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  1. FRANCO BONACCHINI Rispondi
    La definizione di 1500 euro per una famiglia di 4 persone quale soglia della povertà fatta dalla Banca d'Italia per una famiglia media italiana, è preoccupante. Resta comunque da stabilire quale sia l'effettivo valore dei beni che si consumano, viste le ultime polemiche insorte riguardo ad esempio i farmaci in Italia. E' un bel problema da affrontare sicuramente per chi volesse governare come controllare i costi dei beni, sopratutto quelli di prima necessità e dei servizi essenziali, salute ecc. Io sono dell'idea che vada rivisto, dando maggiori poteri, il ruolo delle autorithy a livello europeo, ma sopratutto quello degli incentivi e delle provvidenze ai produttori. Ad esempio che senso ha sostenere l'agricoltura dei vari paesi, quando il surplus di prodotti viene eliminato e non immesso sul mercato e quando il guadagno principale non è del produttore, ma di chi lo commercializza?
  2. Claudio Resentini Rispondi
    Mi dispiace, ma devo dissentire dalla sua replica: lo scopo principale della spesa previdenziale è sempre stato storicamente il contrasto delle difficoltà economiche (leggi povertà) delle persone che non hanno più un lavoro perchè ritirati, a prescindere dall'attuarialità o meno del sistema. Ed è proprio perchè il sistema ha almeno in una certa misura funzionato che lo si dimentica! I pensionati non sono sempre poveri proprio perchè hanno la pensione ...o no? Non vorremmo riaprire dopo più di un secolo da Bismarck una nuova "questione sociale", vero? La spesa assistenziale, poi, in un welfare "lavoristico" come il nostro dovrebbe coprire i rischi sociali (povertà inclusa) di chi non gode della protezione fornita dal mercato del lavoro (o dai mercati in generale) durante la vita attiva o dopo. Inoltre se la spesa sociale italiana si sta avvicinando alle medie europee non lo si deve tanto al virtuosismo italiano, ma perchè la scure sul welfare si è abbattuta un po' ovunque. Quanto al dissesto dei conti pubblici non credo che si debba risparmiare sulla pelle dei più deboli... Di nuovo, cordiali saluti.
    • La redazione Rispondi
      Mi sembra che lei stia esagerando la distanza tra le nostre opinioni, rendendo le mie un po' caricaturali, quindi mi è difficile entrare in poco spazio nel merito, anche per evitare di creare una catena di repliche e controrepliche. Se vuole, mi puo' contattare direttamente per email all'indirizzo che trova nel sito della mia facoltà di economia di Modena. Cordiali saluti.
  3. Bonzanini Rispondi
    Prof.Baldini, il numero delle famiglie italiane povere è in continuo aumento, il rapporto fra salario e costo della vita è sicuramente sproporzionato; vorrei chiedere perchè non si permette alle famiglie di poter dedurre fiscalmente le spese "ordinarie" (scuola, asilo, bollette, piccoli lavori di manutenzione casa e altre fonti di spesa comune). Con tale provvedimento, oltre ad andare incontro alle esigenze delle famiglie, si ridurrebbe sicuramente una parte di evasione fiscale Non capisco perchè nessun governo, (destra o sinistra non fa differenza) pernde in esame questa eventualità.
    • La redazione Rispondi
      la ragione principale è, mi sembra, la perdita di gettito, che in questo momento non ci possiamo permettere, e che quindi richiederebbe, anche scontando un recupero di evasione, un aumento delle aliquote. Qualcosa comunque si è fatto, in particolare la detrazione per spese di ristrutturazione degli immobili, che ha ancora un grande successo ad 8 anni dalla sua introduzione. La strada che lei propone è equivalente a quella di un aumento mirato della spesa sociale. Ad esempio: portare in detrazione le spese per il nido equivale a dare più soldi ai comuni che così possono ridurne la tariffa, ecc. . La spesa sociale avrebbe il vantaggio di raggiungere anche gli incapienti, cioè i più poveri.
  4. Claudio Resentini Rispondi
    Alcune veloci annotazioni sull’articolo del prof. Baldini: 1) Il welfare italiano è un welfare sottosviluppato soprattutto perché la spesa sociale è insufficiente a coprire i rischi sociali e non tanto per la distribuzione delle risorse; tanto è vero che anche la spesa previdenziale non riesce neppure a coprire adeguatamente il rischio povertà nella popolazione anziana nonostante. 2)I tagli dell’IRPEF promossi dal governo Berlusconi hanno come primo evidente obiettivo, attraverso il graduale abbandono della progressività delle imposte, l’ulteriore arricchimento dei “contribuenti” (si scrive così ma si legge “evasori”) ricchi e non certo l’incremento dei consumi. 3)Il problema (politico) non è spostare le risorse, ma incrementarle. Togliere ai poveri (pensionati) per dare ad altri poveri (disoccupati e “working poors”) non è una soluzione né giusta, né equa e di fatto non sposta il problema. Bisogna aumentare la spesa sociale attingendo risorse laddove ci sono, cioè dai capitali privati. Cercare i modi per farlo (tassare le rendite o le transazioni finanziarie, individuare modi per combattere efficacemente l’evasione, ecc.) all'interno di uno scenario “globalizzato” come quello attuale, è materia squisitamente tecnica, cioè economica, e quindi, ad esempio, del prof. Baldini. Buon lavoro e cordiali saluti.
    • La redazione Rispondi
      Lo scopo principale della spesa previdenziale non è il contrasto della povertà, ma il trasferimento di risorse dagli anni di lavoro a quelli di riposo. E' la spesa assistenziale, sganciata da meccanismi assicurativi, che deve garantire i cittadini dal rischio della povertà, e questa è bassa a tutte le fasce di età, anche quelle più avanzate. Se guardiamo agli altri paesi europei, la quota della nostra spesa sociale sul pil è più o meno in linea con la media europea, mentre è proprio la sua composizione interna ad essere molto squilibrata. Certo sarebbe opportuno un suo aumento complessivo, ma con il bilancio pubblico in condizioni disastrose sarebbe già un buon risultato ridefinire le priorità a favore delle aree del disagio. Cordiali saluti
  5. Massimo Sainati Rispondi
    Caro Dott. Baldini, La ringrazio del contributo, denso di informazioni ma allo stesso tempo di facile comprensibilità. Una piccola notazione di cui spero vorrà cogliere il sottostante amaro sorriso. Dove parla di linea di povertà, assimilare ad eventi straordinari un licenziamento ed una nascita (del secondo, poi !) è tecnicamente ineccepibile. Umanamente è segno di un cambiamento radicale nello stile e nelle necessità di vita che farebbe molto divertire i nostri genitori, quando le famiglie con 4, 5, 6 figli non erano proprio la rarità. Forse erano tutti fenomeni ... In modo meno divertito, siamo ridotti proprio male se un secondo figlio è fonte di cambiamenti tanto epocali da portare una famiglia dalla serenità alla povertà. Con simpatia e grazie ancora Massimo Sainati
    • La redazione Rispondi
      Grazie per il commento, sono d'accordo con le sue osservazioni. Il rischio di cadere in povertà dopo la nascita di un secondo figlio riguarda le famiglie monoreddito. Sarebbe molto interessante approfondire quanto i bambini stiano diventando nella nostra società, un "bene di lusso". In molti paesi, tra cui credo proprio anche il nostro, l'aumento della quota di donne che lavorano, tipico degli ultimi 30 anni, si spiega non solo con il desiderio di emancipazione e realizzazione personale, ma anche con la necessità di un sostegno aggiuntivo al bilancio familiare. Cordiali saluti
  6. Michele Leone Rispondi
    Buonasera alla redazione di la Voce. Ho letto l'articolo di Baldini che commenta i dati Istat sulla povertà. Penso che le analisi effettuate dall'economista siano esatte e soprattutto quando si accenna al deludente risultato dei tagli fiscali del governo nella finanziaria 2005 si dice una cosa corretta. Infatti ,come già documentato dallo stesso autore dell'articolo e da altri economisti de La"Voce" nelle pagine dello scorso anno, la terza pare del piano di riforma dell'imposta sui redditi delle persone fisiche ha privilegiato gli scaglioni di reddito alti a scapito di scaglioni di reddito modesti che hanno visto aumentare di meno la loro capacità di consumo e quindi in sostanza hanno visto aumentare la disuguaglianza relativa. Nei primi moduli si dirà gli effetti erano invertiti ma il risultato forse facendo la somma del piano di riforma fiscale alla lunga premia i percettori di redditi alti che avranno più benefici nei maggiori guadagni.Concordo sul piano di riforma della spesa sociale ma se si tagliavano le tasse ai più ricchi contribuenti era ovvio che le risorse rimaste non potevano redistribuire benefici ed infatti il danno della riforma si è visto anche in questo ambito.La povertà non poteva non aumentare anche perchè se non si crea ricchezza, non aumentando la base imponibile per contribuente (anzi diminuendola), chi è in difficoltà vede aumentare le distanze non ridurle.Vorrei sapere dal prof. Baldini se scriverà un altro articolo su questi temi di parlare dell'economia sommersa e di come considerando le economie in nero si possa parlare di povertà in Italia alla luce anche di quello non dichiarato al fisco anche per capire meglio la situazione del meridione dove sono molti quelli che ammortizzano in proprio le risorse e dove nonostante questo le disuguaglianze possono essere maggiori. Saluti
    • La redazione Rispondi
      Sono d'accordo, con la riforma fiscale si sono sprecate risorse che potevano essere utilizzate molto meglio. A proposito dell'economia sommersa, bisogna sottolineare che le stime della povertà provengono da indagini campionarie che forse riescono a cogliere anche alcuni comportamenti ignoti alle statistiche amministrative. Anche un welfare state "povero" o una amministrazione inefficiente possono indurre all'evasione: se comunque riceverò poco in cambio, o se gli altri evadono, perché dovrei pagare tasse e contributi? Il risultato è un fai da te molto rischioso, che non può efficacemente assicurare nessuno dal pericolo di cadere in povertà. Cordiali saluti