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  1. Stefano Raviol Rispondi
    Per semplificare la tassazione su redditi da capitale e redditi diversi, oltre ad uniformare le aliquote, proporrei anche una uniformazione dei meccanismi di applicazione, eliminando la tassazione sul maturato, questo forse può non piacere agli attuali proponenti della riforma, ma a mio parere renderebbe più equa, anche come percezione da parte del contribuente, la tassazione, infatti realizzando una plusvalenza si è più disponibili a condividerla con qualcuno (lo Stato) più di quanto possa accadere con un guadagno che rimane sulla carta (tassazione sul maturato), oltre ad eliminare gli effetti distorsivi che ha sull'asset allocation il credito d'imposta per perdite pregresse, effetti distorsivi che hanno fatto sì che buona parte dei risparmi confluiti in fondi d'investimento siano sotto forma di sicav di diritto estero (guardate le numerose offerte di lavoro all'estero per laureati in materie economico-finanziarie da parte di branch estere di banche italiane). Rimandando a quanto scritto dal Prof. Lupi, secondo me si dovrebbe procedere alla completa esenzione delle plusvalenze realizzate dai fondi pensione, questo per tre motivi: -l'attuale limite di 5000 euro di versamenti annui fa sì che non siano favoriti i grandi patrimoni; -si darebbe effettivo impulso al terzo pilastro nell'ottica della progressiva riduzione delle prestazioni pensionistiche; -la rendita percepita alla fine della contribuzione sarebbe comunque tassata in via ordinaria (come le attuali pensioni). Inoltre oramai la finanza è una vera e propria industria, che dà lavoro qualificato a migliaia di persone, e non risente se non in via indiretta, di fenomeni come la cocorrenza asiatica nel manifatturiero, possibile che non ce ne si renda conto?
  2. Nino Ruzic Rispondi
    Gentili signore, non sarebbe piu semplice adottare il sistema nordico di tassazione, dove il reditto di attivita finannziarie viene sommat al reddito "da lavoro"? In tal modo l'equita sarebbe salvaguardata e ne guadagnerebbe la semplicita. In questo caso pure la soglia minima sarebbe garantita, visto che si potrebbe semplicemente alzare la soglia minima del reditto totale - che verrebbe a compredenre le attivita di lavoro(salariate) e quelle finanziarie. Una soluzione in tale senso avrebbe anche il pregio di rendere piu simili la tassazione del lavoro e del capitale.
  3. Paolo Poggioli Rispondi
    Ho letto con molto interesse il vostro articolo e con altrettanta attenzione i commenti dei lettori. Vorrei intervenire anch'io nel dibattito per precisare alcune questioni: 1)non sono d'accordo con chi sostiene che l'aumento della tassazione dal 12,5% al 20% scoraggi gli investitori istituzionali. Ricordo che le società (tra cui i cosiddetti "investitori istituzionali") non sono soggette alla cedolare secca del 12,5%. Quindi, come giustamente affermano le autrici, la riforma non c'entra nulla con questi soggetti e con i rating dello Stato Italia (abbastanza divertente questa definizione...) 2)se fosse per me non introdurrei neanche la distinzione fra piccoli e grandi patrimoni: la tassazione è proporzionale e in quanto proporzionale chi ha di più paga di più, chi ha di meno paga di meno. Esempio: investo 10.000euro in bot e mi rendono il 2% lordo. Cedola staccata 200euro. tasse pagate con la vecchia tassazione 25 euro; tasse pagate con la nuova tassazione 40euro. Sono così scandalosi questi 15 euro in più, considerando che se invece di una cedola fosse una retribuzione da lavoro dipendente avremmo pagato il 23% nella migliore delle ipotesi? 3)siamo sicuri di questo travaso di risorse dai titoli di investimento ai conti correnti a seguito della nuova tassazione?chi parla di avversione al rischio, per piacere, faccia i conti: preferisce (a parità di rischio, visto che i titoli di stato sono universalmente considerati risk-free) investire 10.000euro in bot/cct/... e guadagnare, invece di 175euro, 160euro (vedi esempio sopra) o lasciarli sul conto e guadagnare lo 0%? Quando si parla di numeri non mettiamoci di mezzo l'ideologia o l'idea politica di ognuno. I numeri non sono opinabili e come tale li si può considerare in maniera oggettiva.
  4. Luigi M. Rispondi
    Ma tutti questi "esperti" che parlano della correttezza di avere aliquote differenziate per titoli di stato e altre rendite si sono domandati perchè ovunque all'estero non è così? solo loro sono i depositari della verità? e ancora: dato che l'unione ha sempre detto di considerare una sorta di franchigia per i piccoli patrimoni (che verosimilmente hanno anche rendite basse) quali sono i vecchietti che arrotondano la misera pensione con le cedole? quelli che hanno evaso nel passato (e hanno di conseguenza una pensione bassa) e posseggono un patrimonio di centinaia di migliaia di euro? o forse il problema sta nel fatto che gli attuali evasori si trovano a pagare finalmente un po' di quelle tasse che evadono sistematicamente con l'IRPEF?
  5. Emilio Mola Rispondi
    Credo che la questione determinante, sia econominacamente che politicamente, della proposta fatta dall'Unione, sia quella della soglia di esenzione. Armonizzare la tassazione è infatti una scelta molto condivisibile. A patto che l'aumento dal 12 al 20% non coinvolga i piccoli risparmiatori. L'Unione ha proposto che l'aumento riguardi solo quelle attività finanziarie che ammontano ad oltre 100.000 euro. Ma in un regime sostitutivo quale è il nostro, può davvero essere fatta una cosa del genere? E se no, ci sono delle soluzioni? Quali?
  6. Vincenzo M. Rispondi
    Non sono d’accordo sull’affermazione che due aliquote sono inutili, perché un conto è tenere i soldi sul conto corrente o sul libretto postale, altra cosa è finanziare lo Stato (acquistando bot, cct, btp) o le aziende private (azioni). Uniformando l’aliquota al 20%, con i livelli di tasso attuali e con una curva dei tassi sostanzialmente flat, si crea una preferenza per la liquidità, cioè si incentiva il risparmiatore verso forme di risparmio “improduttive” per il sistema. In secondo luogo, con i tassi di rendimento attuali, che coprono a mala pena l’inflazione ufficiale ma certamente non quella reale, l’innalzamento della tassazione sui titoli di stato al 20% costituisce di fatto una piccola “patrimoniale”. Infine, il riferimento alla tassazione degli altri paesi risulta fuori luogo perché lo Stato Italia ha un rating inferiore rispetto agli altri partners europei, pertanto è costretta a pagare di più il proprio debito. Aumentando la tassazione non c’è più interesse per gli investitori istituzionali a preferire i titoli di stato italiani. La formula giusta sarebbe stata l’introduzione della “tassa sulla speculazione”, basata sul possesso temporale degli strumenti finanziari. Le operazioni di acquisto e vendita a breve e brevissimo termine (6-12 mesi) di titoli di stato o titoli azionari rientrano nell’ambito della speculazione e dovrebbero essere tassati con una aliquota alta, ad esempio del 30%. L’acquisto degli stessi titoli ma con un possesso temporale maggiore non costituisce più speculazione ma investimento pertanto essi non dovrebbero subire alcun aumento di tassazione.
  7. Alberto Lusiani Rispondi
    Non sono d'accordo con l'affermazione categorica che la presenza delle due aliquote esistenti, 12.5% e 27% non avrebbe alcuna giustificazione razionale. Questa e' solo un'opinione, per quanto dignitosa. Personalmente sono convinto che sia opportuno avere tassazioni differenziate che correttamente distinguano tra redditi speculativi (es. scalping, stock option, rivendite immobiliari a breve), e il pensionato che riceve magrissime cedole semestrali dei CCT in cui ha investito la pensione. Per quanto semplicistica e incompleta, la tassazione esistente correttamente tassa piu' i guadagni a breve (presumibilmente speculativi) rispetto agli investimenti a lungo termine (presumibilmente rendita di un risparmiatore avverso al rischio). Riguardo l'aumento dell'imposta al 12.5%, lo ritengo inappropriato se riferito a redditi da titoli di Stato e obbligazioni che rendono poco oltre l'inflazione. Senza correzione per l'inflazione, un aumento dell'imposta colpirebbe di fatto piu' il piccolo risparmiatore rispetto a chi realizza profitti speculativi a breve, che sono molto piu' alti del 2-3% dei BOT, e che vengono realizzati in tempi brevi in cui l'inflazione non ha tempo di accumularsi. E' abbastanza ovvio almeno a me che, se non si vuole tener conto esplicitamente dell'inflazione, e' almeno opportuno usare aliquote diverse in rapporto alla durata dell'investimento, sempre che non si vogliano colpire piu' i meno abbienti detentori di obbligazioni sicure rispetto a chi movimenta grossi capitali in operazioni speculative ad alto rischio e a breve. Cordialmente, Alberto Lusiani
  8. G. Corbisiero Rispondi
    Vorrei poi sottoporre un ultimo elemento all’attenzione degli autori, se la redazione sarà così gentile da accettarlo malgrado abbia già espresso la mia opinione su un’altro punto: nel momento in cui un risparmiatore sottoscrive un titolo finanziario, ciò che a lui interessa è il rendimento al netto delle tasse, pertanto è in base a tale valore che accetta il contratto. Cambiare la tassazione su titoli già emessi, anche senza operare retroattivamente, moralmente corrisponde a tradire l’impegno dello Stato nei confronti del sottoscrittore di pagare il tasso di interesse indicato nel regolamento. E se la legge lo consente, commette un errore. Ma anche tralasciando quest’ultimo punto, ossia se sia giusto o meno che la legge permetta un tale comportamento, un provvedimento di questo tipo non può che provocare sfiducia da parte dei risparmiatori nell’investire nuovamente in titoli in cui i rendimenti indicati potrebbero in futuro rivelarsi nuovamente fittizi. Tutto ciò, se proprio non dovesse portare a una fuga di capitali all’estero, tramite canali legali o non (i capitali dei piccoli risparmiatori(=i fessi?) non fuggiranno di certo alle Cayman, ma probabilmente saranno i soli), avrebbe come probabile effetto diminuzione dell’investimento finanziario in generale. Non so quanto ciò sia desiderabile, soprattutto se ancora maggiori fondi fossero dirottati nel “mattone”. Che ne dite, per evitare questo rischio vogliamo “armonizzare” anche in quest’altro campo paventando la dissoluzione del diritto di proprietà?
  9. Giuseppe Corbisiero Rispondi
    ... Vorrei far presente che, come a più riprese è stato messo in luce soprattutto da politici di centrosinistra, la maggior parte degli italiani è oggi più povera, che i loro redditi reali sono paurosamente diminuiti (tutto ciò con l’aiuto dell’attuale governo, mai preoccupatosi di contrastare la sempre maggiore sperequazione nella distribuzione della ricchezza); e che per una buona parte di questi italiani il possesso di qualche titolo finanziario (in gran parte dello Stato o postale) rappresenta l’unico elemento di sicurezza per il futuro, quando non anche l’unica risorsa cui attingere per sostenere le sempre maggiori spese. Non mi sembra allora che sia questa la strada giusta per una maggiore equidistribuzione dei beni, soprattutto considerando come Prodi vorrebbe impiegare gli introiti. Con questo denaro si vuole ridurre il costo del lavoro per le imprese. Ma siamo sicuri che sia il costo del lavoro ad impedire alle nostre imprese di essere competitive con quelle estere? Che ciò basterà ad evitare che queste chiudano i battenti a seguito della concorrenza che ricevono dai competitori europei e non? Dunque, possiamo dire con certezza che a seguito di questa manovra aumenterà la domanda di lavoro, unica possibilità per i lavoratori di trarre, seppure in misura minima rispetto agli industriali, beneficio da tale politica? Non credo che questo provvedimento basti a rimettere in moto il disastrato cantiere Italia, e che dunque l’impiego giustifichi una maggiore povertà di italiani che già non se la passano bene. O perlomeno reputo giusto che queste persone si avvalgano del diritto di difendersi non votando Prodi, anche contro gli incoraggiamenti non si sa quanto disinteressati di numerosi professionisti.
  10. filippo ravalico Rispondi
    articolo molto utile, chiaro e completo. ma non e' una novita'. peccato per l'associazione Cayman / canali illegali: gratuita (che sui "paradisi" fiscali servirebbe ben altro genere di informazione) e anche sbagliata (che, se ho ben capito, nelle Cayman la direttiva si applica eccome, con gran beneficio per gli operatori locali nella serrata competizione con, tra i molti, i cugini in Bermuda). saluti filippo ravalico ps non avendolo ancora fatto, ringrazio comunque le autrici, i collaboratori piu' o meno regolari e tutta la redazione per il servizio reso alla comunita'.
  11. Cesare Sacchi Rispondi
    Care Amiche , siete bravissime. Complimenti. Vorrei ricordare il monito di Luigi Einaudi, scritto nel 1958 “ricordo il paragone che mi raccontò un saggio ginevrino… che aveva due case di uguale valore, una in Svizzera e l’altra in Francia (e diceva) <>. Einaudi concludeva: “Tutto si lega, l’imposta e l’uso dell’imposta, la capacità e la rettitudine dei governanti e l’ossequio alla legge dei governanti. All’errore della legge tributaria fa contrappeso la frode fiscale . Chi non vuole la frode non deve volere l’errore”. Il saggio di Ginevra avrebbe mai pensato di portare all’estero i suoi capitali? E non l’avrebbe fatto un saggio danese che mi diceva: <<È vero, paghiamo tante tasse ma abbiamo ottime strade, scuole valide, ospedali sicuri e pensioni dignitose>> So bene che il tanto sognato modello danese non funzionerebbe dalle nostre parti. Ma possiamo chiedere che il futuro governo cominci subito a costruire strumenti fiscali adatti ai tempi (a dire il vero, da quanto leggo, la questione riguarda tutte le grandi economie, Stati Uniti, compresi ). Ripensando magari a rimettere al centro di una rinnovata logica tributaria l'imposta sul reddito consumato da voi ricordata.
  12. Stefano Parravicini Rispondi
    Mi piacerebbe sapere il perchè della diversa tassazione tra i conti correnti bancari (27%) e le altre rendite, solo per capire se ancora sussistono le ragioni della differenzazione. Il recupero di reddito dato dalla eventuale minore tassazione degli interessi dei conti correnti bancari è ridicolo visti gli interessi minimi corrisposti, generalmente 0,50 % o meno, quindi gli investitori avranno sicuramente un aumento di tassazione. Cordiali saluti Stefano Parravicini
  13. Ludovico Miseso Rispondi
    Nota l'avversione al rischio degli italiana, avremo un bel travaso di risorse dedicate agli investimenti (azioni, fondi comuni, ecc) a conti correnti e depositi bancari; così ingrasseremo gli utili delle banche e daremo loro una delega a fare investimenti rischiosi, poi per lo più non possono farlo per legge (ad es. non possono prendere più del 15% di partecipazione in un azienda) e così daranno i soldi ad un ricucci qualsiasi che rischi per loro. Un bel risultato, disastroso.
  14. raffaello lupi Rispondi
    Condivido sostanzialmente quello che scrivete, ed aggiungo solo alcune considerazioni. Una tassazione piu' modesta dei frutti dei titoli obbligazionari si giustifica perchè "sono investimenti" mentre i depositi sono solo i soldi sotto il materasso del terzo millennio. questo "favor" verso gli investimenti c'entra poco con la misurazione "neutra" della capacità economica. Detto questo, il convitato di pietra è l'inflazione, perchè la ricchezza monetaria è l'unica, tra quelle con qualche rilevanza macroeconomica, ad essere falcidiata dall'inflazione. Non tenere conto dell'inflazione è comunque sperequato. Perchè non ne parliamo? Ultima cosa i fondi pensione e la previdenza complementare. Portare al 20 anche la tassazione su questi soggetti? Io non saprei, voi che dite? Ciao. Raffaello