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QUESTO PATTO NON SCOPPIA DI SALUTE

Il Governo ha finalmente proposto alle Regioni il nuovo Patto per la salute per il 2010-2011. Il documento è un mero aggiornamento di quello del 2006 e non tiene conto della mutata situazione economico-sociale né della legge sul federalismo fiscale. Ci sono molti adempimenti che hanno l’obiettivo di tagliare la spesa pubblica. Ma manca una strategia di politica per la salute. E non si affrontano seriamente neanche i problemi di efficienza, a partire dalla spesa farmaceutica, responsabile di buona parte dei disavanzi delle Regioni con squilibri di bilancio.

 

Lo scorso 8 settembre il Governo ha proposto alle Regioni un nuovo “Patto per la salute”, il documento con il quale dovrebbero essere definiti e condivisi gli obiettivi di governo del Servizio sanitario nazionale.

TENSIONI GOVERNO-REGIONI

Più volte richiesta dalle Regioni, tanto che nel luglio scorso avevano sospeso tutti i tavoli di confronto in attesa di risposte chiare su questioni ripetutamente poste e mai affrontate dall’esecutivo Governo, la proposta rischia di peggiorare i rapporti istituzionali fra livelli di governo. (1)
Le Regioni hanno infatti immediatamente criticato la bozza perché squisitamente economica e perché sottostima il fabbisogno per il servizio sanitario per il 2010 di almeno 7 miliardi. 
La proposta si limita ad aggiornare alcuni aspetti del precedente Patto del 2006, senza adeguarne i contenuti né alle esigenze dell’attuale fase storica, certamente molto diversa sotto il profilo economico e sociale, né agli orientamenti della nuova legge sul federalismo fiscale, nel frattempo approvata. (2)
Le tensioni rischiano di inasprirsi soprattutto sul tema delle risorse, riducendo così il confronto a una questione di mera rivendicazione di soldi, offuscando temi che, prima ancora dei soldi, dovrebbero impegnare il Governo e le Regioni in un vero patto per la tutela della salute, in particolare in quelle realtà dove l’assistenza sanitaria è ancora pesantemente carente.
Ma vediamo i contenuti della proposta del Governo. 

PATTO PER LA SALUTE O PER IL CONTENIMENTO DELLA SPESA PUBBLICA?  

Sul piano delle risorse, il Governo fissa il finanziamento per il 2010 in 104 miliardi di euro, una somma in valore assoluto inferiore (ancorché di poco) a quella fissata in precedenza per il 2009, nonostante l’impegno assunto dal presidente del Consiglio dei ministri il 1º ottobre 2008 a “stabilire  regole e fabbisogni condivisi, nel rispetto dei vincoli generali previsti dal Patto europeo di stabilità e crescita, considerando che le Regioni valutano sottostimato il fabbisogno 2010-2011”.
Sul piano dei vincoli di bilancio, il Governo inasprisce gli adempimenti a carico delle Regioni prevedendo, in caso di squilibrio (già a metà anno, sulla base dei dati relativi al secondo trimestre), l’adeguamento del sistema dei ticket e l’abolizione di ogni forma di esenzione. La proposta dà attuazione all’articolo 79 della legge 133/2008 prevedendone una interpretazione estensiva: ricorso a ticket elevati, anche sui ricoveri ospedalieri, a copertura di “almeno il 75 per cento dello squilibrio rilevato”. Il che produce l’effetto di trasformare il ticket da strumento di promozione dell’appropriatezza e di consapevolezza del costo delle prestazioni, come storicamente inteso nel nostro paese, a strumento di vero e proprio finanziamento della spesa, grazie a un prelievo diffuso e iniquo, perché a carico soprattutto dei malati cronici, e nonostante l’impegno del Governo a non “mettere le mani nelle tasche dei cittadini”. Il superticket potrebbe inoltre ampliare il ricorso alle prestazioni private, il cui prezzo potrebbe risultare inferiore al ticket, vanificando così le previsioni di gettito senza peraltro produrre, nel breve, risparmi per il settore pubblico.  
Sul fronte della non autosufficienza, un tema che vede l’Italia agli ultimi posti fra i paesi sviluppati per offerta di servizi, la proposta del Governo si limita a indicare livelli massimi di dotazione di posti letto in strutture residenziali per anziani, precisando che eventuali eccedenze resteranno a carico dei bilanci regionali, senza indicazioni per l’assistenza domiciliare e senza alcun impegno per il Fondo nazionale per la non autosufficienza.
Sull’assistenza ospedaliera, poco meno della metà della spesa sanitaria, il Governo impegna le Regioni a ridurre entro il 2011 la dotazione di posti letto accreditati a 4 per mille abitanti, rafforzando in tal modo il processo di de-ospedalizzazione dell’assistenza sanitaria. (3)
Sul personale, infine, il governo impegna le Regioni a una riduzione stabile delle consistenze organiche e rinvia a un successivo provvedimento la fissazione di parametri per l’attivazione di strutture apicali e di posizioni organizzative (di responsabilità), parametri che dovrebbero essere estesi anche alle realtà universitarie.
In sintesi, molti adempimenti con l’obiettivo di tagliare la spesa pubblica e nessuna strategia di politica per la salute, salvo la semplice conferma del Piano nazionale per la prevenzione. Un Patto poco coraggioso, che non affronta seriamente neanche i problemi di efficienza, in teoria cari al centrodestra, a partire dalla spesa farmaceutica, responsabile di buona parte dei disavanzi delle Regioni con squilibri di bilancio.

CHE COSA NON C’È NELLA PROPOSTA DEL GOVERNO

Il “Patto per la salute” proposto dal Governo è criticabile non tanto per quello che dice, ma piuttosto per quello che non dice.
Un Patto per la salute degno di questo nome non può infatti non proporre una strategia per potenziare i servizi territoriali a favore degli anziani non autosufficienti, la cui cura grava ancora  pesantemente sulle famiglie, così come non può non partire da una serena analisi critica delle azioni fino ad ora messe in campo per garantire, anche ai cittadini di molte regioni del Centro Sud, un adeguato accesso a prestazioni sanitarie di qualità. Il governo centrale, responsabile della garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni su tutto il territorio nazionale, potrebbe cogliere l’occasione dell’avvio del processo di attuazione del nuovo titolo V della Costituzione, grazie alla legge sul federalismo fiscale, per superare il mero approccio economico, pur sacrosanto, al problema delle realtà in disavanzo e disegnare – insieme alle Regioni – un rinnovato percorso di tutela dei diritti dei residenti nelle Regioni in disavanzo. L’esperienza degli ultimi anni ha infatti dimostrato che i vincoli di bilancio da soli non sono sufficienti a costringere le Regioni meno virtuose a programmare una sanità sobria ed estranea agli interessi particolari, siano essi economici, professionali, partitici o condizionati dalla criminalità.  

(1) Sul confronto Regioni-Governo si veda http://www.regioni.it/upload/LettErraniBerlusconi020709.pdf
(2) Non a caso l’assessore alle Finanze della Regione Lombardia, Romano Colozzi, teme che il Patto diventi la tomba del federalismo. http://www.regioni.it/mhonarc/readsqltop20.aspx
(3) Attualmente la dotazione di posti letto accreditati è di 4,5 per mille abitanti: vedi http://www.ministerosalute.it/resources/static/nuovoPrimoPiano/178/Strutture_e_posti_letto.pdf

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IL RIMPATRIO

  1. Ermanno Tarozzi

    Le azioni del Governo sono tese a smantellare, " piano piano" , il servizio sanitario nazionale che, con tutti i suoi limiti e difetti, rappresenta la più grande conquista che si è avuta nel nostro Paese, grazie, soprattutto, all’azione congiunta dei grandi partiti di sinistra. Ricordo che il primo passo fu fatto con la legge Mariotti cui seguirono altri importanti provvedimenti sfociati, poi, nel servizio sanitario nazionale. Anche questa legge, cui hanno fatto seguito numerosi altri provvedimenti legislativi, non è scevra di difetti: primo fra tutti quello di aver accentrato gran parte delle norme e dei finanziamenti, sui servizi ospedalieri, che curano la malattia, e non sui servizi di prevenzione, che tutelerebbero la salute. Anche il dabattito odierno si incentra, principalmente, sull’esigenza di creare nuove strutture con priorità agli ospedali. Lo stesso sen. Marino, candidato alla segreteria del PD, quando tratta il tema, seppure con grande competenza, lo fa dallo stesso punto di vista. Occorrerebbe riaprire il dibattito e fare leva sul principio che la nostra Costituzione prevede la "tutela della salute". Ermanno Tarozzi

  2. beppe giaccardi

    Non ho dati, è solo un’intuizione basata sull’esperienza anche recente: più che ‘un patto per la salute’ mi sembra un "patto per il potere" finalizzato a scardinare il welfare sanitario e ospedaliero laddove funziona a livelli minimi e/o decenti mettendo in mano del governo la tagliola dei finanziamenti da regolare in base a simpatie e schieramenti pro/contro il governo e pro/contro quel ministro. E’ federalismo ideologico e iper-partisan. La "bananizzazione" del governo del paese procede a tappe forzate con un’opinione pubblica in gran parte narcotizzata, ma anche incredula e abituata a giudicare su basi emotive e ben poco razionali. il nodo è sempre l’informazione o meglio la "turlupinazione" a cui prima o poi dovremo porre rimedio ampliando l’impegno di siti come questo e promuovendo "social network per il bene comune" che rimettano la dignità delle persone e quindi delle istituzioni al primo posto. Oppure non resta che abbandonare contro volgia questo paese?

  3. Aldo Mariconda

    Tutto giusto, ma mi pare si dimentichi un problema. Non sono un esperto di sanità e mi limito a quanto leggo sopratutto su Il Sole 24 Ore. Vi è un problema non solo ma particolarmente nel meridione di sovradimensionamento organici e di selezione sopratutto dei primari. La politica, le buone relazioni, i gruppi di pressione spesso scavalcano razionalità, efficienza/efficacia, merito. Sono problemi trascurabili o vanno una buona volta affrontati? Il problema è come e con quale volontà politica che sembra mancare a destra come a sinistra. Aldo Mariconda – Venezia

  4. Alessandro

    Il problema dei tagli sanitari si potrebbe anche spiegare che forse siamo arrivati a un asituazione dove non è più possibile garantire certi paletti (Soprattutto la gratuità di certe prestazioni) sempre salavaguardati in passato.

  5. carmelo

    Questa nuova proposta di Governo più che tutelare il Diritto alla Salute dei cittadini tutela le proprie tasche, tagli e non nuovi investimenti questa è la dura realtà che oltre tutto non tiene conto delle condizioni di disagio delle fascie di popolazione che vivono un vero e proprio disagio non solo di salute ma anche economico. Mi chiedo non ho conferma che gli immigrati usufruiscano del SSN in maniera totale o quasi gratuita, questo e come altre cose non mi sembrano giuste, eguali diritti niente di più, se da un lato a spese degli italiani il Governo cerca di far quadrare i conti, dall’altro ci sono i furbetti che ci marciano e noi come al solito paghiamo.Il Diritto alla Salute deve essere garantito a tutti in egual misura, cerchiamo di trovare dove ci sono degli sprechi o sperperi di denaro pubblico dovuto alla negligenza di tanti dirigenti e poi ne riparliamo.

  6. alberto

    E’ notorio che i cittadini tendono ad abusare delle prestazioni gratuite, in particolare il pronto soccorso. A quando un ticket che disincentivi ad intasare i Prontosoccorso o, perlomeno, contribuisca alle enormi spese che servono per tenerli in piedi ? Far pagare 10 o 20 euro a chi si presenta con un codice bianco o un codice verde magari sarà impopolare, magari farà perdere quota nei sondaggi… ma è il minimo che si possa fare, anche per un principio di equità con chi invece paga i ticket (anche 30 o 40 euro) delle visite ambulatoriali.

  7. Vito Di Lernia

    Mi sembra che le sue critiche abbiano ricevuto risposta nel Patto siglato qualche giorno fa, visto che il suo articolo "Questo patto non scoppia di salute" è stato redatto ancora prima che Governo e Regioni si riunissero per redigere per l’appunto il Patto! Le regioni hanno ricevuto 8 miliardi (uno in più rispetto ai 7 richiesti); è stato inoltre riconosciuto il rifinanziamento con 400 milioni del Fondo per la non autosufficienza per il 2010 e la disponibilità a rivedere le risorse per il Fondo sociale con un incremento di circa 30 milioni. Sono stati poi riattivati i finanziamenti per gli investimenti in sanità con un incremento di risorse pari a 4,7 miliardi per il triennio 2010-2012 e un ampliamento delle disponibilità complessive da 23 a 24 miliardi. Rispetto alle difficoltà finanziarie e di accesso ai servizi che si registrano in alcune zone del paese governo e regioni hanno assunto una responsabilità comune per sostenere l’unitarietà del Servizio Sanitario Nazionale. In particolare le regioni hanno espresso la loro disponibilità ad aumentare la quantità dei servizi, l’efficienza e ad operare con maggiore rigore, accettando il rischio di meccanismi sanzionatori.

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