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  1. Marco Rispondi
    Non condivido l'idea che "la logica puramente economica" sia il male del calcio italiano. Imprenditori lungimiranti valutano gli obiettivi aziendali in termine di accrescimento nel lungo periodo, ed elementi quali la trasparenza e la solidità dei bilanci, il riconoscimento dell'importanza di regole rispettate da tutti, la garanzia di competizione leale ed aperta anche a chi dispone di minori risorse economiche, sono indubbiamente elementi che un buon manager saprebbe riconoscere come necessari alla creazione di valore nel lungo periodo. Credo non sia un caso che le società più in crisi siano Roma, Lazio, Parma, i falliti Napoli, Torino e Perugia, l'ex Como di Preziosi, sparito dal calcio professionistico. L'esperienza inglese credo dimostri molto bene come il calcio sia compatibile con il mercato, purchè sia un vero mercato: regole chiare, trasparenti, dove chi sbaglia paga. Il caso di Ashley Cole, giocatore dell'Arsenal che rischiò la squalifica per contatti irregolari coi manager del Chelsea, cosa che costò sanzioni al Chelsea medesimo, è esemplificativo. Il problema secondo me sta nel fatto che nel calcio, come in ogni altro settore, si parla di apertura al mercato ma in realtà questa apertura non c'è, se non nei limiti necessari a beneficiare i leader di oggi: esattamente come con le banche, la telefonia o l'energia. L'ottica degli imprenditori è troppo impegnata a curarsi del beneficio immediato per apprezzare il vantaggio nel lungo termine di una vera apertura.
    • La redazione Rispondi
      L'articolo in realtà non dice che "la logica puramente economica" sia il male del calcio italiano, ma una cosa leggermente diversa, e cioè - volendo semplificare in maniera brutale - che il successo di una società calcistica professionistica dipende anche dal fatto che le concorrenti continuino perlomeno a esistere. Per esemplificare, si può citare uno scambio di battute a una infuocata assemblea di Lega di qualche anno fa: "Voi siete il Cagliari perché giocate con la Juve", disse Moggi al presidente cagliaritano Cellino, il quale piccato rispose "Voi siete la Juve perchè giocate col Cagliari" (per inciso, era in discussione la ripartizione dei diritti tv). Chi aveva ragione? Tutti e due, e questa è la peculiarità che abbiamo cercato di evidenziare e che differenzia il calcio da altre industrie. Non si potrebbe certo dire - per fare un esempio riferito ad un altro settore - che la Fiat è la Fiat perchè si confronta, chessò, con la Peugeot ...