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  1. delta737 Rispondi

    Abito a Milano - Italia (sulla Terra non su Marte) e a parte le affermazioni dell'Emilio Fede nazionale (fuori dal tempo, dall'economia, dalla storia ... in definitiva fuori di melone), io con i miei occhi vedo: la città svuotata ad ogni week-end; la gente che esce dai supermercati non con i carrelli, ma con i SUV stracolmi; le famiglie che la domenica gozzovigliano con cappucci, brioches e spremute ai tavolini dei bar; gli impiegati che all'uscita dall'ufficio hanno come prassi consolidata l'aperitivo seduti al bar ristoranti e pizzerie stracolme 7 giorni su 7; discoteche come bolge infernali con migliaia di adolescenti deficenti tutti quanti col telefonino perennemente infilato nell'orecchio.

  2. stefano Rispondi

    Ieri sono andato in pizzeria, la metà dei tavoli era vuota. Peggio per loro ho pensato, una pizza me la faccio in casa e mi costa, se sono solo cinquanta centesimi, se siamo in due, 25 centesimi, come fa una margherita a costare 7 euro? Abbassino i prezzi, altrimenti ben gli sta che la gente se ne sta a casa!

  3. ANONIMO Rispondi

    ... avevo invitato a riflettere sulla validità delle indagini campionarie qualche settimana fa, nel mio primo commento all'articolo del Prof. Frenda. Sono stato profetico: Che il Governo usi la critica metodologica in modo strumentale è fuor di dubbio. Immagino che sia il ministro Brunetta che il Ministro Tremonti abbiano usato dati campionari in maniera smodata nella loro carriera di studiosi. Ma la questione delle basi dati su cui poggiare le analisi per le decisioni politiche è a mio avviso di capitale importanza. Sono stupefatto dai commenti di quanti vedono nelle indagini campionarie, anche se "da migliorare", ancora uno strumento valido. Ripeto con i moderni mezzi informatici c'è urgenza di sperimentare metodologie di tipo censuaro sempre più complete affidabili che diano flussi continui di dati. Leggere l'articolo di Repubblica: l'ISTAT è attaccato proprio per questa ragione fornisce solo dati "campionari" quando ci sono dati di flussso più attendibili e robusiti! "Immaginazione sociologica" questo manca agli attuali ricercatori sociali in Italia!

  4. J. Rispondi
    Penso che forse questo articolo possa servire a fare un pò di chiarezza, a seguito delle parole di Tremonti sull'indagine forze lavoro, circa le utili indagini stratistiche campionarie, che vanno però interpretate , e magari anche migliorate.
  5. AM Rispondi

    La situazione dei redditi italiani e della loro distribuzione è dunque peggiorata in misura preoccupante. Questo ci suggerisce di riconsiderare le politiche di aiuti pubblici e privati indirizzati verso l'estero al fine di dare maggior spazio e risorse in uomini e mezzi alle iniziative rivolte ai poveri (connazionali ed immigrati) del nostro paese. Nel contempo si dovrebbero concentrare gli sforzi a favore delle iniziative riguardanti i paesi più poveri (in primis alcuni stati africani) depennando paesi di notevole potenza economica, come il Brasile, l'Argentina, l'India, ecc., che sono in grado di attuare efficaci politiche sociali senza necessità di sussidi dall'estero. Del resto vi sono poveri dappertutto, anche negli USA. Visitiamo quindi questi grandi paesi, ma solo da turisti, ed andiamo a dare una mano invece a che ne ha maggiormente bisogno.

  6. Anonimo Rispondi

    Probabilmente il messaggio che c'è dietro le mie considerazioni metodologiche è poco chiaro e per questo è stato frainteso. Concordo pienamente con quanto dici. All'estero si sta tendenzialmente meglio che in Italia. Tu dici che la questione è politica. Io metto il carico: la questione è di elité al potere. Per ritornare a bomba: io credo che se si disponesse di dati molto più attendibili di quelli attualmente in uso, la situazione sarebbe addirittura peggiore. Tu pensi che si possano fare politiche economiche e sociali vere, concrete con dati come quelli dell'articolo? Secondo me no. Ti faccio un esempio. Si parla di Tassi di occupazione e disoccupazione forniti dall'ISTAT e tutti sanno che sono indagini campionarie tra l'altro riviste e corrette dopo la raccolta del dato. Ma di che stiamo parlando? Per l'articolo in questione è la stessa cosa. Parliamo di Povertà su dati capionari, semmai rivisti e corretti! Non sarebbe il caso di entrare nelle case di tutti gli italiani per tracciare un quadro verosimilmente più buono del fenomeno, piuttosto che commentare dati partoriti da questo o da quell'ente? Spero di essere stato un pò più chiaro ora.

  7. vittoria Rispondi

    Certo che gli italiani si sono impoveriti. Guardateci, sembra di nuovo di vivere durante la guerra. Niente lavoro, niente soldi. Arrivano marocchini, albanesi, rumeni che prendono 5-10 euro al giorno e noi del sud siamo costretti a rimanere disoccupati o ad andare a lavorare al nord (se siamo fortunati a trovare lavoro) e quelli del nord? Vanno all'estero o muoiono di fame perché il pane costa 10 euro. La gente ricomincia a fare il pane in casa, perchè non è più possibile nemmeno comprarlo. Il lavoro è un optional ormai e il nostro "premier" se così vogliamo definirlo è bravo a dire "spendete, l'economia deve girare" tanto lui guadagna 20.000 euro al mese e si è impiantato pure i capelli. La gente è disperata! Nessun politico può capire...nessuno, se non si trova nella sistuazione di una famiglia di otto persone che deve vivere con meno di 800 euro al mese e ha il frigo vuoto! E' uno schifo! Al posto di guardare il PIL o di pubbliciazzare le macchine della fiat che sono le meno costose e nessuno può più permettersi, guardate nelle case delle persone!

  8. martion Rispondi

    Caro anonimo, vabbene la soddisfazione della vita, ma con i redditi ridicoli che abbiamo in italia non si va da nessuna parte. anzi, no si va all'estero... dove guadagni di più e in caso di figli c'hai sgravi fiscali... ma, a tal proposito, ci fosse uno, dico uno, dell'opposizione che lo dicesse! E invece no! Tutti lì a fare i moralisti sulle presunte "putaines dè la Republique" di cui non frega niente a nessuno (tranne che ai guardoni)... ah, se ci fosse una opposizione con un contenuto politico concreto, la voterei anche...

  9. Stefano Crimì Rispondi

    Poiché su tale base sono stati riproporzionati tutti i valori, è chiaro che un errore sulla stima della parità di potere di acquisto possa inficiare tutto il ragionamento. Io sinceramente vedendo la Grecia sopra non solo l'Italia, ma addirittura la Francia, inizio a pensare che i dati non siano poi così corretti: insomma, in Grecia per lavoro mi capita di andare alcune volte l'anno, e non mi è parso di vedere tutto questo benessere. Altro caso anomalo è l'Islanda, molto in alto in classifica: sbaglio o l'Islanda - come stato sovrano - ha dichiarato default? Possono i cittadini di uno stato "fallito" essere ricchi?

  10. Anonimo Rispondi

    Dal punto di vista strettamente manualistico e della "dottrina" l'intervento sembra dignitoso. Dal punto di vista intellettuale ci chiediamo, però, se un esercizio del genere abbia ancora forza? Si propone un esercizio un pò diverso. Come spesso si dice in gergo manageriale proviamo a gettare il cuore oltre l'ostacolo. Le chiavi di lettura potrebbero essere: innovazione metodologica, revisione sostanziale di indicatori come il PIL in funzione di indicatori più "umani" in cui oltre alla dimensione economica siano presenti le dimensioni della soddisfazione della persona, della coesione sociale etc.Una piccola provocazione come chiarimento: Perchè per indicatori di tale delicatezza ISTAT e Banca D'Italia sono ancora ancorate a metodologie campionarie? Perchè non si sperimentano indagini censuarie basate sulla raccolta dei dati via cellulare o altro mezzo di simile penetrazione nella popolazione? Se si riuscisse ad avere la situazione di ogni italiano in tempo reale non si avrebbero indicatori più precisi ed adeguati e soprattutto meno teorici e dogmatici e più "reali"?