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FAMIGLIE E IMPRESE NELLA MANOVRA FINANZIARIA 2008

La manovra opera una parziale restituzione dell’extra-gettito. Ne beneficiano le famiglie: in particolare incapienti e proprietari di prima casa con redditi inferiori a cinquantamila euro. Molti sono anche gli interventi fiscali per società e imprese. Si preannunciano a costo zero, ma potranno avere effetti di rilievo sia sulla competitività che sulla ripartizione del carico fiscale fra i diversi soggetti. Prevalentemente improntate alla semplificazione sono le misure per le piccole imprese.

Il Consiglio dei ministri del 28 settembre ha licenziato due distinti provvedimenti: un decreto legge e il disegno di Legge finanziaria, che comportano, rispettivamente, aumenti di spese e tagli fiscali per circa 7,5 miliardi l’uno e 11 miliardi l’altro. (1)
È bene tenere distinti i due provvedimenti. I 7,5 miliardi del decreto incidono sull’indebitamento delle pubbliche amministrazioni relativo al 2007. Gli 11 miliardi della Legge finanziaria interessano gli esercizi finanziari dal 2008 in poi.
La copertura è garantita da entrate fiscali per circa 6 miliardi (con riferimento al 2007) nel caso del decreto e per 6,350 miliardi (con riferimento al 2008) per la Legge finanziaria. Si tratta, ancora una volta, di entrate che non discendono da nuovi provvedimenti, e che sono almeno in parte imputabili a un recupero dell’evasione fiscale in misura superiore rispetto alle attese
A fronte di queste maggiori entrate, il governo indica riduzioni fiscali per 2,22 miliardi nel 2007 e 3,2 miliardi nel 2008, destinati integralmente alle famiglie.

Il decreto: misure una tantum a favore degli incapienti

I 2,22 miliardi di euro di “riduzioni fiscali” contenuti nel decreto riguardano in larga parte (1,9 miliardi di euro) una misura una tantum a favore degli “incapienti”. Si tratta di quei soggetti che non traggono beneficio dalle detrazioni fiscali per reddito da lavoro o pensione, né per quelle per famigliari a carico, perché comunque, dato il livello contenuto del loro reddito, non pagano imposte. A questi contribuenti, circa 12,5 milioni secondo le stime del ministero, il beneficio che agli altri è riconosciuto in termini di minore imposta (detrazione) viene assegnato attraverso un trasferimento in denaro attribuito, secondo la logica dell’“imposta negativa”, direttamente dal sostituto di imposta. Si tratta di un trasferimento pari a 150 euro netti per ogni contribuente incapiente e per ogni familiare a suo carico. Per quanto sia una tantum e agisca quale risarcimento forfetario, la misura ha il pregio di dare sostegno a quei soggetti che sono sempre stati esclusi, per definizione, da ogni tipo di agevolazione fiscale.

La Finanziaria: la riduzione dell’Ici e la detrazione per gli affitti

Circa la metà delle maggiori entrate previste nel 2008, 3,2 miliardi di euro su 6,35, sono destinati dalla Legge finanziaria a riduzioni di imposta. Si tratta in larga parte (circa 2 miliardi) dell’intervento sull’Ici, una scelta discutibile e costosa, che spiazza provvedimenti di sgravio fiscale più importanti, quali l’unificazione e il potenziamento, con la loro estensione anche ai lavoratori autonomi, degli strumenti fiscali e di spesa a sostegno delle famiglie. Essa comporta, inoltre, il depotenziamento di un’imposta che è particolarmente indicata al finanziamento degli enti comunali e che ha una buona capacità redistributiva, data la maggiore concentrazione del patrimonio immobiliare nelle fasce più ricche della popolazione.
L’agevolazione, da cui sono esclusi i soggetti con un reddito annuo superiore ai 50mila euro, consiste in una detrazione di imposta pari all’1,33 per mille del valore catastale della prima casa, e si aggiunge a quella già oggi riconosciuta, che è generalmente pari a 103,29 euro. Nell’ipotesi che, quanto meno in prospettiva, la rendita catastale rifletta il valore di mercato degli immobili, la misura ha l’obiettivo di dare un’agevolazione, maggiore in valore assoluto, ma uguale in percentuale, a chi ha rendite della prima casa più elevate perché vive in comuni più grandi o a maggiore tensione abitativa. Per evitare che sia concesso un beneficio eccessivo ai proprietari di abitazioni di lusso, la detrazione addizionale non potrà eccedere i 200 euro.
Anche a prescindere dal nuovo intervento sull’Ici, il nostro sistema fiscale riserva un trattamento asimmetrico ai proprietari della casa di abitazione, la cui rendita catastale non è tassata in Irpef, rispetto agli affittuari che non godono di alcuna agevolazione. La Finanziaria interviene a riequilibrare, anche se solo parzialmente, l’asimmetria, estendendo la detrazione, attualmente riconosciuta solo nei casi di contratti convenzionati, a tutti i contratti registrati, sia pure per importi ridotti: 300 euro l’anno per gli inquilini con reddito complessivo Irpef fino a 15.494 euro lordi l’anno e 150 euro l’anno per i contribuenti con un reddito complessivo compreso tra 15.494 e 30.987 euro lordi l’anno. (2)
È interessante notare che l’agevolazione è riconosciuta, secondo il meccanismo dell’imposta negativa, anche agliaffittuari incapienti.

Gli interventi a favore delle imprese

Pur non comportando diminuzioni di gettito, l’insieme di provvedimenti relativi alle imprese configura un intervento molto ampio di riforma, che interessa sia l’Ires che l’Irap. L’aliquota legale dell’Ires viene ridotta dal 33 al 27,5 per cento, una riduzione persino maggiore dei 5 punti originariamente annunciati dal governo. È da quando fu abolita l’imposta locale sui redditi (Ilor), nel 1998, che non si assisteva a una riduzione così marcata della aliquota legale di imposizione sui profitti societari. Tenendo conto anche dell’intervento sull’Irap, si passa dal 37,25 per cento (33 per cento + 4,25 per cento) al 31,4 per cento (27,5 per cento +3,9 per cento). La consistente perdita di gettito dovuta al calo delle aliquote viene compensata in parte con una riduzione degli incentivi, in parte con misure di ampliamento della base imponibile, che riavvicinano l’imponibile fiscale a quello risultante dalle scritture contabili. Si tratta di cambiamenti numerosi e di grande entità, su cui non si può esprimere un giudizio senza aver potuto effettuare prima un’accurata analisi delle norme, ma da cui potranno discendere redistribuzioni del prelievo fra diverse tipologie di società. Tra gli interventi con il maggiore impatto quantitativo vi è l’eliminazione degli ammortamenti anticipati e la riduzione della deducibilità degli interessi passivi netti, sulla falsariga della riforma che entrerà in vigore in Germania nel 2008. Un aspetto di particolare importanza, che pure andrà attentamente verificato nel dettaglio normativo, è l’impegno a semplificare e rendere più certe nel tempo le norme fiscali.
Anche se a parità di gettito, la riduzione dell’aliquota legale è da valutare positivamente per un insieme di fattori, fra cui il suo valore anche segnaletico nei confronti degli investitori internazionali, e la prevenzione di fenomeni elusivi di delocalizzazione dei profitti nei paesi a più bassa aliquota.
È prevista una compensazione della riduzione dell’aliquota Ires in capo alla società con un innalzamento dell’onere fiscale in capo al socio qualificato, attraverso un ampliamento della quota dei dividendi e delle plusvalenze da includere nella base imponibile dell’Irpef. Ciò riguarda in particolare le società a ristretta base azionaria. I loro utili non distribuiti godono quindi più ampiamente dell’abbattimento dell’aliquota, rispetto agli utili distribuiti. Questa scelta potrebbe essere dettata dalla volontà di favorire la crescita delle imprese attraverso l’autofinanziamento. La stessa finalità sottende la decisione di concedere anche alle società di persone che non distribuiscano i propri utili l’opzione per un analogo trattamento fiscale. Per quanto riguarda gli utili delle società a più ampia base azionaria, invece, la riduzione della tassazione complessiva, società-soci, potrebbe costituire un incentivo alla crescita dimensionale e a una maggiore apertura al mercato dei capitali.

Gli interventi a favore dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese

La Finanziaria rivoluziona il trattamento fiscale di un insieme molto ampio di lavoratori autonomi e piccole imprese: circa 900mila contribuenti. Si tratta di un intervento a costo quasi nullo per l’erario ma che ha la funzione, secondo le intenzioni del governo, di semplificare gli adempimenti fiscali di questi soggetti, riducendone sensibilmente i costi.
I contribuenti che hanno un giro di affari inferiore a 30mila euro l’anno, non hanno fatto investimenti superiori ai 15mila euro nel triennio e non hanno dipendenti potranno assolvere ai loro obblighi tributari relativi all’Iva, all’Irap e all’Irpef, attraverso il pagamento di un’unica imposta del 20 per cento commisurata al reddito imponibile, definito come differenza fra il valore del giro di affari annuale e il valore dei costi sostenuti per l’impresa.
Si tratta di una misura che riduce drasticamente la documentazione fiscale richiesta e che, essendo opzionale, non dovrebbe tradursi in un aggravio di imposta per il contribuente. Soltanto la lettura del testo della norma ne renderà possibile una valutazione compiuta. Sarà importante verificare: se essa corra il rischio di incentivare il contribuente a sottofatturare, per potere rientrare nel parametro dei 30mila euro; se non crei convenienze a trasformare lavoratori parasubordinati in finti autonomi con partita Iva, che possano quindi beneficiare della forfetizzazione con abbattimento dei costi contributivi; quali possano essere le conseguenze della forfetizzazione dell’Iva per la catena dell’Iva a debito e credito, e così via.

(1) I testi dei provvedimenti non sono ancora ufficialmente noti, così come non lo sono le relazioni tecniche di accompagnamento. In quanto segue si propone un primo sintetico commento, alla luce delle informazioni rese disponibili dal governo nella conferenza stampa del 29 settembre.
(2) Un trattamento realmente simmetrico fra proprietari della prima casa e affittuari richiederebbe la totale deduzione dell’affitto a prescindere dal reddito del contribuente. Si tratterebbe ovviamente di una misura che costerebbe molto di più del miliardo previsto in Finanziaria (a partire dal saldo Irpef del 2009).

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Leggi anche:  Carry back delle perdite fiscali per sostenere le imprese

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La risposta del Ministro Giulio Santagata

  1. Luciano Scalzo

    Trovo che le semplificazioni previste per i lavoratori autonomi con ricavi inferiori a € 30.000 sono l ‘unica vera novità della manovra. La misura riduce i costi dell’apertura di una posizione IVA agendo drasticamente anche sugli adempinenti fiscali e contabili . Inontre, riconosce dignità ai lavoro autonomi più deboli evitando di trasformarli ope legis in potenziali evasori ( tai soggetti sarebbero,infatti, esclusi dagli studi di settore). In altri termini, se un individuo staziona davanti ad un bar e qualche volta tenta di trovare lavoro è un soggetto disccupato e, almeno a parole, è un soggetto debole da tutelare. Se lo stesso soggetto decide di aprire in proprio una qualsiasi attività, e incomincia a produrre anche un minimo reddito, diventa un soggetto pericoloso per l’erario e quindi da controllare e burocratizzare. La semplificazione in parola consentirà all’Erario di spostare l’attenzione e i controlli su quei soggetti per i quali un’attività di verifica fiscale (di per sè costosa) si mostra proficua. Quanto ai possibili abusi a cui la norma si presterebbe avrei una domanda : ci siamo mai chiesti quanti sono i soggetti con partita Iva e con modesti volume d’affari che in realtà sono lavoratori dipendenti mascherati? Cordiali saluti

  2. leonardo rosselli

    Ho molti dubbi riguardo l’effetto della manovra sulle imprese. Fatto salvo il giudizio tendenziamente positivo sulla forfettizzazione delle imprese sotto i 30.000 euro di ricavi, non mi convince affatto la riduzione dell’Ires nei termini proposti dal governo. L’invarianza del gettito a fronte di una riduzione dell’aliquota crea un aggravio fiscale sul ‘parco buoi’ composto dalle centinaia di migliaia di piccole imprese che costituiscono l’ossatura industriale italiana. Queste imprese gia’ gravate dalla stortura imposta dall’irap si troveranno di fronte davanti ad una seconda Irap con effetti fortemente negativi sul bilancio, quindi sulla loro capacita’ di finanziarsi quindi sulla loro competitivita’ anche alla luce delle norme imposte da Basilea 2. In un momento di rialzo dei tassi d’interesse di mercato aumentare questi costi di un ulteriore 30% mi pare puro masochismo. L’Eccezzione che agendo cosi’ si incentiva l’autofinanziamento delle imprese rispetto all’indebitamento e’ una considerazione superficiale di chi e’ lontano anni luce dalla realta’ italiana. Anzi avendo questi interventi come risultato quanto meno di peggiorare l’ utile al netto delle imposte ( se non in molti casi far registrare delle perdite alle imprese dopo le imposte) hanno come unico effetto quello di peggiorare il rapporto tra mezzi propri e attivo e di disencitivare le ricapitalizzazioni delle imprese. In compenso i 200 grandi gruppi italiani quotati che si trovano con livelli d’indebitamento medio basso o nullo ne trarranno grandi vantaggi. Mi pare in definitiva una sorta di premio che il governo ha dovuto pagare alla grande industria, a scapito dei piccoli imprenditori’ forse per allentare la pressione che questa faceva sul governo e per prendere qualche mese di vita… Storicamente i goveni di sinistra hanno avvantaggiato la grande impresa e anche questo non ha voluto mancare a questa tradizione. Leonardo Rosselli P.s. considerare la tassazione delle imprese al 37,25% e’ a mio modesto avviso un esercizio di fantasia pura. L’irap colpisce il costo del lavoro e gli interessi passivi oltre che utile e in qualsiasi impresa con dipendenti la pressione fiscale raddoppia come minimo rispetto al 37,25% indicato nell’articolo, quando non supera il 100% e manda in perdita l’impresa.

  3. Giuseppe D'Angelo

    Gent.mi nel disegno di legge di delega al governo sul fondo per la non autosufficienza (probabile collegato alla Finanziaria 2008) il Ministro della solidarità sociale vuole imporre una "Tassa" a carico dei coniugi delle persone non qutosufficienti colpite da gravi handicap o da malattie croniche invalidanti o dal morbo di Alzheimer o da forma di demenza senile o da coma apallico. Altresì vuole ridimensionare, o addirittura cancellare, il vigente diritto esigibile, da parte dei giovani, degli adulti e degli anziani malati cronici non autosufficienti, alle cure sanitarie senza liniti di durata stabilito nel 1955 dalla legge 692 e confermato nel 2002 dalla legge 289. Spero che possiate porre la Vs. attenzione sui punti sopraesposti. Ricordo, proprio a causa degli oneri economici scaricati sulle famiglie, nel documento “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ufficio del Ministro per la solidarietà sociale, Roma, ottobre 2000, era stato precisato che «nel corso del 1999, 2 milioni di famiglie italiane sono scese sotto la soglia della povertà a fronte del carico di spese sostenute per la “cura” di un componente affetto da una malattia cronica». Questa situazione, che si è attenuata notevolmente nelle zone in cui sono stati attuati i decreti legislativi 109/1998 e 130/2000, rischia di aggravarsi se verranno approvate le disposizioni contenute nel disegno di legge delega al Governo.

  4. PiGi

    Rendere i costi per interessi non deducibili ai fini del calcolo dell’IRES, comporterà una richiesta ai fornitori di allungare il pagamento delle forniture. Le conseguenze, con l’applicazione del Basilea 2, non saranno piacevoli. Avrebbero dovuto, per legge, obbligare ad appicare termini di pagamento a 30 o massimo 60 giorni, così da non far subire ai fornitori l’onere di finanziare i clienti con quel che ne consegue.

  5. massimo

    Uno degli effetti negativi del nuovo regime fiscale per le piccole attività previsto nella legge finanziaria in discussione è quello di prevedere la possibilità di dedurre solo ciò che è stato versato alla forme di previdenza obbligatoria, in ottemperanza a nome di legge. Nulla è previsto per quanto riguarda i versamenti a fondi pensione o a forme di previdenza complementare. Infatti, essendo i redditi d’impresa o di lavoro autonomo a tassazione sostitutiva, verrebbe persa la possibilità di esporre questi versamenti nei quadri RP ed RN in Unico. Mi sembra paradossale se si pensa che da almeno 15 anni si sta tentando di incentivare il risparmio previdenziale e che questi nuovi regimi dovrebbero interessare soprattutto le fasce d’età più giovani.

  6. salvatore ricci

    Come tutte le manovre finanziarie, anche questa non riuscirà a mettere in moto l’economia italiana. A mio avviso oltre ad una riqualificazione della spesa pubblica, privilegiando quella produttiva, occorre sostenere le imprese e allo stesso tempo sostere i redditi. Occorre azzerare tutte le forme di finanziamento agevolato, ivi compreso i crediti d’imposta per le nuove assunzioni. Ridurre drasticamente il carico contributivo, ripartendo tale riduzione tra le aziende e i lavoratori. La riduzione di gettito derivante dagli oneri contributivi, sarebbe ampiamente compensata non solo dalla riduzione di spesa pubblica, ma anche dall’ incremento del gettito irpef, pagato dai lavoratori dipendenti. Non solo, si ridurrebbero sensibilmente i crediti che l’INPS vanta nei confronti di tante impese che pur dichiarando regolarmente hanno difficoltà a pagare i contributi. Iontre non è escluso qualche effetto positivo sull’occupazione. Infine se si vuole favorire la stabilizzazione del lavoro, occorre semplicemente non ridurre il carico degli oneri per chi assume a tempo derminato. Allo stesso modo se si vuole combattere l’evasione fiscale occorre ridurre le sensibilmente le aliquote fiscali e se possibile in modo maggiore per le aree depresse, eliminando ogni sorta di finaziamento agevolato. La dimostrazione sta nel fatto che nonostante i notevoli incentivi, il pil e l’occupazione al Sud non crescono. Per quanto concerne l’assunto del governo in base al quale non si può ridurre il carico fiscale se non si combatte prima l’evasione, una volta stabilito il gettito fiscale complessivo che dovrà affluire nelle casse dello stato, si potrebbe inserire una semplice condizione normativa in base alla quale, per raggiungere il gettito previsto, i contribuenti dovranno versare le imposte senza tener conto della riduzione. Sarebbe una norma stabilizzante, tutti sarebbero incentivati a pagare con riduzione, non occorrerebbero più finaziarie. Le misure per le piccole imprese con fatturato fino a trentamila euro, porterà ad un occultamento dei ricavi. A proposito, dopo aver adottato le riduzioni di cui sopra, gli evasori si combattono con la chiusura permanente delle attività produttive e commerciali, con l’arresto e quindi con la certezza della pena. Grazie

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