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  1. francesvo zaffuto Rispondi

    Dopo i periodi previsti di cassa integrazione i lavoratori debbono poter accedere ad un istituto normativo di disponibilità al lavoro dipendente che non può avere una scadenza. All’istituto normativo di disponibilità al lavoro dipendente debbono poter accedere anche lavoratori in cerca di prima occupazione. L’istituto di disponibilità al lavoro va costruito tramite l’iscrizione a liste di pubblico collocamento. Ai lavoratori in attesa di disponibilità al lavoro e iscritti alle liste va riconosciuta una retribuzione pari almeno al 70% della paga base di un operaio in attività. La retribuzione dei lavoratori in disponibilità al lavoro verrebbe a cessare con la presa di servizio e in caso di rinuncia alla presa di servizio. Le ditte datrici di lavoro, potranno se vogliono continuare ad assumere con chiamata diretta, solo se ricorreranno per le chiamate di assunzione alle liste pubbliche di collocamento potranno godere di benefici contributivi e fiscali.

  2. Alessio Calcagno Rispondi

    Vorrei chiedere se e' possibile scrivere un articolo dove il tasso di disoccupazione venisse calcolato includendo oltre ai disoccupati, anche quelli in cassa integrazione e mobilita'. O se e' gia' stato fatto mi sapreste indicare dove posso reperire l'articolo? Grazie della disponibilita'.

  3. Antonio Agostini Rispondi

    La flessibilita' e' un valore. La confusione no. Domandiamoci perche' sono nati inizialmente i contratti atipici nel nostro Paese: per ovviare ad un'assurda rigidita' nelle assunzioni e nei licenziamenti. Poi ci sono anche altre ragioni, ma la motivazione essenziale a mio avviso e' questa. Siamo l'unico paese del mondo da me conosciuto nel quale l'assunzione di un lavoratore viene considerata una sorta di "concessione" da parte dello stato: ricordiamo il famoso "nulla osta" degli uffici di collocamento? Siamo l'unico paese del mondo da me conosciuto nel quale una risoluzione del rapporto di lavoro sia ufficialmente impossibile, ma praticamente di fatto regolarmente ottenuta con espedienti vari. A nessuno sembra paradossale che l'indennita' solitamente riconosciuta dal magistrato ad un dipendente ingiustamente licenziato sia percentualmente piu' bassa di quella stabilita dal CCNL dirigenti? Ho paura che se non ci si decide a riformare in maniera seria e moderna questi due aspetti, soprattutto il secondo, la jungla contrattuale continuera' ancora per molto. Ma questo semplice allineamento alla realta' chi lo vorrebbe davvero?

  4. Tommaso Rispondi

    Ecco un buon motivo per il quale ho intenzione di emigrare in un paese dove posso decidere se e a chi pagare i miei contributi previdenziali. Non mi va di essere lo sprovveduto che rimane col cerino in mano e si scotta... In Italia mi aspetta un futuro di lavoro stentato, con una pressione fiscale elevata (destinata a crescere) e senza adeguati servizi corrisposti. Di certo vi aspettate che sia la mia generazione a pagare i debiti della vecchia, io di certo non ci penso assolutamente. Riguardo poi la pensione integrativa privata...beh, se avete provato a farvi due calcoli, ci avrete sicuramente riso sopra anche voi.

  5. paolo pepe Rispondi

    I giovani sono stati messi in un angolo da cui non sanno come uscire. Chi riesce a trovare lavoro a tempo determinato con la miriade di contratti atipici che sono stati inventati in questi anni non ha la possibilità di integrare la propria pensione, perché l'importo dello stipendio o del salario percepito è appena sufficiente per sopravvivere, e preciso sopravvivere a casa dei genitori perché una casa dove andare a vivere da soli non se la possono nemmeno sognare e se Brunetta dovesse arrivare a far approvare la legge che prevede che a diciotto anni si debba lasciare la casa dei genitori avremmo una generazione di senza tetto, di clochard che andrebbe a vivere sotto i ponti.

  6. marcobonfico Rispondi

    Il mercato del lavoro deve essere riordinato ma per quanto riguarda le pensioni i dati mostrati non sono corretti in quanto la spesa pensionistica è completamente sotto controllo, il problema è che i giovani andranno in pensione con il 30% della pensione attuale applicando il contributivo. E' la spesa sostenuta dal fondo pensioni in merito a problemi statali che non è coperta adeguatamente.

  7. Vincenzo.ge Rispondi

    Come al solito la sua lucida analisi, è spietata ma assolutamente corretta; onestà mentale sconosciuta ai politicanti nostrani, circondati da ruffiani la cui principale preoccupazione è dimostrarsi compiaciuti al pensiero del capo. La Sua aspettativa di un 2010 di riforme, secondo quanto dichiarato dallo stesso Presidente del Consiglio, andrà purtroppo delusa; Lei sa meglio di me, quanto sia poco affidabile, in materia di riforme riguardanti il mondo del lavoro, il nostro Primo Ministro. Mi auguro di sbagliare; purtroppo, il nostro Premier, in materia di “bufale” è assolutamente ineguagliabile.

  8. pb Rispondi

    Analisi lucida ed impietosa, incontestabile. Anche nel richiamo alla necessità di maggiore (e migliore) informazione. Osservo, a margine, che non si è accennato alle varie forme di pensioni volontarie/integrative di mercato: eppure anche lavoce a suo tempo si era spesa non poco a favore del trasferimento dei TFR nei fondi... Se avete cambiato idea sul "terzo pilastro" - che ormai si è dimostrato inferiore al TFR in quanto a rendimenti - forse si potrebbe fare un po' piu' di chiarezza. Riguarda pur sempre il futuro delle giovani generazioni.

  9. Carmine Meoli Rispondi

    Il contratto a part time è stata una buona innovazione, tuttavia esso produce anche effetti indisiderati per l'uso che le imprese sono indotte a farne. Un part time a 30 ore settimanali facilità la definizione di organici flessibili in settori con attività caratterizzata da picchi e che operano per 7 giorni la settimana e nelle 24 ore sopratutto. Il risultato indesiderato è quello per cui un disoccupato non residente non potrà trasferirsi in una zona in cui è presente una offerta di lavoro a part time, in quanto il reddito da part time non gli consente di conseguire un minimo vitale (alloggio, vitto etc). Proliferano infatti in dette posizioni lavoratori immigrati che sono in grado di adattarsi in alloggi meno cari. Si sostiene da parte degli addetti alla organizzazione del lavoro che l'utilizzo di lavoratori a tempo pieno, ma con orario discontinuo, ovvero con orario distribuito su più fasce giornaliere, non garantisca le stesse funzionalità del ricorso a lavoratori a part time. Non ho potuto svolgere una analisi su detta posizione, ma trovo importante porre la questione e sperare che ai tavoli degli esperti e poi della contrattazione venga affrontata.

  10. Marino Antonelli Rispondi

    Come già accennato da uno dei lettori, bisognerebbe separare la previdenza dall'assistenza, in modo da avere la reale incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL. Per il resto, per agevolare le nuove generazioni, bisognerebbe, come anche da voi proposto, fare una riforma che riprenda lo spirito della "Dini", lasciando più flessibilità in uscita, e proporzionando l'assegno pensionistico in rapporto all'età di abbandono dell'attività lavorativa.

  11. Giovanni Volpe Rispondi

    Le Riforme del mercato del Lavoro, in una rosa ristretta di interventi urgenti, rappresentano le priorità per tanti milioni di cittadini della nostra Italia. La Riforma del Lavoro, con tanti giovani, uomini e donne over40, anche di elevata professionalità ed esperienza, discriminati sena ragioni valide, solo per pregiudizi ed incultura. L'esigenza di una Riforma del Welfare, per garantire ad ogni cittadino-lavoratore il diritto ad una indennità di sostegno, nei periodi di transizione da un lavoro al successivo. Una Riforma delle Pensioni più equa, che non discrimini tra le generazioni, che possa garantire un reddito che non calpesti la dignità umana.

  12. GIUSEPPE MARINI Rispondi

    E' dal DLgs 124/93 che si sta perdendo tempo. I giovani con l'avvicendarsi di norme sempre più evolute hanno a disposizione scelte per forme integrative di previdenza che non sono state efficacemente pubblicizzate. Non è stata data enfasi al fatto che con la L.335/95 e l'avvento del sistema contributivo lo scenario previdenziale obbligatorio diventerà per loro veramente risibile, per la scarsa disponibilità finanziaria futura, se non attivano subito una FPC almeno con il trasferimento del solo TFR. Sembrerebbe incoscenza, invece è solo ignoranza. Non si dà la giusta enfasi alle informative, rese obbligatorie dalla L. 296/2006, e innestate nell'attivazione dei rapporti di lavoro per sollecitare scelte proattive a tutela futura. Ho la possibilità di capire che la colpa non è dei giovani. I più non hanno proprio coscienza del problema mentre coloro che hanno un qualche sentore sul sistema 'integrativo' pensano solo all'indisponibilità del TFR al momento di necessità disconoscendo invece i vantaggi fiscali che lenendo il sacrificio nell'immediato lo trasla in vantaggi previdenziali nel futuro, quando saranno necessari per una 'sopravvivenza' dignitosa. E' un vero peccato.

  13. Roberto C. Rispondi

    Condivido le preoccupazioni per i giovani e i meno giovani che in futuro dovranno fare i conti con il sistema contributivo, ma che è bene comincino già adesso a fare questi conti. Come al solito, però, quando si discute di pensioni, si accetta una approssimazione invece difficilmente accettabile da chi come me ragiona da vecchio sindacalista. Come discutere seriamente di "previdenza" quando si ha a che fare con un Istituto che invece si occupa anche di "assistenza"? Lo so, il mio è un discorso vecchio e logoro ma nessuno mi ha ancora convinto che discutere dei conti dell'INPS senza separare l'assistenza dalla previdenza sia sostanzialmente corretto. Quando si parla di "spesa previdenziale" si tiene conto degli assegni socilai staccati dall'INPS? E se sì, come?

  14. Monica Giambitto Rispondi

    Io mi affaccio adesso al lavoro. E va bene, è un periodo di crisi, me ne rendo conto. Non ho una laurea in Scienze delle Caramelle, sono capace e mi do da fare... rimane il fatto che il lavoro non si trova e se si trova, come sta capitando a me, non è neanche un contratto a progetto: stage e partita iva/collaborazione occasionale. Mi chiedo: vale la pena di cercarlo, un lavoro? Probabilmente prenderei di più con il sussidio di disoccupazione, o mi sbaglio?

  15. Francesco Burco Rispondi

    Lucido e disarmante come sempre. Una delle poche voci che pone in maniera seria il drammatico problema del conflitto generazionale in questo paese e dell'assoluta mancanza di rappresentatività politica di generazioni destinate ancora a lungo a rimanerne senza. Altre voci si alzano deboli dalle banche centrali. Purtroppo l'Italia è un paese di santi e navigatori a vista. Speriamo sia l'Europa a tutelarci. O forse dovremo imparare dai ragazzi di Rosarno? Temo in ogni caso che (prima o poi) le prossime generazioni che andranno al potere saranno costrette a incidere (fra qualche decennio) sui diritti acquisiti. ps. l'attualità ci propone discussioni infinite sull'eredità di Craxi, anche e soprattutto in campo economico. Chi contesta gli addossa le responsabilità dello sfascio dei conti pubblici. Chi lo loda richiama i successi in tema di crescita del PIL., di lotta all'inflazione e addirittura in tema di stop alla crescita della spesa pubblica. Perché non scrivete una parola di verità sulla storia economica negli anni del democraxismo?