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  1. Giuseppe De Marte Rispondi

    Sono perfettamente d'accordo, anche con i commenti. Aggiungerei che la prassi di fare delle opere pubbliche uno spezzatino "non funzionale" contiene sotteso un'altro cancro tutto italiano del sistema, si fa per dire, degli appalti pubblici: quello del sub-appalto che viene praticato indiscriminatamente, non solo dai General Contractors ma anche dagli stessi assegnatari dei lotti costruttivi e delle singole opere. Cosicchè la catena delle responsabilità (e della qualità) va a farsi strabenedire assieme a tempi e costi di realizzazione tanto paga pantalone, ovvero noi cittadini. Occorre mantenere la limitazione dei lotti funzionali e porre un limite serio, reale, non solo legislativo alla pratica perversa ed indiscriminata del sub-appalto.

  2. Aldo Norsa Rispondi

    Nel complimentarmi per l'"illuminante" articolo che mi ha dato uno spunto per un altro scritto che prossimamente sottoporrò a "lavoce.info" vorrei segnalare un errore: i due commi della finanziaria 2010 citati che reintroducono la possibilità per il Cipe di finanziare le opere pubbliche per lotti "costruttivi" non sono il 228 e il 229 ma il 232 e il 233. Cordiali saluti. Aldo Norsa, professore ordinario di Tecnologia dell'Architettura nell'Università Iuav di Venezia.

  3. bellavita Rispondi

    L'aprire tanti cantieri che non si sa quando, se e come verranno portati a termine non costituisce solo una "promessa elettorale" . Nel sistema di cleptocrazia in cui siamo immersi, significa anche l'apertura di un conto corrente. Quando un cantiere si ferma perché mancano i finanziamenti, o il permesso del comune di Venaus o della comunità montana del basso pontremolese, in genere è previsto che l'impresa venga risarcita. Dovrà pagare del personale di guardia, e ci sono i macchinari da spostare oppure da pagare comunque l'affitto.. Ma se un'impresa ha tre cantieri fermi contemporaneamente, è possibile che si faccia pagare quattro volte i macchinari che ha spostato, o mai mosso, nel quarto cantiere aperto...

  4. Stefano Lenzi, responsabile Settore legislativo WWF Italia Rispondi

    Mi ha fatto immenso piacere che i professor Boitani e Ponti abbiano affrontato questo argomento che rischia di disseminare di infrastrutture "incompiute" il nostro Paese come gia' nel trentennio 1960-1990. Aggiungo che appena l'11 dicembre 2009 sono stati introdotti gli emendamenti in Commissione a Montecitorio e il WWF ha mandato una lettera al Presidente della Camera Fini sottolineando come fosse assolutamente inopportuno che si facessero modifiche tacite al "Codice Appalti" con uno strumento improprio come la Legge Finanziaria, alla luce anche del fatto che proprio in questa legislatura e' stata promulgata una disposizione nella quale si stabilisce che: "Il Governo, nell'ambito delle proprie competenze, provvede a che:a) ogni norma che sia diretta a sostituire, modificare o abrogare norme vigenti (...) indichi espressamente le norme sostituite, modificate, abrogate o derogate; (…)”. (art. 13-bis della legge 69/2009). Ricordo poi che la Corte dei Conti il 20 febbraio 2009 con Delibera 2-2009-G riguardante il MoSE ha censurato severamente la "prassi dei finanziamenti frazionati nel tempo".

  5. Pietro Spirito Rispondi

    Nelle politiche di investimento infrastrutturale c'è sempre spazio per la fantasia a danno del contribuente e del cittadino. L'effetto sostanziale è quello di aumentare la spesa pubblica, aprendo cantieri per spezzoni di opera pubblica. Pensiamo poi al caso, non così infrequente, in cui l'opera stessa è in se è produttiva di effetti di esternalità positive minori rispetto ai costi di realizzazione. In questo caso al danno si aggiungerebbe la beffa. Non solo si realizza un'opera inutile, ma non la si completa nemmeno. A farci del male, nel nostro Paese, siamo davvero maestri.