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  1. Mario Giaccone Rispondi
    Le argomentazioni di Cipolletta, come sempre, sono molto chiare, ed è un bene. Per me è un buon segnale che una figura così autorevole, che in un precendent contributo aveva dato un valore contingente alla concertazione, dia invece un valore strutturale al modello contrattuale: segno che funziona e che serve, ed è importante che emerga dal mondo imprenditoriale. Ritengo però le argomentazioni a favore di una posizione corretta un po' conservatrici: ad esempio, nella contrattazione territoriale ci sono esperienze poco apprezzabili (penso al secondo livello artigiano) ma altre molto interessanti sia di contrattazione salariale (Legno-mobile a Pordenone) sia di servizi di welfare (commercio in alcune provincie venete) proprio perchè, se ben disegnata, stimola l'innovazione, di cui abbiamo bisongo come il pane, e l'innovazione un qualche costo ce l'ha sempre. Il modello contrattuale richiede una "manutenzione straordinaria. Non fare manutenzione a livello nazionale ha un prezzo: si mantiene un equilibrio di appiattimento retributivo sull'inflazione (più programmata che reale) e quella bruttura del biennio economico, che si riduce, in caso di disaccordo, a uno sterile e pericolosissimo braccio di ferro. Allora o il contratto nazionale è biennale o riportiamolo ai vecchi tre anni, con meccanismi sanzionatori più pesanti. Niente di drammatico o di urgente: in questo condivido la posizione di Cipolletta. Ma bisogna discutere di questo con altri due problemi: il riconoscimento professionale fondato sull'esperienza in un mondo di lavoro mobile - oggi mal tutelato dai scatti di anzianità, che ci stanno solo con mercati interni del lavoro - e la frammentazione contrattuale. E l'esperienza di questi 12 anni insegna che ci sono state fusioni fra ccnl laddove si è previsto il secondo livello negoziale, allegerendo il ccnl. Non è una buona strada? Il rischio della mancata manutenzione è che le associazioni di rappresentanza di imprese e lavoratori perdano definitivamente la funzione di autorità salariale. Professor Cipolletta, vuole questo?
    • La redazione Rispondi
      Le esperienze di contrattazione territoriale menzionate sono tutte relative ad attività che hanno un mercato prevalentemente locale (specifici artigiani, commercianti, ecc.). In casi come questi, come ho avuto a dire, la contrattazione territoriale si giustifica perchè di fatto simula una contrattazione nazionale, nel senso che concerne un gruppo relativamente chiuso che esaurisce la sua concorrenza nel gruppo di riferimento. Non escludo affatto che casi di questo genere possano esistere, ma sono piuttosto l'eccezione che la regola. Sono invece del tutto d'accordo sulla necessità di manutenzione dei sistemi contrattuali che servono ad affrontare per tempo le novità e possono dare luogo ad interessanti sperimentazioni. In questo senso, lamento da entrambe le parti una assenza di dialogo e di frequentazione assidua che rappresenta la via per operare una manutenzione continua e non polemica dei sistemi contrattuali. Questo può avvenire a livello nazionale o aziendale e, nei casi limitati ove ciò abbia senso, sul territorio.