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  1. ANTONIO PIACENTINI Rispondi
    l'esperienza mi dice che la riforma del lavoro a progetto ha cambiato il modo di fare i contratti ma non la sostanza. Detto questo, mi pare opportuno individura degli strumenti che scoraggino la concorrenza al ribasso di questo istituto, che troppi giovani e meno giovani vivono con crescente disagio personale ed umano. Invece di alzare le aliquote, credo sarebbe più opportuno introdurre un minimale su base annua, indipendentemente dal corrispettivo pattuito. Se rmaniamo nell'ambito di una gestione para-commerciante il minimale dovrebbe essere quello, indipendentemente anche una durata inferiore all'anno del contratto. La copertura dovrebbe essere inteìgrale. poi vi sarebbe da aggiungere una copertura degli oneri previdenzuiali che derivano dalla necessaria estensione della indennità di disoccupazione per chi ha una sola collaboorazione e questa viene a cessare. Grazie per l'attenzione
  2. Giovanni Cattelan Rispondi
    Mi permetto di riportare un caso personale e qualche riflessione. Ho ritrovato un caro amico americano che viveva a Seattle. Due mesi fa ha deciso di trasferirsi ad Huston in Texas vicino ai genitori. Ha venduto la casa (10% di tasse) e dopo essere arrivato lì si sta guardando attorno per trovare un lavoro in zona. Ha una famiglia con tre figli. Ha una laurea di primo livello. In un mese ha fatto vari colloqui di cui due sono in fase conclusiva. Da Italiano che abita in Italia non mi sarei mai permesso di fare una cosa del genere. Avrei prima cercato il lavoro, poi una casa in affitto, poi ..... Forse dobbiamo veramente rendere più flessibile il nostro sistema perchè le occasioni lavorative si moltiplichino con quelle sociali e ambientali invece di elidersi a vicenda.
  3. giovanna Rispondi
    Sono presidente di una piccola associazione culturale e desidero farvi partecipi di due paradossi: abbiamo assunto con la consulenza di un professionista un collaboratore a progetto per 5 mesi perchè ci era impossibile continuare con contratti di lavoro occasionale in quanto aveva superato i 5000 € di compensi. Ciò che è arrivato nelle tasche del lavoratore da questo incarico (lavoro di circa 3/4 ore al giorno) sono circa 3600 € mentre il contratto comprensivo di tutte le spese di APERTURA E CHIUSURA POSIZIONI INAIL E INPS è costato all'associazione 5800 € ! In più abbiamo dovuto pagare un'Irap non prevista di 600 € perchè gli importi pagati a lavoratori parasubordinati (a progetto e occasionali per noi circa 18.000 €) sono imponibili Irap! Cioè abbiamo pagato un'imposta perchè abbiamo assunto,seppur temporaneamente, delle persone! Morale: il prox anno cercheremo solo collaboratori con partita iva.
  4. Niccolò Rispondi
    Problema grave per i lavoratori atipici è la precarietà lavorativa dalla quale deriva una ancora più grave precarietà sociale. Le contraddizioni all'interno di questo meccanismo sono tante che soltanto chi è in malafede può non notare e non rendersi conto della loro insostenibilità. Mi voglio soffermare solo su un punto: i contributi previdenziali. Per i lavoratori atipici molto spesso un anno solare non significa 12 mesi di contributi, visto e considerato che molti lavorano con contratti a breve scadenza e che tra un rinnovo e l'altro possono passare anche mesi di inattività. Ciò significa che per accumulare 40 anni di contributi ci vogliono almeno 60anni effettivi! Stando così le cose, molti di noi non ce la faranno mai ad arrivare alla meritata pensione però possono "consolarsi" con il fatto che i loro contributi permetteranno di pagare le pensioni a quelli che questa crisi molto probabilmente l'hanno generata. Ma la riprova di quanto sia squallida la nostra italietta si sta avendo in questi giorni: appena sono stati toccati i privilegi delle corporazioni, i loro orticelli, quelle stesse persone che prima inneggevano alla giusta "flessibilità" (=precarietà) della legge Biagi minacciano ora di fare barricate. E queste sono le stesse persone che dicono che siamo un paese in crisi, che bisogna stringere la cinghia e rimboccarsi le maniche...Adesso è evidente a tutti (anche ai più miopi) chi è che si dovrebbe accollare questi oneri. E da "atipico" sono schifato!
  5. Franco Cazzaniga Rispondi
    Le statistiche sono ineccepibili, ma la conclusione è, mi si scusi il termine ... inconcludente. Mi pare che il vero problema sia quello di un doppio mercato del lavoro causato dall'eccesso di protezione e di rigidità che la legislazione offre agli occupati a tempo indeterminato e, di conseguenza, nell'effetto soglia che si crea verso la creazione di posti di lavoro subordinati a tempo indeterminato. L'idea che basti offrire una protezione simile ai parasubordanati per risolvere il problema è illusoria, perché le protezioni legislative generano costi, e così facendo riducono le risorse destinabili al lavoro parasubordinato. La strada giusta (ma impraticabile nel paese delle corporazioni) è semmai quella di ridurre le barriere fra i due mercati del lavoro e favorire la mobilità (non solo permetterla mal gré), possibilmente con proposte innovative.