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SULLA DROGA È TEMPO DI CAMBIARE

L’Italia è ai primi posti in Europa per consumo di cannabis, cocaina ed eroina. Eppure le politiche sulla tossicodipendenza del nostro paese continuano a essere improntate al proibizionismo. Ma è un modo di affrontare il problema che a livello internazionale è stato abbandonato proprio perché non ha dato grandi risultati. Tanto che l’Osservatorio europeo sulle droghe auspica ora l’adozione di interventi rivolti alla prevenzione e alla riduzione del danno. Raccomandazioni che il nostro paese è ben lontano dall’ascoltare

 

La Relazione annuale dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, da poco pubblicata, delinea il radicale ripensamento delle politiche sulle droghe, dopo le scelte proibizionistiche degli ultimi quindici anni che hanno prodotto scarsi risultati. (1) L’Italia ha ancora molto da lavorare per aderire a queste raccomandazioni.

L’ITALIA E IL CONSUMO DI DROGHE

L’Italia è ai primi posti in Europa per consumo di cannabis, dopo Spagna, Repubblica Ceca e Francia: ne fanno uso l’11,5 per cento dei giovani (vedi tabella). I consumatori di cocaina sono invece l’1,2 per cento e gli eroinomani lo 0,6 per cento, ma anche per queste sostanze il nostro paese è fra quelli con i più alti consumi. Sempre più frequente, poi, il policonsumo e in particolare l’associazione di alcol e droghe: è un fenomeno rilevato da numerosi sistemi di sorveglianza che registrano un aumento, per l’alcol, del consumo a rischio fra i giovani, cioè fuori pasto e con episodi di ubriachezza.
Il consumo di cannabis nel nostro paese è non solo elevato, ma anche in aumento, in controtendenza rispetto all’Europa dove ormai da qualche anno si registra una riduzione. Le altre droghe mostrano un andamento stabile, analogamente a quanto osservato nel resto d’Europa. Stabile anche il consumo di cocaina, che invece spesso si ipotizza sia in crescita ed è presentato dai media come un fenomeno diffuso e socialmente non condannato.

MORTALITÀ CORRELATA ALLA DROGA

Il quadro degli effetti sulla salute è sorprendentemente meno grave che in altri paesi, e in particolare lo è quello della mortalità correlata alla droga, dovuta soprattutto a eroina e a cocaina. Il tasso annuale di decessi per droga è intorno a 15 per milione in Italia, mentre più della metà dei paesi europei registrano tassi superiori a 20 per milione e in tre paesi è persino sopra i 70 per milione.
Come spiegare la discrepanza fra prevalenza e rischio di morte? La risposta è che a determinare il rischio di morte per droga concorrono altri fattori oltre all’incidenza del consumo. Ha un ruolo rilevante il sistema dei servizi perché influisce sul grado di protezione della popolazione di utilizzatori, e l’Italia è considerata un paese con pieno accesso a tutte le principali strategie terapeutiche, quelle psicosociali e sostitutive in particolare. Ma va considerata anche la struttura del mercato illegale che determina la variabilità della purezza della sostanza al dettaglio, causa principale della overdose, e il mercato italiano viene considerato stabile. Infine, non si può escludere una scarsa accuratezza dei dati perché la qualità delle statistiche è decisamente migliorabile. In ogni caso, si tratta di un argomento che meriterebbe di essere approfondito.

IL CAMBIAMENTO DELLE POLITICHE

Intanto, le politiche sembrano avviarsi verso una nuova fase: il documento europeo prende atto del cambiamento in corso a livello internazionale sancito dalla valutazione negativa che lo United Nations Office on Drugs and Crime (Unodc) ha dato delle politiche fortemente proibizionistiche ereditate dagli anni Novanta, e auspica una nuova politica “in cui la riduzione della domandaacquisisca un’importanza maggiore” e in cui “la riduzione del dannosia inclusa a tutti gli effetti”.
In Italia c’è molto da fare per aderire a queste raccomandazioni: la riduzione della domanda soffre di molti limiti. In particolare, la prevenzione è ancora considerata una specie di pratica taumaturgica, diffusa virtualmente in tutte le scuole, ma con interventi che sono in gran parte lezioni di una mattinata, meramente informativi sulle droghe e i relativi danni: cioè proprio quegli interventi che il documento europeo esplicitamente stigmatizza. Eppure, la comunità scientifica ha dimostrato l’efficacia di numerosi interventi, scolastici, famigliari e ambientali, a partire ad esempio da regolamenti scolastici che impegnano i docenti ad atteggiamenti ritenuti preventivi.
Gli interventi di riduzione del danno, come la distribuzione di siringhe e preservativi, di Narcan per l’overdose da eroina, di metadone a bassa soglia, poi, sono svolti in modo sporadico da enti pubblici e privati su base quasi volontaristica, e a malapena sono stati fino ad ora tollerati dai ministeri competenti. Si tratta di interventi pragmatici, mirati alla salvaguardia della salute, e sono un obiettivo fissato dalla EU Drugs Strategy 2005-2012. (2)
Gli interventi di prevenzione e di riduzione del danno sono tecnologie sanitarie in senso proprio: possono avere effetti positivi, ma anche effetti collaterali a volte inaccettabili (si pensi a un intervento di prevenzione che aumenta l’uso di sostanze). È dunque auspicabile che si intraprenda formalmente un percorso che permetta di identificare le pratiche che hanno dimostrato una maggiore efficacia, attraverso valutazioni scientifiche rigorose. Servono poi finanziamenti adeguati per diffondere quelle pratiche, e un’organizzazione che assicuri la qualità e l’omogeneità sul territorio nazionale degli interventi. Percorso che è ancora ben lungi dall’essere stato scelto dall’Italia.

(1) www.emcdda.europa.eu
(2) www.emcdda.europa.eu/html.cfm/index6790EN.html

Prevalenza dell’uso di droghe e mortalità droga correlata in Italia (2007)

  Eroina
(15-64 anni)
Cocaina
(15-24 anni)
Cannabis
(15-24 anni)
Mortalità droga correlata
(15-64 anni)
Media europea nd 0,9% 8,3% nd
Range 0,11%-0,57% 0,0%-2,5% 0,5%-16,9% 3-85 per milione
Stima per l’Italia 0,56% 1,2% 11,5% 15 per milione
Posizione dell’Italia (*) 20°
Qualità della stima adeguata (1) scarsa adeguata adeguata
Tendenza per l’Italia stabile stabile (2) aumento stabile

Nd: non determinata

(*) Posizione su 30 paesi dell’Europa allargata
(1) Adeguata per l’Italia. Scarsa per alcuni paesi europei
(2) Stabile dal 2005 dopo 5 anni di aumento

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14 commenti

  1. Sagliano Salvatore Antonio

    Non condivido la direzione intrapresa dall’Europa, nè questa larga attenzione alle statistiche e alle conclusioni che da esse si traggono. Trovo errato collegare politiche proibizioniste sulla droga con l’invariabilità o l’aumento dei consumi, semplicemente perchè si tratta di un proibizionismo all’acqua di rosa. Mi risulta che spacciare e consumare sia un’operazione affatto difficile per chi ritiene che "quando si vuole si può". D’altronde il consumo di droga in paesi più lontani dal proibizionismo è anche meno controllabile, per cui temo che il fenomeno, nella sua portata, possa fuggire di mano. Concludendo, trovo riduttivo limitare il problema della droga al suo rapporto causale con la morte. Tale rapporto andrebbe valutato rispetto alla vita in tutti i suoi aspetti, e con metodi meno scientifici di quanto si possa ritenere necessario. Conviene, riuscendo pure a limitare i danni, fornire all’immaginario collettivo un’idea di normalità sul consumo di stupefacenti, fornendo ad esso, materialmente e legittimati, anche gli strumenti? Io, nelle mie perplessità rispetto alla vostra proposta, intraprenderei un percorso diverso.

  2. Giorgio

    E’ interessante l’articolo che è stato postato, è un peccato che ci si arrivi solo ora. Meglio tardi che mai verrebbe da dire. Il Wall Street Journal però va ben oltre alla mera descrizione dello status quo ed evidenzia come il proibizionismo sia in realtà la causa della crisi messicana. Un aspetto che l’articolo non sottolinea, ma che viene messo in risalto dall’ articolo del WSJ sono le morti per la "guerra alla droga": dove non uccidono le sostanze, uccidono, letteralmente, le politiche di contrasto all’offerta. La conclusione dell’articolo è semplice: il proibizionismo ha fallito, la droga più diffusa è la cannabis. Il punto di partenza per "spendere bene" per ridurre la diffusione di stupefacenti e i crimini legati al narco traffico è legalizzare la cannabis.

  3. mirco

    Poche parole e chiare definiscono il mio pensiero: viva la libertà, no al proibizionismo. I radicali e Marco Pannella avevavo, anno e avranno sempre ragione. Saluti e Buon Anno

  4. Mario

    Forse ai lettori interesserà uno studio della WHO sull’uso della cocaina del 1995, mai rilasciato ufficialmente per pressioni politiche, ma reperibile qua.

  5. Geoffrey

    Secondo me perchè costa meno proibire! Ma che ci sognamo? Nello stato nel quale versa il paese, la droga è l’ultimo dei problemi! (Anzi oggi non è un problema, insomma come l’ecologia, chi ne parla?). Pero in Olanda tutte queste biciclette, peace and love, tutto funziona..sembra che vivono meglio di là, no?

  6. Giorgio

    Roberto Saviano scrive su Repubblica che Camorra e ‘ndrangheta (solo queste due mafie) trafficano circa 6.000 tonnellate di cocaina l’anno. Vendute ad un prezzo medio di 60 euro al grammo 6.000 tonnellate valgono 36 miliardi di euro (se si aggiungesse il traffico di tutte le altre droghe a quanto ammonterebbe tale fatturato? E se si aggiungessero anche i proventi delle altre mafie nel traffico di droga quanto sarebbe il fatturato della "malavita"?). La manovra finanziaria 2009 è stata di 13 miliardi, quella 2010 di 9 miliardi di cui 1,2 miliardi stanziati per la giustizia, 750 milioni per sanità e missioni di pace, 500 milioni per le carceri (se si considera che le carceri scoppiano a causa del sovraffollamento per una legge sulla droga che ti mette in carcere per 500 mg di principio attivo di THC, questa spesa sembra una presa in giro comparata a quanto si potrebbe risparmiare con la tassazione e impiegare i soldi derivati nella ristrutturazione dell’intero sistema carcerario). E’ con questi numeri che si vuole fare credere al contribuente che i soldi spesi nella "guerra alla droga" funzionano?

  7. Enrico

    Alla luce della realtà scientifica che ben classifica le sostanze psicotiche comunemente definite droghe, mi chiedo perchè il consumo di tabacco (causa di una infinità di patologia soprattutto cardio-vascolari) o alchool, una tossina estremamente pericolosa dagli effetti devastanti per il consumatore ma anche per quelli che gli stanno attorno (a causa della violenza che spesso accompagna coloro abusano di alchool), sia, non solo legale, ma anche socialmente gradito, a patto sia naturalmente tutto made in italy! Allo stesso tempo la cannabis, i cui effetti medici sono incomparabilmente inferiori rispetto a quelli dell’alchool è vietata, anzi vietatissima; personalemente noto una certa mancanza di obbiettività, per usare un eufemismo. 2 proposte: 1) legalizzare la cannabis, coltivazione e consumo, e costruirci intorno un bel business come ha fatto, per esempio, l’Olanda. 2) cambiare l’ordinamento per evitare che i tossicodipendenti finiscano ad affollare le nostre già sovra-affolate carceri e trattarli per ciò che sono: malati da curare. Prima che qualcuno chieda vorrei specificare che a differenza del tabacco la cannabis non dà dipendenza.

  8. Giorgio

    Il 2009 è stato negli USA un anno di svolta epocale per quanto riguarda le politiche sulle tossicodipendenze. Dopo ventuno anni, il Senato ha tolto definitivamente il divieto al finanziamento federale dello scambio siringhe per i consumatori di droga per via iniettiva. Sempre nel 2009, il dipartimento di Giustizia ha posto fine ai raid della polizia federale contro i medici e i pazienti che usano la canapa ad uso medico negli stati dove questo è consentito. Ora, la tossicodipendenza, è, negli Stati Uniti, un problema medico, non più penale. In ben 12 stati della federazione è a vario titolo legale comperare, coltivare, vendere, usare, cannabis. In Italia invece, recentemente, Giovanardi ha provato ad "arruolare" nella sua ormai personale "war on drugs" Topolino. Che però ha rifiutato. Da una parte, negli USA, si è finalmente deciso di guardare avanti ed evitare di perpetuare il fallimento di una politica trentennale, "la war on drugs", che ha portato all’esplosione di un fenomeno e delle sue esternalità negative. Dall’altra, Giovanardi, solo, rifiutato anche da Topolino. Quando verrà scaricato Giovanardi?

  9. Francesco Burco

    Uno dei maggiori problemi, secondo me, è la credibilità delle informazioni e dei messaggi che vengono trasmessi, soprattutto ai ragazzi. Ad esempio, se io dico al ragazzo che le droghe sono tutte uguali e fanno tutte male, allora questo ragazzo, che sulla base delle sue prime esperienze scoprirà che la canna si risolve con una risatina e poco altro, non avrà più fiducia nelle informazioni che gli comunicherò. Magari quando gli dirò che la cocaina ti rovina la vita o l’eroina ti uccide, penserà alla sua esperienza con la cannabis e a quanto le informazioni date fossero inattendibili, e quindi farà di testa sua. Invece, se magari gli spiegassi che la canna là per là ti fa fare solo una risatina ma alla lunga ti rende apatico, ti fa uscire sempre meno da casa, ti renderà più esposto alle paranoie quando la vita inizierà a mordere con le sue responsabilità e difficoltà, allora c’è una maggiore probabilità che una campagna di informazione e dissuasione sugli effetti deleteri della droga possa centrare qualche risultato.

  10. giorgio valgolio

    Vorrei precisare che in Olanda l’uso della Cannabis/Marjiuana è tollerato non legalizzato, inoltre dopo anni di tolleranza pressoché totale anche nei confronti delle droghe pesanti (in pratica la sola detenzione anche di svariati grammi non era perseguibile) ora si osserva un giro di vite che potrebbe portare alla chiusura dei famosi coffee shop, intesi come punto di vendita, ripeto tollerato, di cannabis all’interno di alcuni pub. Osservazione finale: il fatto che in Olanda l’uso/detenzione delle droghe leggere sia stato sempre tollerato, ha comportato il fatto che il numero dei suoi utilizzatori,venendo meno l’aspetto tragressivo,sia notevolmenete inferiore, prova ne è che i coffee shop lavorano principalmente con i turisti.

  11. Giorgio Gatti

    Usa. Cannabis, forze dell’ordine e magistratura dicono basta a due miti proibizionisti. Articolo di Pietro Yates Moretti. Due argomentazioni a favore della proibizione del consumo di cannabis, anche per fini terapeutici, sono falsi miti. E fin qui niente di nuovo. Ma quando a dirlo, e soprattutto ad agire di conseguenza, sono le forze dell’ordine e la magistratura -solitamente schierati a difesa dell’attuale politica repressiva – si capisce che negli Usa qualcosa sta davvero cambiando. Los Angeles – I distributori autorizzati di cannabis terapeutica incrementano il tasso di criminalità nei vicinati in cui sono ubicati? Sì, secondo chi si oppone ad ogni forma di regolamentazione della sostanza. Ma è una percezione errata, forse determinata da convinzioni ideologiche. Così il capo della Polizia di Los Angeles, Charlie Beck. "Le banche hanno molte più chance di essere oggetto di rapine rispetto ai distributori di cannabis", ha spiegato Beck durante un incontro con i giornalisti del Los Angeles Daily News. http://droghe.aduc.it/articolo/usa+cannabis+forze+dell+ordine+magistratura+dicono_16988.php

  12. Giorgio

    Per la redazione de lavoce.info, una sorta di "trattato economico" sulla inefficienza della guerra alla droga, potrebbe essere uno spunto per trattare nuovamente l’ argomento. Un cordiale saluto

  13. Giorgio Gatti

    "E’ giunto il momento che i Governi mondiali rivedano le politiche sulla cannabis", spiega il professor Peter Reuter, docente di scienze politiche all’università del Maryland e coautore del saggio pubblicato questa settimana dalla Oxford University Press, "Cannabis Policy: Moving Behond Stalemate" (Poliche sulla cannabis: andare oltre l’empasse). Mentre nel mondo è attivo un dibattito concreto sulla possibilità di legalizzare e tassare la cannabis, in Italia il silenzio sull’ argomento è assordante. Se negli USA sono sempre di più gli stati che stanno legalizzando la cannabis, dati gli evidenti danni che la proibizione ha causato, su tutto la crescita della narcomafia messicana, in Italia l’ argomento è tabù. Perché? Secondo la Confcommercio, il traffico di droga rappresenta il 45% dei profitti di "mafia S.P.A" con un giro di affari di 60 miliardi di euro l’ anno, in Italia. Non viene però considerato il ruolo di player internazionale della malavita italiana, del reciclo del denaro in nord europa (mancando normative antimafia) e dei ruoli delle crescenti organizzazioni criminali africane nel traffico di sostanze leggere. Alla luce di questi inquietanti numeri, la manovra finanziaria italiana ha stanziato circa 1 miliardo di euro per la giustizia. E’ con questi numeri che si vorrebbe diminuire la diffusione di droga? La battaglia era persa ancora prima di iniziare la crociata contro gli stupefacenti. Il problema dietro la mancanza di un dibattito sulla legalizzazione della cannabis in Italia è di natura politica ed economica. La natura politica dietro il tabù della legalizzazione della cannabis è dato dal serbatoio di voti che la malavita rappresenta. Se la maggior fonte di finanziamento dei più grossi elettori nel mezzogiorno è dato dal traffico di stupefacenti, si può loro togliere il lavoro dal quale non pagano le tasse? C’ è un altra motivazione politica dietro questo tabù, che è data dalla facilità della trasmissione del messaggio, al nord opulento ma ignorante, del "dico no alla droga". Un messaggio facile da trasmettere, ma inefficace inefficente e dispendioso. Un messaggio che nasconde populismo e interessi e connivenze con la malavita del mezzogiorno. Si arriva così al motivo economico. Se la prima fonte di finanziamento della malavita è la droga, i primi soldi che arrivano a corrompere la politica vengono proprio dal traffico di sostanze illegali. Per la politica è così due volte controproducente parlare di legalizzare la cannabis: porta via voti al nord e al sud per ragioni diametralmente opposte e porta via soldi alla politica corrotta. Da qui deriva un urgente esigenza di trattare il tema della legalizazione della cannabis, per salvare l’ Italia ancora sana.

  14. Giorgio Gatti

    Una segnalazione per un articolo apparso online su Foreign Policy a cura dell’ ex ministro degli Esteri messicano Jorge Castaneda Gutman sul fallimento della guerra alla droga dichiarata dal presidente Calderon dal suo insediamento ad oggi.

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