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  1. emabardo Rispondi
    Da un progetto nato morto (o, nella migliore delle ipotesi, agonizzante) non si può pretendere più di tanto. Forse in futuro le cose cambieranno. Detto questo, credo che sia abbastanza inutile parlare di "giovani". Intanto perché a furia di parlarne, i "giovani" stanno invecchiando: il potere invecchia chi non ce l'ha. Ma a parte questo, non dovremmo essere qui a chiedere "più giovani per tutti", ma prendere atto del fatto che vi sono già diverse generazioni che stanno drammaticamente soccombendo. Probabilmente l'unico modo sarebbe quello di istituire i crimini contro le future generazioni.
  2. Boris Limpopo Rispondi
    L'argomentazione dell'articolo non mi convince. Se il problema è quello della rappresentatività dei saggi rispetto alla popolazione degli elettori, allora estraiamo un campione (http://borislimpopo.wordpress.com/2007/03/12/il-bue-di-galton-e-la-democrazia-una-modesta-proposta/). Se il tema è quello della capacità e della competenza degli anziani rispetto a quella dei giovani, gli anziani ancora sulla breccia l'hanno dimostrata sul campo proprio per il fatto di esserci ancora, i giovani non ancora: la gerontocrazia non è un'idea così stupida, in realtà...
  3. gianluca cocco Rispondi
    Almeno si spera che si facciano carico dei problemi degli anziani, di quelli che stanno un un bel po' peggio di loro! La nostra società allontana giovani e donne dalla politica, stabilire delle quote è la cosa più triste e discriminatoria che si possa pensare. Bisogna cambiare le leggi e i meccanismi che consentono ad un politico di occupare per tutta la vita posti di potere.
  4. andrea Rispondi
    Quali sono le risposte che la politica italiana, nel suo complesso, maggioranza, opposizione, governo, ha dato rispetto ai cambiamenti climatici? Soprattutto quali sono state le risposte a un quadro internazionale che sta muovendo nella direzione di un legame sempre più stretto tra economia ed ecologia per una maggiore competitività, innovazione e trasformazione economica? I riferimenti sono chiari e inequivocabili: il rapporto Stern, le conclusioni dell’IPCC, le conclusioni del Consiglio europeo. A giudicare dai fatti le risposte sono poche, il più delle volte sporadiche e isolate: l’ecologia continua a essere letta con diffidenza, più come una disciplina limitata agli scienziati piuttosto che come una chiave strategica per modernizzare il sistema economico. Prendiamo alcuni settori strategici ed emblematici per capire quali sono le risposte: trasporti, mobilità, risorse idriche, rifiuti, energia, suolo, biodiversità, un lungo elenco che registra, comunque, ritardi, approssimazione, incapacità di agire per governare i cambiamenti. Ci si consola lanciando slogan e ascoltando le conferenze di illustri relatori ma, alla fine dei discorsi, i problemi restano irrisolti nella loro complessità, nella loro dimensione inavvicinabile. Si continuano a costruire quartieri senza metropolitane, centri commerciali, autostrade: confidando che su quelle autostrade sfrecceranno auto a idrogeno. Manca un riferimento strategico e la volontà di lavorare per un futuro sostenibile dell’Italia: le strategie di Lisbona e di Göteborg sono mere citazioni nei documenti di programmazione ma nessuno si preoccupa di innovare la politica, neanche attuando concretamente la raccolta differenziata e il riciclo dei rifiuti, per fare un esempio. Dove sono gli investimenti in innovazione, ricerca e formazione per la sostenibilità? È drammatico dover ammettere questa sconfitta dell’Italia anche perché riguarda il futuro dei nostri figli costretti a subire un declino non solo economico ma culturale.
  5. Massimo Marnetto Rispondi
    Questo "giovanismo" non mi convince, perché è una semplificazione: Giovani=Rinnovamento. Non credo sia così. Per me, il vero rinnovamento avviene cambiando il metodo di selezione della classe dirigente, mediante le primarie. E' molto più innovativo un 90enne selezionato con le primarie, che un 20enne frutto del senso di colpa dei veterani. Massimo Marnetto
  6. Enzo Tripaldi Rispondi
    La costituzione di questo direttorio del PD è deludente sotto ogni aspetto, anche per quanto riguarda le "quote rosa". Il redattore infatti cela il fatto che il comitato avrebbe dovuto essere di 25 poi 30 poi 35 e così via. In parte così si spiega la presenza femminile. Oltre al mancato coinvolgimento dei giovani (ma gli organi giovanili a che servono?) appare surreale che, ad esempio: a) ci sia un numero spropositato di ministri (facciano il loro lavoro che se ne avverte bisogno) b) Dini - 76enne - non era un tecnico? c) Fra i cooptati della "società civile" anche il quasi sessantenne Petrini, inventore di Slow Food. Decidano: o promettano meno oppurre quanto prima si troveranno in enorme difficoltà.
  7. carmelo lo piccolo Rispondi
    Trovo francamente un pò stucchevole e vagamente demagogica la polemica nei confronti della "gerontocrazia" politica. Il modo di governare e le Istituzioni non migliorano presumendo che bastino dati anagrafici un pò più "verdi"! Se un "giovane" di 30/40 anni è stato "allevato" politicamente dai "vecchi", se deve a loro la sua carriera politica, se è entrato in un partito per cooptazione, cioè per benevola concessione di chi controlla il partito stesso, potremo avere un 'intera generazione di dirigenti politici al di sotto dei 40 anni senza che la politica e la collettività dei cittadini governati ne traggano il benchè minimo beneficio. Del resto, il problema dell'effettivo ricambio delle oligarchie governanti, e soprattutto della possibilità che i comuni elettori hanno di influenzare e decidere almeno in parte questo passaggio cruciale di ogni democrazia, è stato affrontato in maniera scientifica da politologi, sociologi ed economisti, senza purtroppo arrivare ad una reale soluzione. Credo comunque che bisogna senza dubbio apprezzare il tentativo fatto dal centrosinistra con il PD, e non ergersi a giudici implacabili mettendosi minutamente a criticare ogni tentativo reale di rinnovamento politico osservando in continuazione che ci vorrebbe "ben altro". Nel comitato del PD ci sono i politici di professione, è vero, ma ci sono esponenti significativi della cosiddetta "società civile", e dell'associazionismo, e poi i vari D'Alema, Fassino, Prodi, Rutelli, Veltroni e altri credo che abbiano preso qualche centinaio di migliaio di voti alle elezioni e ai congressi dei loro partiti, non è che sono arrivati lì per virtù taumaturgiche o perchè lo hanno deciso da soli! Il vero problema è come controllare che le elitès di comando politico legittimino il consenso riscosso dagli elettori e dagli iscritti ai partiti, non la loro età anagrafica!
  8. carmine granato Rispondi
    Volere tenere gli under 40 fuori dal Comitato per il costituendo Partito Democratico è un pessimo segnale. Si parla tanto di" giovani, ma per nulla con i giovani. Farli parlare? Ma scherziamo? L'Italia è una repubblica democratica (....) e la sovranità appartiene al popolo? Ma si diventa popolo dopo i 40 anni? Carmine Granato
  9. Marco Solferini Rispondi
    Il commento degli Autori è pertinente ed è suffragato da un dato empirico, matematico e anagrafico. Premetto che non è facile parlare di un partito senza fare politica, almeno non è facile farlo in Italia. Paradossalmente nel nostro Paese è giusto o sbagliato quel che viene proferito, spesso a seconda delle idee di colui che riferisce il concetto stesso. Ecco anche il motivo per cui, l'attualità è sterile di contenuti e la realtà emotiva dei giovani è scarsamente appassionata dal contemporaneo, laddove invece lo "storico" rappresenta ancora un mito, una rivisitazione di ciò che oggi non siamo, o non vogliamo essere. Esiste una preclusione di fondo, non solo soggettiva, drammaticamente istituzionalizzata nella cultura popolare, pertanto anche oggettiva. Questo "democratico" partito non ha, almeno per il momento, cominciato a comunicare, ma il bagaglio è un percorso: I democratici - Margherita - Ulivo - Unione e adesso Partito Democratico. La gente è sempre quella, sopratutto chi tira i fili e tiene i rapporti con le Istituzioni del panorama bancario, assicurativo, finanziario ed economico. I capelli bianchi sono sempre al loro posto. E' legittimo domandarsi se questo non sia una sorta di Senato per l'ultima Repubblica prima della Roma Imperiale (antenati docet..).
  10. Pietro Rispondi
    Le barriere all'entrata poste dalle generazioni più vecchie sono sicuramente molto alte da poter essere superate con gli strumenti oggi in possesso dalle generazioni più giovani. Questo, unito ad una cultura conservativa quale quella della nostra società, ha prodotto il fenomeno oggi discusso.Tale condizione più che essere subita è voluta e ricercata data la distanza da valori, modelli e decisioni non condivise. Nel breve periodo ciò genera l'assenza della rappresentanza di una parte della società che a sua volta andrà nel tempo a sviluppare un nuovo modello di relazioni il quale metterà in crisi quello vecchio e precedente. La frattura potrebbe essere radicale, ma basterebbe andare a rileggere qualche vecchio saggio storico di inizio '900 per andare a capire motivazioni e trovare soluzioni alternative.
  11. Marco D'Egidio Rispondi
    Sulle modalità di formazione del Pd vorrei dire alcune cose. 1) la creazione di tavoli di lavoro, comitati nazionali e locali, gruppi operativi e quant'altro è motivata dalla necessità di recuperare un deficit democratico e sperimentare nuove realtà partecipative ed inclusive. Benissimo. Ma l'effetto è contradittorio: questi tavoli, questi gruppi di lavoro paiono la manifestazione di una vocazione oligarchica in seno alla politica. Nella selezione è implicita l'esclusione, con il risultato di polemiche inutili e dannose e il riverbero sull'immagine di un Partito che della cesura con il passato fa il suo punto di forza. Perchè questi comitati sono formati sempre dalle stesse persone, una sorta di casta che fa fatica a lasciare spazi, ad esempio, a donne e giovani, come mostra l'articolo. 2) Il rischio di questa fase è che nel moltiplicarsi delle occasioni partecipative -assolutamente necessarie- si nasconda la tendenza a crearsi più problemi di quanti ce ne siano: e se i cittadini non capissero? se non fossimo all'altezza della sfida? se ...? In preda all'horror vacui, meglio abbondare in tavoli confronti comitati vari. Ma questo sarebbe esente da rischi se tutti i "volenterosi" del Pd si disponessero con la massima generosità e disponibilità; altrimenti le divisioni sono dietro l'angolo e anticipare i problemi diventa esso stesso problema. Quindi occorre anche pensare agli strumenti dell' inclusione, all'idoneità, al numero e alla composizione dei tavoli di discussione, senza farsi prendere dal panico della novità e con la più grande serenità. Senza favorire la confusione e la polemica personalistica che in queste occasioni trova facile alimento.
  12. Fabio Pancrazi Rispondi
    Nel gruppo che farà "nascere" il PD ci sono poi tutte persone note. Come sempre, chi dice ciò che pensa alle riunioni di partito, anzichè fare il piaggiatore dei "più alti in grado", non fa "carriera" e non rappresenta nulla. In compenso si sente Forever Young! Da iscritto ai Repubblicani Europei dovrei aderire anch'io (non lo dice nessuno ma i partiti dell'iniziale PD sono tre, non solo Ds e Dl) ma non me la sento proprio di "morire democristiano". Spero tanto che i giovani tornino ad interessarsi della cultura repubblicana e che i "vecchi" repubblicani tornino uniti. Ce ne sarebbe tanto bisogno in Italia, credetemi!
  13. valeria Rispondi
    Che non siano moltissimi i giovani impegnati nella politica e nelle questioni collettive è evidente. E questa assenza ha percorsi storici chiari. Ma, a ben guardare il fenomeno, un’altra è la cosa che mi sobbalza agli occhi e riguarda invece quegli altri giovani, quelli “attivi”: senza generalizzare, sembra che loro facciano sì molte cose, ma pur sempre cose che non arrivano ad incidere realmente nei processi decisionali politici, a interagire col gruppo influente influenzandolo a sua volta. Sembra che i giovani ci girino attorno al potere, senza riuscire ad andare a prenderselo. Come mai? Non so dare una risposta, ma è la cosa che mi chiedo osservando quello che viene chiamato attivismo, un bel fenomeno che dà speranza che le cose possano ancora cambiare e migliorare. Un fenomeno che si manifesta nell’arte, nell’uso delle tecnologie e dei mezzi di informazione nuovi come la Rete, uso che è molto spesso appropriazione di questi mezzi (che sono mezzi di potere). Penso al fenomeno delle tv locali, e alla letteratura, ai piccoli gruppi organizzati che praticano il consumerismo o addirittura a quelli che inventano operazioni di contro-marketing dentro il mercato. Solo per fare qualche esempio, ce ne sono sicuramente di importanti che dimentico. E non dimentico certo i new global e la relativa storia, solo che necessiterebbe di uno spazio a parte. Ma leggendo, ascoltanto, guardando queste intelligenze straordinarie, cariche di conoscenze così preziose, mi chiedo come mai non stiano sedute in Parlamento. Mentre invece le scopri dentro i newsgruop o i blog, o alla Biennale, al festival della Filosofia, al Salone del Mobile, in un libro. Insomma questi giovani non si voglioni esporre? Non ci riescono? Hanno paura di farlo o il potere (politico, economico, delle università, delle imprese) è talmente consolidato da essere davvero inaccessibile? Una cosa è certa: preziose risorse non vengono messe a disposizione della collettività che ne avrebbe bisogno. Peccato.
  14. Antonio Fiori Rispondi
    Benedetti ragazzi! E' fatale che stiano in molti (forse troppi) fuori del Palazzo, infatti: - che la vita media sia aumentata è nota litania - che da 12 anni non si vada più in pensione a 50/55 ma si lavori almeno fino a 57/60/65 anni è altra cosa risaputa - che i giovani inizino esperienze lavorative e formative sempre più tardi e in modi meno stabili e motivanti di una volta, lo sanno sia i giovani che i loro genitori Credo che siano questi fattori, in gran parte, a spiegare la lontananza dal palazzo (e dalla politica in genere) delle prime fasce d'età...
  15. spirolazzi Rispondi
    L'avvio della fase costituente del partito democratico è avvilente ma qui ci troviamo di fronte ad un equivoco di fondo. questo comitato promotore deve solo definire le regole per l'elezione dell'assemblea costituente. sarà quest'ultima che dovrà definire in modo compiuto il manifesto valoriale del nuovo partito con i grandi indirizzi programmatici. in questa fase era necessaria una cabina di regia che con intelligenza organizzasse l'elezione popolare dell'assemblea. bastava introdurre un piccola clausola in merito : chi partecipa a questo comitato non può candidarsi all'assemblea costituente. era una soluzione così logica e semplice che nessuno l'ha presa in considerazione.