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  1. Pietro Salinari Rispondi
    Condivido pienamente le tesi dell' articolo, soprattutto per quanto riguarda la preferenza a regolare attraverso l' entrata di nuovi soggetti invece dello strumento fiscale. Ma mi ha fatto riflettere la frase "c’è il rischio che il Governo stabilizzi il prezzo a un livello sbagliato" . In effetti mi ero chiesto varie volte se non sarebbe una politica saggia intervenire per creare un' aspettativa di prezzi dei carburanti alti e crescenti! Mi rendo conto che si tratterebbe di una misura altamente impopolare, ma pensiamo a quali effetti sui consumi energetici e sulle fonti alternative se si desse la certezza che la benzina costerà 2 euro al litro dal 2006 al 2008, 3 euro allitro dal 2008 al 2010 e cosi via!
  2. federico Rispondi
    Siamo sicuri che il problema sia la concorrenza tra venditori ? E che nuovi entranti comportino benefici effetti sotto il profilo del contenimento dei prezzi ? A me sembra che il problema della distribuzione sia un falso problema, o comunque un problema minore. Stiamo dicendo: se ci fosse maggiore concorrenza nel settore ritail (alla pompa, insomma), i prezzi decrescerebbero. Non dubito che sia in parte così. Ma è questo, veramente il problema, di un prodotto il cui "valore" al pubblico è rappresentato, per circa il 70%, da tasse ? La concorrenza tra venditori potrebbe incidere in piccolissima parte sul margine del gestore (mi esprimo in termini atecnici). Margine peraltro piuttosto contenuto (4 - 5 centesimi al litro) e che comporta per gestori di medie dimensioni ricavi (nota bene, non profitti) nell'ordine di 50 mila - 80 mila euro (gli unici che possono permettersi di abbassare questa voce sono i supermercati, che offrono la benzina o il gasolio come servizio e, talvolta, come prodotto civetta per i propri clienti). Non incide invece sui margini, relativamente più elevati, della catena del valore che va dalla raffinazione alla distribuzione (inclusa l'importante voce della logistica). Questa fase in italia è tutta dominata dall'Eni, che dunque è in grado di esercitare un potere di mercato notevolissimo su tutti i mercati a valle. Sui concorrenti integrati (a parte Esso, forse, tutti gli altri concorrenti dipendono, per raffinazione, logistica primaria e secondaria, da eni), e sui concorrenti non integrati (pompe bianche, supermercati, ecc.). In altre parole, se il prezzo del carburante e' 1,200 euro al litro, la concorrenza tra venditori è in grado di incidere fino a portare il prezzo, nella ipotesi più favorevole, a 1,190. E' un grande risultato ? A me pare proprio di no. Dobbiamo incidere sulle tasse ? Forse no. Sarebbe forse più corretto ricordare, tuttavia, da parte del Governo, e dei media, che l'elevatezza del prezzo dipende sostanzialmente dallo stato. Altri mezzi ? Posto che sul platt's non è possibile incidere, una modalità di intervento ci sarebbe o, meglio, ci sarebbe stata. Lo Stato, salvando una serie di aziende decotte (ip, ma molte altre) ha concentrato in un'unica impresa un quasi monopolio nella importantissima parte della filiera raffinazione- logistica primaria - logistica secondaria. Difficile d'altronde ipotizzare altre strade se non il salvataggio statale, come aveva più volte ricordato il Presidente Amato, quando era Presidente dell'Autorità garante. Tuttavia, prima della privatizzazione si sarebbe potuto pensare ad uno spezzatino, orizzontale o verticale, dell'eni. Invece, con l'intento di fare cassa, si è lasciata una posizione di quasi monopolio che parte dalla raffinazione e giunge sino alla pompa. I modelli di price leadership ci insegnano che in questa situazione è difficile ottenere prezzi bassi (così mi pare, non sono economista). E ci insegnano inoltre che introdurre maggiore concorrenza solamente nella distribuzione serva a poco, dato che la polpa dei profitti (basta leggere il bilancio eni consolidato del 2004) viene "trattenuta" a monte.