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UNA MANOVRA SENZA SPERANZA*

Il Parlamento approva la manovra economica depressiva del Governo, che prevede un ulteriore incremento della pressione fiscale, mentre ci sarebbe bisogno di ridurre le tasse sul lavoro per allontanare lo spettro di una recessione. L’unica novità di rilievo introdotta dal Parlamento è la misura sui precari che applica al mercato del lavoro il metodo seguito dal Presidente del Consiglio nell’affrontare i suoi problemi con la giustizia: si interviene sui processi in corso. Una manovra insomma che non da speranza. Mentre non si perde occasione per predicare la paura.

LA CRISI E L’ ITALIA

Sono tempi difficili. L’inflazione non accenna a diminuire. L’economia più forte del mondo, quella degli Stati Uniti, è stata colpita da tre shock simultanei – il nuovo shock petrolifero, il crollo della Borsa e lo scoppio della bolla immobiliare – e una recessione oltreoceano appare a questo punto inevitabile. Sarà così stagflazione 30 anni dopo. L’Europa si trova in una posizione leggermente migliore degli Stati Uniti perché l’apprezzamento dell’Euro rispetto alla divisa statunitense (grazie Euro!) mitiga gli effetti del caro petrolio. Tuttavia l’Italia è molto più vulnerabile degli altri paesi del Vecchio Continente perché proviene da 15 anni di stagnazione in cui il reddito pro-capite è sceso sotto non solo la media dell’Unione europea a 15, ma anche dell’UE19, che include Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. I salari reali degli italiani in questo periodo sono rimasti piatti come le lande dei Paesi Bassi e sono ora del 30-40 per cento inferiori a quelli pagati in Francia e Germania. E il nostro paese continua a non avere un paracadute, una rete di protezione sociale di base che tuteli chi perde il posto di lavoro e cade in condizioni di povertà estrema.

COSA DOVREBBE FARE IL GOVERNO

In queste condizioni il compito primario di chi ha in mano le leve della politica economica dovrebbe essere quello di attivare tutti gli strumenti a sua disposizione utili per evitare una recessione. Date le dimensioni del nostro debito pubblico, non c’è molto spazio per politiche fiscali anticicliche. Tuttavia, grazie all’opera di contrasto all’evasione condotta nella passata legislatura, le entrate fiscali sono molto cresciute negli ultimi tre anni. Inoltre, la forte inflazione fa arrivare all’erario i proventi di una tassa, il cosiddetto fiscal drag, che i cittadini pagano quando il loro reddito reale non cambia, ma addirittura diminuisce, mentre il loro reddito nominale, gonfiato dall’inflazione, fa scattare una aliquota più alta. Con un’inflazione al 4 per cento, questa tassa da inflazione potrebbe ammontare a non meno di 4 miliardi di Euro.
La cosa più giusta da fare in questo momento sarebbe quella di utilizzare tutti questi proventi straordinari per abbassare la pressione fiscale sul lavoro. Questo avrebbe effetti espansivi sia sulla domanda – che è addirittura diminuita in termini reali nell’ultimo anno – che sull’offerta. Infatti i salari netti aumenterebbero e parte della riduzione delle tasse porterebbe a una riduzione del costo del lavoro man mano che i contratti vengono rinnovati (il che favorirebbe anche una conclusione più rapida delle molte vertenze in corso), favorendo così l’assorbimento del nostro immenso bacino di persone in età lavorativa che non hanno un impiego. Un modo per fare tutto questo senza complicare ulteriormente la nostra struttura fiscale consiste nell’aumentare le detrazioni fiscali per chi lavora, il che è legittimato anche dall’aumento dei costi per la produzione di reddito (dato il caro trasporti).

COSA FA INVECE

Ma invece di fare tutto questo, il Parlamento ha appena approvato una manovra triennale che non concede alcuno spazio a riduzioni della pressione fiscale. Come previsto dal DPEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2009-2013) la pressione fiscale addirittura aumenterà dal 43 al 43.2 per cento. Oltre a tradire gli elettori – cui era stata promessa una riduzione della pressione fiscale al di sotto della soglia del 40 per cento – questo scenario di politica economica sembra non concederci alcuna speranza di evitare una recessione. Il passaggio parlamentare ha peraltro solo peggiorato i piani iniziali dell’esecutivo, addirittura aggiungendo una norma, quella sui precari, che adotta al mercato del lavoro il metodo seguito dal nostro Primo Ministro nel risolvere i suoi problemi personali con la giustizia: si interviene sui processi in corso. 
Invece di rassicurare gli italiani che hanno cominciato a risparmiare anche sui consumi di pane e pasta, il nostro Ministro dell’Economia sembra non voler perdere occasione per lanciare messaggi allarmistici alla televisione e sui giornali. Secondo Giulio Tremonti, siamo alla vigilia di una nuova Grande Depressione come quella del 1929.  Singolare che ci sia solo questo messaggio di paura. Manca nei messaggi e, soprattutto, nelle scelte dell’esecutivo la speranza. Così la recessione rischia di diventare una profezia che si autoalimenta. Ma non diamone la colpa alla Cina.  Le responsabilità sarebbero molto più vicine a noi.

* Una versione ridotta e in inglese di questo articolo è apparsa sul Wall Street Journal del 6 agosto.

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45 commenti

  1. Roberto Amici

    Apprezzo, come sempre, la chiarezza esemplare di Tito Boeri. Trovo convincente l’esposizione ed esemplari le conclusioni. Per un inesperto come me è però difficile capire come un’analisi che sembra ineccepibile, sia evidentemente diversa da quella di altri, considerati esperti, come Tremonti, Brunetta and c. e siano diverse, quindi, le decisioni. Mi sorprende anche come il mondo imprenditoriale, in modo prevalente, sembri apprezzare, almeno al momento, queste decisioni, anche se esse, nell’analisi di Boeri, appaiono portatrici di effetti negativi non solo sui lavoratori dipendenti ma anche sulle stesse imprese. Come la medicina, di cui mi occupo, anche l’economia è disciplina con consistenti margini di variabilità interpretativa?

  2. luigi zoppoli

    Ciò che appare più misterioso, almeno ai miei occhi, è quale logica ha guidato dei siffatti provvedimenti economci e quale sia la strategia per conseguire l’obiettivo di…? Ridurre la spesa pubblica? Bene! Ma spendendo meno ma in questi termini, si continuerà a spendere male con ulteriori effetti negativi a carico delle fasce più deboli. E non c’è un solo razionale motivo al mondo che possa spiegare l’assenza di una virgola a sostegno dei redditi e di provvedimenti anticongiunturali. Chissà che le motivazioni del ministro e del governo siano politiche. E questa sarebbe una preoccupazione molto forte. Luigi Zoppoli

  3. lorenzo

    Da elettore del centro-sinistra non mi fa che piacere leggere queste cose, però sarei incoerente se mi limitassi a battere le mani. Quello che sostenevo, anche quando tutti mi prendevano in giro per la finanziaria di come lo chiamano loro Padoa Scippa era questo: "secondo te uno si diverte ad alzare le tasse e a fare una cosa impopolare? Se lo fa, è perchè evidentemente è giuto così ma noi che guardiamo solo alle nostre tasche non possiamo capirlo. Quando smetteremo di pagare interessi sul debito avremo poi più soldi e l’Italia tornerà a crescere." Ora, se da un lato mi diletta constatare che Padoa Scippa non scippava poi così tanto, visto che pure con Tremonti le cose non cambieranno, mi chiedo perchè allora, Professor Boeri, i ministri delle finanze di turno non diano retta a lei. Spero non equivochi il mio tono, è una domanda veramente senza malizia.. Perchè i ministri non le danno retta? Ultimissima cosa. La pressino fiscale è entrate/PIL. Contando che l’evasione fiscale storicamente con Berslusconi al governo è alle stelle, il numeratore diminuisce, quindi… quindi fate voi…

  4. Giuseppe

    Ho letto attentamente l’articolo del Professor Boeri, che consente di trarre sempre spunti interessanti, ma mi trovo assolutamente in disaccordo con lo stesso. Credo innanzitutto che sia da elogiare la tempistica record con la quale la finanzairia in questione sia stata redatta, evitando le solite e deprorevoli divergenze che nel precedente e nei precedenti governi la trascinavano stancamente fino a dicembre. Ancor più rivoluzionario e degno di lode è il contenuto della stessa. Obiettivi fonfdamentali quali pareggio del bilancio, riduzione del debito, e assestamento dei conti pubblici in prospettiva triennale su tutti. La pressione fiscale si mantiene sostanzialmente inalterata, come previsto, l’obiettivo di portarla sotto il 40% è subordinato all’assestamento dei conti pubblici. Tutto ciò fa apparire chiara l’intenzione di Tremonti di legare in modo stabile lil nbostro paese alle direttive dell’Unione. Interventi significativi quali la social card (proposta anche da Obama), il piano casa per la costruzione di circa 20000 nuovi alloggi già nel 2009, il rinnovamento del contratto del pubblico impiego, una pubblica amministrazione meno costosa e più efficiente, come si evince dai dati sull’assenteismo in netto calo, il federalismo fiscale e il piano energetico fondato sul nucleare. Misure che unite alla detassazione degli starordinari, all’abolizione dell’Ici, al piano contro l’emergenza rifiuti in Campania e alla preannunciata riforma della giustizia il cui fondamentale obiettivo è quello di ridurre gli esasperanti tempi dei processi civili, vanno nella giusta direzione che è quella dello sviluppo e del rilancio della nostra economia, con uno Stato forte e presente. E’ vero, non è una finanziaria di speranza, è una finanziaria che la speranza l’ha già tradotta in realtà!

  5. Leonardo Berti

    Mi sembra ragionevole la strategia del ministro Tremonti. Magari non condivisibile ma con una sua logica. Sicuro di una maggioranza solida per l’intera legislatura, concentra i sacrifici all’inizio del quinquennio e cerca di renderli digeribili chiamando in causa la "grande crisi internazionale" (alimenta la paura con ragioni provenienti dall’esterno della nostra economia nazionale). Nella seconda parte del percorso di governo e piu’ vicino alle prossime elezioni politiche riaccende la speranza con le risorse liberate negli anni precedenti. magari anche la ripresa del ciclo globale sara’ arrivata e potra’ rafforzarla alla bisogna. Leonardo Berti

  6. Giuseppe Zampieri

    Manca la speranza. Dove sono la meritocrazia, il futuro, il coraggio di agire contro i particolarismi, la forza dell’agire razionale e mirato contro sprechi e risorse non utilizzate ? Dov’è il capitale umano, dove la delivery unit che finalmente controlli e verifichi l’efficacia delle azioni delle amministrazioni e dei manager pubblici e privati ? Demagogia ovunque. Non si trovano i soldi per l’Università, la ricerca la cultura, si trovano per i camionisti. il 4% degli statali infedeli viene usato come arma, e probabilmente sarà pure ricompensato, contro il 96% degli statali che fa correttamente il proprio lavoro. L’impressione è che si voglia smantellare le amministrazioni dello Stato punendo in realtà chi lavora per esso e preparando la strada alle entità regionali ( si pensi alla "efficiente" Sicilia ). Il tutto in una girandola insensata di limitata o nulla competenza, svarioni legislativi che denunciano un inesistente senso dello stato e del bene pubblico. L’impressione è che questa incredibile classe politica (e non viene graziata nemmeno la sinistra) oltre che di scarsa cultura e competenze sia molto vicina a quella che costruì e ci condusse all’8 Settembre.

  7. stefano monni

    Gli aspetti critici legati alla manovra economica del Governo sono, a mio modesto parere, relativi non solo all’aumento della pressione fiscale, quanto piuttosto a tale aumento in rapporto ai tagli alla spesa pubblica. Ciò porta inevitabilmente i consumatori e contribuenti ad avere un reddito disponibile più basso a fronte di costi per servizi pubblici senza dubbio più alti. Per non parlare poi delle aspettative di tali soggetti necessariamente influenzate da tale manovra. E che dire delle spese in conto capitale? Non mi sembra che anche in tale ambito vi siano buone prospettive.

  8. sergio

    Non sono un esperto di economia, ma mi sembra palese che il nostro giulio invece di mantenere gli impegni presi durante la campagna elettorale, e cioè quello di fare rialzare il nostro paese messo in ginocchio dalle tasse introdotte da Prodi, stia piuttosto facendo il compitino assegnatogli dall’europa, e cioè quello di tentare di mettere un pò di ordine nei conti pubblici statali, tra l’altro copiando spudoratamente dal precedente governo tanto millantato.
    Ma questo ci sta, ad ognuno il proprio mestiere. Rimango invece molto perplesso e stupito di come l’opposizione (se ancora esiste..) e i media “lontani” alla galassia Berlusconi rimangano completamente muti a riguardo, preferendo allinearsi al resto dell’informazione e parlare di alpinisti dispersi ed emergenza caldo.
    Un articolo come quello pubblicato in questo sito, se inserito all’interno di un telegionale o di un quotidiano, potrebbe bastare ad aprire gli occhi a tanta gente. Invece no, si preferisce dare la parola ad un politico qualsiasi, che per forza di cose esprime un’opinione, invece che affidarsi alla matematica, che come dice il proverbio, opinione non è.
    Qualcuno è in grado di spiegarmi il motivo?

  9. Marco

    C’è da chiedersi allora se il nostro caro ministro dell’economia sapesse durante la campagna elettorale che sarebbe stato difficoltoso diminuire le tasse come prometteva, e quindi mentiva, oppure se parlasse senza sapere la reale situazione economica. Propendo molto di più per la prima ipotesi, sicuramente spinto dall’obiettivo di denigrare il povero governo Prodi, che tanto bene aveva fatto in materia di politiche di bilancio.

  10. as

    Solo una piccola precisazione: se il premier attuale risolve i suoi problemi giudiziari con interventi sui processi in corso, premier e vice precedenti preferivano intervenire direttamente sui magistrati che se ne occupavano…

  11. giuseppe faricella

    Che dire dell’articolo del prof.Boeri? Cristallino nella sua semplicità. Personalmente aggiungerei che la manovra tradisce la paura di Tremonti, "scottato" dagli effetti della sua precedente gestione (e di quella di Siniscalco): politica di deficit ma nessun beneficio apparente sulla variazione del PIL. Mentre scrivo questo commento l’ANSA batte la notizia che il PIL del 2008 crescerà dello 0,1% rispetto a quello del 2007, rispetto – invece – a una variazione positiva stimata dall’attuale governo (nel DPEF, pag.33) dello 0,5%. Se questo ulteriore rallentamento si trascinerà (cosa probabile) anche nel 2009, registreremo alla fine del prossimo anno una variazione di + 0,4 / 0,5%, a fronte dello 0,9% stimato. Detto ciò, dobbiamo sperare che, nell’elaborare il DPEF, Tremonti non abbia sottostimato gli effetti dei tagli alla spesa pubblica decisi nel decreto "anticipatorio" della legge di bilancio (la geniale rivoluzione…), perché altrimenti ci troveremmo con una "crescita (quasi) 0" anche nel 2009. Con tutto ciò che questo comporterebbe in tema di minor gettito, contrazione dei consumi e necessità di manovrine.

  12. Mauro Molinaris

    Quello che mi lascia perplesso e che nessuno sembra (o voglia !) capire che la almeno il 50% della pressione fiscale va ad alimentare i costi della politica: province inutili, comuni inutili, enti inutini, aereoporti inutili, sprechi allucinanti nella sanità, costi moltiplicati per le opere pubbliche; ed a questi si aggiungono i costi della burocrazia che (incredibile ma vero) aumenteranno perché – grazie a Brunetta – ci sono adesso più "burocrati" al lavoro che (anche per una sorta di "folle" rivalsa), faranno di tutto per complicare la vita a chi si rivolgerà alla pubblica amministrazione. Le soluzioni possibili: in tutta franchezza, oramai, nessuna; ci troviamo di fronte ad un inestricabile nodo gordiano di burocrazia, inefficienza, tangenti e immeritocrazia che nessuna legge potrà mai sciogliere: non rimane che aspettare l’autodistruzione del sistema!

  13. Giovanni P. Forgione

    Purtroppo mi trovo perfettamente d’accordo con l’estensore dell’articolo. Nel criticare i componenti del governo spesso ci si sofferma sulla fedina penale (a ragione) o sulle amicizie poco edificanti, non si vede che si tratta nella maggior parte dei casi di gente sopravvalutata o addirittura completamente incapace.
    Sono sconfortato.

  14. Enrico Tomasetti

    Prof. Boeri, condivido in pieno questa tesi. Purtroppo a livello mediatico, queste considerazioni non trovano mai sufficiente spazio. Sarebbe ora che gli italiani iniziassero ad aprire gli occhi

  15. avv. eduardo napolitano

    Un privilegio (nel senso etimologico di “privata lex”) oramai non si nega a nessuno, nemeno alle Poste ed a tutte le aziende che hanno abusato del contratto a termine.
    D’altra parte, perchè una legge deve essere “generale”?

  16. Rodolfo

    Mi perdoni, ma lei è il Tito Boeri che è divenuto membro della direzione nazionale del Partito democratico? Se è così, perchè non pubblicizza la notizia? Non crede che i lettori del sito abbiano il diritto di conoscere questa cosa? E’ giusto sapere che si sta leggendo l’opinione di un esponente politico, di un uomo di parte. E’ questione di trasparenza.

    • La redazione

      Semplicemente perchè non sono membro della direzione del Partito Democratico. Chi tra noi assume cariche politiche si dimette, almeno temporaneamente, dalla redazione.

  17. lm

    Mi pare che proprio su questo blog fu rilevato che il governo Prodi ha aumentato la spesa pubblica in misura uguale all’incremento del gettito fiscale 2006/2007 ( un 2%). dove sta questo extra gettito? Boeri può dire dove sta il tesoretto? se il fiscal drag è dovuto al passaggio della base imponibile all’aliquota superiore, può Boeri quantificare o citare qualche dato?

    • La redazione

      Nessuno ha parlato di tesoretti, ma di impegni presi col contribuente a restituire il fiscal drag e i proventi della lotta all’evasione.

  18. giuseppe alfano

    Il lodo alfano, la norma sui precari, il conflitto di attibuzione sollevato da Camera e Senato vanno nella stessa direzione di una calcolata aggressione politica nei confronti dell’unico potere libero da condizionamenti, e per questo da assoggettare alla politica a tutti i costi, che è il potere giurisdizionale: la linea del Piave è ormai costituita dalla Corte Costituzionale nella quale si spera per la salvezza della democrazia e della libertà in Italia.

  19. Ivan

    Sarebbe interessante rispondere a una serie di quesiti, tipo: 1) Si accusa il governo di aumentare le tasse quando andrebbero invece ridotte. Si, ma come? Riducendo le spese? 2) I parametri di Maastricht non obbligano di fatto l’Europa e l’Italia in particolare ad una politica fiscale restrittiva? Quali mezzi ha l’Italia per mettere in atto una politica fiscale espansiva, rispettando i parametri Europei? Quali prospettive con una politica monetaria della BCE teoricamente restrittiva? 3) Siamo sicuri che una riduzione delle tasse sul lavoro porterebbero veramente dei benefici? Le tasse su gran parte della popolazione sono estremamente basse, se escludiamo IVA e INPS, molti pagano aliquote medie IRPEF molto basse. 4) Come mai non si parla del tasso di occupazione Italiano che è ai livelli dei paesi meno sviluppati dell’Unione Europea? Ad esempio il tasso di occupazione femminile, bassissimo. Perchè non c’è la volontà di risolvere una volta per tutte la discriminazione delle donne, determinata sostanzialmente dalla maternità? 5) Perchè non mettere mano al settore pubblico, la cui efficienza determina in parte non trascurabile l’efficienza del sistema economico Italiano?

  20. GIANLUCA COCCO

    Il recupero serio e non marginale dell’evasione è uno degli strumenti principali per rilanciare la domanda ed evitare la recessione, ma non rientra nei propositi di alcun governo italiano, tanto meno di quest’ultimo, che addirittura incentiva spesso ad evadere. L’abbassamento del cuneo fiscale è invece uno strumento propagandistico e populistico usato per nascondere l’effettivo problema degli italiani: il reddito disponibile insufficiente a vivere una vita dignitosa per la maggior parte dei cittadini. Infatti, come ben sa anche l’autore, la differenza tra costo del lavoro e salario netto, oltre a non avere una relazione significativa, è imputabile soprattutto alla componente previdenziale, una riduzione della quale renderebbe ancora meno sostenibile il nostro sistema previdenziale. Il vero problema, molto italiano, è soprattutto quello della mal distribuzione della ricchezza. Pensare che poco più di 5 milioni di persone nelle cui tasche si trova il 50% della ricchezza del nostro paese, possano riuscire a rilanciare l’economia italiana è veramente incredibile. Le recessioni per un Paese possono anche starci periodicamente: il nostro sarà però un declino ridicolo e inaccettabile.

  21. Silvano Robur

    Preg.mo Dott. Tito Boeri, vorrei capire : fiscal drag. Lei nel suo articolo mi dice che il prelievo fiscale viene "aggiornato" ogni anno al tasso reale dell’inflazione. Questo a prescindere se lo stipendio del dipendente medio sia stato rivalutato o meno. Piccola osservazione : in Italia, lo sappiamo tutti, il meccanismo delle scala mobile non esiste più. La rivalutazione stipendiale avviene in base ad una contrattazione sindacale che, quando va bene, riesce a strappare al datore di lavoro un aumento mediamente del 60 – 75 % della svalutazione reale. Mi sembra di aver capito, dal suo articolo, che mentre le tasse vengono "rivalutate" al tasso di inflazione reale gli stipendi vengono invece "rivalutate" (quando vengono rivalutate) al tasso di inflazione programmata. In questo modo il lavoratore ci perde sempre. Ho capito bene ? Direi di più : come viene calcolata l’inflazione in Italia è una colossale presa in giro. Come si può fare la media con il pane e con la play station ? Che il prezzo della play station sia diminuito al dipendente medio non importa nulla. Io mangio il pane, non la play station.

    • La redazione

      No. Quando aumenta il reddito nominale e non quello reale si può finire per pagare tasse piu alte (in proporzione al reddito) semplicemente perché, nell’ambito di un sistema di tassazione progressiva, si passa ad un aliquota fiscale più elevata

  22. Silvano Robur

    Ancona, mercoledì, 13 agosto 2008. Veniamo alla seconda parte del suo articolo. In sostanza lei dice che bisogna varare un "New Deal" sull’esempio fatto da Roosvelt per fare uscire gli Stati Uniti dalla palude recessionista del 1929. Bene. Per fare questo bisogna che lo Stato si debba indebitare. L’Italia non lo può fare perchè ha un debito pubblico già alto e perchè non può superare il fatidico tetto del 3 % tra debito e prodotto interno lordo. Si era anche detto, mi corregga, che questo tetto non deve essere visto come assolutamente rigido ma può assumere forme di flessibilità in caso di crisi economiche. Assodato che ciò sia verificato, non potremmo, governo volesse, "fregarcene" del tetto del 3 %, indebitarci un pò per fare ripartire la nostra economia?

    • La redazione

      Si riduce il debito anche impedendo che l economia cada in recessione.  Quello che conta e il rapporto debito-pil.  E io proponevo di cominciare dal restituire ai cittadini, come promesso più volte, il fiscal drag, quest anno particolarmente cospicui.

  23. Giovanni Rossi

    Condivido pienamente la sua semplice e lucida analisi circa i provvedimenti adottati da questo governo in materia di politica economica; purtroppo l’ opposizione o è prona ( vedi UDC ) o masochista ( vedi PD ), per cui i cittadini non vengono assolutamente informati ( a parte l’ unica voce isolata di IDV).

  24. Tommaso Bacchini

    Gentile Prof. Boeri, Come sempre mi ritrovo nelle Sue parole. Si scivola verso la recessione, ma i problemi del Primo Ministro sembrano altri. I messaggi allarmistici del Ministro Tremonti fanno parte, a mio parere, di un più ampio progetto: costituzione di idee che siano da supporto culturale alla parte politica che rappresenta (come peraltro chiarissimo risulta dal libro "La Paura e la Speranza"). La politica della paura contro il nemico immaginario (cinese? extracomunitario? agricoltore terzomondista? …) unita all’eccelente propaganda dei risultati ottenuti dal governo (anche in materia di politica economica) fa si che il governo appaia essere la vera e unica salvezza per noi tutti. Sta a intellettuali come Lei svelare l’arcano.

  25. Domenico Spingardi

    Chiarissimo Prof. Boeri,
    mi piacerebbe che Lei mi spiegasse come mai da 40anni non si riesce a rifromare il fisco italiano e come mai non si riesca ad abolire il sostituto d’imposta sul lavoro dipendente. I radicali proposero un referendum nel 2001 per abolire il sostituto d’imposta (2001) ma fu respinto per incostituzionalità! Invece di inneggiare alla lotta all’evasione perchè non provvedere alla modifica di norme che non fanno altro che incentivare all’evasione alcune fasce di cittadini! In Itlaia, a mio avviso, è inutile cercare di regolare un sitema debito/tasse con la lotta all’evasione quando le regole non sono uguali per tutti i cittadini (i lavoratori dipendenti hanno la trattenuta alla fonte, i lavoratiri autonomi no). con un sistema fiscale del genere, è chiaro che la quota fisiologica di evasione/elusione italiana è sproporzionata rispetto alla media europea e non solo. Inoltre, se un Valentino Rossi che evase circa 53 milioni di euro risolse il contenzioso pagandone una decina di milioni, come possiamo pensare di lottare con strumenti simili l’evasione fiscale? Non sarebbe meglio fare un bel “reset” e ricominciare tutti dalla stessa linea di partenza? Saluti

  26. Paolo Vincenzi

    Buongiorno, la ringrazio dell’analisi chiara . La verita’ e’ un passo verso il progresso. Saluti Paolo

  27. rokko

    Concordo con l’articolo. Tuttavia, mi meraviglio che qualcuno si meravigli: Tremonti è sempre lo stesso rispetto a due anni fa. Io aspettavo solo quale fosse il coniglio che stavolta avrebbe estratto dal cilindo; l’attesa ha premiato: robin tax.

    Mi chiedo quale sarà il prossimo, mentre mi interrogo filosoficamente del perché in quel ministero ci sia un prestigiatore e non un economista.

  28. luigi zoppoli

    E’ istruttivo rileggere gli articoli ma anche i commenti. Ebbene qualche commento mi ha fatto venir da ridere. Il ministro ad ogni piè sospinto oltre ad attaccare quel che chiama mercatismo riempie le…..orecchie degli ascoltatori con la crisi del 29. Ed in concreto cosa fa? Ciò che il governo degli USA fece all’epoca. Stringe i cordoni in un contesto di crisi incipiente, redditi ridotti da fiscal drag e rincari con consumi in calo. Che questo scenario metta a rischio l’equilibrio di bilancio è del tutto ovvio. Ma si sa! gli economisti secondo il ministro… Beninteso di interventi di liberalizzazione, di rottura di cartelli, provvedimenti che favoriscano la concorrenza non si parla affatto. A proposito! Avrà messo a budget le centinaia di milioni che costerà la bad company di Alitalia?

  29. decio

    Ocorrerebbe mettere un ufficio risorse umane in ciascuna delle PA. Assumere nelle PA a chiamata diretta, sulla base del solo curriculum e facendo in modo che il recruiter, reclutando una persona ci metta la faccia e risponda dell’assunzione. Tutto sitle azenda: avviso, deadline dopo un mese e colloquio dopo un altro mese. Eliminare i concorsi ove non c’ è nessuno che risponde perle assunzioni, ove la prova scritta ed orale non servono a vedere se una persona è idonea (lasciamo che parli il curriculum – es: se una persona ha lavorato da Goldman Sachs per 5 anni dovrebbe dare fiducia alla PA ove si presenti e dovrebbe sentirsi offesa se deve fare un tema o una prova del tipo : "parlami di…). E poi i Italia in concorso è troopo lungo: bando nel 2008, prova scritta 2009, orale 2010, assunzione 2011. Nel resto del mondo funziona a chiamata diretta (provate ad andare in Inghilterra ove le PA si contendo i dipendenti e/o dirigenti migliori. Con questa ricetta, i nostri giovani pieni di curricula sostanziosi (masters, specializzazioni) si potrebbero muovere in maniera molto più veloce di quella attuale.

  30. icebergfinanza

    Da tempo sostengo che esiste un oceano tra il pessimismo e l’ottimismo, il realismo di coloro che analizzano il passato e il presente con la speranza nel futuro, nel cambiamento. Galbraith scrisse che una della cause della Grande Depressione fosse la cattiva distribuzione del reddito, sembra che il 5 % della popolazione ricevesse in quell’anno circa un terzo dell’intero reddito personale della nazione, in dividenti, rendite ed interessi. Robert Reich sul NYT scrive che l’unico rimedio duraturo è quello di accettare un più basso tenore di vita e le imprese adeguarsi ad un’economia di tono minore, dare ai redditi medio bassi più potere di acquisto e non solo temporaneamente, l’unico modo di mantenere l’economia nel lungo termine è quello di aumentare il salario minimo a due terzi degli americani anche se Amartya Sen ricorda…"Se è vero che gli individui in realtà, perseguono incessantemente e senza compromessi solo il loro ristretto interesse personale, allora la ricerca della giustizia verrà intralciata a ogni passo dall’opposizione di tutti coloro che abbiano qualcosa da perdere dal cambiamento proposto." Una ricetta per l’economia mondiale, forse un’Utopia!

  31. luciano zazzaretti

    Auspicano una recessione per coprire il vuoto d’iniziative economiche e successivamente dare la colpa alla globalizzazione (la Cina, gli hedge found, i russi col ricatto dell’energia, l’Europa che non è coesa ecc.). Per me navigano a vista e per non rischiare si augurano la recessione che sembra meno peggio della stagflazione.

  32. FRANCESCO COSTANZO

    Grazie per il Suo articolo, Professore. Io penso che l’unico modo per avere una politica fiscale innovativa (se non addirittura una politica fiscale) è puntare su altre persone: se i politici ( e chi li consiglia) sono sempre gli stessi da anni, come è possibile un cambiamento di rotta? Credo che ci si debba chiedere anche qual è l’obiettivo di questa politica fiscale: è fine a sè stessa o punta al pareggio di bilancio entro una scadenza, come spesso promesso da Tremonti? Solo in base al raggiungimento di un obiettivo si può giudicare una linea politica… E se punta al pareggio di bilancio, la scadenza prevista può essere prorogata per prevedere anche idonee politiche fiscali anticicliche in vista della recessione?

  33. beppe giaccardi

    Occorre ripensare la struttura fiscale del paese e le sue convenienze più o meno occulte, ripartendo "dal basso". Mi spiego con 4 esempi: (a) il reddito dei lavoratori dipendenti non dispone di alcuna flessibilità fiscale; (b) il reddito dei lavoratori autonomi è in misura crescente drogato da costi indetraibili; (c) il reddito d’impresa è penalizzato rispetto ai partner EU; (d) il reddito immobiliare è premiato in misura abnorme rispetto alle tipologie di reddito precedenti e rispetto agli altri paesi della EU. Si può motivare l’impegno di un paese in queste condizioni o solo quello di alcune caste? Una democrazia è molto più debole con un fisco così opaco. Grazie per il suo lavoro professore!

  34. dvd

    Vero tutto quanto detto e scritto. Personalmente ritengo però che per il nostro paese ci siano altre prioprità. 1) Riforma delle P.a., (vero, la giustizia è a metà strada tra l’interesse particolare e generale) 2) Nuove regole per i mercati finanziari troppo opachi 3) Drastica riduzione delle organizzazzioni "mafiose" in genere. Concordo su una riduzione delle tasse per i soli redditi da lavoro dipendente in primis per poi riformare su nuove basi le regole di determinazione dei redditi ma solo dopo avere iniziato ad affrontare in maniera positiva (in termini di conti dello stato) le priorità di cui sopra. In fondo per ridurre le imposte sul lavoro dipendente basta una norma di 2 righe "dai redditi in corso dal 1.1.20…, l’aliquota passa al……%". Per il resto serve ben di più… e l’aiuto di tutti..!

  35. MODESTO ROSETTANI

    Mentre questo Governo se la spassa non si vede e non si parla per niente di rivalutare le pensioni ( dopo 40 anni di lavoro percepesco 849 € lordi ovvero 779 € netti costretto a lavorare ancora part-time per tirare avanti ) che sono decimate da un’ inflazione ISTAT al 4,1% ma se guardiamo i bisogni dei pensionati l’ inflazione reale cioè quella che comprende i beni di prima necessità è più del doppio. Per quanto riguarda lo sperpero di denaro nella pubblica amministrazione basta andare negli Ospedali dove il numero dei medici è pressochè uguale a quello degli infermieri, poi ci sono dei Direttori generali di ASUR che per aumentare ancora di più gli stipendi dei medici raddoppiano le strutture sanitarie senza nessun beneficio per gli assistiti. Terzo argomento le tasse che attuamente vengono pagate sono principalmente dei lavoratori dipendenti, perchè i lavoratori autonomi possono detrarre anche i SUV che prendono in affitto più tutti gli altri capitolati di spese che possono detrarre. Ci sarebbero tanti altri argomenti da trattare ma mi fermo e ringrazio per lo spazio concesso. Modesto Rosettani

  36. Mario Maestrelli Genova

    Non sarebbe opportuna, anche, l’eliminazione di qualcuna delle imposte che gravano pesantemente, ad esempio, sulle forniture del gas e dell’energia elettrica; cosiccome di alcune delle miriadi di altre imposte e tasse che ci trasciniamo da decenni, nate magari come "temporanee"? Equivarrebbe ad una riduzione del costo della vita per tutti o, magari, per i più in difficoltà.

  37. riccardo

    Ricordatevi che il nostro debito pubblico è alto. Se non si taglia sui ministeri, riorganizzazione degli enti, "alta locazione dipendenti pubblici ecc…" oltre la media Europea non si trovano risorse da destinare alle famiglie. Tutte le politiche dove si è aumentato la pressione fiscale hanno gravato sulle imprese, poi sui cittadini difficoltà. Se aumentano le tasse sulle imprese chi ci rimette è il cittadino che poi va a pagare sempre di più.

  38. dino pasquali

    Quello che dovrebbe fare tremare i polsi di chi dovrebbe governare nell’interesse comune, opportunamente spinto da gente al limite dello stremo, è il livello dell’evasione fiscale di cui hanno relazionato in commissione finanze. Trecento miliardi annui (dicasi 300.000.000.000 di €). Nessuno ha battuto ciglio: 1- non ha battuto ciglio il governo che, gravando sul debito pubblico, e dunque sulle tasche di chi le tasse le paga tutte, garantisce la finanza piratesca che ci sta mandando in malora, 2- non ha battuto ciglio Tremonti e Berlusconi che affermano di non avere risorse per detassare le tredicesime, 3- non ha battuto ciglio la Marcegaglia che, mentre firma accordi separati con sindacati di governo, dice che bisogna dare sostegno alle imprese; imprese che di questa cifra (300 MLD di €) sono indicati come principali responsabili con la modica percentuale del 32% ovvero 100 MLD di euro annui. Perchè non finanziamo le imprese con la quota della loro evasione fiscale? 4- non dice nulla l’opposizione che pensa a cavalcare i grembiulini invece che mobilitare l’opinione pubblica per sanare questa mostruosità, 5- non dice nulla l’informazione presa a leccare il cosidetto al govern

  39. Mirco Neri

    A mio modesto avviso l’esternazione del min. Tremonti fu molto realista e non un’occasione per predicare la paura, dato che, a quanto pare, siamo realmente immersi in una crisi come quella del ’29. Aumentare il debito pubblico sarebbe stata una vera follia per i dannosi effetti, che purtroppo noi italiani conosciamo bene, sulla produzione e l’investimento nel lungo periodo e dato che dalla crisi si esce solo con buone aspettative, ringrazio, a nome di molti giovani, gli interventi del governo che finalmente non è stato miope o demagogico ma sta affrontando con serietà la situazione. Mi trovo invece costretto ad ammonire gli autori dell’articolo che invece di guardare in faccia la depressione imminente non perdevano occasione per attaccare il governo anzichè essere più concentrati sulla reale situazione che si stava prospettando.

  40. ermete

    Non più di una settimana fa il grande capo della macchina fiscale Italiana (direttore di Agenzia Entrate e della società di Riscossione Equitalia) ha reso note le linee guida della strategia antievasione 2009: 1) il PIL è in calo e dunque anche le entrate fiscali necessariamente lo saranno, MA 2) il calo di entrate "spontanee" sarà tendenzialmente neutralizzato con un aumento di entrate da accertamenti. Per questo l’Agenzia ha varato un ambizioso piano di riorganizzazione che fondamentalmente porterà a concentrare gli ispettori fiscali in circa 100 uffici controlli fiscali in Italia specializzati nelle indagini fiscali che si interfaccieranno direttamente con Roma. La riorganizzazione unita alle politiche c.d. "antifannulloni" di Brunetta ed in specie alla decantata meritocrazia dovrebbero negli intenti dell’esecutivo consentire un recupero di efficienza nella lotta all’evasione. Ai posteri il giudizio. Intanto segnaliamo alcune criticità: 1 la riorganizzazione è parita sulla carta, ma a quasi fine febbraio 09 … diciamo che partirà; 2 le nomine del personale dirigente che dovrebbe guidare i 100 uffici antievasione si preannuncianno come sempre ….. – ma Brunetta lo sa?

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