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LA RISPOSTA AI COMMENTI

Le risposte dei lettori riflettono tre atteggiamenti:

– una diffidenza nei confronti dei fondi pensione e una preferenza per il sistema pubblico;
– un diffuso timore per le conseguenze del metodo contribuivo, e un rimpianto per le garanzie pubbliche del passato;
– una (giusta) indignazione nei confronti del “colpo di mano” della Camera.

I lettori che condividono la proposta del Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, di lasciare il TFR nella disponibilità delle imprese esprimono tutti una netta preferenza per il TFR in quanto tale (ossia come liquidazione). Queste risposte rafforzano la mia tesi sul messaggio “negativo” della proposta (in sé comprensibile), la quale pur limitandosi a stabilire un confronto tra utilizzatori intermedi del TFR (imprese grandi piuttosto che Tesoro), stabilisce indirettamente una preminenza del TFR sui fondi pensione. Per quanto comprensibile, oggi, alla luce della crisi finanziaria, questo tipo di giudizio (che contrasta nettamente con il favore entusiastico con cui l’introduzione dei fondi pensione fu accolta nel nostro paese, quasi che fossero l’elemento taumaturgico per tutti i mali dell’economia italiana) è però pericoloso. In tema di risparmio di lungo termine non ci si può affidare alle emozioni del momento. E’ un atteggiamento che riflette la mancanza di una cultura del rischio nel nostro Paese: quando si guadagna tutto va bene; quando si perde ci si chiede “dov’era lo stato, che non ha fornito la necessaria protezione”.

Non sappiamo se questa crisi segnerà una svolta nel funzionamento dei mercati finanziari. Quel che sappiamo è che nel passato il rendimento dei mercati finanziari è stato, in media, nel lungo periodo, assai superiore al tasso di crescita dell’economia. Il problema non è rifuggire dai mercati finanziari; piuttosto, si devono trovare modalità trasparenti e poco costose per ridurne i rischi e magari fornire qualche garanzia (di cui, tra l’altro, il TFR gode). E nel frattempo educare gli individui al risparmio per l’età anziana, che è necessariamente un risparmio di lungo termine.
Anche la diffidenza nei confronti del metodo contributivo nasce dalla mancanza di consuetudine con il rischio, e dalla facilità con cui, nel passato, gli oneri delle garanzie offerte alle generazioni presenti sono state addossati alle generazioni giovani e future (con il debito pensionistico). Il metodo contributivo è severo, in media, se “severa” (dal punto di vista della crescita) è il sistema economico. In questo caso, mentre è compito dello stato fornire una tutela ai più deboli, non ha senso cercare di dare a tutti più di quanto non sia finanziariamente sostenibile. Senza contare l’iniquità distributiva del vecchio metodo retributivo. Anche qui: il contributivo si può migliorare, ma screditarlo prima che sia entrato in vigore è sbagliato.
Quanto al provvedimento da “casta” condivido, ovviamente, l’indignazione dei lettori e mi piacerebbe vedere qualche reazione politica. 

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PS Quanto alla presunta confusione tra i due fondi presso l’INPS, non mi pare che ci sia. E’ proprio al fondo di tesoreria che gestisce il TFR che facevo riferimento, non al fondo pensione “residuale”.

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  1. Antonio ORNELLO

    Le vere ombre sulla previdenza stanno nelle discriminazioni a danno dei lavoratori dipendenti e nel volere politico di continuare a prelevare i risparmi previdenziali dal mancato riconoscimento di qualsiasi rendimento ai versamenti contributivi ultratrentacinquennali imposti per legge. Si faccia un favore: legga i commenti.

  2. Angelo Mazzoleni

    Una visione la sua nell’ottica egli interessi di confindustria non certo dei lavoratori e dell’equita’ dichiarata in quanto: -si tradisce all’ultimo momento e senza gradualita’ il patto tra cittadino e stato,con disparità evidenti di trattamento soprattutto per i pensionandi di quest’anno e del prossimo(prevedo ricorsi al tar) -non c’è alcun bisogno di far cassa con le pensioni perche’, come spiegato sotto, basterebbe una forte patrimoniale per ridurre fortemente il debito alibi con cui la finanza speculativa ci attacca :
    1-debito pubblico italiano = 1.900 miliardi di euro
    2-valore del patrimonio privato dei beni in possesso dei superricchi = circa 4000.miliardi di euro
    3-ammontare del patrimonio pubblico italiano= 1800 miliardi di euro
    4-faccio presente inoltre che l’Italia ha riseve auree tra le piu’ ricche d’europa (e oggi il valore dell’oro è aumentato di molto).
    Dunque non è difficile capire, anche senza essere degli economisti , che basterebbe fare un mix tra patrimoniale, dismissioni di parte del patrimonio pubblico e /o di vendita di parte delle scorte oro (Prodi lo propose) per ridurre o addirittura azzerare completamente il nostro debito pubblico.

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