Negli ultimi giorni si è discusso molto di un possibile commissariamento della Regione siciliana. Ma qual è la situazione reale? Intanto, lo Statuto speciale assegna competenze molto ampie, per il cui esercizio sono previste risorse altrettanto elevate. Ma la gestione che ne è stata fatta nel corso degli anni ha portato alle attuali difficoltà di cassa e pregiudica anche la situazione futura. Se guardiamo i dati relativi al bilancio di competenza della Regione per l’esercizio finanziario 2012 si riscontrano ancora molte opacità e un peggioramento dei conti.

Anche se da tempo se ne parlava, è stata soprattutto l’intervista dell’ex presidente della Confindustria siciliana a portare sulle prime pagine dei giornali la gravissima situazione in cui versa la Regione siciliana. Sull’argomento è intervenuto anche il presidente del Consiglio, Mario Monti, alimentando le voci di un commissariamento della Regione che, giuridicamente, appare impraticabile. Senza entrare nelle polemiche politiche, ci pare opportuno offrire un quadro il più chiaro possibile della situazione reale.

LA SPECIALITÀ DELLA REGIONE

La Regione siciliana, il cui Statuto fu approvato con legge costituzionale, è, per le competenze di cui è titolare, la “più speciale” fra le regioni a statuto speciale: solo la Sicilia è intestataria della cosiddetta competenza esclusiva nelle materie di cui all’articolo 14 e 15 dello Statuto, l’esercizio del potere legislativo trova solo il limite dei principi costituzionali e delle leggi di grande riforma. Competenze, dunque, molto ampie in materie decisive nella vita della Regione. Il loro esercizio comporta un notevole impegno finanziario, e lo stesso Statuto ha previsto un regime di finanziamento adeguato. La Regione è titolare di un proprio patrimonio, che è poi quello che lo Stato le ha trasferito, ma ha anche autonomia tributaria e, con l’eccezione delle imposte di produzione e delle lotterie e dei tabacchi, tutte le imposte esatte nel territorio siciliano sono riversate nelle casse della Regione. A completamento del quadro, bisogna considerare l’articolo 38, il fondo di solidarietà nazionale, che prevede un versamento annuo dallo Stato alla Regione, il cui ammontare avrebbe dovuto compensare la minore entità dei redditi di lavoro in Sicilia rispetto alla media nazionale. Il parametro, che avrebbe dovuto regolare il versamento, si è rivelato di difficile calcolo ed è stato quindi contrattato anno su anno portando nel tempo nelle casse della Regione una quota rilevante di risorse. Negli ultimi anni è stato comunque via via ridotto. Se a questo si aggiungono i fondi destinati a specifici scopi e quelli comunitari nel quadro delle politiche di coesione, appare chiaro che la Sicilia avrebbe potuto avere quanto necessario per assolvere la sua missione.

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MA COME È STATA UTILIZZATA L’AUTONOMIA?

Quanto oggi si registra, attraverso gli atti ufficiali, conferma invece che l’istituzione regionale siciliana non solo è afflitta da una contingente crisi di liquidità, ma che questa crisi può divenire cronica considerato l’uso non prudente con cui sono state amministrate le risorse nel corso degli anni. (1) A volere indicare le criticità della gestione, si potrebbero riempire pagine intere: si tratta di primati negativi che s’inanellano l’uno dopo l’altro, a cominciare dall’espansione dell’area dell’occupazione pubblica improduttiva, portando oltre il limite delle compatibilità finanziarie i conti della Regione. La Regione siciliana, che non brilla certo per efficienza delle sue strutture amministrative, ha il numero più alto di dipendenti pubblici, si parla di ben oltre 20mila unità, ai quali si debbono aggiungere soggetti che a vario titolo percepiscono da “mamma Regione”, come viene definita, un reddito mensile e che ammonterebbero a circa 140mila unità. Un esercito nel quale sono compresi circa 28mila forestali, quanti ve ne sono in tutto il resto del paese, che gestiscono non sempre bene il purtroppo modesto patrimonio boschivo dell’isola. Ben poco è stato fatto per avviare un reale processo di sviluppo a cominciare dalla necessaria infrastrutturazione del territorio. A questa lista, si aggiungono altri primati: un tasso di disoccupazione stabilmente tra i più altri tra le Regioni italiane, un Pil pro capite che è tra i più bassi, il tutto condito da una qualità nell’offerta dei beni e servizi pubblici più bassa di altre aree del paese. (2)

C’È IL RISCHIO DI INSOLVENZA?

Il 29 giugno la Corte dei conti ha trasmesso il giudizio di parificazione per l’esercizio finanziario 2011, e a premessa alla sua analisi dei saldi scrive “con i se non si fa la storia e non si fa nemmeno la contabilità”, alludendo alla poca chiarezza di alcune voci contabili. Se guardiamo i dati relativi al bilancio di competenza della Regione per l’esercizio finanziario 2012 si riscontrano ancora molte opacità e un peggioramento dei conti. (3)
Apprendiamo, infatti, che per il 2012 il totale delle entrate finali comprensive di accensione dei prestiti ammonta a 16 miliardi e 866 milioni, ma poiché le spese finali comprensive del rimborso prestiti ammontano a 26 miliardi e 266 milioni, la differenza – pari a 9 miliardi e 400 milioni – viene coperta ancora una volta dalla “voce contabile tanto suggestiva quanto discutibile” (come ha scritto sempre la Corte dei conti) “avanzo finanziario presunto”. Questa stessa voce, nel bilancio di competenza per il 2011, era un valore più basso: 9.265.599. Nel 2012, la necessità di reperire risorse continua dunque ad aumentare, nonostante le spese finali (senza considerare il rimborso dei prestiti) rispetto al 2011 siano calate (-5,1 per cento), ma in maniera inferiore alle entrate (al netto dell’accensione dei prestiti) che invece scendono del 6,7 per cento. Quindi, anche nel 2012, la crescita della spesa di competenza è più alta di quella delle entrate di competenza.
Ma la situazione a consuntivo, potrebbe peggiorare o migliorare? Certo è che, confrontando i dati dei bilanci di competenza, alcune cifre sono poco convincenti. Ad esempio, mentre la quota dei tributi erariali spettanti alla Regione nel 2012 cala del 6,4 per cento, il gettito Irap invece aumenta dello 0,6 per cento. E addirittura i tributi propri dovrebbero aumentare dell’1,7 per cento.
Apprezziamo lo sforzo fiscale della Regione Sicilia, ma con un calo stimato del Pil per il 2012 in Sicilia del 2,6 per cento, questi dati non dovrebbero essere un po’ diversi? (4)

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(1) Le relazioni della Corte dei conti sono in merito estremamente puntuali. Si veda Corte dei conti, Giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione siciliana; esercizio finanziario 2011.
(2) Banca d’Italia, Mezzogiorno e politiche regionali, novembre 2009. Banca d’Italia, Il Mezzogiorno e la politica economica dell’Italia, giugno 2010.
(3)
 I bilanci di competenza della Regione Sicilia sono su http://pti.regione.sicilia.it
(4) I dati sul Pil siciliano sono ripresi da CongiunturaRes n. 6, a cura della Fondazione Res, inhttp://www.resricerche.it/

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