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  1. Matteo Mazzarotto Rispondi
    Oltre a complimentarmi con la redazione per questo esaudiente articolo volevo rispondere al sig. Venturuoli Massimo, il quale afferma che avrebbe votato "si" per punire l'immobilismo del governo Prodi. Dunque: a parte che in due mesi non è che si può trasformare l'Italia (ci vuole pazienza, meglio sforare di qualche tempo rispetto ai piani e fare una buona legge che farne dieci in dieci giorni una peggio dell'altra), io dico che non si può andare a votare ad un referendum costituzionale con l'intenzione di punire qualcuno o qualcosa. Attenzione non politicizziamo tutto. Qui si tratta di COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA! Un referendum su questi temi neanche si dovrebbe fare. Ci sono cose in cui il popolo non ha diritto di esprimersi e questa è una di queste. Come si fa a mettere nelle mani di quattro ignoranti (costituzionalmente parlando) di italiani un tema che neanche i costituzionalisti più affermati riescono a decifrare completamente??? Li abbiamo votati per qualcosa quei mister dollar man che stanno in parlamento o no? Io dico che lavorino loro su queste cose. Io non ho tempo, ho altro da fare! Non riescono a trovare una accordo? Bene allora non se ne fa niente. Detto questo (scusate se mi son fatto prendere un po' la mano...) vorrei dire una cosa. Fini parla di punire Prodi votando si. E noi dobbiamo rispondere unanimamente: sig. Fini, qui si parla di costituzione, il fondamento del nostro ordinamento giuridico, per favore un po' di contegno, grazie! Se voto no, non è perchè sono di sinistra, e neanche perchè lo dice Fassino...se voto no è perchè quando una cosa non la si conosce a fondo, è sempre meglio glissare!
  2. Paolo Rispondi
    Tale riforma - secondo me - supposte delle dubbie buone intenzioni, dubito possa funzionare. Ci si trova di nuovo di fronte ad un federalismo imposto dall'alto (non costruito dal basso come quello tedesco o americano e - erroneamente segnalato da Calderoli - il Parlamento della Scozia - che non fa, comunque, dell'Inghilterra uno stato federale). Le stesse regioni (Lombardia, Veneto, Sardegna) lamentano non tanto la situazione dell'autonomia normativa, quanto l'iniqua ripartizione dei fondi per gli enti locali (è in atto da tempo una specie di guerra tra Veneto e Trentino in materia), un capitolo che la riforma non tocca minimamente, con Calderoli che garantisce: in prospettiva, in futuro, più avanti... Non si è risolto il dibattito tra costituzionalisti: "Nuova Costituzione o nuovo patto sociale ?", non stiamo andando verso una riduzione di privilegi e poteri discrezionali senza controllo (che hanno portato alla politicizzazione di qualsiasi cosa in Italia). Non si stanno nemmeno riducendo le diseguaglianze generate da uno stato sociale (ma anche politico) volto agli interessi di gruppi "forti" (lobbies e sindacati). Non si mette mano a problemi come i poteri di spesa e i controlli sulle spese (tipo le leggi-spesa del Parlamento in barba al vincolo della Costituzione). Giova anche ricordare che la crisi della Repubblica di Weimar (che ha aperto le porte al Nazismo in Germania) ha avuto origine da uno stato con istituzioni troppo deboli. Io penso sarebbe meglio buttare quest'ultima riforma (per il metodo e il contenuto) e ricominciare da capo, aprendo il dibattito ad enti locali, amministrazioni, categorie etc...
  3. Paolo Rispondi
    Non sono un esperto, ma leggendo qualche libro (ad esempio: Viesti, "Abolire il Mezzogiorno") ho scoperto quanto già l'OCSE osservava per l'Italia. Fino al 1948 avevamo una tradizione politico-amministrativa fortemente centralizzata. La previsione del costituente del 1948 (il più ampio decentramento amministrativo) si è realizzata un po' in malo modo negli anni '70. Il risultato non è stato affatto brillante:ampi poteri di spesa senza controllo; ampie disparità nello sviluppo economico regionale; sovrapposizione e confusione di competenze tra enti diversi, continua crescita di costi burocratici e amministrativi. Il debito pubblico è passato dal 38% del 1968 a oltre il 120% degli anni '90. In questo periodo diverse riforme (applaudite dalla stessa OCSE) avevano ottenuto apprezzabili risultati in modi semplificati: dalla riforma dei "raggruppamenti operativi dignostici" (per la sanità); le leggi Bassanini, la c.d. "rivoluzione comunale"; creazione di imposte locali; l'abolizione dell'Intervento Straordinario etc.. Tali riforme, però, non avevano finalità ideologiche o di partito, ma affrontavano 8anche in ritardo) problemi reali. Gli stessi autori della riforma in votazione adesso non riescono a spiegare le reali innovazioni della riforma. Uno dei principali temi acui si affidano è quello del "ribaltone", una comunissima crisi di governo come quelle che hanno costellato la vita della "prima repubblica", cercando fenomeni come la "manipolazione del consenso" o la "deriva plebiscitaria".
  4. venturoli massimiliano Rispondi
    Volevo complimentarmi per l' articolo appena letto. Sinceramente, prima della lettura dell' articolo, ero convinto di votare SI al Referendum ( pur essendo elettore di centro-sinistra ). Ero convinto (di votare SI) per " punire " il Governo Prodi per l' immobilismo, di cui stà dando prova, e perchè ha consigliato di votare NO, senza però indicare, quali riforme costituzionali ( necessarie per il Bel Paese ) produrrà durante la Legislatura. Leggendo, però i possibili conflitti di poteri e vuoti di potere che produrebbe la Riforma prodotta dal centro destra, mi sono convinto a votare NO. Convinto che la " strura Istituzionale" non sopporterebbe una conflittualità istituzionale prolungata.
  5. Massimo Marnetto Rispondi
    La democrazia si realizza nella progressiva distribuzione del potere e della ricchezza. Le due cose procedono sempre insieme. E quando una declina, l'altra presto si riposiziona in perfetto abbinamento. Le modifiche costituzionali in questione mirano alla concentrazione del potere. Ma non sono altro che un'involuzione democratica connessa al un processo di accentramento della ricchezza. Basta vedere come lo stesso Governo che vuole "modernizzare" la Costituzione abbia sempre demonizzato le tasse. Allora meno tesse e meno Costituzione per tutti? No, grazie. Massimo Marnetto