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  1. Carlo Banti Rispondi

    Fondamentalmente i tecnicismi non interessano a nessuno e se pensiamo di poter educare gli italiani in questo modo, forse, siamo sulla strada sbagliata. UNI ISO 22222:2008, Progetica, Anasf sono solo alcune delle sigle che ci ricordano che l'alternativa è quella di legare il tema dell'educazione finanziaria a quello dell'educazione alla razionalizzazione delle proprie risorse sulla base delle proprio ciclo di vita. Auguriamoci che presto anche in Italia si possa seguire il modello inglese "Money Made Clear".

  2. guido gay Rispondi

    Secondo la Banca d'Italia (I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2006, - 28 Gennaio 2008, pg. 23) "circa il 27 per cento [delle famiglie] è in grado di ... leggere un estratto conto". Nel vostro articolo stimate una percentuale del 50% per la stessa domanda (circa metà è in grado di leggere correttamente un estratto conto bancario). Probabilmente la Banca d'Italia non ha considerato correttamente nei propri calcoli la rotazione dei capifamiglia intervistati (a queste domande dovrebbero aver risposto solo circa metà dei capofamiglia, quelli nati in un anno pari). Come nota aggiuntiva, una misura di "alfabetizzazione finanziaria" a mio avviso non può essere riferita ad una famiglia ma sempre ad una persona della famiglia (in questo caso, il capofamiglia), indagando poi eventualmente se livelli diversi di competenza personale influiscono sulle scelte finanziarie proprie e della famiglia. Cordiali saluti Guido Gay

  3. PAOLO ROSA Rispondi

    C'è una diffusa ignoranza sia sul tema della finanza che su quello della previdenza. Bisogna introdurre nella scuola, attraverso corsi di educazione civica, un'alfabetizzazione anche sui due temi indicati.

  4. Umberto Zaccaro Rispondi

    Il problema è serio, i casi Parmalat, Bond argentini e, più recentemente, mutui a tasso variabile ne sono un esempio ma la soluzione? Campagne di informazione sulla differenza fra tasso di interesse e tasso di sconto? Su obbligazioni strutturate o semplici? Su fondi pensioni aperti o chiusi? No, credo che la soluzione possa venire, come già in altri paesi, nella affermazione di figure consulenziali professionali e sopratutto indipendenti.

  5. Federico Gasperini Rispondi

    Lavoro ben svolto, sondaggio preparato con criterio, ma qualcuno si meraviglia ancora? Mai provato a "testare" la preparazione degli addetti al risparmio italiano in una qualsiasi filiale di una qualsiasi istituto bancario italiano? Mai provato a chiedere una spiegazione sui principali indicatori finanziari? Come pretendere che i risparmiatori abbiano consapevolezza degli strumenti finanziari? Non ci siamo, in Italia. Manca l'abc per tutto, non solo della finanza.

  6. Gaetano Proto Rispondi

    Nei quiz 1 e 3 di questa sezione dell'Indagine della Banca d'Italia si fa riferimento a due "cartellini" che si trovano qui: http://www.bancaditalia.it/statistiche/indcamp/bilfait/docum/ind_06/Cart_it2006.pdf (pagine 22 e 23). Per dare un ulteriore contributo alla consapevolezza di chi legge riguardo allo stato della propria cultura finanziaria, sarebbe utile che gli autori indicassero le risposte corrette ai quiz in fondo al loro articolo. Ben vengano comunque questi sondaggi empirici, che danno risultati al di là di ogni immaginazione (a volte rosea, più spesso purtroppo fosca, come in questo caso). Come questo altro sondaggio elaborato dalla Banca d'Italia in materia di "inflazione percepita": http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/temidi/td08/td655_08/td655/Sintesi_655.pdf

    • La redazione Rispondi

      RISPOSTE CORRETTE:
      QUIZ1: €279 - vedere cartellino allegato
      QUIZ2: 2 (quantità minore)
      QUIZ3: 2 (il fondo 2 - vedere cartellino allegato)
      QUIZ4: 3 (oltre €1020)
      QUIZ6: 2 (meno ricco)
      QUIZ7: 2 (mutuo a tasso fisso)

  7. carlo Rispondi

    Sono un ingegnere appasionato di temi economici e ho conseguito un Master in economia a Tor Vergata (seconda Università di Roma). Concordo con la tesi che c'è un bisogno diffuso di educazione finanziaria, sarei contento di potere contribuire in qualche modo, ma non so come. Mi potete dare qualche indicazione in proposito?

    • La redazione Rispondi

      Non siamo in grado di darle consigli di tipo "professionale", ma è già importante che persone avvedute segnalino, per esempio, ogni tipo di improprietà nella divulgazione di notizie di tipo economico e finanziario. Non è inusuale, per esempio, che sui giornali compaiano notizie relative alla "diminuzione dei prezzi" quando in realtà è il loro tasso di incremento che scende; oppure che si confondano disavanzo e debito (flussi e stock); o ancora che si tassi di interesse reali con tassi nominali. L'andazzo è anche aiutato dal fatto che raramente i lettori segnalano. Vi è quindi uno spazio per persone come lei desiderose "di contribuire".

  8. Vittorio Rispondi

    Buongiorno, direi assolutamente sconvolgente il risultato del rapporto, soprattutto ora che il rapporto fiduciario fra banca e cliente si è rotto! La fame di profitto delle banche viene soddisfatta e resa possibile dall'ignoranza. Non basta che la stampa specializzata raramente (a volte connivente o omertosa) lanci allarmi o scopra re nudi. Le Banche trovano modi per confezionare prodotti opachi e con inefficienze finanziarie per il cliente colossali. Occorre fare tutti di più e meglio perchè un conto è tosare una pecora, un conto è scorticarla!!

  9. Salvatore Filipone Rispondi

    Secondo me l'indagine non tiene conto, per quanto riguarda i giovani, di quanto poco le nuove generazioni siano portate al risparmio. Mi spiego: molti miei coetanei non si rendono conto delle opportunità finanziarie perchè oggettivamente non hanno mai avuto la possibilità di progettare un risparmio. Se l'inflazione da 20 anni è sempre programmata al ribasso rispetto all'inflazione reale, è inutile parlare di risparmio (con quali soldi?). I salari si riducono e la gente al massimo pensa a quale ipermercato gli conviene comprare i cavoli...vai ad informarti sui mutui a tasso variabile o i fondi comuni; il 90% un mutuo non se lo può mantenere e della borsa poi, solo un fesso ci può fare affidamento dopo le aziende quaotate con debiti fino al collo, crack Parmalat, Cirio, azioni Telecom e chi più ne ha più ne metta. Comunque ben vengano indagini come questa anche se sono inutili se non vengono riportate al paese reale.

  10. Lorenzo Marzano Rispondi

    Complimenti per il lavoro. I risultati dei test sono forse sconsolanti ma mi sembrano anche ottimisti. Il mio ambiente è fatto prevalentemente di laureati (anche in materie umanistiche) e diplomati. Forse il campione non sarà significativo ma il concetto d'interesse composto è ostico per molti. Come osserva PL Odifreddi in un libro, la matematica viene considerata da molti una astruseria per pchi e lo stesso Carlo Azeglio Ciampi da Presidente della repubblica dichiarò ,di fronte a una scuola media con "civetteria", che di matematica ci aveva sempre capito non molto. Viene spontaneo il riferimento - sono un tecnologo- che siamo un paese di cultura crociana in cui matematica e fisica sono" scienze minute ". Circa il suggerimento :in un eventuale auspicabile corso di alfabetizzazione finanziaria andrebbe a monte stressato il concetto di rischio come concetto generale che attiene a molte delle attività umane (lavoro, guida e comportamento da pedone, sanità etc). Lorenzo Marzano

    • La redazione Rispondi

      Per il miglioramento dell'alfabetizzazione finanziaria sono importanti varie componenti. Dal lato dell'offerta, è cruciale la disponibilità di informazione trasparente sia sui prodotti finanziari sia sulla situazione individuale di accumulazione di risparmio per il pensionamento. Questo deve avvenire sia da parte dei soggetti privati - banche e fondi pensione - sia da quelli pubblici. In tema di pensionamento, ad esempio, i lavoratori sarebbero in grado di intraprendere scelte di risparmio più consapevoli se avessero maggiore informazione sull'ammontare accumulato presso la previdenza obbligatoria (esperimento intrapreso dall'INPS alcuni anni fa e poi abbandonato).
      Tuttavia, la disponibilità di maggiore informazione è inefficace (se non controproducente) se gli individui non sono in grado di decodificarla. Inoltre, è relativamente facile reperire informazioni generali in materia finanziaria e previdenziale (ad esempio sul sito Banca d'Italia) ma l'acquisizione di maggiori conoscenze è interamente lasciata allo sforzo individuale. Da ciò consegue l'importanza di iniziative più mirate per creare una "cultura finanziaria" e per fornire gli strumenti cognitivi per interpretare le informazioni e i segnali che il mercato e le istituzioni offrono.