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  1. Elisabetta Tondini Rispondi

    A rettifica della tabella 1 riportata nell'articolo, si precisa che, nel 2006, in Umbria 7 erano i comuni che applicavano la TIA. Per maggiori dettagli, si rinvia alla lettura dela Rapporto 2004-2006 dell'Osservatorio Tariffe e Tributi scaricabile dal sito della Regione Umbria e dal sito dell'Agenzia Umbria Ricerche, che ha curato la stesura del Rapporto. Cordialmente Elisabetta Tondini Responsabile dell'Area Processi e Politiche Economiche Sociali, AUR Seguono i link http://www.consumatori.regione.umbria.it/canale.asp?id=18 http://www.aur-umbria.it/prod_rapporti_oss_tt.htm

    • La redazione Rispondi

      Riguardo il commento di Elisabetta Tondini, allego la Fonte da noi utilizzata (il rapporto Rifiuti 2006 Apat-ONR) Volume I, pagine 200-203 del CAP. 4. Il dato corrisponde a  quello contenuto nella tabella.

  2. Antonio De Franco Rispondi

    Il nodo della questione è quello di eliminare l'assimilazione dei rifiuti speciali con i rifiuti domestici separando una volta per tutte il ciclo dei rifiuti prodotti dalle attività economiche dai rifiuti prodotti dalle famiglie. Il T.U. Ambientale (D.lgs 152/06) riprova a fare ciò dopo che il Decreto Ronchi - nato per questo - aveva fallito. Fino a quando non si separano i due cicli dei rifiuti i produttori di rifiuti speciali (opifici, laboratori, officine, negozi, grossisti, studi professionali e servizi) continueranno a pagare per un servizio inesistente finanziando la raccolta dei rifiuti tradizionale per lo smaltimento col conseguente aumento delle quantità in discarica a danno del recupero. Eliminando la assimilazione le attività economiche con la raccolta a recupero pagheranno solo la quota fissa (circa il 30%-40% dell'attuale tassa) ed i Comuni per scongiurare il conseguente aumento esponenziale dello smaltimento dei rifiuti urbani sarà costretto ad agire sulla raccolta differenziata dei rifiuti domestici: unico modo per ridurre i costi del servizio è proprio quello di differenziare all'origine i rifiuti. Ma siamo pronti a dare questo colpo mortale all'Ecomafia?

  3. guido Rispondi

    il comune dove abito non fa parte dei comuni pugliesi(5) che applicano la tia . Si fa una finta raccolta differenziata(carta,plastica e vetro affidata al buon cuore dei cittadini) , e l'amministrazione trova più comodo tassare i propri cittadini per i mq occupati senza badare ai rifiuti prodotti o al numero delle persone che possono produrre rifiuti. Forse dovremo attendere la riforma Calderoliana per avere contezza delle tasse da pagare oppure ci rassegneremo a ballare una pizzica per esorcizzare le crescenti tasse locali che si sommano a quelle nazionali.

  4. Giuseppe Visalli Rispondi

    Sarebbe auspicabile che la tassazione tenga conto del costo sociale dello smaltimento, ma non certo dell'attuale costo sociale, appesantito da scelte politiche scellerate e da elefantiasi dei costi, determinati anche da una superfetazione di personale assolutamente inutile, e collocato per..........meriti politici.- Ovvio è che, prima di procedere in tal senso, si devono snellire e rendere più efficienti strutture e servizi.

  5. Giorgio Bonamore Rispondi

    Se non ricordo male, il tutto nasce da una legge "Ronchi". Non so perchè non è entrata in funzione, suppongo però per intrinseche difficoltà tecniche applicative. Il vostro testo mi sembra indichi due tipi "diversi" di tassazione, ponendoli in alternativa: tassare "commisurando alla quantità prodotta", dovrebbe essere del singolo gruppo famigliare, tassare al "reale costo sociale", ritengo orientata a livello della collettività nel suo insieme. Se è così, non occorerebbe una scelta all'origine, prima di definire il quadro generale e poi relative tariffe?

  6. Mirco Rispondi

    L'articolo parla anche di modifica dei comportamenti della popolazione per la raccolta differenziata. Sono sicuramente giuste le politiche orientate verso una maggiore educazione ambientale ma posso fare una domanda? Quano tempo si dovrà aspettare per concepire la crescita del pil anche attraverso la modifica della filiera nella produzione degli imballaggi e procedere ad una riduzione a monte dei rifiuti offrendo merci sugli scaffali che contengano meno rifiuti? Quanto dovremo aspettare per poter acquistare una bibita senza dover consumare più energia nella fusione della lattina rispetto all'energia che si consuma per pordurre la bibita stessa? Qualcuno capisce ancora la differenza fra crescita e sviluppo? E' possibile studiare un'imposta sul valore aggiunto che via via diminuisce correlata al minor contenuto di rifiuto nel prodotto finale di consumo ad esempio?