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  1. Riccardo Rispondi
    Nell'articolo si dice che "l'amministrazione finanziaria non può sottoporre ad accertamento un contribuente se sono trascorsi più di 5 anni da quello cui si riferisce la dichiarazione dei redditi". Poi prosegue chiarendo che la mancata adesione al condono avrebbe comportato un allungamento di 2 anni del periodo di accertamento (quindi 7 e non più 5). Presentando la dichiarazione integrativa, Berlusconi ha evitato l'allungamento dei termini, mantenendolo a 5 anni e quindi poteva "subire accertamenti solo per i periodi di impista al 2000 in poi". L'agenzia delle entrate ha richiesto le informazioni alla procura nel novembre 2005 e quindi per periodi di imposta dal 2000 in poi (5 anni antecedenti). In altre parole, la stessa cosa che avrebbe potuto fare se non fosse esistita la legge, gli anni dal 97 al 99 sarebbero comunque rimasti esclusi. Ho capito male? Riccardo
    • La redazione Rispondi
      La legge finanziaria per il 2003 e successive modificazioni ha allungato, per tutti i contribuenti, i termini per gli accertamenti da 5 a 7 anni. Se Berlusconi non avesse aderito a una qualche forma di sanatoria (la dichiarazione integrativa), nel novembre del 2005, l'agenzia delle entrate avrebbe ancora potuto sottoporlo ad accertamento per i periodi di imposta dal 1998 in poi (7 anni precedenti). Veda comunque anche la risposta anche ad Alessandro Simonetta. M.C.Guerra
  2. Renato Tubére Rispondi
    Se all'estensore di questo articolo vengono in mente due domande sul (presunto) condono del nostro Primo Ministro, quante domande ben più incisive dovrebbero sorgere allora circa il ricorso indiscriminato ai condoni tombali del signor Grillo, il blog-moralista più incoerente che ci sia, e della stragrande maggioranza delle cooperative rosse che affollano l'Italia centrale? Molte, ma molte di più, anche se la risposta sarebbe una sola: che volete, siamo compagni noi, e lo facciamo per ripianare i debitucci dei nostri soci di capitale!
    • La redazione Rispondi
      Abbiamo posto queste domande al Primo Ministro perchè è stato il suo Governo (non Beppe Grillo o le cooperative rosse) a varare il condono.
  3. Sergio Graziosi Rispondi
    Se quel condono, come detto da Vespa, è il concordato gli effetti (e la volontà) non sono solo formali come dichiarato da Berlusconi ma (Art. 7 L. 289/02): - comma11. Inibizione dei poteri di controllo: A) imposte sui redidti prevsiti dagli articoli 3,33,38,39, 40 DPR 600/73 B) IVA previsti dagli articoloi 52,54 55 DPR 633/72 Dunque sono inibiti praticamente TUTTI i poteri di controllo relativi alle imposte dirette ed indirette (IVA) Sono fatte salve le azioni penali. Il concordato non era possibile se (art. 7 comma 3 L. 289/02): - era stato notificato un processo verbale di constatazione o avviso di accertamento - era stata esercitata l'azione penale per i reati previsti dal Dlgs 74/2000
    • La redazione Rispondi
      Come chiarito nel testo, (ci si basa sulle dichiarazioni rilasciate in proposito dall'avvocato Ghidini al Giornale, il 10/1/2006) si trattava di una dichiarazione integrativa semplice, prevista dal'articolo 8 (e non dal 7) della legge finanziaria per il 2003. Questa dichiarazione comporta sì la preclusione di ogni accertamento tributario e contributivo; l'estinzione delle sanzioni amministrative tributarie e previdenziali, e l'esclusione ad ogni effetto della punibilità per una serie di reati tributari e di altro genere, ma solo "limitatamente ai maggiori imponibili o alla maggiore imposta sul valore aggiunto risultanti dalle dichiarazioni integrative aumentati del 100 per cento". Da questo punto di vista quindi, poteva servire a Berlusconi giusto per coprirsi da eventuali irregolarità formali. Diverso è il discorso sui termini dell'accertamento, scaduti i quali nessuna pretesa può più essere avanzata dal fisco. M.C.Guerra
  4. Alessandro Simonetta Rispondi
    Le legittime perplessità che la la prof. Guerra esprime nei suoi due quesiti in realtà tralasciano il cuore della questione. La dichiarazione integrativa è stata utlizzata da Berlusconi , come da molti altri contribuenti, semplicemente per evitare che i termini di prescrizione dell'accertamento fossero prorogati di due anni. La mancata adesione ai condoni infatti prolunga i termini normali di l'accertamento di 2 anni, quindi l'adesione alla dichiarazione integrativa al minimo con 300 euro per annualità ha solo lo scopo di far ritornare al termine normale di 4 anni il periodo per l'effettuazione dell'accertamento. Se i condoni non fossero stati varati, il termine di accertamento rimaneva di 4 anni: quindi affermare che grazie al condono Berlusconi ha ridotto i termini per l'accertamento mi sembra quantomeno una forzatura. Peraltro la questione centrale è un'altra: Berlusconi, che non ha aderito al condono tombale ma all'integrtiva semplice, poteva essere accertato nei termini ordinari di 4 anni (per l'anno 1999 entro il 31.12.2004), cosa che non è stata fatta. Si "interviene" nel 2005, scaduti i termini, fuori tempo massimo , dopo 4 anni dalla presentazione della dichiarazione dei redditi?! bhe scusate ma in questo caso la cosiddetta "certezza del diritto" credo debba valere a pieno titolo.
    • La redazione Rispondi
      Non mi sembra di avere tralasciato il punto che lei richiama. Ho infatti scritto che "la legge finanziaria per il 2003, all’articolo 10, disponeva l’allungamento di un anno, dei termini per l’accertamento tributario. Termine ulteriormente allungato a due anni dal decreto legge 282 del dicembre 2002 (allo scopo di spingere un maggior numero di contribuenti ad aderire alle sanatorie fiscali e ottenere quindi un maggior gettito di imposta). La norma che, in deroga allo statuto dei contribuenti, ha allungato i termini per l'accertamento da 4 a 6 anni (se si prende a riferimento la data della dichiarazione dei redditi) o da cinque a sette anni (se si prende a riferimento l'anno a cui l'imposta si riferisce) e che lei contesta in quanto violazione della "certezza del diritto" è stata proposta dal governo Berlusconi, per render più fruttuoso il condono tributario. E' una norma che ha fruttato anche i 1800 euro che Berlusconi non avrebbe dovuto pagare nel caso che la legge sui condoni non fosse stata fatta. Il punto interpretativo è solo chiarire che la dichiarazione integrativa è stata presentata non solo e non tanto per sanare eventuali irregolarità formali, quanto per evitare l'allungamento dei termini dell'accertamento (come peraltro ammesso anche dall'avvocato Ghidini nella sua intervista al Giornale del 10/1/06, disponibile, ad esempio, nell'archivio della rassegna stampa della Camera). Concordo invece pienamente con lei sul fatto che gli accertamenti dovrebbero essere più veloci. M.C.Guerra
  5. Rossi Rino Rispondi
    Grazie per le informazioni ma, mi chiedo se non sarebbe stato più corretto porre le domande all'interessato e solo in caso di non risposta denunciare l'ambiguità dell'operazione. Seminare dubbi fa parte di un metodo scorretto e subdolo che alla fine ha già regalato alla sinistra qualche amara sconfitta. Ci vogliamo ripetere? Perseverare è diabolico e di questi tempi risulta anche controproducente.
    • La redazione Rispondi
      L'articolo ha un contenuto informativo, come lei stesso riconosce. La vicenda del condono di Berlusconi è stata presentata, seppure in forme diverse, da tutti i principali organi di stampa. Mi è sembrato utile ricostruire, ad uso dei lettori, tutte le possibili implicazioni della vicenda, su cui invece non è stata fatta sufficiente chiarezza. I quesiti che ho sollevato e motivato sono su di un sito pubblico e da me firmati, in piena trasparenza. Attendo risposta pubblica. D'altra parte, anche una risposta positiva non testimonierebbe nessuna violazione di legge da parte del Presidente del consiglio, ma solo l'essersi avvalso di alcune delle diverse opportunità offerte dalle leggi sui condoni. Perchè dovrebbe avere imbarazzo ad ammettere di avere utilizzato norme proposte dal suo Governo e approvare dalla sua maggioranza? M.C.Guerra