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  1. Massimo Stroscio Rispondi

    Ho letto con estremo interesse l'editoriale di oggi di Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera. L'autore solleva con competenza e precisione 4 punti estremamente concreti e di assoluta rilevanza, cui il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ed il governo nella persona del suo Presidente del Consiglio dovrebbero rispondere con altrettanta chiarezza e precisione a tutti i contribuenti. Da parte mia mi domando solo come sia possibile aver bocciato una proposta di acquisto da parte di Air France, che pur con tutti i possibili effetti negativi che una qualunque proposta per una società che si trova nella situazione di Alitalia non poteva non avere non avrebbe scaricato sui contribuenti costi aggiuntivi a quelli già sostenuti da decenni sotto tutti i colori politici, per proporre al "popolo" (della libertà ?) italiana un piano che come sempre privatizza gli utili e fiscalizza le perdite (7.000 esuberi da assumere nelle Poste, Ministeri, etc., debiti della "vecchia" società scaricati sulla finanza pubblica, etc.), crea ulteriori monopoli in un paese che vanta già il record in questo campo (leggi tratta Milano - Roma) ed arricchisce i soliti noti (vedi Toto di Air One).

  2. vincesc Rispondi
    Una preoccupazione, fra le tante che interessano l'argomento, è che alla fine i contribuenti italiani oltre a pagare i debiti di Alitalia pagheranno anche quelli di Airone
  3. Gian Piero Rispondi
    Io penso che tirano avanti i questo modo per farla fallire e poi qualcuno riuscirà a prendere tutte le infrastrutture a prezzi stracciati, senza doversi preoccupare dei debiti e del personale in esubero. A questo punto penso che nessuno voglia investire per pagare una montagna di debiti, quando possono prendere tutto con molto meno.
  4. GFM Rispondi

    La vicenda Alitalia potrebbe essere (e forse lo sarà) utilizzata come case study su come le ingerenze della politica negli affari abbia causato danni incalcolabili al paese. Ma non è bastato farla arrivare dove oggi è, ovvero sull'orlo della bancarotta, no - si persevera. Si continua, all'italiana, a procrastinare a far finta che nulla sia accaduto, a fare business as usual. Ho alcune domande che vorrei porre ai bravi autori: 1) L'Alitalia come è arrivata dov'è? Mancanza di incentivi a gestire l'azienda perseguendo il profitto? Assunzioni non per necessità ma per comprare voti e conseso (quest'ultimo tramite una disoccupazione più bassa)? Assegnazione di posti chiave non a chi è bravo ma a chi è connesso? Sfortuna? Congiuntura eonomica negativa? 2) Se a voi offrissero Alitalia gratis. Sapendo che è una società che genera perdite e che non ha patrimonio. Sapendo che non la si può ristrutturare in modo sostanziale. Sapendo che i contratti di lavoro sono oramai fuori mercato (nel senso che remunerano troppo tutti). Ve la prendereste? Personalmente per prenderla sarebbero loro a dovermi pagare. Certo, ci sono gli slots. Ma sottraendo al loro valore quello dell'azienda al netto del valore degli slots, immagino che il valore aziendale sarebbe comunque negativo. 3) Sapendo tutto ciò e vedendo comparire all'improvviso un compratore credibile che PAGHEREBBE per prendersi Alitalia - che cosa fareste? Personalmente io gli stenderei un tappeto rosso, non so voi... 4) L'alitalia è diversa dalle altre grandi aziende italiane in termini di capacità e filosofie manageriali, incentivi a 'far bene', qualità media del top management? Sulla vostra domanda "che cosa si può" fare adesso? Poco. Per ripartire sul serio bisogna cambiare l'Italia. Poi, forse, si potrà cambiare anche l'Alitalia.

  5. Stefano Spada Rispondi

    La vicenda Alitalia rispecchia i problemi dell'Italia. Un paese che ha smesso di decidere da un po' di anni e chi rifiuta spesso e volentieri la modernita'. Ad evidenziare questo stato obbrobrioso delle cose e' stata la cacciata degli unici acquirenti di spessore internazionale (visto che il settore va verso il consolidamento considerate le dinamiche di mercato) che mettevano sul piatto competenze manageriali e solidita' finanziarie in un momento in cui il settore viene piegato dal prezzo del petrolio. Colpa del governo e dei sindacati che ora lamentano gli esuberi maggiori proposti dal piano Intesa. Possibile che si accorgano solo ora di questi rischi? Possibile che questo paese nel nome dell'italianita' debba rifiutare l'acquisto da parte di una societa' europea? Possibile che dobbiamo sempre farci disciplinare dall'Europa perche' dimostriamo anche ora che rifiutiamo spesso le logiche di mercato? Lo stato ha fallito in Alitalia. Solo ora si accorgono questi signori. E meno male che siamo in Europa.

  6. Stefano Rispondi

    L'unica soluzione non è regalarla all'Air France, bensì farla fallire. Come è successo con la Swissair e con la Sabena. Per poi ricostituirla su basi solide e private, senza la deleteria interferenza della politica, di managers incapaci ( ne salvo due: Nordio e Cempella) e di sindacati. Ci ricordiamo quante sigle sindacali hanno interferito con il buon andamento dell'Alitalia, facendo sofrire migliaia e migliaia passeggeri... Portate al più presto i libri al tribunale!

  7. machiavelli Rispondi

    Le ultime notize dell'advisor ci avvisano che: 1. gli esuberi sarebbero 10000 2. che i tagli riguardano anche i voli e i vettori e non solo il personale 3. che Alitalia si diventerà un vettore quasi esclusivamente nazionale complimenti....un piano idustriale degno di un mediocre ragioniere...complimenti ancora una volta ai nostri manager per competenza e vision e ai nostri politici e sindacati per aver fatto fallire l'unica acquisizione credibile (Air France), cha di tagli ne faceva 2000 e che rilanciava la compagnia su rotte intercontinentali.

  8. Ivan Mignacca Rispondi

    Ma non sarebbe stato meglio se l'Alitalia fosse stata comprata dai francesi? Dov'è la tanto attesa cordata? Dove sono questi imprenditori pronti a salvare la nostra compagnia di bandiera? E' tempo di non credere più alle menzogne! La verità è che, nella situazione in cui versa la compagnia, nessun imprenditore si sarebbe accollato tale "disgrazia".. beh forse in un caso si! Attraverso investimenti pubblici... Cordata di privati con soldi pubblici..La solita Italietta... Mi chiedo:" Con questa mentalità tutta italiana quando ci sarà il vero sviluppo in Italia?". Penso mai...

  9. renato Rispondi

    Non è comprensibile neanche a considerarlo una esercitazione didattica, riorganizzare presuppone una azione di gestione straordinaria che rinforzi/rinnovi o adatti al mercato quella precedente, credo che si possa definire così ma quando una situazione precedente non si è mai creata cosa si andrebbe a modificare? Certo si dovrebbero sostituire tutti i dirigenti, tutti i quadri e tutti i tecnici che comunque si sono formati in una realtà aziendale dove il bilancio , era comunque ripianato dallo stato, perchè nella logica di compagnia di bandiera si tratta non di un servizio di trasporto aereo ma di "velivolo pubblicitario" di un sistema paese, costo di cui lo stesso farebbe volentieri a meno. Nè è possibile vedere, nel mercato italiano un possibile sostituto , non esiste una azienda di trasporto in grado di acquisire AZ, vuoi per la difficoltà di svolgere un ruolo del genere vuoi perchè la stragrande maggioranza delle persone deltrasporto aereo italiano o in AZ o in altre compagnie di bandiera. Come ebbe a dire Bossi nessun lumbard intelligente metterebbe i suoi soldi in un affare del genere , a meno che pantalone ...

  10. Massimo GIANNINI Rispondi

    Il problema è che il governo italiano se ne infischia delle infrazioni alla regole europee nei vari settori. Quanti altri tentativi di privatizzazione si devono ancora fare prima di dire questo è l'ultimo? Meglio dire che il fallimento non può attendere quando si continuano a usare soldi pubblici!

  11. luigi zoppoli Rispondi

    L'improvvida, cinica demolizione della trattativa con AirFrance perpetrata in maniera complice da sindacati disastrosi e personaggi politici della cui vaglia imprenditoriale è più che legittimo dubitare ha condotto alla medesima situazione della precedente ricapitalizzazione: allora 1 Miliardo concesso e business continuato as usual; oggi 300 milioni e business as usual. Risultati evidenti e visibili di disastro e spreco vergognoso. E le prospettive? Disastrose. Ma vale la pena, direbbe qualche sicenziato: l'italia DEVE avere la sua comagnia di bandiera, altrimenti l'imprenditoria italiana come può andare avanti? Beh! intanto l'esempio Alitalia non mi pare imprenditorialmente edificante. Se poi penso all'uso che alcuni degli insigni rappresentanti del popolo fanno della bandiera tricolore, prendo una compressa di maalox ed un giornale umoristico. E via andare di nefandezza in nefandezza, di demagogia in demagia. Luigi Zoppoli