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QUOTE ROSA: UN FALLIMENTO DELLA POLITICA

Il Tar ha imposto di cambiare la giunta provinciale di Taranto composta solo di uomini. In generale, le quote rosa mandano il segnale sbagliato che il merito non conta, ma in politica sono probabilmente più utili che altrove. Ma la mancanza di donne è una manifestazione di un punto più generale, che la politica opera come un filtro fra le preferenze degli elettori (in questo caso presumibilmente per più donne) e le persone che finiscono per prendere le decisioni (tutti uomini). La mancanza di donne in politica è dunque un sintomo di un più generale “fallimento della politica”. Ed è di questo, forse, che dovremmo discutere.

 

Una recente decisione del Tar impone la modifica della giunta provinciale di Taranto perché la sua composizione, oggi tutta al maschile, viola lo Statuto della provincia, secondo cui “il presidente nomina i componenti della giunta, (…) così da assicurare la presenza di entrambi i sessi”. (1)
La decisione del Tar è ineccepibile: la legge è legge, e la giunta di Taranto va modificata. Però il caso solleva due questioni generali: 1) se imporre quote rosa in politica sia bene o male; 2) come mai le quote rosa siano necessarie, cioè quale “fallimento della politica” renda necessario un intervento ad hoc.

IDENTITÀ E MERITO

Sulla prima questione, il ministro Carfagna ha optato per un doppio carpiato dialettico: “Un buon amministratore, un politico attento, dovrebbe (…) garantire un’adeguata rappresentanza della componente femminile in ciascun organismo, a prescindere dalle quote rosa alle quali sono sempre stata contraria. Se questa sensibilità viene a mancare, (…), ben venga un intervento del Tar a rimettere le cose a posto”. (2) In altre prole, il ministro è categoricamente contraria alle quote rosa tranne, perbacco, quando vi sono troppe poche donne. Questo sofisma fa sorridere. Ma noi, semplici cittadini senza responsabilità istituzionali, come dobbiamo orientarci?
La risposta non è scontata. In generale, sono molto diffidente verso quote di qualsiasi colore perché mandano il messaggio sbagliato: che il merito non conta e che la strada verso il successo è di soffiare sul fuoco della “politica delle identità”. Gli Stati Uniti, con una ben diversa eredità di discriminazione, sono andati per questa strada. Ma se negli Usa il criterio del merito è ampiamente condiviso e dunque può sopravvivere a eccezioni occasionali, in Italia lo è meno, e perciò dovremmo stare ancora più attenti a intervenire in processi che hanno una loro efficienza interna.
In questo caso, però, si può ragionevolmente argomentare che il processo politico che opera nella formazione di una giunta provinciale in Italia non è necessariamente un processo orientato verso l’efficienza. Sospetto che molti italiani sosterrebbero che rimpiazzare alcuni consiglieri con altre persone, chiunque esse siano, non sarebbe fatale per l’efficienza delle province. Se i rimpiazzi sono donne, ben venga.
Questo argomento è incompleto. Molti dei nostri consiglieri provinciali sono sicuramente validi e, soprattutto, sono stati eletti anche dalle donne, che infatti votano circa quanto gli uomini. Bisogna quindi essere più riflessivi. Bisogna prima argomentare che i consiglieri donne si comporterebbero in maniera diversa dagli uomini, e poi spiegare perché allora le donne non sono elette.

PERCHÉ POCHE DONNE IN POLITICA

Sul primo punto ci viene in aiuto un interessante studio di Ebonya Washington, dell’università di Yale. Lo studio dimostra che i membri del Congresso Usa, per lo più uomini, votano più frequentemente a favore della libertà di scelta riproduttiva (cioè dell’aborto) quando hanno una maggiore percentuale di figlie femmine. Siccome la percentuale di figlie femmine è presumibilmente indipendente dall’orientamento politico, l’interpretazione è che avere piu’ figlie femmine sensibilizza i padri alle problematiche femminili. (3) Lo studio dimostra rigorosamente ciò che il buon senso suggerisce: che un politico fa proprie, almeno in parte, le preferenze del suo gruppo di riferimento. E dunque, se l’esperienza del Congresso Usa è rilevante per la realtà italiana, i consiglieri donne si comporterebbero in maniera diversa dagli uomini, almeno in certe dimensioni.
Ma se le donne in politica sono diverse dagli uomini, perché allora la polis non riesce a esprimere le prospettive femminili attraverso il normale processo elettorale? Se queste prospettive sono popolari, quali forze impediscono alle donne di eccellere nell’agone elettorale?
Il presidente della provincia di Taranto suggerisce una risposta: dichiara che, nel suo caso, le indicazioni dei partiti non comprendevano donne. Se ciò è vero, allora la mancanza di donne in politica riflette un fenomeno più profondo e forse indica un “fallimento della politica”: i partiti interpongono un filtro fra le preferenze degli elettori e i politici che finiscono per essere eletti. In Italia, come in molti altri paesi, i votanti possono eleggere solo chi è ammesso nelle liste di partito. Il controllo delle liste ha effetti molto profondi sul tipo di personale politico che le nostre polis riescono a esprimere.
Secondo questa prospettiva, la scarsità di donne in politica è sintomo di una politica che non rappresenta le preferenze degli elettori. Sarebbe bello e utile che la grancassa sulle quote rosa in politica si trasformasse in una occasione per dibattere questo “fallimento della politica” riconoscendone i profondi effetti sulle politiche che vengono attuate e magari per pensare a opportuni interventi sulle strutture interne dei partiti.
Insomma, in politica le quote rose sono sicuramente meno peggio che in altri settori e magari possono essere anche utili. Ma meglio sarebbe allargare il dibattito alla capacità dei partiti di riflettere le preferenze dei votanti.

(1) Lo statuto della provincia accoglie una norma del Testo unico sull’ordinamento degli enti locali per cui “gli statuti comunali e provinciali stabiliscono norme […] per promuovere la presenza di entrambi i sessi nelle giunte e negli organi collegiali del comune e della provincia […]”. La norma stabilisce un fine, ma non specifica come perseguirlo. Lo statuto provinciale di Taranto ha accolto una interpretazione forte, da “quote rosa” del Testo unico.
(2) “A Taranto il Tar azzera la giunta senza donne” di Laura Squillaci, Il Sole 24Ore del 25 settembre 2009.
(3) "Female Socialization: How Daughters Affect Their Legislator Fathers’ Voting on Women’s Issues," American Economic Review, 2008, 98, 1, 311-332.

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11 commenti

  1. antonio

    Gli uomini non escono allo scoperto e il tema diviene un monologo al femminile. Fa piacere che dopo 40 anni le quote rosa si cominciano a considerare come strumento corporativo. Se l’inserimento di giovani è troppo spesso trasformistico, quello delle donne è diverso? Conosco donne assessore molto brave ma anche tante che sembrano impiegate-funzionarie di partito, esattamente come gli uomini. A me come cittadino non interessa il sesso ma le capacità di politici e amministratori. Di questo si parla sempre poco come dei posti e particolarmente dei costi della politica italiana. Per questo servono stampa e magistratura compiacenti. Non solo per la destra ma anche per la sinistra, più o meno postcomunista, che non costa certo di meno.Le donne in sé non danno cambiamento. Non eludiamo il problema creando ancora più diffidenza fra i sessi. Ne abbiamo abbastanza di vetero femminismo.

  2. Paolo Rocca

    Concordo, il genere non è una qualità politica, nemmeno professionale. In secondo luogo, evitiamo anche la rappresentanza di genere: le donne possono votare uomini e gli uomini possono votare donne. Io, maschio, l’ho fatto tante volte, tutte le volte che le candidate erano secondo me di alto profilo.

  3. paola lorenzetti

    Non potete sostenere che le quote rosa siano un fallimento, è troppo presto. Gli uomini hanno gestito la politica per migliaia di anni, non ci si poteva aspettare che, la prima volta che si sono utilizzate, tutto cambiasse come per miracolo. Le donne si sono trovate inserite in un sistema ancora completamente maschile, molte hanno mollato perchè non sono riuscite ad inserirsi ed a condividere modi, tempi e problematiche. Anche chi è rimasta fa molta fatica, pur se dotata di grinta e voglia di agire. Molto spesso gli uomini decidono fra di loro scavalcandoci, anche perchè si conoscevano già tutti ed a loro torna naturale fare riferimento ai vecchi metodi. Le quote rosa vanno comunque continuate, ed un po’ alla volta sono sicura che la situazione migliorerà!

  4. AM

    Condivido questo punto di vista. Personalmente mi auguro che aumenti anche in Italia il numero delle donne che fanno politica e sono sicuro che non si tratta di wishful thinking. Sono contrario al fatto che ciò avvenga obbligatoriamente. Penso inoltre che con una formulazione della legge che indichi specificamente la donna si pecchi di incostituzionalità. Semmai la legge dovrebbe prevedere che ognuno dei due sessi raggiunga almeno una data percentuale dei posti disponibili. Ma in futuro qualcuno potrebbe chiedere dei minimi di rappresentanza non solo per sesso, ma anche per minoranza etnica, per fede religiosa, per classi di età, per gli omosessuali, per i single, ecc..

  5. ELIA Franco

    E’ un proverbio che mia madre mi ripeteva ogni qual volta lamentavo ingiustizie in politica. Rispetto l’opinione contraria alle quote rosa della ministra Garfagna anche se la sua affermazione appare piuttosto come una autocelebrazione di merito. Dimentica di dire però la ministra che se non ci fosse stato il sistema designativo selettivo partitico, imposto dalla nota legge animale, il riconoscimento del suo merito avrebbe avuto una strada molto più dura per le pari opportunità. Ritengo quindi che il criterio delle quote di genere sia il male minore per poter aprire finalmente la politica all’eguaglianza e alla responsabilità diretta e personale.

  6. Matteo Garofalo

    Anche se nell’analisi complessiva cambia poco, c’è da notare che ad essere stata "azzerata" dal T.A.R. è la Giunta, non il Consiglio provinciale. In quel caso gli assessori non possono nemmeno dire di essere stati "eletti" direttamente anche dalle cittadine, dato che il meccanismo di nomina lascia completa discrezionalità al Presidente e, in ultima istanza, ai vertici locali dei partiti.

  7. Flavia De Paoli , Asparetto di Cerea VR

    A questo punto le esigo! Poichè ho constatato personalmente che quasi sempre gli uomini, scelgono, designano, optano per un maschio, a prescindere dai meriti, dai titoli e dalle opportunità nelle rappresentanze politiche amministrative. Le donne sono destabilizzanti della prassi, del conformismo, vogliono controllare, vogliono conoscere, e gli uomini preferiscono essere tra di loro. Flavia

  8. a.mensa

    Mi stupisce tutto questo discutere, e questo sconcerto. Sono anni che il maggior mezzo di informazione/divertimento/distrazione non fa altro che presentare le donne come graziosi oggettini da ammirare (e sognare di toccare) annoverando tra le loro qualità gambe, tette e culi. E dopo un simile trattamento bisognerebbe pensare che hanno anche un cervello? Le prime demolitrici della figura femminile sono proprio le donne, che trovano nella scorciatoia del loro fascino l’arma per autopromuoversi. Quindi perchè stupirsi?

  9. Ivan

    La soluzione è semplice: le donne votino solo donne, per legge. La rappresentatività sarebbe assicurata.

  10. eleonora saladini

    Sul fallimento della politica, come sollamento dei partiti dalle reali esigenze dei cittadini, siamo tutti d’accordo.Il problema è che ledonne comunque non entrano in lista o non sono scelte dalle donne. Il Parlamento italiano è quello con la minore rappresentanza femminile in Europa. Quante direttrici di testate di giornali, reti Tv o, ad es., Direttori ASL ci sono rispetto agli uomini? Per non tacere di chi in politica è arrivata, o voleva arrivare, in cambio di prestazioni sessuali. E allora, purtroppo la voce delle donne si è fermata, non ci sono più le "reti" , anche informative e culturali del movimento femminile. Credo che però non si siano perse, ma siano più nascoste.La Legge sulle quote rosa, gentile omaggio di un Parlamento maschile, è il minimo che possa essere dato. Ma non vogliamo essere protette come una razza in estinzione negli zoo. Direi ragazze e signore riprendiamo la parole in famiglia, per strada, sui posti di lavoro per difendere e riaffermare la nostra dignità, la nostra autonomia e la nostra, enorme, ricchezza di esperienza e di vita.

  11. Andrea

    Ottimo articolo. Corrisponde alla visione che hanno le nostre donne del problema. Ecco come la pensano http://wp.me/p1fB2G-eT

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