logo


  1. Gianfranco Maccarinelli Rispondi

    "Ciò potrebbe anche disincentivare la trasformazione in società di capitali delle ditte individuali, delle imprese familiari o delle società di persone, a cui la Finanziaria riserva un trattamento più favorevole, nella determinazione della base imponibile. Ad esempio, non si applica la restrizione sulla deducibilità degli interessi passivi. Consente inoltre una tassazione uguale a quella societaria (27,5 per cento) nel caso di trattenimento degli utili e l’applicazione dell’Irpef (dal 23 al 43 per cento) solo nel caso di successiva distribuzione." Ma queste due agevolazioni (deducibilità interessi passivi e aliquota al 27,5% sugli utili reinvestiti) per s.n.c. e altri è rimasta lettera morta? Perchè non se ne trova notizia da nessuna parte?

  2. Franco Bonifazi Rispondi

    Sono il direttore di una media azienda (c.a. 100 mio di euro di fatturato con 190 dipendenti diretti) e trovo assolutamente iniqua la limitazione indiscriminata della deducibilità degli interessi passivi operata dalla finanziaria per diversi motivi, quali: - penalizza tutte le aziende di settori, come il lattiero/caseario, che hanno strutturalmente un margine lordo basso in relazione ai ricavi e che,di contro, necessitano di investimenti consistenti; - indurrà queste aziende a commettere errori strategici nel breve, come, ad esempio, limitare gli investimenti di marketing e di sviluppo, al fine di aumentare il MOL; - frenerà fortemente i piani che comprendono nuovi investimenti finsnziabili con il debito; - molte aziende che già hanno un equilibrio economico fragile andranno in perdita perchè l'onere fiscale dell'indeducibilità può essere superiore all'abbattimento delle aliquote. E chi ha fatto ingenti investimenti basandosi sulla vecchia normativa? Se si volevano colpire manovre elusive, frequenti nelle acquisizioni a debito con la succesiva fusione fra la società acquirente e quella acquisita, la norma doveva essere mirata, non generale

  3. Otello Dalla Rosa Rispondi

    Uno dei fenomeni più pericolosi per il lavoro dipendente è la delocalizzazione. Ciò vale ovviamente per l'industria manifatturiera. Chi rimane a produrre in Italia può restare competitivo di fronte ad economie a bassissimo costo della manodopera solo a fronte di importanti investimenti tecnologici. Inoltre la "meccatronica" italiana rappresenta un settore straordinario per vitalità e competenze. Perché allora penalizzare gli investimenti? Perché agevolare solo chi guadagna sull'effimero (poco debito, pochi investimenti...) che normalmemente già guadagna molto (vedi moda & affini..)?