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  1. salvatore ricci Rispondi

    Come tutte le manovre finanziarie, anche questa non riuscirà a mettere in moto l'economia italiana. A mio avviso oltre ad una riqualificazione della spesa pubblica, privilegiando quella produttiva, occorre sostenere le imprese e allo stesso tempo sostere i redditi. Occorre azzerare tutte le forme di finanziamento agevolato, ivi compreso i crediti d'imposta per le nuove assunzioni. Ridurre drasticamente il carico contributivo, ripartendo tale riduzione tra le aziende e i lavoratori. La riduzione di gettito derivante dagli oneri contributivi, sarebbe ampiamente compensata non solo dalla riduzione di spesa pubblica, ma anche dall' incremento del gettito irpef, pagato dai lavoratori dipendenti. Non solo, si ridurrebbero sensibilmente i crediti che l'INPS vanta nei confronti di tante impese che pur dichiarando regolarmente hanno difficoltà a pagare i contributi. Iontre non è escluso qualche effetto positivo sull'occupazione. Infine se si vuole favorire la stabilizzazione del lavoro, occorre semplicemente non ridurre il carico degli oneri per chi assume a tempo derminato. Allo stesso modo se si vuole combattere l'evasione fiscale occorre ridurre le sensibilmente le aliquote fiscali e se possibile in modo maggiore per le aree depresse, eliminando ogni sorta di finaziamento agevolato. La dimostrazione sta nel fatto che nonostante i notevoli incentivi, il pil e l'occupazione al Sud non crescono. Per quanto concerne l'assunto del governo in base al quale non si può ridurre il carico fiscale se non si combatte prima l'evasione, una volta stabilito il gettito fiscale complessivo che dovrà affluire nelle casse dello stato, si potrebbe inserire una semplice condizione normativa in base alla quale, per raggiungere il gettito previsto, i contribuenti dovranno versare le imposte senza tener conto della riduzione. Sarebbe una norma stabilizzante, tutti sarebbero incentivati a pagare con riduzione, non occorrerebbero più finaziarie. Le misure per le piccole imprese con fatturato fino a trentamila euro, porterà ad un occultamento dei ricavi. A proposito, dopo aver adottato le riduzioni di cui sopra, gli evasori si combattono con la chiusura permanente delle attività produttive e commerciali, con l'arresto e quindi con la certezza della pena. Grazie

  2. massimo Rispondi

    Uno degli effetti negativi del nuovo regime fiscale per le piccole attività previsto nella legge finanziaria in discussione è quello di prevedere la possibilità di dedurre solo ciò che è stato versato alla forme di previdenza obbligatoria, in ottemperanza a nome di legge. Nulla è previsto per quanto riguarda i versamenti a fondi pensione o a forme di previdenza complementare. Infatti, essendo i redditi d'impresa o di lavoro autonomo a tassazione sostitutiva, verrebbe persa la possibilità di esporre questi versamenti nei quadri RP ed RN in Unico. Mi sembra paradossale se si pensa che da almeno 15 anni si sta tentando di incentivare il risparmio previdenziale e che questi nuovi regimi dovrebbero interessare soprattutto le fasce d'età più giovani.

  3. PiGi Rispondi

    Rendere i costi per interessi non deducibili ai fini del calcolo dell'IRES, comporterà una richiesta ai fornitori di allungare il pagamento delle forniture. Le conseguenze, con l'applicazione del Basilea 2, non saranno piacevoli. Avrebbero dovuto, per legge, obbligare ad appicare termini di pagamento a 30 o massimo 60 giorni, così da non far subire ai fornitori l'onere di finanziare i clienti con quel che ne consegue.

  4. Giuseppe D'Angelo Rispondi

    Gent.mi nel disegno di legge di delega al governo sul fondo per la non autosufficienza (probabile collegato alla Finanziaria 2008) il Ministro della solidarità sociale vuole imporre una "Tassa" a carico dei coniugi delle persone non qutosufficienti colpite da gravi handicap o da malattie croniche invalidanti o dal morbo di Alzheimer o da forma di demenza senile o da coma apallico. Altresì vuole ridimensionare, o addirittura cancellare, il vigente diritto esigibile, da parte dei giovani, degli adulti e degli anziani malati cronici non autosufficienti, alle cure sanitarie senza liniti di durata stabilito nel 1955 dalla legge 692 e confermato nel 2002 dalla legge 289. Spero che possiate porre la Vs. attenzione sui punti sopraesposti. Ricordo, proprio a causa degli oneri economici scaricati sulle famiglie, nel documento “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ufficio del Ministro per la solidarietà sociale, Roma, ottobre 2000, era stato precisato che «nel corso del 1999, 2 milioni di famiglie italiane sono scese sotto la soglia della povertà a fronte del carico di spese sostenute per la “cura” di un componente affetto da una malattia cronica». Questa situazione, che si è attenuata notevolmente nelle zone in cui sono stati attuati i decreti legislativi 109/1998 e 130/2000, rischia di aggravarsi se verranno approvate le disposizioni contenute nel disegno di legge delega al Governo.

  5. leonardo rosselli Rispondi

    Ho molti dubbi riguardo l'effetto della manovra sulle imprese. Fatto salvo il giudizio tendenziamente positivo sulla forfettizzazione delle imprese sotto i 30.000 euro di ricavi, non mi convince affatto la riduzione dell'Ires nei termini proposti dal governo. L'invarianza del gettito a fronte di una riduzione dell'aliquota crea un aggravio fiscale sul 'parco buoi' composto dalle centinaia di migliaia di piccole imprese che costituiscono l'ossatura industriale italiana. Queste imprese gia' gravate dalla stortura imposta dall'irap si troveranno di fronte davanti ad una seconda Irap con effetti fortemente negativi sul bilancio, quindi sulla loro capacita' di finanziarsi quindi sulla loro competitivita' anche alla luce delle norme imposte da Basilea 2. In un momento di rialzo dei tassi d'interesse di mercato aumentare questi costi di un ulteriore 30% mi pare puro masochismo. L'Eccezzione che agendo cosi' si incentiva l'autofinanziamento delle imprese rispetto all'indebitamento e' una considerazione superficiale di chi e' lontano anni luce dalla realta' italiana. Anzi avendo questi interventi come risultato quanto meno di peggiorare l' utile al netto delle imposte ( se non in molti casi far registrare delle perdite alle imprese dopo le imposte) hanno come unico effetto quello di peggiorare il rapporto tra mezzi propri e attivo e di disencitivare le ricapitalizzazioni delle imprese. In compenso i 200 grandi gruppi italiani quotati che si trovano con livelli d'indebitamento medio basso o nullo ne trarranno grandi vantaggi. Mi pare in definitiva una sorta di premio che il governo ha dovuto pagare alla grande industria, a scapito dei piccoli imprenditori' forse per allentare la pressione che questa faceva sul governo e per prendere qualche mese di vita... Storicamente i goveni di sinistra hanno avvantaggiato la grande impresa e anche questo non ha voluto mancare a questa tradizione. Leonardo Rosselli P.s. considerare la tassazione delle imprese al 37,25% e' a mio modesto avviso un esercizio di fantasia pura. L'irap colpisce il costo del lavoro e gli interessi passivi oltre che utile e in qualsiasi impresa con dipendenti la pressione fiscale raddoppia come minimo rispetto al 37,25% indicato nell'articolo, quando non supera il 100% e manda in perdita l'impresa.

  6. Luciano Scalzo Rispondi

    Trovo che le semplificazioni previste per i lavoratori autonomi con ricavi inferiori a € 30.000 sono l 'unica vera novità della manovra. La misura riduce i costi dell'apertura di una posizione IVA agendo drasticamente anche sugli adempinenti fiscali e contabili . Inontre, riconosce dignità ai lavoro autonomi più deboli evitando di trasformarli ope legis in potenziali evasori ( tai soggetti sarebbero,infatti, esclusi dagli studi di settore). In altri termini, se un individuo staziona davanti ad un bar e qualche volta tenta di trovare lavoro è un soggetto disccupato e, almeno a parole, è un soggetto debole da tutelare. Se lo stesso soggetto decide di aprire in proprio una qualsiasi attività, e incomincia a produrre anche un minimo reddito, diventa un soggetto pericoloso per l'erario e quindi da controllare e burocratizzare. La semplificazione in parola consentirà all'Erario di spostare l'attenzione e i controlli su quei soggetti per i quali un'attività di verifica fiscale (di per sè costosa) si mostra proficua. Quanto ai possibili abusi a cui la norma si presterebbe avrei una domanda : ci siamo mai chiesti quanti sono i soggetti con partita Iva e con modesti volume d'affari che in realtà sono lavoratori dipendenti mascherati? Cordiali saluti