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  1. ChiaraC. Rispondi

    Per chi sta cercando buone prassi in giro per l'Italia, segnalo il caso del Friuli Venezia Giulia, che sta in qualche modo cercando di andare nella direzione indicata dall'articolo. Il Progetto "Assistenti familiari", prima avviato sperimentalmente attraverso l'attività di Italia Lavoro, è stato fatto proprio dalla Regione Friuli VG che dal 2007 ne ha finanziato la prosecuzione destinando risorse alle singole Province. Il processo di incontro domanda offerta, regolarizzazione, fabbisogno formativo ecc. viene monitorato periodicamente e i risultati pubblicati sul sito della regione. Vi lascio il link, sperando possa essere utile anche a coloro che confondono le assistenti familiari con le "badanti viale zara".

  2. antonio p Rispondi

    C'era una volta una delle figlie che rimaneva in casa a fare la badante dei genitori e o dei famigliari con gravi handicap ed erano mantenute(qualche volta) dagli altri famigliari. Dopo il famoso e tristo 1968 quelle pie volontarie sono state obbligate a tentare di cercare un lavoro in uffici o per strada e si è arrivati ad oggi con il colmo che molte famiglie lavorano anche "turni" per pagare una "badante" sicuramente meritevole e qualificata che in teoria costa poco a livello di contratto sindacale e contributi INPS , ma in realta svuota molti portafogli alcuni gonfi ma moltissimi miseri mo quasi vuoti per colpa dell'inflazione galoppante.

  3. paolo borghi - responsabile centro impiego Rispondi

    Vanno bene tutte le azioni sistemi che si propongono. Mi permetterei di sottolineare la necessità anche di misure organizzative tese 1) a sovraintendere in termini promozionali a questo mercato (intermediari in grado di limitare la mafia e il familismo attualmente dominanti, e rassicurare le famiglie); 2) a infrastrutturare lo stesso mercato con attività di supervisione e monitoraggiodi una attività che non puo' essere lasciata alla spontaneità e alla responsabilità dei soli individui 3) sviluppare lo stesso mercato con azioni sistemiche di formazione e aggiornamento (a salario garantito e magari preliminari all'ingresso nell'attività).

  4. carlo giulio lorenzetti Rispondi

    Quale che sia il giudizio che si voglia dare sull'intoduzione nel nostro ordinamento del reato di immigrazione clandestina, è forse opportuno ricordare che in forza del principio di irretroattività della legge penale, sancito dalla nostra Costituzione ( art. 25, 2°comma ), la norma in questione non si applicherà a coloro che sono entrati in Italia prima dell'entrata in vigore del decreto varato dal Governo. Altro discorso è quello sull'efficacia della nuova misura nello scoraggiare o,almeno, nel limitare il flusso dell'immigrazione clandestina.In un Paese in cui la giustizia non funziona e dove non si affrontano i nodi strutturali ( risorse, organizzazione, uomini, procedure ), invocare la certezza della pena è pura ipocrisia. E gli immigrati, che non conoscono il nostro diritto scritto, ma sono bene informati su una prassi fatta di illegalità diffusa, di lassismo, di sanatorie e di provvedimenti contraddittori, lo sanno bene e non si lasceranno dissuadere dall'ultima "grida".

  5. davide gasparri Rispondi
    Vorrei far notare all'ironico lettore che afferma che "ci si dice badanti per coprire il lavoro di prostituta", che a viale Zara e negli altri viali di tutte le città, c'è una lunga fila di uomini italiani, padri di famiglia, timorati di Dio, che con 30 euro in mano sperano di soddisfare i loro più bassi bisogni.
  6. Franco Rispondi

    Mi viene il sospetto che i clandestini siamo noi. Clandestini provenienti da un Paese (Italia) fermo da 40 anni, chiuso, impaurito. Dove la maggioranza della società produttiva è nel pubblico impiego, cioè: posto assicurato, scarsa mobilità, chiusura mentale, mediocre visione del mondo. Clandestini della realtà che di fronte alla globalizzazione ci siamo persi. Talmente impauriti e impigriti nel pensiero e nell'azione che non siamo riusciti a cogliere tutto il positivo che c'è nel fenomeno immigrazione. Con la cappa davanti agli occhi (tipico di un popolo di scarsa cultura) ci siamo lavati la coscenza e creato l'alibi che immigrazione (fosse anche clandestina) era sinonimo di delinquenza. Senza accorgersi, che in un Paese come il nostro, privo di regole e di civica educazione, il problema l'avevamo già in casa.Vado spesso all'estero: la munnezza, le mozzarelle, la mafia, la Lega, cioè il malafare con la mediocrità. Queste sono le vere emergenze! Con l'immigrazione ci è stata offerta una opportunità alla pari di altri Paesi che di questa opportunità ne hanno fatto ricchezza, noi popolo clandestino siamo miseramente naufragati.

  7. Claudio Resentini Rispondi

    La questione della regolarizzazione delle badanti solleva una serie di questioni spinosissime. La paura dello straniero, ad esempio, che è soprattutto paura dell'uomo straniero, giovane e maschio, e quindi potenzialmente violento. Ma come diceva qualcuno (non ricordo più chi): "Avevamo bisogno di braccia, sono arrivate persone". E queste donne straniere avranno pure dei mariti o dei compagni, dei figli maschi, dei fratelli. Le vogliamo separare da queste presenze scomode e potenzialmente pericolose per farle vivere come delle monache di clausura nelle case dei nostri anziani? Insomma si sente un forte odore di ipocrisia, discriminazione, di insensibilità, di sfruttamento ai limiti dello schiavismo. Per non parlare della questione del welfare sottosviluppato italiano che costringe famiglie con salari ridicoli a offrire lavori indecenti a donne spesso istruite e nel fiore degli anni.

  8. Luigi Calabrone Rispondi

    Si stigmatizza, anche all’estero, che gli italiani, sono “indisciplinati”; ogni italiano decide quali leggi osservare e quali no. Sono anche “elastici”, e “realistici” e ciò è considerato positivamente. L’inosservanza è prevista nella formulazione delle leggi dal legislatore, che da ordini inapplicabili; diviene condizione necessaria alla sopravvivenza del sistema. La procedura di assunzione delle badanti ne è uno dei più macroscopici esempi. Sembra che ora si voglia ampliare a dismisura l’arco dell’illegalità, dichiarando reato l’immigrazione senza preventive carte. Stabilire “quote” di immigrazione irrealistiche fa parte di questa prassi legislativa e diffonde ulteriore illegalità (cartacea) presso centinaia di migliaia di datori di lavoro. Vorrei che su questo sito venisse fatto un esercizio per proporre soluzioni legislative realistiche. Non si capisce perché nella “grande casa” di tutti, lo stato, gli italiani giochino a confondere i desideri con la realtà, dando a se stessi e agli altri ordini inapplicabili, mentre nella propria “piccola casa” si guardino bene dal darne alle badanti stesse. Elasticità e realismo terminano quando ognuno esce dalla porta?

  9. Bruno Stucchi Rispondi
    Ci si qualifica come "badanti" e si lavora in Viale Zara...