logo


  1. federica Rispondi

    Già nella scuola primaria, dove io lavoro, sento in maniera sempre maggiore la discrasia tra l'assunto della valutazione che giudica e misura gli apprendimenti dimostrati dagli alunni e quello della formazione dei docenti alla motivazione ad apprendere. Se ognuno di noi compie un'azione per qualche più o meno buona ragione (vedi il cane di Pavlov e il mio...) trovo poco stimolante una scuola erogatrice di tecniche esecutive e altrettanto prevaricante quella scuola che, giudicando e misurando la quantità della cose che ha insegnato, non considera la soggettività, le storie personali e la significatività dei suoi interventi. Mi chiedo poi dove va a finire la parola COERENZA che mette d'accordo il potere della penna sul registro con la concreta presenza umana di chi prova a far crescere delle persone. Se sono credibile, divento un modello e stimolo l'alunno a seguire il percorso che gli propongo. Sono gli adulti che devono riconquistare significatività educativa a discapito di una società illusoria, di comodo e di finti protagonisti. Anche la famiglia si fiderà di me, se vede un figlio crescere, e per loro dobbiamo cambiare gli stili educativi e alzare il tiro... ex-ducere.

  2. Stefania Sidoli Rispondi

    Condivido in toto quando scritto dall'autore. Vorrei aggiungere un ulteriore elemento di riflessione: mentre il livello di dispersione scolastica nel Mezzogiorno è estremamente alto, i dati sul lavoro minorile regolare ci dicono che al Sud questo fenomeno è assai meno esteso di quanto non accada al Centro ed al Nord. E in questo contesto quello che dovrebbe rappresentare in sè un elemento di positività diviene al contrario un dato fortemente negativo. Perchè significa che i ragazzi che abbandonano la scuola trovano la risposta che cercano - o sono indotti a cercare - quando va bene nel lavoro nero, nella peggiore delle ipotesi nella criminalità organizzata. La condizione sociale che li porta fuori dal circuito scolastico è la medesima che li trascina fuori dalla legalità. Credo che questa considerazione non possa essere letta in modo neutro e che la risposta ad un problema così complesso richieda una pluralità di interventi basati non su una lettura generica del problema ma fortemente collegata al contesto in cui il problema si pone. E' ipotizzabile che si realizzi oggi? Dubito