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  1. Emilio Battisti Rispondi

    L’Ordine degli Architetti ha dato avvio a quattro incontri per discutere delle più recenti edizioni dell’Expo che si sono tenute a Lisbona nel 1998, a Siviglia nel 1992, a Hannover nel 2000 e in Svizzera nel 2002 con la prospettiva di concludere con un incontro conclusivo che si terrà alla Triennale in maggio. Il caso di Lisbona, presentato dall’architetto e assessore all’urbanistica Manuel Salgano, è stato commentato da Federico Acuto e Vittorio Gregotti e illustrato da un bel servizio fotografico di Marco Introini, mentre Salvatore Carrubba ha fatto da moderatore. Molto incisiva l’introduzione di Daniela Volpi che ha posto una serie di domande alle quali si dovrebbe dare responsabilmente risposta. L’esperienza di Lisbona, per quanto realizzata soltanto dieci anni fa e esemplare per la sua gestione politico amministrativa, appare già comunque del tutto inattuale. Vedremo se le altre esperienze potranno offrire qualche spunto di riflessione più utile...

  2. Angelo GARDINI Rispondi

    Sono contento dell'Expo a Milano però occorre fare tesoro delle ultime esperienze (piano parcheggi, Citylife, Garibaldi e Santa Giulia) dove non si è affrontato un progetto ed una prospettiva. Milano è la città più cara d'Italia, dove si costruisce meno, dove stanno nascendo dei veri e propri ghetti. E' questo che vogliamo fare vedere al mondo ? Spero che non sia come spesso in Italia la solita occasione persa. Si concilia in questa mia visione con la disamina di questo articolo. Tante belle parole e proclami, ma cosa serve davvero a Milano per l'Expo ed avere un futuro ed una speranza? Grazie a tutti

  3. Dario Quintavalle Rispondi

    Temo che l'unico significato dell'Expo a Milano sia dare un contentino alla nostra ex "capitale morale", ed al suo compulsivo bisogno di riconoscimento. Se si volesse fare qualcosa per i milanesi, si aprirebbero parchi e si pianterebbero alberi, non grattacieli. Ma evidentemente il modo in cui è finita la 'Milano da bere' degli anni 80 non ha insegnato niente.

  4. Stefano Lalatta Costerbosa Rispondi
    Apprezzo molto l'oggettività dell'esposizione e credo che siano giustamente compresi tutti i motivi di cautela verso queste manifestazioni. Aggiungerei due ulteriori considerazioni: - purtroppo l'esperienza (Italia 90) insegna che tra le aspettative e la realizzazione passa un'abisso. Molte delle infrastrutture previste per i mondiali non sono mai state realizzate e altre abbandonate subito dopo - se si guarda ad alcuni esempi virtuosi (Barcellona 92) i grandi eventi sono dei momenti unici e irripetibili di mobilitazione di energie, risorse, progettualità che consentono alle città/paesi organizzatori di fare dei "salti in avanti" considerevoli.
  5. marco ponti Rispondi
    Bravissimo, voce davvero fuori dal coro! Scrivo cose analoghe in un pezzetto sulla parte milanese della Repubblica di domani. Anche Ramella ha scitto nell'identico senso sulle olimpiadi di Torino. Dobbiamo tenerci in contatto, siamo un club davvero troppo piccolo. Truly Marco Ponti