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Due legislature, due sistemi di tax-benefit

Con un metodo di analisi molto semplice si possono verificare gli effetti sul reddito disponibile delle famiglie delle riforme attuate negli ultimi dieci anni. E’ possibile rintracciare una diversità nelle logiche di fondo che hanno ispirato le due esperienze di Governo: il centrosinistra è stato più attento al segno redistributivo delle riforme, concentrando le risorse a favore dei decili inferiori della distribuzione, mentre il centrodestra ha avuto come prioritario l’obiettivo della riduzione del carico fiscale, in modo percentualmente uniforme.

Nel corso degli ultimi dieci anni i Governi hanno adottato moltissimi provvedimenti, sia dal lato delle imposte che da quello dei trasferimenti monetari, con conseguenze dirette sui bilanci delle famiglie italiane. Su un campione rappresentativo, verifichiamo quali sono stati gli effetti distributivi complessivi dei provvedimenti di tassazione e spesa varati nel corso delle due ultime legislature, da parte rispettivamente dei Governi di centrosinistra e centrodestra, nei periodi 1996-2001 e 2001-2005. (1)
Dato che è praticamente impossibile tenere conto di tutte le misure introdotte, studiamo solo i cambiamenti più significativi, che più hanno attratto l’attenzione dell’opinione pubblica.

Le misure considerate

Tra i provvedimenti introdotti dai Governi di centrosinistra nel periodo 1996-2001, consideriamo in particolare le ripetute revisioni degli scaglioni e delle aliquote dell’Irpef, nonché l’incremento delle detrazioni per redditi e per figli a carico; gli aumenti dell’importo dell’assegno al nucleo familiare; il riordino delle aliquote Iva e dell’accisa sui tabacchi; l’introduzione di due nuovi istituti a sostegno del reddito familiare, l’assegno alle famiglie con almeno tre minori e l’assegno di maternità; gli incrementi dei trattamenti integrati al minimo.
Per quanto riguarda le misure adottate dal Governo di centrodestra, prendiamo in considerazione invece l’aumento nel 2002 delle detrazioni Irpef per figli a carico; le due tranche di riforma Irpef nel 2003-2005 con le quali è stata rimodulata la scala delle aliquote, si è estesa a tutti i contribuenti la soglia di esenzione e si sono trasformate molte detrazioni d’imposta in deduzioni dall’imponibile; l’aumento a un milione di vecchie lire delle pensioni più basse, con limiti di età; la variazione dell’imposta sui tabacchi e di quelle di bollo e registro.
Non teniamo conto dei provvedimenti sperimentali poi non convertiti in misure permanenti, come il reddito minimo di inserimento o l’assegno di mille euro a favore dei nuovi nati, né dell’abolizione dell’imposta di successione, che sicuramente ha avvantaggiato le famiglie più ricche.

Il metodo di analisi

Il metodo di analisi è molto semplice. Applichiamo ai redditi delle famiglie, espressi a valori correnti del 2005, tre diverse normative: quella del 2005, quella vigente nel 2001 e quella relativa al 1996. L’impatto distributivo delle riforme del sistema di tax-benefit introdotte dal Governo di centrodestra, ad esempio, viene misurato applicando alle famiglie del 2005 sia la normativa attuale, che quella del 2001, cioè all’inizio della legislatura. Gli effetti delle misure di policy sono valutati in termini di variazione del reddito disponibile familiare equivalente, dato dal reddito familiare diviso per una scala di equivalenza, che permette di rendere comparabili redditi di famiglie con diversa composizione.
Si tratta di un esercizio controfattuale: descriviamo le variazioni di reddito determinate dal sistema di tax-benefit, a parità di reddito prima delle imposte e dei trasferimenti. Cerchiamo cioè di isolare l’effetto netto che hanno avuto le scelte di policy, a prescindere da ogni altro fenomeno che in questi anni possa avere influenzato la distribuzione del reddito. Gli eventuali guadagni vengono sempre corretti per tenere conto del fiscal drag, cioè l’incremento automatico di tassazione reale che si verifica quando il reddito imponibile cresce in termini nominali. Per valutare chi guadagna e chi perde, suddividiamo le famiglie italiane in dieci gruppi di uguale numerosità: il primo decile comprende il 10 per cento più povero delle famiglie, il decimo il 10 per cento più ricco.

I risultati

La figura 1 confronta gli effetti delle riforme effettuate dalle due coalizioni al potere negli ultimi dieci anni. Le barre chiare mostrano come è cambiato il reddito disponibile delle famiglie italiane durante i cinque anni di Governo del centrosinistra, quelle scure sono relative alla legislatura in corso. La curva è la somma delle due barre, e quindi rappresenta la variazione totale del reddito disponibile negli ultimi dieci anni per ogni decile.

Figura 1 – Variazione percentuale del reddito disponibile nei due periodi, al netto del fiscal drag

Questa figura ci dice due cose. In primo luogo, in entrambe le legislature le riforme di alcuni tra i principali istituti del nostro sistema di tax-benefit hanno determinato un modesto aumento dei redditi disponibili delle famiglie. In secondo luogo, mentre il quinquennio del centrosinistra mostra una distribuzione decisamente progressiva degli incrementi di reddito, negli ultimi cinque anni solo il 20 per cento più povero ha registrato guadagni percentuali superiori alla media, mentre tutte le altre classi di reddito presentano incrementi simili. Il segno progressivo delle politiche dei Governi del centrosinistra può essere attribuito alle modifiche dell’Irpef e agli aumenti dell’assegno familiare, nonché all’introduzione dell’assegno per le famiglie con almeno tre minori.
I provvedimenti assunti dal Governo di centrodestra nel periodo 2001-2005 risultano invece meno redistributivi perché la seconda tranche della riforma dell’Irpef ha avvantaggiato i redditi medio-alti, compensando gli effetti perequativi del primo modulo. Il maggior guadagno per i due decili più bassi si spiega con l’incremento di parte delle pensioni minime a 516 euro.
Se poi esaminiamo cosa è successo a sottogruppi della popolazione, emerge che le famiglie con persona di riferimento anziana hanno beneficiato di guadagni di entità simile nei due periodi, mentre per le famiglie con figli minori e a basso reddito l’aumento del reddito disponibile è stato decisamente superiore nella legislatura 1996-2001. (2)
La figura 1 potrebbe suggerire che la differenza tra centrosinistra e centrodestra sia tutto sommato modesta, visto che i guadagni sono comunque sempre piuttosto contenuti. Le variazioni che abbiamo presentato sono però calcolate in termini percentuali, e se ricchi e poveri beneficiano di aumenti percentuali non molto diversi, ciò significa che i ricchi hanno ottenuto, in termini assoluti, molto di più. La figura 2 mostra come si è ripartito, nei due periodi, l’incremento complessivo di reddito disponibile ottenuto dalle famiglie italiane a seguito del mutamento degli istituti di tassazione e trasferimento. Il 10 per cento più povero, ad esempio, ha ottenuto circa il 13 per cento dei benefici totali nella legislatura di centrosinistra, solo il 6 per cento negli ultimi cinque anni. Viceversa, al 10 per cento più ricco è andato meno del 5 per cento delle risorse nel primo periodo, più di un quinto del totale nel secondo. I due gruppi di barre hanno andamenti opposti.

Figura 2 – Ripartizione dei guadagni di reddito disponibile per decili

In conclusione, è possibile rintracciare una diversità nelle logiche di fondo che hanno ispirato le due esperienze di Governo: il centrosinistra è stato più attento al segno redistributivo delle riforme, concentrando le risorse a favore dei decili inferiori della distribuzione, mentre il centrodestra ha avuto come prioritario l’obiettivo della riduzione del carico fiscale, che ha attenuato in modo percentualmente uniforme.


(1)
Anticipiamo qui i primi risultati di una ricerca in corso di svolgimento nell’ambito di un progetto, coordinato da Chiara Saraceno in collaborazione con l’Istituto Cattaneo di Bologna, per un rapporto biennale su disuguaglianze economiche e vulnerabilità in Italia, che sarà pubblicato tra alcuni mesi dal Mulino.

(2) Per maggiori dettagli, lo studio completo è disponibile nel sito www.capp.unimo.it.

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  1. Felice Russo

    Sarebbe interessante integrare i vostri risultati tramite l’applicazione delle diverse legislazioni su differenti distribuzioni dei redditi familiari originari (ad es., quelle desunte a partire dall’Indagine campionaria della Banca d’Italia del 1998 o del 2000).
    L’effetto redistributivo potenziale definito dall’applicazione delle misure di policy potrebbe infatti mutare quando, sempre “[…] a prescindere da ogni altro fenomeno che in questi anni possa avere influenzato la distribuzione del reddito”, altre distribuzioni fossero impiegate come baseline di riferimento.
    Questi ulteriori esercizi rilevano in particolare nel caso in cui a tali effetti potenziali, si volesse aggiungere una prima, e necessariamente parziale, analisi degli effetti ‘reali’. In tal caso (e sempre concentrandosi sugli effetti di impatto e non tenendo conto delle reazioni dei contribuenti al mutamento del sistema di tax-benefit) si evita il problema della dipendenza dei risultati dalla baseline e quindi il rischio che alcuni possano formulare appunti del genere: ‘l’effettivo risultato redistributivo dipende dal congiungersi di due elementi, la particolare struttura del prelievo e della spesa e la distribuzione dei redditi sulla quale essa si applica’. Resta evidente che una valutazione di carattere compiutamente reale delle normative al 2005 dovrebbe basarsi sulla distribuzione primaria al 2005 – si dovrà attendere…
    Sarebbe altresì interessante, e potrebbe assegnare anche un carattere normativo all’analisi, utilizzare altre unità di base che non siano la famiglia. La scelta corretta di impiegare una scala di equivalenza non implica che il peso da attribuire nella costruzione degli indici o degli aggregati ai redditi familiari debba essere uguale per tutti: le alternative del numero degli individui o degli adulti equivalenti (in rapporto ai relativi aggregati numerici) potrebbero irrobustire i risultati del vostro significativo studio. Grazie dell’attenzione.

  2. Alberto Lusiani

    E’ corretto redistribuire, tuttavia, se il trasferimento di reddito incide con aliquote e progressivita’ troppo elevate, c’e’ una perdita generale di benessere, perche’ c’e’ disincentivo a lavorare e guadagnare, maggiore evasione, e si riduce il totale da dividere, come il fallimento economico dei sistemi comunisti ha mostrato bene nella storia recente. Ritengo le aliquote ora vigenti gia’ troppo elevate, in particolare nella fascia di reddito tra 40mila e 80mila euro lordi all’anno (1800-3500 Euro netti al mese probabilmente). Su questi redditi grava una tassazione marginale al 38-39% che si aggiunge ad una contemporanea riduzione progressiva delle detrazioni e degli assegni familiari. In questa fascia di reddito probabilmente l’aliquota marginale effettiva e’ dell’ordine del 50-60%. Ritengo queste aliquote marginali reali dannose al benessere generale e per questo motivo ritengo piu’ corretta anche se meno redistributiva l’azione del centro-destra. Le misure piu’ opportune oggi sarebbero recupero del fiscal drag e maggiori detrazioni per i familiari a carico, non maggiore redistribuzione gravante su redditi medi che pagano le tasse.

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