logo


  1. Paolo Gabriele Rispondi
    Purtroppo non si riesce a tenere dietro ai nuovi modelli di business applicati nelle aziende. Le aziende in grado di far aumentare notevolmente l'occupazione sono quelle a più alto tasso di crescita, che seguono percorsi di sviluppo del tutto differenti da una grande conglomerata manufatturiera tradizionale. I lavoratori necessari sono altamente specializzati e tecnicamente, oltre che culturalmente, molto preparati. Per questi lavoratori il lavoro "non stabile" e, sottolineo, ben pagato, potrebbe essere una scelta per lo sviluppo delle proprie professionalità e per il mercato che li richiede. Pertanto anche se la difesa del lavoro "stabile" ad oltranza venga sostenuta per ragioni puramente ideologiche o di consenso politico, va detto che questo tipo di "garanzia" va bene per un lavoratore senza qualità che non riesce a mettere in gioco se stesso e le proprie competenze. Per tutti gli altri è una specie di autolimitazione. L'economia americana così come quella anglossassone in generale, fatte le debite differenze con l'Italia, cresce anche per la grande mobilità dei lavoratori specializzati, che si badi bene, in gran parte è dovuta a scelte operate dallo stesso lavoratore che impegnato in un lavoro, ottiene offerte migliori da altre imprese. In un mercato bloccato come il nostro, certo, non si può richiedere una rivoluzione culturale di questo genere. Ma il rimuovere troppi lacci allo sviluppo non è questo uno degli obiettivi del PROGRAMMA, ed è fissando tariffe, limiti alla mobilità dei lavoratori e tarpando el ali alle aziende più promettenti e che possono investire di più in ricerca e rsorse umane che si recupera competitività? O si crede che solo alleggerendo il costo contributivo-fiscale dei lavoratori impiegati si potrà far fronte ad un'economia in rapidissima evoluzione? Forse sviluppo e mercato del lavoro nel nostro Paese sono variabili di una stessa equazione: più liberta nel monfo del lavoro= più competitività, almeno nel 2007.
  2. giovanni Rispondi
    La manifestazione di sabato, pur avendo avuto il merito di riportare in auge il dibattito sulla precarità, ha mostrato pienamente tutti i limiti di un dibattito ideologico, sfruttato in campagna elettorale e prontamente "sfrattato" dal dibattito politico dopo le elezioni. Come lavoratore atipico vorrei porre l'attenzione su due questioni: 1) l'ampio utilizzo di cooperative di servizi nella pubblica amministrazione consente sicuramente di coniugare flessibilità (quindi maggiore efficienza nelle P.A) e un discreto livello qualitativo, quindi più che sull'abolizione della Leggi Biagi o 30, sarebbe meglio puntare all'introduzione di un mimimo salariale e a strumenti legislativi che inducano le aziende(opps..le coop!) a investire nella formazione delle Risorse umane. Un giro di vite sui contratti atipici, vanificherebbe i risultati occcupazionali ottenuti negli ultimi anni. 2) Mi sembra che i Sindacati Conferali, siano e siano stati del tutto latitanti, incapaci di coinvolgere nel dibattito sulla riforme(che hanno contribuito a varare...) del mercato del lavoro degli ultimi anni proprio quei lavoratori (soprattuto giovani precari) che abbiamo visto sfilare a Roma il 4 novembre. Forse bisognerebbe, (azzardo) aprire un dibattito sul funzionamento delle Rappresentanze Sindacali e sull' eccessiva ideologizzazione delle politiche dl lavoro che altro non ottengono se non di lasciare molti giovani come me con stipendi da 500-600 euro al mese. Grazie e Buon Lavoro.
  3. Paolo Bortolini Rispondi
    Faccio fatica a capire. Si parla di usare la legge per indurre assunzioni a tempo indeterminato. Che io sappia, le imprese assumono a tempo indeterminato se ne hanno un motivo economico, cioè se le loro aspettative di mercato sono positive. Perchè un'impresa, e penso anche a chi ha pochissimi dipendenti, ad esempio uno studio professionale, dovrebbe sostenere un costo del lavoro elevatissimo, quello del tempo indeterminato, e una burocrazia relativa a mio avviso vergognosa (si veda la quantità di documenti che si accumulano presso i datori di lavoro a seguito dell'intrattenimento di un rapporto di lavoro dipendente)? Perchè non si affronta il vero nodo che è quello di una contribuzione insostenibile per la maggioranza delle attività? Perchè non si contesta al Governo che il taglio del "cuneo" è cosa ridicola in rapporto a quanto rimane da versare al fisco e alla previdenza?
  4. Claudio Resentini Rispondi
    Ci potreste spiegare, per favore, quale meccanismo nella vostra proposta dovrebbe convincere TUTTE le imprese (di questo si parla, no?) e non solo quelle "illuminate" ad investire sul cosiddetto "capitale umano" dei propri dipendenti nei primi tre anni di rapporto invece di utilizzare la possibilità di licenziamento a basso costo come l'ennesimo "ammortizzatore (a)sociale" per i loro fallimenti imprenditoriali e/o manageriali? Insomma alla stregua di co.co.co., co.co.pro., lavoro somministrato, lavoro a tempo determinato, false partite IVA, false cooperative, caporalato, lavoro nero, outsourcing e subappalti, delocalizzazioni e "scatole cinesi" varie, ecc., tutti i dispositivi, legali, paralegali o illegali, che hanno ridotto il lavoro in mero input di produzione ed i lavoratori a meri fornitori di tale input invece che soggetti che su un’occupazione stabile potrebbero fondare sogni, speranze, progetti e che invece sono costretti a vivere alla giornata. Ritenete davvero necessario estendere la precarietà a tutti trasformando l'eccezione in regola (il tempo indeterminato in tempo determinato) per eliminare il dualismo del mercato del lavoro? Qual è la filosofia sottesa a questa visione del mercato del lavoro? Giustizia sociale? Ma a chi giova questa giustizia? Mal comune mezzo gaudio? Ma è davvero “comune” questo male o è collocato in modo preciso e puntuale dal punto di vista sociale? Cordiali saluti
    • La redazione Rispondi
      Gli imprenditori cercao opportunità di profitto, non amano torturare i propri dipendenti. Se il contratto non ha una scadenza, saranno indotti a investire nel capitale umano del dipendente, soprattutto se questi si dimostra disposto ad apprendere. cordiali saluti
  5. Maria Rosa Gheido0 Rispondi
    Credo debba essere affrontato con urgenza un ulteriore vincolo dato dall'assimilazione (previdenziale) dei lavoratori a progetto con i lavoratori autonomi, dalla quale deriva: il non riconoscimento dell'automaticità delle prestazioni - particolarmente iniquo essenso il versamento dei contributi delegato al committente - e il criterio di cassa, che condiziona l'accredito pensionistico al pagamento dei compensi e non alla loro maturazione.
  6. Federico Salis Rispondi
    Concordo con l'affermazione che " i contratti temporanei devono essere utilizzati soltanto per prestazioni lavorative veramente a termine" tuttavia, a mio personale parere, nella costruzione di un meccanismo che traghetti il lavoratore verso la stabilità del rapporto di lavoro occorre ricordare che interi settori produttivi vivono di lavoro stagionale o di lavoro extra. Nel comparto turismo le imprese avrebbero non poche difficoltà a sostenere un aumento dei contributi per l’assicurazione contro la disoccupazione versati, come da Voi sostenuto, "da chi assume con contratti a termine, per coprire i costi, altrimenti scaricati sulla collettività, legati al pagamento di sussidi di disoccupazione agli ex-dipendenti il cui contratto non sia stato rinnovato alla scadenza". Quella che può essere considerata precarietà in alcuni comparti è, nel turismo, nella maggioranza dei casi necessità per le aziende e opportunità di impiego per i lavoratori.