienza e altri aspetti del sistema fiscale passa per una duplice e contemporanea azione, da un lato la riduzione generalizzata del carico e la semplificazione (possibilmente improntata a criteri di progressività) e dall’altro una seria lotta all’evasore totale che gira con il Suv ed è raccomandato nell’ospedale pubblico che poi critica.

  11. Antonio Aghilar

    Al di là delle solite sceneggiate politiche, mi chiedo: per quale ragione si continua a parlare di aliquote e "scaglioni"? Per quale ragione cioè, nel discutere di una possibile riforma fiscale che vada non a vantaggio di tutti, cosa di per sè impossibile, ma a vantaggio della maggioranza dei cittadini, non si introduce il concetto di funzione continua (magari in dipendenza oltre che dal reddito anche da altri parametri)? Gli scaglioni infatti sono fortemente iniqui, per via del fiscal drag ma sopratutto perchè a mio modo di vedere le cose forniscono un potente incentivo all’evasione, mentre una funzione continua, che sia prima concava e poi convessa (con il punto di flesso intorno ai 40-50.000 eur/anno) sarebbe molto più efficacie ed efficente, semplificherebbe molto sia la vita sia del contribuente che del commercialista e sopratutto non mi farebbe pensare si essere nell’800′ (cosa assai deprimente) ogni volta che si sente parlare di aliquote e scaglioni…

  12. Luciano Pontiroli

    Un commento insiste sulla redistribuzione del reddito come imprescindibile in qualsiasi stato. Concordo che lo stato, proprio perché esiste, ha necessità di prelevare parte del reddito dei cittadini: ma mi piacerebbe ricordare che il reddito che si preleva in Italia è soprattutto reddito di lavoro o derivante dai risparmi di chi lavora o ha lavorato. Lo stato, dunque, si appropria di parte della ricchezza dei cittadini: dire che lo fa per fornire servizi pubblici presuppone l’idea che lo stato conosce meglio di ciascuno di noi i nostri bisogni e si premura di soddisfarli, ovviamente scegliendo quali bisogni meritano soddisfazione e quali no. Mi sembra che già questa considerazione dovrebbe indurre a manifestare minore entusiasmo per la redistribuzione. Ma nel mio precedente commento rilevavo come i percettori di redditi da lavoro più alti contribuiscano alla spesa pubblica senza ricevere una contropartita adeguata, vuoi perché sono esclusi da certe agevolazioni, vuoi perché i servizi pubblici sono scadenti. L’elevata imposizione si spiega anche con l’alto livello della spesa corrente: è scandaloso auspicare che questa sia ridotta e con essa la pressione fiscale?

  13. francesco zaffuto

    Si ripete la strategia delle ultime elezioni politiche, quella sull’Ici per la prima casa: era un’imposta che interessava tutti ed è stata tolta a tutti. L’effetto della eliminazione dell’Ici sulla prima casa è stato: – chi ha un vecchio monolocale ha un beneficio x; – chi ha cinque stanze in centro città un beneficio x+100; tutti accontentati allo stesso modo e tutti hanno votato allo stesso modo. L’imposta Irpef, per il suo carattere di imposta diretta sul reddito, è quella che può essere meglio regolata sull’effettiva ricchezza del cittadino. Ed è necessario un ventaglio di aliquote perchè non abbiamo le stesse ricchezze. E’ vero che esiste l’evasione, ma non la si combatte diminuendo le aliquote, ma migliorando il sistema degli accertamenti fiscali. Riguardo alla sostituzione di parte degli incassi dell’Irpef con imposte sui consumi, dobbiamo ricordarci che l’Iva è già al 20% e la paghiamo tutti anche quando compriamo una saponetta, il ricco e il povero con la stessa percentuale. Si può mettere una supertassa sui Suv o sulle barche di lusso, ma occorre vedere se basta a compensare le diminuzioni dell’Irpef. Francesco Zaffuto

  14. Alfonso Salemi

    Mi permetto di inviare la proposta di cui all’oggetto per una puntuale critica di merito. Un’espressione molto semplice, ma indicativa, potrebbe avere questa forma: IRPEF = ( RN – QE ) * A. IRPEF: Imposta dovuta dalla persona fisica; RN: Reddito Netto; QE: Quota Esente; A: Aliquota. Un algoritmo con questa forma generale potrebbe funzionare meglio delle soluzioni poste in essere e avrebbe il vantaggio di poter essere facilmente gestito dalle autorità finanziarie in funzione delle necessità di bilancio agendo su due variabili: 1- QE quota esente al di sotto della quale non si ha tassazione; 2- A aliquota da applicare su tutti i redditi. A titolo esemplificativo si può ipotizzare QE = € 10.000 e A = 0,35 (35%). Il primo fattore (RN – QE ) funge da calmieratore per i redditi minori, ma diviene ininfluente per i redditi superiori, dove la quota esente (QE) è marginale rispetto al Reddito Netto (RN). Il secondo fattore (A) rappresenta l’aliquota unica da applicare su tutto il reddito netto. E’ inutile sottolineare i vantaggi di una simile modalità. Grazie per l’attenzione… e per le critiche.

  15. Claudio Lama

    Il problema vero non sono le aliquote. Tutti gli anni ho a che fare con le dichiarazioni dei redditi e quindi conosco bene quali sono i punti dolenti del fisco italiano. Innanzitutto la soglia di 2.840,51 euro per i famigliari a carico è ridicola, sarebbe opportuno almeno raddoppiarla. La franchigia sui medicinali e prestazioni mediche è da eliminare. Sarebbe inoltre ragionevole rimodulare le detrazioni in modo che pesino maggiormente per i redditi più bassi, ovviamente per i redditi da pensione e da lavoro dipendente. Un’altra cosa molto importante sarebbe aumentare la soglia di detrazione per le rette dell’asilo e degli affitti, per la prima oggi vige una soglia di 632 euro (ci paghi una retta e mezza forse…) e per la seconda si detrae una quota irrisoria. Quindi a prescindere dalle aliquote, dagli scaglioni, dalla progressività, quello che può riequilibrare l’onere fiscale sono tutta una serie di accorgimenti che magari sembrano marginali ma che in realtà incidono nella sostanza.

  16. Marcello Novelli

    Scusate, non riesco a capire chi definisce ingiusto il sistema ad aliquote marginali crescenti (utilizzato in tutti i paesi civili). Innazitutto bisogna dire che questo sitema ha garantito in passato uguaglianza, benessere e pari opportunita’ e quindi e’ giusto. Ma la cosa che non capisco e’ perche’ proteggete una riforma che vi svantaggia (a meno che non guadagnate piu’ di 100.000 Euro all’anno). Perche’ siete per una riforma che avvantaggia megadirigenti pubblici e privati, conduttori televisivi, parlamentari e ministri? Perche’ un conduttore televisivo della RAI che si fa pagare un milione all’anno con i nostri soldi dovrebbe avere centomila euro in piu’ di riduzione delle tasse? E poi, tutti si lamentano che i nostri parlamentari prendono troppo, questo sarebbe un modo per fargli prendere di piu’. (www.staimanzo.com)

  17. Luigi Del Monte

    Condivido chi dice che sarebbe meglio un’aliquota continua e non a gradini. Rilievo che la proposta di Alfonso Salemi sia alquanto macchinosa, mi sembra un’equazione implicita Irpef=f(RN), il RN dovrebbe essere l’uscita della funzione e non una variabile, forse voleva scrivere RL: Reddito Lordo.. Ma signori, come fa a evadere un lavoratore dipendente? O lavora a nero o paga a nero servizi a lavoratori autonomi. E’ inutile ragionare sulle aliquote dei lavoratori dipendenti e non di una fiscalità generale. Tutte le riforme sin qua fatte hanno riguardato solo persone che già pagavano le tasse. Perchè allora non far pagare tutti i redditti con ugual aliquota? Mi riferisco ai proventi finanziari, ai provenienti di locazioni ecc. Certo un’aliquota del 20% sugli affitti generebbe semplificazioni e aumento di gettito, ma non sarebbe meglio metterla all’interno dell’Irpef magari non facendogli pagare l’Ici (che dovrebbe essere una batosta se non affittata) se l’affitta in regola? Uno che ha 1 appartamento in affitto ha la stessa aliquota del palazzinaro che si arricchisce…

  18. Paolo Sbattella

    Personalmente non sono favorevole all’ipotesi dell’introduzione delle due aliquote nell’ordinamento fiscale italiano, in quanto non avrebbe quegli effetti redistributivi sulla ricchezza. Certamente, dopo aver analizzato dati contabili, conti pubblici e quant’altro utile per prendere una decisione adeguata, sarei in linea di massima favorevole ad un’aliquota massima Irpef che non superi il 40%.Tra i suggerimenti che avrebbero un impatto verso tutti, c’e’ secondo me l’abolizione del canone Rai (anche perche’ al giorno d’oggi molti seguono piu’ le reti Sky che non i programmi della Rai Tv) ed il pagamento del bollo auto; questi sì che incidono su tutti i bilanci familiari e se, fossero aboliti, avrebbero un grande plauso da parte di tutta la collettivita’ e soprattutto da parte del fasce piu’ deboli. Piu’ che tante elucubrazini su detrazioni e deduzioni, si prendano provvedimenti semplici e di concreto effetto sulla vita dei cittadini.

  19. LUIGI CALABRONE

    Colpisce il modesto livello dell’articolo, carente di informazione e dal titolo infelice, e della maggior parte dei commenti. Non occorrevano tante parole o tabelle per affermare l’ovvio: ridurre le aliquote favorisce chi dichiara (nota bene) i redditi più alti. Mancavano informazioni essenziali: il numero assoluto dei contribuenti e il gettito fiscale proveniente dai vari scaglioni, ed in percentuale rispetto al totale IRPEF incassata. Si sarebbe così evidenziato che il peso dell’IRPEF grava in modo intollerabile (economia in nero: il 30% dei redditi sfugge al fisco) su un numero ristretto di lavoratori dipendenti e pensionati. Di qui la necessità di rimodulare l’applicazione della progressività (la cui struttura risale a trent’anni fa), magari dando ai lettori anche qualche confronto con quanto avviene in area euro, dove è applicata meglio. In mancanza di queste informazioni, i commenti plebiscitari, verosimilmente provenienti dalla maggioranza dei contribuenti – posizionata negli scaglioni più bassi, come da tabelle – sono sfavorevoli ad una riforma, che “favorirebbe” i cosiddetti “ricchi” (coloro che dichiarano, anche perché non possono fare diversamente).

    • La redazione

      L’articolo ci sembrava già molto lungo, non puo’ essere una guida all’Irpef. In realtà l’Irpef colpisce, anche fortemente, un numero davvero molto alto di contribuenti, non un numero "ristretto". La struttura di base dell’imposta sul reddito è nata più di trent’anni fa, ma è stata poi continuamente rivista. Negli ultimi sette anni la scala delle aliquote e degli scaglioni è stata modificata tre volte. Inoltre è risaputo che l’evasione Irpef non è concentrata sui redditi alti, ma è presente nell’intera distribuzione del reddito.
      Uno sguardo agli altri grandi paesi europei ci dice che l’imposta sul reddito è ovunque progressiva, di solito per scaglioni. Nell’articolo volevamo soltanto mostrare cosa succederebbe
      nell’immediato se si passasse alle due aliquote. In generale, ma prescindendo dall’articolo, siamo convinti che sia urgente abbassare il carico fiscale su tutti i redditi e contrastare l’evasione. Ma la progressività è solo uno dei fattori che influenzano il grado di evasione. Del resto, il governo si guarda bene dal mettere in atto i propri annunci proprio perché sa bene che l’effetto della riduzione delle aliquote sarebbe, almeno per un tempo non certo breve, non il calo dell’evasione, ma una grossa perdita di gettito.

  20. BOLLI PASQUALE

    La riforma tributaria di Berlusconi, se mai ci sarà, non potrà che essere a favore dei ceti medio alti: le imposte di successione e l’Ici sulla prima casa ne sono testimonianza e conferma. Chi è stato favorito in questi provvedimenti? Non i poveri che non hanno case e non lasciano complicati patrimoni agli eredi per entità e famiglie allargate. Il vergognoso scudo fiscale riguarda i poveri o i ricchi? I poveri non fanno pagamenti su paradisi fiscali e transazioni su estero. Perchè Berlusconi non mette le mani nelle tasche di quelli che vivono di rendite finanziarie? Perchè la tracciabilità delle operazioni non è stata tollerata? La risposta è sempre la stessa: proteggere se stesso, amici e servitori. Le vere vittime del nostro sistema tributario sono i poveri percettori a reddito fisso: salariati, impiegati e pensionati. Perchè Berlusconi con il suo amore non va a solidarizzare con i lavoratori sui tetti? Non credo che lo farà perchè il suo amore non è per gli altri ma per se stesso. Lunga vita, quindi, al nostro Presidente! La sua presenza, la sua salute ed il suo amore per noi italiani sono, solo e soltanto, un vero dono del Signore! Ed allora? Grazie Signore! Sia fatta la tua volontà!

  21. massimo marini

    Nella grande attesa delle nuove aliquote "berlusconiane" il nostro sistema premia gli autonomi. Autonomi che nel dichiarare poco danneggiano il gettito d’imposta complessivo a danno del paese. Lo slogan, ormai superato e per certi versi fastidioso perchè mai realizzato, del pagare tutti per pagare meno deve essere in qualche modo riletto. I dati che circolano più o meno analitici sulle dichiarazioni dei redditi sono evidenti. Oggi la massa innumerevole di informazioni che circolano non giustifica più queste forme di evasione spicciola. Ognuno di noi nel proprio piccolo conosce le realtà economiche /finanziarie che lo circondano. Ma siamo solo noi così bravi, così prespicaci , così "maligni" nel vedere l’erba del vicino più verde? Non credo sia così.

  22. michele giovanni bontempo

    Perché si concretizzi la vera ‘equità fiscale’, occorrono semplicemente 15 scaglioni Irpef, una no-tax area fino ad € 12.000 e l’incremento della percentuale al 50% per i redditi superiori a € 75.001.

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