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  1. Massimo Leonardi Rispondi
    Finalmente qualcuno che presenta dei conti e fa considerazioni che chiariscono le idee e non butta cifre e percentuali a casaccio come in genere avviene nei tg e gr. Premetto che sono totalmente ignorante in materia economica e l’articolo in questione mi ha confermato con i dati quelle che erano sensazioni provate da tempo. Da ignorante pongo alcune domande. E’ lecito pensare che lo Stato (Antitrust) non interviene poiché tutto sommato torna comodo ciò che sta avvenendo soprattutto per non rimetterci nel gettito IVA? Se si allarga lo sguardo a tutto il settore energetico, si può considerare una anomalia il fatto che in un periodo di forti tensioni sui prezzi della materia prima le aziende che la commerciano e producono con esse energia scoppiano di salute come non mai? Vi sono casi analoghi nel passato? E’ verosimile che gli aumenti che l’autority per l’energia ci ha rifilato in bolletta e quelli dei distributori di carburanti alla pompa, eccedano la reale incidenza sul prezzo del prodotto finito dell’aumento del prezzo della materia prima? Quello che avviene in Italia sta avvenendo anche nel resto della Comunità europea? E’ da malpensanti supporre che la liquidità di cui dispongono, almeno a livello europeo, le aziende energetiche e che gli permette di fare shopping a colpi di opa in contanti derivi, almeno in parte, da un meccanismo come quello sopra ipotizzato? Sarebbe interessante se scriveste con la vostra abituale chiarezza e competenza anche su questi argomenti. Se lo avete già fatto, per cortesia, indicatemi dove posso rintracciare i vostri lavori. Grazie
    • La redazione Rispondi
      Caro Massimo Leonardi, ti ringrazio per gli apprezzamenti che vanno tutti alla Redazione de lavoce.info per lo sforzo editoriale. Vengo alla tua prima domanda: lo Stato non interviene perché trae vantaggio dal gettito IVA? Credo ancora nelle Authority indipendenti (Antitrust), le cui prerogative e i cui poteri sanzionatori potrebbero certamente essere rafforzati. Seconda domanda: molta salute per l’energia in un periodo di “vacche magre”? Da sempre alle tensioni sui mercati petroliferi si accompagna un aumento dei profitti dell’industria di settore. Un esempio per tutti: quando l’uragano CATRINA distrusse le raffinerie nel golfo del Messico, nell’immediato l’unico settore industriale ad aver migliorato le proprie prospettive di redditività fu quello dell’energia (Fonte: IBES). Riguardo alla questione su aumenti delle bollette e impiego della liquidità generata, posso solo indicarti un precedente articolo dal titolo “Prezzi alti, concorrenza scarsa (LINK)”). Di sicuro chi ci perde sono i consumatori...almeno quelli che in portafoglio non detengono le azioni del settore!! Saluti Donato Berardi
  2. Matteo Olivieri Rispondi
    Gentile autore, autorevoli analisti si sono spesi in previsioni pessimistiche sulle riserve mondiali di petrolio, come da numerosi contributi che compaiono regolarmente su Scientific American dal 1998. L'investimento in impianti di raffinazione rischia di non essere conveniente se teniamo conto degli scenari di raggiungimento del picco in una forbice che va dal 2012 al 2025, nelle analisi più serie. A questo è ragionevole aggiungere con Lei che, all'avvicinarsi del burrone, gli oligopoli del greggio tentino di riempire le tasche quanto più possibile. Le vorrei porre però questa domanda: considerando il calo dei prezzi dei prodotti agricoli e i costi per la Comunità europea in contributi che hanno martoriato il mondo verde in questi ultimi vent'anni non si poteva cominciare prima nell'addizione di bioetanolo e biodiesel nei due carburanti? E' verosimile affermare quanto previsto da Raul Gardini tanti anni fa sulla convenienza di questo approccio. Ora parte di quegli aumenti che consideriamo ingiustificati sarebbero senz'altro calmierati da percentuali di biocombustibili, il cui prezzo beneficia anche del progresso delle tecniche e delle tecnologie. Aggiungo per completezza però che sempre sulla stessa rivista Scientific American sono stati frequenti gli articoli che mettono in discussione la produzione di biocombustibili, additata di essere in deficit energetico se si considerano tutti gli input e gli output di combustibili fossili immessi nel processo di produzione e trasformazione (stanti le condizioni attuali).