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  1. Eugenio Starnino Rispondi

    Ho letto con attenzione il suo articolo. Senza entrare nel merito delle valide argomentazioni riportate ritengo opportuno fare una precisazione sui dati citati. Il numero delle domande di regolarizzazioni di colf e badanti registrato al 30 settembre 2009, pari a 294.744 unità, va confrontato con le stime ufficiali fornite dal Governo in sede di presentazione della relazione tecnica al Parlamento, in occasione dell'iter di conversione del decreto legge n. 78/2009. In quella sede, infatti, veniva previsto un numero potenziale di soggetti interessati pari a 300.000 unità. In tali casi, e nell'attesa di conoscere il numero delle istanze che si tradurranno in regolarizzazioni effettive, si potrebbero avere conclusioni diverse nel confronto tra previsioni e risultati conseguiti. Cordialmente Eugenio Starnino

  2. Marino Rispondi

    Mi dispiace per il tono aggressivo, capita. Però... ho una colf a casa e una badante per mia suocera, Alzheimer avanzato. Tutte e due regolari, pagate a norma di CCNL da anni. Per di più, siamo, io a mia moglie, dipendenti pubblici tassati all'origine. Sono stato più fesso di quelli che (magari lavoratori indipendenti che possono evadere) si sono tenuti colf e badante in nero e poi non vogliono nemmeno pagare i 500 euro, tanto poi il mancato gettito INPS lo pago io e quelli come me come contribuente e datore di lavoro onesto? La badante di mia suocera lavorava in nero a 400/500 euro al mese, doveva portare la spesa settimanale su a un quinto piano senza ascensore, senza un reddito documentabile non poteva rinnovare il permesso di soggiorno, niente riposo settimanale, ferie e straordinari, e addirittura le lesinavano da mangiare... ripeto, non è il "balzello", è che poi gli devi fare un contratto regolare, pagare il salario dovuto (ma ai nostri cattolici alle vongole gliel'hanno spiegato che "non pagare la giusta mercede" è "peccato che grida vendetta al cospetto di Dio"?) ti esponi alle vertenze se non fai il tuo dovere...

  3. Livia Aliberti Amidani Rispondi

    Molti i deterrenti. Tuttavia, è meglio lasciare il nonnino nelle mani di una irregolare o laffidarlo ad persona inquadrata in un sistema con diritti e doveri da entrambe le parti? La mia esperienza: mi ritrovo con una colf che sarebbe da mandar via ma dovrò tenerla fino a che qualche ufficio non mi chiamerà per regolarizzare la posizione. Un altro deterrente forse: persone spesso non qualificate e il timore di doverle temere fino alla fine del processo.

  4. Mariapia Rispondi

    Desidererei suggereire un altro motivo per cui la sanatoria non sembra aver confermato le attese, almeno nei numeri: questo e' un momento di crisi lavorativa generalizzata, pertanto il reddito della maggior parte delle famiglie rischia di ridursi per un periodo non prevedibile ed a causa della perdita di lavoro si rendono disponibili all'interno della famiglia stessa persone che possono assistere i propri anziani o malati. Infatti oggi non e' difficile trovare badanti e colf non italiani, anzi con il passaparola c'e' un'offerta molto ampia, mentre un anno fa erano molto piu' ricercate.

  5. giuseppe Rispondi

    Credo che molte famiglie che stentavano a pagare in nero di fronte a costi maggiori si siano semplicemente tirate su le maniche per risparmiare e abbiano deciso di fare a meno soprattutto di colf. A Roma sento in giro molti casi del genere. Del resto non conosco dati relativi alla perdita di posti di lavoro irregolari. Ce ne sono?

    • La redazione Rispondi

      Sì, ci sono stati casi di perdita di lavoro, difficile dire quanti. Si tratta di situazioni in cui le famiglie hanno interrotto un rapporto per non correre il rischio di avere problemi con la giustizia.

  6. massimo paradiso Rispondi

    La questione dei servizi per l'assistenza, del loro asfittico finanziamento e della incontrollata erogazione è nota e sacrosanta. Bene ricordarla. Ma dire che i benefici della regolarizzazione sono prevalentemente a carico del lavoratore è pura bizzarria. Equivale a dire che l'evasione fiscale (che fa bene il paio con quella contributiva) è giustificabile dal fatto che pagando le imposte i benefici sarebbero prevalentemente a vantaggio dello stato. Resta il fatto che tra gli scopi del provvedimento era anche quelo di disincentivare la regolarizzazione con il balzello dei 500 euro. Che come sanno anche le pietre sono prevalentemente pagati dai lavoratori: ma cosa vogliamo che sia rispetto ai troppi benefici che il provvedimento gli ha rovesciato addosso.

    • La redazione Rispondi

      Ci sono famiglie che non hanno esitato a far ricadere i loro costi sulle assistenti familiari, certo, e sappiamo quanto i lavoratori immigrati siano ricattabili. Ma i 500 euro forfettari hanno comunque costituito un deterrente non secondario. E rimane il fatto che chi non ci è stato in questa sanatoria sono state proprio loro, le famiglie, perchè non hanno visto benefici commisurati ai costi. Si poteva, si può ancora!, andare loro incontro attraverso sostegni diversi e una rete di servizi più vicina agli standard europei.

  7. FREDO OLIVERO Rispondi

    Oltre a dire che concordo vorrei aggiugere poche riflessioni sul campo: 1. il carico purtroppo è caduto sovente sulle colf e badanti che venivano insieme ai datori di lavoro o con parenti a far la sanatoria ,dopo aver pagato i 500 euro 2. la paura di essere scoperti e controllati in seguito,ha fatto si che su 3000 domande ritirate e spiegate, solo 280 facessero la sanatoria.Certo è un dato limitato di Torino, ma forse ci aita a riflettere quanto sarebbe più utile una sanatoria dopo l'ingresso per turismo, come dice Ambrosini

  8. Furetto Rispondi

    Questa sanatoria può essere vista come un sondaggio involontario (se mai ce ne fosse stato il bisogno) sull'onestà degli Italiani e la loro percezione dell'efficacia della giustizia nel Bel Paese. 300mila domande su un potenziale di 600mila. Ciò significa che circa il 50% delle famiglie pensa di poterla fare franca e non ritiene credibile che lo Stato possa mettere in atto un qualsivoglia controllo (e conseguente azione giudiziaria) contro le famiglie che tengono in casa un clandestino. Lo slogan del furbo: "Meglio rischiare con una giustizia inefficace che pagare i contributi". Poi ci si chiede come mai a capo del governo abbiamo una persona che vuole indebolire sempre più l'azione della Giustizia in Italia. Penso invece che rappresenti in pieno questo popolo (o almeno la metà necessaria per essere eletto). Furetto.

  9. Massimiliano Frascino Rispondi

    I costi spesso insostenibili di un’assunzione regolare, che comporta il pagamento mensile dello stipendio, quello trimestrale dei contributi e della tredicesima, l’accantonamento del Tfr, il pagamento delle spese per vitto e alloggio. I 500 euro da pagare per accedere alla sanatoria, infatti, sono solo una prima spesa, che anticipa costi molto più onerosi per le famiglie. I cost reali di un'assunzione regolare per l'assistenza. Questi costi elevati, sono la prima causa dell’impiego in nero per il lavoro di cura, ancora prima della farraginosità della procedura ordinaria di assunzione. Basta fare due calcoli. Con uno stipendio medio di 900 euro mensili (11.800 euro all’anno con la tredicesima), 2.000 euro di contributi Inps, circa 800 euro di accantonamenti per il Tfr, e una media di 300 euro mensili per spese di vitto e alloggio (3600 euro all’anno), escludendo altre spese accessorie (tipo ferie non godute). e una media di 300 euro mensili per spese di vitto e alloggio (3600 euro all’anno), escludendo altre spese accessorie (tipo ferie non godute), una famiglia spende almeno 18.000 euro all’anno. È evidente che questo è il vero problema da affrontare, perché l’impiego al nero è l’unico modo per le famiglie di risparmiare sui costi vivi per garantire assistenza e dignità alle persone non autosufficienti. Fra l’altro, il recente decreto sulla regolarizzazione di colf e badanti non richiedendo un reddito minimo al datore di lavoro per l’assunzione di una badante, dimostra che si continua a ignorare questo problema. La vera soluzione che aiuterebbe le famiglie. L’unica soluzione realistica oggi perseguibile per dare un sostegno concreto alle persone non autosufficienti e alle famiglie è quello di introdurre per decreto la detrazione totale delle spese per l’assistenza, al netto di eventuali contributi pubblici.

    • La redazione Rispondi

      Concordo sull'obiettivo di una detraibilità totale dei costi, purtroppo non è un tema in agenda.

  10. Alessandro Cassuto Rispondi

    Credo, al contrario, che molte famiglie non se la siano sentita di procedere alla regolarizzazione proprio per paura di essere scoperte e quindi hanno preferito rinunciare. E' del resto vero che il fatto di doversi poi accollare i costi per dare un lavoro in regola è stato un deterrente (e per questo va tutto il demerito a questi datori di lavoro che vogliono la "domestica" purchè non regolare perchè sennò costa troppo). Penso anche che i 500€ siano stati nella maggior parte pagati dagli stessi lavoratori per i quali è stata fatta la domanda. Quanto alle prospettive non sono molto ottimista.

    • La redazione Rispondi

      E' vero, diversi sono stati i casi di famiglie che non hanno aderito per il timore di possibili rivalse legate alle irregolarità pregresse. Paradossale per una "regolarizzazione".

  11. Atulfo Piguave Rispondi

    Conosco molte persone straniere che quando sono state regolarizzate attraverso le diversi sanatoria hanno pagato loro i costi relativi a questa operazione giacché i datori di lavoro gli hanno trattenuto dallo stipendio l'importo pagato per la regolarizzazione. Perciò si deve essere prudenti quando si afferma che i lavoratori sono sati i solo beneficiati. Nella attesa del permesso di soggiorno molti stranieri sono ricattati dai datori di lavoro che addiritura li trattengo gli importi interi dei contributi versati al INPS quando a carico del lavoratore corrispondi una minima parte.

    • La redazione Rispondi

      Ci sono famiglie che hanno fatto ricadere i loro costi sulle assistenti familiari, certo. Ma i 500 euro forfettari hanno comunque ostituito un deterrente rilevante.

  12. Marino Rispondi

    L'autore dell'articolo vive nel mondo reale? Voglio dire, quello dove i datori di lavoro che hanno voluto mettere in regola la badante le hanno chiesto di pagare lei stessa i contributi (sì, sarebbe illegale...) e dove quelli più "progenie di escort" si sono rifiutati anche se la badante si sarebbe accollata l'onere, perché poi dovevano pagare i contributi ogni trimestre e fare un contratto? (cose viste nei programmi d'inchiesta in TV e sentite dalla viva voce della badante di mia suocera e della mia colf che riportavano episodi accaduti a loro connazionali).

    • La redazione Rispondi

      Il suo intervento è abbastanza offensivo, ma come già risposto a Massimo Paradiso. Ci sono certamente dinamiche di ricatto e sfruttamento in questa realtà, ciò non toglie che, in questa vicenda, molte famiglie non ci sono state, non percependo una simmetria tra costi e benefici.

  13. giampaolo storti Rispondi

    Caro Pasquinelli, la vera sanatoria la stiamo facendo da alcuni anni con i Corsi biennali per Operatore Socio-sanitario, dove circa il 50% sono ex badanti, frustrate, angariate, oppresse, con titoli di studio superiori alla terza media italiana. Esse vengono formate anche nell'assistenza domiciliare con il dovuto tirocinio - anche in altri settori come le Residenze per Anziani, i centri per disabili, le geriatrie ospedaliere... Se stiamo parlando di non-autosufficienza, termine assai vago (perchè non Disabilità? Pluridisabilità? o Handicap?): l'assistenza è perciò un "prendersi cura", possibilmente non da sole, ma in equipe. Dal punto di vista formativo con le "badanti" siano regrediti: nel campo delle disabilità non siamo all'anno, zero. Il tempo dell'improvvisazione nel "prendersi cura" è finito...seppure frequentano il ns. Corso OSS di Venezia delle "ex badanti" che sono state assai creative per le situazioni di disabilità e solitudine incontrate, ma erano laureate in pedagogia nell'ex Unione Sovietica. E poi, ultimo ma non per ultimo, anche l'assistenza domiciliare/familiare ha delle controindicazioni. Quando si pensarà a Case-Famiglia assistite, come già in RFT?

    • La redazione Rispondi

      Le Oss non sono le assistenti familiari, si tratta di due figure diverse quanto a ruoli, grado di strutturazione professionale, costi. Gli iter
      formativi acquistano valore se coordinati e riconosciuti in ambiti sovralocali.