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  1. Massimiliano Manfredi Rispondi
    A quando la selezione meritocratica? finchè non si applica in maniera efficiente ed equilibrata il criterio della selezione per meriti non si uscirà dall'impasse. E' eclatante che anche quando si parla di strutture privatizzate arricchite dall'ingresso di risorse drenate dall'esterno e penso alle grandi Spa tipo fs o Altalia non si metta mano in maniera rigorosa all'adozione di parametri certi per selezionare il personale. Non rammento di nessun dirigente o primario o docente universitario rimosso o mandato a casa per assenza di risultati e, quel che è più grave nessuno ne parla.
  2. Alfonso Gambardella Rispondi
    Condivido moltissimo come docente la critica alla Dirigenza Scolastica: è costituita da personaggi abituati ad obbedire, ed oggi non sanno far altro che balbettare e mantenere solo tutti i poteri del Preside, senza capacità di migliorare il "prodotto"; non sanno niente delle emergenze del dibattito teorico su una scuola del XXI secolo. Ma dal campo della scuola, vorrei passare al pubblico impiego: qui la dirigenza ha fatto la voce del padrone, molto spesso anche con un compito strano, che è quello di costituire la base finanziaria delle attività del "padrone", con tutto quello che ne consegue, e specialmente per quel che riguarda la capacità e la possibilità di gestire il personale. Qui vi sono settori ricchi di personale che non ha compiti (ve ne potrei fare esempi a iosa) ma nessuno è in grado di pensare ad una utilizzazione dello stesso in modo da rendere più efficiente la PA ed aiutarla ad avventurarsi in campi di attività generalemnete trascurati ma che meriterebbero invece tanta attenzione.
  3. M.S. Rispondi
    Gentili prof.ri Landini e Lanzetti, nonostante il vostro articolo sia molto interessante mi permetto di rimanere alquanto scettico, avendo avuto esperienza in famiglia di contratti dirigenziali delle AAPP. Oltre questo penso che una piccola critica sia dovuta: nell'articolo ci si chiede se non sarebbe stato meglio destinare le maggiori spese delle AAPP alla riduzione del debito pubblico o a R&D, che mi sembra una dietrologia un pò troppo facile; minore spesa pubblica infatti avrebbe anche significato minori redditi per le famiglie, minori consumi e minori basi imponibili che avrebbero potuto richiedere maggiore spesa pubblica in welfare e maggior debito pubblico. Grazie per lo spazio e cordiali saluti
  4. francesco Rispondi
    Ho letto il commento del signor sorgenti al quale sfugge che il vero incremento della spesa nei comuni non è dovuto soltanto alla possibilità di nominare i direttori generali, che tra l'altro e assurdamente la riforma Pisanu prevede anche per i piccoli comuni, ma dalla moltiplicazione delle figure dirigenziali e di responsabili di servizio nei piccoli e medi comuni,posizioni quest'ultime create con la legge Bassanini e che spesso non rispondono ad esigenze organizzative ma di sola simpatia e appartenenza politica e che determinano aumenti stipendiali fino al 100 del trattamento base. Il problema è allora quello di ricondurre le nomine dei vertici dell'organizzazione comunale a criteri meritocratici e non di appartenenza e simpatia politica e di stabilire precisi tetti retribuitivi nell'ambito normativo-contrattuale negli enti pubblici, comuni in primis, correlati alle effettive responsabilità di chi svolge la mansione e alla classe demografica dell'ente al fine di evitare che dipendenti con identica posizione lavorativa possano avere trattamenti economici molto ma molto differenti.
  5. Massimo Siciliano Rispondi
    Tutto ciò che ha scritto la Dott.ssa Salvemini è ancora più vero nell'Amministrazione regionale Siciliana dove, inoltre, i livelli di produttività sono bassissimi e dove si sta procedendo alla creazione di una amministrazione parallela, fatti di "società" ed "agenzie" pivate a totale controllo del Governatore o di suoi uomini, verso le quali vengono dirottati i dirigenti e i funzionari "migliori" offrendo ai primi contratti ancora più pingui e ai secondi tonnellate di straordinario. Questa è la privatizzazione della P.A. alla palermitana! Altri carrozzoni zeppi di raccomandati. Altri soldi pubblici che finiscono nelle tasche dei soliti funzionari, ma anche imprenditori, amici degli amici.
  6. francesco Rispondi
    Il problema è che il sistema si è orientato verso nomine dei dirigenti e in particolare dei massimi vertici amministrativi (ad esempio segretari comunali)sulla base fiduciaria senza valutazioni effettuate da terzi sulla competenza e merito dei candidati. Ne consegue che molte cariche amministrative sono connotate da fiduciarietà politica o partitica o comunque di rapporti interpersonali che come tali implicano ai fini della valutazione del risultato elementi soggettivi(interessi personali o politici)a discapito dell'interesse generale proprio dell'ente pubblico. La riforma del sistema presuppone nomine legate alle competenze e ai titoli pur garandendosi un legame fiduciario,revoche solo per mancato raggiungimento di obiettivi generali assegnati con il programma e certificati da soggetti terzi.
  7. Menei Vincenza Rispondi
    L'autonomia concessa a tutte le scuole poteva raggiungere i fini previsti dalla norma solo se si fosse posta attenzione adeguata alla Dirigenza Scolastica di primo e secondo livello. Purtroppo, la pressione sindacale, la policizzazione e la storia identitaria della scuola italiana, hanno portato alla dirigenza una pecentuale altissima di incompetenti e disattenti non solo ai tanti ed evidenti problemi di gestione. Si è spesso verificato un "accomodarsi" ulteriore sulla NON assunzione di responsabilità dei percorsi e dei risultati riscaricando tale responsabilità sulla docenza che, al momento, in massima percentuale, manca di conoscenze e saperi adeguati. In questi ultimi anni, poi, piuttosto che attivare la riforma, orientandosi sugli aspetti positivi e inderogabili che contiene, si è "distratta" la categoria contro il Ministro Moratti, rinforzandone conservatorismo e autoreferenzialità. Condivido in pieno la preoccupazione della Salvemini e chiedo, a chi può farlo, di approfondire ulteriormente questo settore della dirigenza sia in primo che secondo livello, prima che sia troppo tardi. In molte istituzioni scolastiche manca ogni reale analisi dei bisogni e ogni concreta valutazione dei risultati. Il processo di formazione è quasi assente. Molte iniziative sono attivate in modo improduttivo e, spesso, per accaparramento dei fondi, con la conseguenza di un attivismo confuso e mistificato. Questo discorso non va visto in modo generalizzato; ci sono ancora alcuni professionisti -insegnati e dirigenti - attenti, ma spesso bloccati nello sviluppo professionale proprio dall'inefficienza dominante nel sistema che spesso li isola e li mette in difficoltà al limite del mobbing.
  8. marcello Rispondi
    ...Il problema è che nel corso di questi anni l'amministrazione pubblica si sarebbe dovuta limitare a controllare demandando al privato il compito di gestire; questo avrebbe sicuramente favorito un processo di perdita di potere della politica in quanto non avrebbe potuto piu garantire, mettendo gli uomini giusti al posto giusto, lo scambio clientelare del voto. Pur ammirando il continuo lavoro mentale teso a ricercare il meccanismo premi-punizioni che migliora le performance e garantisca trasparenza, ritengo che l'unico modo per riportare il paese ad un giusto equilibrio efficienza-trasparenza sia procedere con una rivoluzione culturale dove l'Amministrazione Pubblica sia chiamata solo a garantire severamente le prestazioni di imprese private chiamate a gestire con gara le risorse del paese, fatta eccezione per la sanità e per la scuola. In poche parole meno stato gestore significa meno clientelismo e più efficienza. Questo se è vero per tutta la nazione è doppiamente vero per il mezzogiorno d'italia dove l'attività statale rappresenta il 90% della realtà economica.
  9. laureato91 Rispondi
    L'articolo è interessante, ed i suggerimenti ivi riportati rappresentano un'ottima base di discussione. Peraltro, va notato come, dopo un incipit corretto ed appropriato, vi sia una forse involontaria "confusione" fra le retribuzioni dei dirigenti e quelle dei dirigenti generali (specie apicali), e fra le retribuzioni del personale estraneo all’Amministrazione in posizione di diretta collaborazione e quelle del personale di ruolo. Alla fine, generalizzando forse un po’ troppo, si giunge a dichiarare che vi sarebbe stata “una forte impennata delle retribuzioni dei dirigenti”, tanto da costituire “una causa non minore della crescita del volume complessivo delle retribuzioni pubbliche nell’ultimo quinquennio”. Eppure, i contenuti dei CCNL (firmati, tra l’altro, con oltre quattro anni di ritardo!) sono facilmente accessibili sul sito dell’Aran. Per quanto riguarda i livelli retributivi, evidentemente non si tiene conto della questione della eccessiva “forbice” che si èandata allargando, tra dirigenti generali e dirigenti “ordinari”. Anzi, la curva delle retribuzioni, relativamente piatta fino al grado di dirigente, si impenna solo per i dirigenti generali. E dunque, i “tetti" di cui si parla andrebbero semmai – più propriamente – fissati in relazione ai dirigenti generali (anzi, a quelli investiti di incarichi – e retribuzioni – apicali). economiaitaliana.splinder.com
  10. barbara balboni Rispondi
    Pensare che, in un paese come il nostro, l'introduzione e l'estensione dello spoyl system, oltre alla facoltà di stipulare contratti dirigenziali di diritto privato con aumenti di stipendio potesse scatenare l'assalto al forno delle grucce da parte di una classe dirigente di basso profilo, da sempre satellitare alla politica spicciola non era poi un esercizio profetico così difficile. Anche perchè, in tutti i sistemi di valutazione dei risultati di fatto attuati, è la stessa amministrazione (cioè i dirigenti) a stabilire sia gli indici che i punteggi, arrivando poi a controllare i risultati. Un sistema dove controllore e controllato sono lo stesso soggetto funziona tendenzialmente poco. Come dire....si sviluppano strane logiche di casta. Non sarebbe male creare un istituto autonomo dalle singole amministrazioni che ne conosca i prodotti ma che faccia il controllo da esterno, e che comprenda non solo soggetti provenienti dalla p.a., ma anche persone completamente estranee alla stressa (docenti, professionisti, esperti designati su segnalazione delle organizzazioni degli utenti ecc. ). Detto questo, alla selezione per titoli, con obbligo di motivazione del giudizio, non si vede proprio perchè non debba essere accostato ad un sano, sanissimo esame, magari con una bella preselezione con test, e ad una successiva bella interrogazione. Questo non significa che non si debbano guardare ai titoli, ma i titoli si possono collezionare in tanti modi, nel mondo satellitare alla politica spicciola, mentre le conoscenze di base si acquisiscono "solo" studiando e lavorando. Visto che il concorso è l'unico modo che abbiamo non già per far emergere i migliori, ma per tenere fuori i più palesemente ignoranti, non si vede perchè, invece di modernizzare lo strumento, lo si debba demonizzare. Grazie dell'attenzione
  11. Rinaldo Sorgenti Rispondi
    Da molte parti ed in particolare durante l'ultima campagna elettorale si è commentato sul fatto che, nonostante i tentativi da parte del Ministri dell'Economia (Tremonti-Siniscalco-Tremonti), la spesa pubblica ha continuato a crescere anche in un periodo di scarso ulteriore aumento del PIL. Come sappiamo una buona parte della spesa pubblica è quella operata dagli Enti Locali (in particolare Comuni, Province e Regioni), la cui dinamica è quindi sostanzialmente decisa perifericamente e sulla quale il Governo ha ben pochi strumenti, salvo imporre un tetto ai trasferimenti, come peraltro deciso per tentare di indurre alla "moderazione". Ora vi è una voce che nel mare degli "sprechi" ha una sua rilevanza quantitativa ed anche etica. Si tratta dalla DOPPIA retribuzione che viene molto spesso corrisposta ai cosidetti: "Direttori Generali", figura istituita dalla Legge Bassanini. Prima questa funzione veniva implicitamente svolta da Dirigenti Statali (i Segretari Generali) che beneficiano già di un discreto trattamento economico e normativo. La nuova situazione ha comportato che, troppo spesso, i Comuni hanno deciso di conferire tale nuova formale carica agli stessi "Segretari Generali" ma, anzichè eventualmente riconoscere loro un "SUPERMINIMO" per tale formale funzione (ripeto sempre già svolta in precedenza), viene riconosciuta loro una cospicua nuova retribuzione per una funzione che, comunque svolgono "part-time" con quella che permane di "Segretario Generale". Quindi in capo alla stessa persona si elargisce un doppio lauto riconoscimento economico (Minimo 5-7.000 Euro aggiuntivi al mese !!!) oltre alla retribuzione di Dirigente Statale. E' uno scandalo a cui il Sindacato della Funzione Pubblica deve eliminare quando a svolgere tale funzione è chiamata la stessa singola persona. Una valorizzazione minima: ipotizziamo 4.000 degli oltre 8.000 Comuni x 5.000 Euro mese = 240 milioni di Euro/annui !!! Alla faccia dell'equità e della disoccupazione.
  12. Ing. Marcellino De Santis Rispondi
    In realtà, per meglio esaminare la situazione, occorrerebbe partire dal fatto che L'italia è stato l'unico paese comunista democratico. Il problema è che nel corso di questi anni l'amministrazione pubblica si sarebbe dovuta limitare a controllare demandando al privato il compito di gestire; questo avrebbe significato perdita di potere per la politica che non potendo mettere gli uomini giusti al posto giusto non avrebbe potutto garantire lo scambio clientelare del voto. Quindi, pur ammirando il continuo lavoro mentale teso a ricercare il meccanismo premi-punizioni che migliora le performance e garantisca trasparenza, ritengo che l'unico modo per riportare il paese ad un giusto equilibrio efficienza-trasparenza sia procedere con una ricvoluzione culturale dove l'Amministrazione Pubblica sia chiamata solo a garantire severamente le prestazioni di imprese private chiamate a gestire con gara le risorse del paese, fatta eccezione per la sanità e per la scuola. In poche parole meno stato gestore significa meno clientelismo e più efficienza. Questo se è vero per tutta la nazione è doppiamente vero per il mezzogiorno d'italia dove lo stato rappresenta il 90% della realtà economica.